EROI MUSULMANI SALVANO CLIENTI A PARIGI IN UN SUPERMERCATO!

1Parigi: Alla vigilia della grande marcia contro il terrorismo, Parigi rende omaggio a due musulmani: il primo Ahened Merabet, il poliziotto,  e il secondo, Lassana Bathily, che è un commesso del negozio di prodotti kosher assaltato da Amedy Coulibaly. Oggi Lassana viene celebrato sul web dopo aver messo in salvo numerosi clienti nei drammatici momenti dell’attacco. Musulmano, di origine del Mali, Bathily è riuscito col suo coraggio a nascondere una parte dei clienti che si trovavano all’interno del locale ma solo in un secondo momento emerge la portata della sua impresa. Restano le immagini di quelle cinque ore trascorse nella drogheria kosher sotto la minaccia di uno jihadista armato con un AK-47, una mitraglietta Skorpion, due pistole Tokarev e 15 candelotti di dinamite già piazzate attorno alla serranda dell’ingresso.
La storia da parte del commesso.

il commesso musulmano

il commesso musulmano

Ilvan, 30 anni, sta cercando dei prodotti tra gli scaffali. Si trova in fondo al locale. Ha il figlio di 3 anni e mezzo. Sente le prime urla, gli spari. Si affaccia e subito si ritrae. Vede quell’uomo di colore, alto, con il fucile automatico in mano. Capisce che non si tratta di una rapina ma di qualcosa di molto più grave. La tensione delle ultime ore, con l’allarme diramato da tutti i commissariati e da tutti i rabbini della stessa comunità israelitica parigina che invitano alla massima cautela e a restare in casa, ricordano il clima al tempo del nazismo. L’uomo non ci pensa un attimo: si dirige verso la cella frigorifera che si trova sul fondo al negozio e, grazie a Bathily, si infila dentro con il bambino. Lo seguono altre tre donne. Ci resteranno cinque ore, il cuore che batte all’impazzata, attenti a ogni minimo rumore. Se vengono scoperti è la fine. Coulibaly ha già ucciso due ostaggi. I loro corpi giacciono a terra, poco prima della porta di uscita. Nella cella fa freddo. Ilan si toglie il suo giubbone e lo avvolge sul figlio. Lo stringe forte e lo rassicura. Afferra il suo cellulare, manda un messaggio all’anziana madre rimasta a casa. Le scrive di non chiamarlo, di dare il suo numero alla polizia. charlie hebdoGli inquirenti rispondono nel giro di dieci minuti. Tra l’uomo e gli agenti inizia uno scambio di messaggi nel quale dall’interno del negozio assediato si forniscono importanti informazioni. Su quanti sono gli assalitori, sul numero delle armi, su quello degli ostaggi, le loro posizioni. Si prepara il blitz ma bisogna evitare di colpire i prigionieri. Coulibaly si è già messo in contatto con gli altri due jihadisti della cellula asserragliati a Dammartin-en-Goele. Ma nella foga non ha riattaccato bene il telefono. La polizia, che li sta intercettando, segue in diretta tutto ciò che accade nella drogheria. Ascolterà le minacce, le urla, gli ordini. “Sapete chi sono”, dice agli ostaggi, “Sapete dunque cosa voglio e perché sono qui”. I 15 prigionieri, tra cui 8 donne, 3 delle quali sono chiuse nella cella frigorifera, restano in silenzio. Conoscono quell’uomo le cui foto segnaletiche sono su tutti i notiziari tv dalla mattina. E’ il terrorista che stanno cercando dal giorno prima. E’ quello che ha ucciso con un colpo alla nuca la giovane ausiliaria della polizia municipale Montrouge. E’ lo stesso probabilmente che ha ferito con due colpi a una gamba e alla schiena un impiegato di 32 anni mentre stava correndo nel parco della cittadina. Il frastuono delle granate arriva fin dentro la cella frigorifera. Ilan ricorda: “Ci si sono tutti stretti in un abbraccio e hanno atteso la fine della sparatoria” .eroe musulmano_parigiResteranno chiusi in un silenzio, anche quando tutto tace e gli uomini dei corpi speciali del “Raid” iniziano a frugare, armi spianate tra il fumo e i pezzi degli scaffali distrutti dalle raffiche. Viene subito soccorso, protetto e portato all’esterno. Lui esce, il bambino, sempre in braccio, la testa piegata, di corsa, verso la libertà. Resterà tre ore dalla polizia per la sua testimonianza. Poi di nuovo a casa, ad abbracciare la moglie e la vecchia madre.
Da “http://www.Repubblica.it” di Daniele Mastrogiacomo, 10/1/2015
Commento personale:
Secondo me i francesi di “Charlie Hebdo” non avrebbero dovuto provocare la religione musulmana ma Coulibaly non doveva neanche uccidere tante vittime con quegli attacchi. Quello che ha fatto è stato molto grave. Io ho scritto questo articolo perché mi ha colpito molto la storia commovente del commesso musulmano.

Davide Lacava , 2^ C

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PADRE ILIA KARTOZIA

norman atlanticIl 29 Dicembre 2014, al largo delle coste greche sul traghetto NORMAN ATLANTIC è divampato un incendio che ha provocato morti e feriti.
Tra le vittime c’è stato anche un monaco ortodosso georgiano: Padre Ilia Kartozia. Questo monaco,che aveva più di trent’anni, era diretto a Bari dove avrebbe dovuto raccogliersi in preghiera nella cripta di San Nicola e perciò portava con sé, come sempre ogni volta che si spostava, le iconi sacre.padre ilia Kartozia
Nelle ore drammatiche dell’ incendio ha confortato e aiutato tanti passeggeri. Secondo alcuni superstiti, Padre Ilia incitava tutti a stare tranquilli invitandoli a pensare e a pregare Dio.
La sua grandezza e bontà le ha dimostrate anche all’ultimo, quando, dovendo salire sull’elicottero che lo avrebbe portato in salvo, ha ceduto il suo posto ad una madre con la sua bambina.
Alla fine è scivolato in mare e ogni tentativo di salvarlo è risultato vano. Molti hanno sperato che sarebbe stato tratto in salvo da un’altra nave ma così non è stato, purtroppo!
Secondo me, Padre Ilia è la dimostrazione che nel mondo non c’è solo chi è egoista e pensa solo a sé stesso.
Infatti lui ha avuto il “coraggio” di non pensare a salvarsi ma ha dato il suo aiuto agli altri passeggeri.
E’ stato quindi un uomo che ha sacrificato la sua giovane vita per aiutare il suo prossimo.
Rainone Vito 2^C

“COLPA DELLE STELLE”

Qualche settimana fa ho letto il libro “Colpa delle stelle” dello scrittore John Green. Il libro è stato un enorme successo in tutta Europa e America, basta leggerlo per capire perché. colpa delle stelle_1La storia narra dell’amore di due ragazzi, Hazel e Augustus. Un amore perfetto, ostacolato, però, dal cancro di cui soffrono entrambi. Nonostante questo, riescono a vivere la loro vita al meglio, come se ogni giorno fosse l’ultimo realizzando anche il loro più grande desiderio: Amsterdam.
Il libro mi è piaciuto molto per via dello stile di scrittura di Green, ma anche per il significato che mi ha trasmesso: una sensazione mai provata prima leggendo un libro per adolescenti. Prima di leggerlo ho pensato che fosse uno di quei libri che parlano solo di cancro, molti libri sono stati scritti così e non mi sono mai piaciuti. Ma “Colpa dPAGINA 2elle stelle” è diverso, è una storia d’amore ostacolata da questa terribile malattia.
Leggendo il libro ho provato diverse sensazioni, alcune di divertimento, altre di tristezza, altre ancora di commozione. Alcune frasi mi hanno colpita al cuore, ma non come un pugno violento, ma come se si fosse riempito di emozioni. La lettura è stata bellissima, il messaggio complessivo è che “la vita non PAGINA_1dev’essere perfetta affinchè l’amore sia staordinario“.
È stato uno di quei libri che non sono più libri, ma strumenti per entrare nella vita degli altri, provare ciò che provano persone diverse da noi, gente con difficoltà diverse, insomma, uno strumento per essere qualcun altro.
Molti elementi mi hanno toccata leggendo “Colpa delle stelle“. Spesso, come specificato nel libro, la gente col cancro o reduce dal cancro si chiude su sé stessa e non lega più con gli altri perché questi ultimi hanno paura di ferirli parlando di un certo argomento: ‘Come se non si potesse nominare la morte al morente’. Secondo Hazel tutti si dovrebbero comportare come bambini che non sanno niente, ovviamente senza offendere, perché se si ha paura di parlare con un malato è come fargli credere che lui è ‘diverso’.
PAGINA 3Colpa delle stelle” mi ha cambiata, in modo positivo, mi ha fatto riflettere su come sono fortunata ad essere me, e poter vivere la mia vita senza ostacoli, poter andare a scuola, avere una casa, una famiglia… perché ovunque c’è gente meno fortunata di noi. Basta guardarci intorno: l’uomo che indossa stracci, che ogni giorno chiede almeno un po’ di elemosina, gli orfani, i bambini in Africa che ogni giorno combattono contro la fame, gli immigrati… ovunque! Questa gente darebbe di tutto per avere il nostro aiuto. Ormai viviamo nell’indifferenza facendo finta di niente, non risolvendo nulla.
‘Colpa delle stelle’ è un libro da leggere, ma leggere è un piacere. Per me questo libro è stato una rivoluzione nel mio modo di pensare, ma la scelta di leggere o meno, sta a voi.

Sylvia Irene De Palma 2^C