LA REDAZIONE E IL SUO GIORNALE

DSC09569_ok_okGiovedì 26 Marzo è stato ospite della redazione de “il S@ntarellino” il giornalista Gianpaolo Balsamo, capocronista del quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lui ci ha parlato di come è organizzata la redazione di un giornale. Per prima cosa ci ha spiegato che la redazione è suddivisa in molti settori tra cui :
• la CRONACA NERA, di cui lui stesso si occupa, dove vengono raccontate e descritte vicende tragiche ;
• la CRONACA SPORTIVA, dove vengono narrate le notizie relative agli avvenimenti sportivi ;
• la CRONACA DI COSTUME, in cui si parla degli avvenimenti culturali di un determinato luogo.
Poi, con una piramide, ci ha mostrato coloro che lavorano nella redazione:
• il DIRETTORE , che è a capo della redazione ;
• il CAPOREDATTORE CENTRALE; piramide  SIMONA E ADA_ok
• il CAPOCRONISTA/SERVIZIO;
• i REDATTORI ORDINARI;
• i COLLABORATORI;
• i COLLABORATORI CORRISPONDENTI, che lavorano all’esterno.

Tutti i componenti della redazione hanno un ruolo importante.
Per diventare giornalista ci sono due possibilità: o si vince un concorso “ad hoc” oppure ci sono diversi corsi e poi bisogna sostenere l’esame di Stato dopo il quale si diventa giornalista pubblicista, cioè una figura che svolge un’attività giornalistica pur esercitando un’altra professione.
Dopo essere stato per molti anni giornalista pubblicista e dopo aver acquisito la professionalità del lavoro del giornalista, si può diventare giornalista professionista.DSC09565
Per scrivere un giornale, la redazione ha bisogno di fonti che possono diventare notizie, nonché fonti attendibili.
Le fonti vengono scelte in base a dei criteri quali:
• l’utilità e l’eccezionalità della notizia;
• la vicinanza del fatto\notizia soprattutto se si tratta di un quotidiano;
• la verità della notizia;
• l’esclusività, che permette di scrivere uno scoop
Le fonti si possono classificare in:
• indirette
• dirette
• confidenziali
• istituzionali
Per comporre un giornale, ci sono due incontri di redazione: uno alle 12:00 ed uno alle 18:00.

Menabò

Menabò

Prima pagina

Prima pagina

Alle 12:00 si riuniscono i capocronisti e i redattori che creano un TIMONE con tutte le notizie che sono riusciti a raccogliere ed entro le 13:00 lo spediscono al direttore che, sulla base del timone ricevuto , crea il timone centrale sul quale viene poi scritto il giornale .
Dopo aver costruito il timone centrale, si passa a disegnare il MENABO’ sul quale, col pennarello, vengono indicati gli ingombri .
Quando la redazione ha terminato questo lavoro, le pagine di giornale vengono spedite ai grafici che, a lavoro finito, le rimandano alla redazione pronte per essere occupate. Il giornale è composto da:
• TITOLO: che è molto importante perché guida e stimola all‘acquisto del giornale. Esso è talmente importante che prima esistevano i TITOLISTI, cioè coloro che ideavano il titolo dei diversi articoli.
• FOTO: sono fondamentali perché possono essere più significative dell’articolo stesso.
• GERENZA: è quella parte che ogni giornale, per essere legale, deve avere. In essa vi sono citati il direttore, lo stampatore e l‘editore di quel giornale. Si trova di solito in terza o quarta pagina.

gerenza

Gerenza

In conclusione è stata una bellissima esperienza. A noi è piaciuto molto aver ascoltato, anche se per poco tempo, la vera vita di un giornalista professionista, cioè la vita del dott. Balsamo. Ci hanno colpito molto gli insegnamenti che ciascun suo direttore gli aveva dato, ma soprattutto, l’insegnamento che è scaturito dalle sue parole, ossia che per ogni cosa ci vuole un sacrificio piccolo o grande che sia e forse, chissà, anche noi un giorno, dopo tanti sacrifici e molta gavetta, potremo diventare dei giornalisti e lavorare in dei quotidiani come il dott. Balsamo!

Simona Fusaro IE; Ada Mazzilli ID
(a.s. 2014/15)

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IL TORNEO DI PALLAVOLO

Il quattordici febbraio alcuni ragazzi della nostra scuola hanno partecipato ad un torneo di pallavolo tra le scuole secondarie di primo grado della nostra città: “Santarella“, “Giovanni XXIII”, “De Gasperi” e “Imbriani”. Con la nostra professoressa di educazione fisica, Mariolina Olivieri, ci siamo recati al Palazzetto dello Sport in via Gravipallavolona. Appena arrivati siamo andati nello spogliatoio dove ci siamo cambiati e abbiamo indossato la maglia che la professoressa ci ha dato, poi siamo andati in campo per riscaldarci un po’ e, dopo che tutte le squadre sono arrivate, i capitani di ogni squadra si sono riuniti per fare i sorteggi. Noi dovevamo batterci contro la scuola “De Gasperi” ed eravamo i primi a giocare. Prima dell’inizio, l’arbitro ha dato un po’ di tempo che abbiamo utilizzato per fare alcuni esercizi di riscaldamento. Dopo ci siamo posizionati in campo e la partita è iniziata. All’inizio abbiamo sofferto perché eravamo tesi ma dopo un po’ abbiamo preso fiducia con il campo e con il pallone. Il primo set era nostro e anche il secondo, però quest’ultimo è stato più combattuto perché gli avversari non volevano perdere. Nella seconda partita le due squadre che si dovevano affrontare erano: la “Giovanni XXIII” e l’ “Imbriani”. Qpallavolo 1uesta partita è stata molto veloce perché la “Giovanni XXIII” è molto più forte dell’ “Imbriani”. Il primo set si è concluse con la vittoria della “Giovanni XXIII” e con un distacco di molti punti. Il secondo set non è stato da meno perché in pochi minuti l’ “Imbriani” è stat sconfitta. La finale era tra noi e la “Giovanni XXIII”. Il primo set è iniziato bene per noi ma dopo un po’ il risultato è cambiato: la “Giovanni XXIII” stava vincendo. Il primo set si è concluso con la vittoria della nostra avversaria . Nel secondo set siamo stati subito in vantaggio e lo abbiamo vinto. L’ultimo set era da quindici e per nostra sfortuna lo ha vinto la “Giovanni XXIII”. Alla fine di questo torneo abbiamo ricevuto una coppa, però era quella del secondo posto, poi siamo tornati a scuola dove in palestra abbiamo discusso su alcuni errori che avevamo commesso durante la partita. Infine abbiamo mostrato la coppa ai professori ed ai compagni. In questo torneo mi sono divertito molto ed ho imparato che non si può vincere tutto e che per vincere bisogna combattere tutti insieme. La professoressa Olivieri è stata contenta di come abbiamo giocato però avrebbe preferito la coppa del primo posto.

Zinetti Roberto (classe III C – a.s.2014/15)

“I pesci devono nuotare” di Paolo Di Stefano. Incontro con l’autore.

0Il giorno 12 Febbraio le classi seconda C, terza C e terza E si sono riunite per un incontro con lo scrittore e giornalista Paolo Di Stefano, autore del libro di narrativa: “I pesci devono nuotare”. L’incontro si è tenuto nell’aula della prima B. Per prepararci alla visita dello scrittore, noi delle classi di terza, abbiamo pr3_ceparato una serie di domande per scavare più a fondo in questo libro scoprendo qualcosa di nuovo. All’inizio dell’incontro con l’autore, alcuni di noi hanno letto dei passi del libro, suscitando un certo interesse da parte di Paolo Di Stefano. Per iniziare lo scrittore ha cominciato a parlarci di questo libro e di ciò che è stato fatto per produrlo. Ha cominciato dicendo che questo, diversamente dagli altri, l’ha scritto in due mesi circa con passione, dal momento che l’immigrazione è un argomento che gli piace molto poiché anche lui è emigrato in Svizzera dove ha vissuto per tutto il periodo della sua 5_eadolescenza. La sua infanzia è stata molto difficile a causa della morte di suo fratello, avvenuta quando lui aveva appena 10 anni e in questa circostanza ha scritto il libro “Pace da non ripetere”, che parla di un padre che vuole seppellire il figlio non nel luogo in cui è emigrato, bensì nel posto in cui è nato. Dopo questa breve introduzione abbiamo cominciato a fargli delle domande. Una che mi ha incuriosito è stata il perché della scelta del titolo ”I pesci devono nuotare” e lui ha risposto dicendo che si addiceva molto alla storia, poiché intende proprio l’idea del mare e quindi del viaggio faticoso che il protagonista ha dovuto compiere. Riguardo alla storia di Tawfik è stato 4_dmolto combattuto perché non sapeva se scegliere questa o quella di Marlene (altro personaggio del libro) ma, essendo troppo forte per noi la storia della ragazza, ha preferito usare quella del ragazzo. La cosa interessante è che il personaggio di Tawfik esiste veramente e che è stato proprio lui a raccontargliela. Una domanda ricorrente era qu2_bella su come avesse fatto a scrivere la storia con quei sentimenti e lui ci ha risposto che è ci è riuscito solo immedesimandosi in quel ragazzo, il che non è stato molto difficile perché le emozioni di Tawfik erano un po’ le sue. E’ stato molto utile questa iniziativa perché, grazie ai quesiti da noi posti, lo scrittore ha risolto parecchi dei miei dubbi e soprattutto mi hanno sorpreso molto alcune sue risposte. Per esempio ci ha raccontato che ha introdotto il personaggio di Tatiana poiché anche a lui piace molto la poesia (non a caso ha trovato il titolo del libro all’interno di una poesia). Parlando di Telbana (luogo di nascita di Tawfik) ha detto che lui non c’è mai stato, ha visto solo filmati e foto, anche se vorrebbe visitarla, perché per poter scrivere un libro è necessario conoscere ogni singolo dettaglio.
Abbiamo scoperto che, per scrivere i suoi libri, si ispira ad autori anche di epoca diversa, come ad esempio Italo Calvino e Carlo Emilio Gadda.
Oltre a questo libro ci ha parlato anch6_fe di un altro libro: ”Giallo D’Avola”.
Questo libro, parla di due fratelli: Paolo e Giuseppe Gallo che litigano sempre tra loro ma un giorno accade un fatto strano … Paolo scompare. Subito, dopo aver visto il sangue, tutti pensano sia stato Giuseppe ad ucciderlo così lo incarcerano ma, dopo sette anni, il figlio di Giuseppe ritrova suo zio ancora vivo e per questo motivo cerca di liberare il padre e ci riesce, sebbene con difficoltà.
Paolo Di Stefano ha molto a cuore l’immigrazione infatti ha adottato a distanza due bambini, uno in India, l’altro in Bosnia.
Grazie a questo incontro abbiamo scoperto alcune cose nuove sul personaggio principale, infatti, il giornalista Di Stefano ci ha racco8_hntato che Tawfik ora, oltre a lavorare, frequenta l’università perché vuole diventare professore.
Questo libro, per me, è stato molto utile perché mi ha fatto capire che se hai un desiderio, piccolo o grande che sia, non bisogna mai smettere di inseguirlo. Certo, sarà faticoso ma bisogna provarci lo stesso, non bisogna darsi mai per vinti … Tawfik ne è l’esempio. Proprio per questo, per i ragazzi come Tawfik, è necessario che l’Italia sia un luogo dove ogni persona emigrata possa trovare lavoro e possa realizzare il suo obiettivo. Non dobbiamo ostacolare i loro sogni solo perché sono “diversi da noi”. Ognuno ha il dovere di inseguire un sogno.

Intanto, anche noi abbiam7_go realizzato il nostro sogno di incontrare l’autore del nostro libro di narrativa in carne ed ossa e di avere un suo autografo!

Dulcis in fundo, abbiamo scoperto che una nostra compagna di seconda C, De Nicolo Giordana, ha persino realizzato un ritratto di Paolo Di Stefano mentre lui parlava, e così glielo abbiamo regalato come ricordo di questa intensa mattinata.

Francesca Frualdo (classe III C, a.s. 2014/15)

UNE VISITE SCOLAIRE…

Bitonto (Foto)

Le jour 17 mars 2015 les classes 2^C et 2^D sont allées à Bitonto pour faire une visite scolaire.
Nous sommes arrives à Bitonto à neuf heures trente et tout de suite nous avons visité l’église Saint Leucio.
Elle est très belle et allés a10 été construite entre XIX et XX siecle en style gothique.
Puis nous sommes allés à la cathedrale de Bitonto consacrée à Saint Valentin; c’est la Concathedrale de la basilique de Saint Nicolas à Bari.
Elle est très décorée avec des fresques et avec des dessins phytomorphe et zoomorphes.
L’église est distribuée sur trois niveaux :
• l’eglise paléochretienne ,
• la tribune ;
• la cripte .
La cathedrale est divisée un trois nefs.
Il y a novembres colonnes et très important est aussi son ambon.
La cripte est très ancienne, elle est très très belle.
Apres nous sommes allés à l’eglise de Saint Catherine Ferrese, avec une cloche à velà.
Cette visite a été très interessante et nous sommes conténtes de avoir fait.

Par: Mastrogiacomo Daniela et Martinelli Gaia
(classe II C – a.s. 2014/2015)

“La Madonna del parto e La Leggenda della Vera Croce” Che arte!!!

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Possibile ricostruzione filologica

Forse alcuni non lo sanno, ma il 28 aprile, in gruppi di tre alunni per classe, ci siamo incontrati al cinema “Elia”, in Corso Garibaldi 49, a Corato, con le nostre professoresse di arte Colucci e Di Bisceglie.
Se vi state chiedendo cosa stessimo facendo lì, vi rispondo subito…stavamo partecipando ad un convegno sull’ “URGENZA DI UN NUOVO RINASCIMENTO”. Ma…meglio andare per ordine…
Circa venti minuti dopo l’entrata, ci sono state presentate alcune persone che hanno permesso la realizzazione di questo progetto e di questo incontro “artistico e culturale”. Tra questi c’erano: il proprietario del cinema Nico Cirasola (che ha messo a disposizione la sala gratuitamente); Alberto La Monica (Presidente Art Promotion); il Prof. Avv. Enzo Varricchio (Presidente del Centro Studi di Diritto delle Arti, del Turismo e del Paesaggio); Maurizio Sciarra (Presidente Apulia Film Commission); Prof.ssa Cristina Soldano (Direttrice Artistica del Convegno) e il regista Alessandro Perrella.
Hanno subito iniziato a parlare di cultura e noi abbiamo subito pensato di dover ascoltare un lunghissimo discorso lontano anni luce dalla nostra realtà quotidiana. Cosa che, per la nostra fascia d’età, sarebbe stata un po’ difficile da seguire con attenzione, ma siamo stati costretti a ricrederci e, credetemi, è stato vicino a noi più di quanto potessimo aspettarci! Abbiamo subito ascoltato saggi discorsi sulla nostra cultura, sulla nostra economia e su altri argomenti che conosciamo molto bene perché ne sentiamo parlare ogni giorno, perché siamo circondati da quella realtà che può sembrare semplice agli occhi di molti di noi, ma rappresenta un enorme patrimonio per la nostra terra, per il nostro futuro e per noi…
Al termine di questa presentazione, ci è stato letto il Comunicato dell’On. Silvia Costa (rappresentate della Commissione Cultura del Parlamento Europeo), che ci ha lasciati di stucco! Ha poi parlato il regista, il sig. Alessandro Perrella, che ha iniziato ad introdurci il suo film su Piero Della Francesca, intitolato “La Madonna del parto e La Leggenda della Vera Croce”, che abbiamo iniziato a vedere poco più tardi. Qualche premessa e…via…azione!!madonna del parto
Ecco, ora dire che siamo rimasti colpiti è dire poco! Il docufilm era incentrato principalmente sulla “Madonna del parto“, un affresco realizzato da Piero della Francesca, databile tra il 1455 ed il 1465 circa, proveniente dalla cappella di Santa Maria di Momentana e conservato in un museo appositamente predisposto a Monterchi.
La Madonna punta una mano sul fianco per sorreggere il peso del ventre. I due angeli, che guardano lo spettatore, tengono i lembi del tendone e sono stati dipinti con colori alternati: verde e bordeaux. La Madonna è in piedi, leggermente ricurva per il ventre gonfio, che accarezza con una mano, mentre con l’altra si dà sostegno all’altezza dei fianchi. Il motivo della damascatura a melograni rimanda simbolicamente alla fertilità, alla nobiltà della Vergine e alla Passione di Cristo. L’interno è invece foderato con una morbida trapuntatura.
Nel film emerge la devozione del popolo verso l’affresco, soprattutto nel proteggerlo dagli attacchi esterni. Questo si nota anche quando, durante un violento terremoto, quello che era una volta il custode della cappella si reca subito nel museo dov’è conservato l’affresco per assicurarsi del suo stato. Rimane lì tutta la notte e fa un sogno… un sogno che sembra reale, in cui la Madre Celeste illustra “La Leggenda della Vera Croce” con affreschi ed effetti mozzafiato. La leggenda racconta la storia del legno sul quale venne crocifisso Cristo.vera croce
“La leggenda inizia con Adamo che, prossimo a morire, mandò il figlio Set in Paradiso per ottenere l’olio della misericordia. Ma invece ottenne dell’Arcangelo Michele un ramoscello dell’albero della vita per collocarlo nella bocca di Adamo al momento della sua sepoltura. Il ramo crebbe e l’albero venne ritrovato da re Salomone che, durante la costruzione del Tempio di Gerusalemme, ordinò che l’albero venisse abbattuto ed utilizzato. Anche se non fu così. Gli operai decisero così di gettarlo su un fiume, perché servisse da passerella. La regina di Saba, trovandosi a passare per il ponte, riconobbe il legno e profetizzò il futuro utilizzo della tavola. Salomone, messo al corrente della profezia, decise di farlo sotterrare. Quando Cristo fu condannato, la vecchia trave venne ritrovata dagli israeliti ed utilizzata per la costruzione della Croce. A questo punto la leggenda inizia a confondersi con la storia. Nel 312, la notte prima della battaglia contro Massenzio, l’imperatore Costantino I ha la mitica visione che porrà fine, anche, alle persecuzioni dei cristiani: una croce luminosa con la scritta “In hoc signo vinces”(sotto questo segno vincerai). L’imperatore decide allora di utilizzare la croce come insegna e il suo esercito vinse la battaglia di Ponte Milvio.
Costantino decise così di inviare la madre Elena a Gerusalemme per cercare la Croce della Crocefissione. Una volta trovato l’uomo che ne conosceva il nascondiglio, lo costrinse a parlare calandolo in un pozzo, senza pane ed acqua, per sette giorni. Elena poté, in questo modo, rinvenire le tre diverse croci utilizzate il giorno della morte di Cristo. Per identificare quella sulla quale era morto Gesù, Sant’Elena sfiorò con il legno un defunto e questi resuscitò. Sant’Elena separò la croce in diverse parti di cui la principale venne lasciata a Gerusalemme.” (Wikipedia)
Questo fu un tema estremamente caro ai frati francescani che spesso nel basso medioevo fecero affrescare le chiese con episodi della leggenda. Fu un tema molto rappresentato anche fuori dalla penisola italiana. In Italia particolarmente importanti sono il ciclo di affreschi di Arezzo dipinti da Piero della Francesca ed i cicli nella chiesa di Santa Croce a Firenze dipinti da Agnolo Gaddi.
In seguito alla visione del docufilm, abbiamo dato spazio alle nostre domande e alle nostre curiosità, scoprendo che il narratore e custode della cappella, AngeloPerla, in cui era anticamente conservato l’affresco, era realmente il custode e aveva raccontato al nostro regista quella storia. Il signor Perrella ci ha anche detto che è stata la sua cara moglie a coinvolgerlo in quella avventura, che poi ha avuto uno sviluppo entusiasmante!!! Non penso che dimenticheremo presto questo pomeriggio. Un ringraziamento speciale a chi ha dato la possibilità di organizzare tutto questo!!!

Caterina Anna Cuccovillo
(2^B – L. Santarella – 2014/15)

Ennesimo naufragio a Lampedusa

Il naufragio a Lampedusa è avvenuto l’11 Febbraio 2015 ed è stata una tragedia, ancora più grave del naufragio del 3 Ottobre 2013, in cui morirono 366 persone più altri 20 ancora dispersi. .
I morti potrebbero essere più di 330.
Si dice che in quell’11 febbraio non ci fosse solo il gommone con i 29 profughi, poi morti assiderati, ma che ci fossero anche altri due gommoni in cui viaggiavano altre 210 persone. Alcuni superstiti dicono che c’era anche una quarta imbarcazione con altri 100 migranti, ma secondo uno dei naufraghi questo barcone è stato travolto dalle onde.A photo released on September 25, 2008 by the Marine nationale shows a fishing boat carrying 300 illegal migrants in the Mediterranean sea, before their interception on September 24, by a French naval vessel patrolling for the EU border security agency Frontex.  The French navy released the migrants to the Italian authorities on the island of Lampedusa.  AFP PHOTO / MARINE NATIONALE
Due sopravvissuti, originari del Mali, affermano di aver pagato per il viaggio mille dinari, cioè circa 650 euro. Hanno affermato che le condizioni del mare erano buone ma che, se anche non fosse stato così, nessuno avrebbe potuto rifiutarsi perché gli scafisti li avevano costretti sotto minaccia delle armi. Il primo gommone è stato soccorso da due mercantili. Gli altri due sono naufragati e gli unici nove superstiti sono stati ritrovati solo nella serata. Si sono salvate solo 85 persone. A bordo delle imbarcazioni c’erano anche bambini e molti di loro sono morti.
Si sono salvate le 105 persone che erano al bordo del primo gommone, ma 29 sono subito morti di freddo. Gli altri due gommoni trasportavano 212 persone ma se ne sono salvate solo 9.
Tutti i sopravvissuti sono stati poi portati a Lampedusa.
I profughi erano originari del Mali e del Senegal. Hanno raccontato di essere partiti il sabato dalle coste libiche insieme al terzo barcone sul quale viaggiavano i 105 disperati soccorsi da due mercantili.
Il 18 aprile scorso abbiamLAMPEDUSA NAUFRAGIOo appreso di un altro naufragio. A bordo delle barche c’erano 950 persone, tra cui 40-50 bambini e circa 200 donne. Si temono circa 700 vittime.
La maggior parte delle traversate dall’Africa verso le coste italiane avviene in questo periodo proprio per le buone condizioni del mare.
Tutto questo ci addolora molto. Speriamo che vengano ritrovate altre persone vive, che non ci siano altri naufragi di questo tipo e che tutte queste persone non siano più costrette a fuggire dalle loro terre per la guerra o per la povertà.

Colantoni Rossella e Marica Sperperini (classe 2 A, anno scolastico 2014/15)

Una foto o una vita?

Kevin Carter nacque a Johannesburg il 13 settembre 1960, è stato un giornalista e fotografo sudafricano ed è diventato molto famoso per le sue foto che testimoniavano le pessime condizioni umanitarie presenti in Africa già negli anni ’90. Ė stato vincitore dell’ambito premio “Pulitzer”, un premio per la foto più bella e significativa dell’anno, con quello scatto sensazionale che testimonia la fame e la povertà in Africa. Uno scatto ancora oggi capace di interrogarci e di suscitare emozioni forti chiedendoci conto della nostra indifferenza. kevin carter1
All’inizio si distingue poco, i colori sono piuttosto uniformi; ma quando la si mette bene a fuoco e se ne scorgono i protagonisti, la foto come tutti i capolavori artistici, entra nel nostro immaginario e non riusciamo più a cancellarla. Essa rappresenta una bambina o un bambino, difficile dirlo, già in fin di vita a causa della fame. La malnutrizione si evidenzia in quel corpicino scavato in cui sembra possibile contare le ossa. Alle spalle un grosso avvoltoio che attende la sua morte per cibarsene. Come sfondo un paesaggio tipico dell’Africa.
In pochi giorni questa foto fece il giro del mondo, suscitando interesse e curiosità da parte di moltissime persone. Kevin fu spesso intervistato per il suo inaspettato successo ma lui era troppo scosso da ciò che vide dopkevin carter2o aver scattato quella foto e raccontò diverse versioni su ciò che era successo dopo ma tutte poco chiare e attendibili. Tutt’oggi la verità è ignota, ma con molta probabilità il piccolo morì poche ore dopo lo scatto. Poco dopo Kevin fu preso dal rimorso: forse gli sarebbe bastato lanciare un sasso per cacciare via l’avvoltoio e provare a salvare la giovane creatura, o almeno dargli una sepoltura più decorosa dello stomaco di un avvoltoio. Questo pensiero lo perseguitò sino a quando si suicidò all’età di soli 33 anni, colpevole di aver vinto, proprio con quello scatto, il premio “Pulitzer”. kevin carter4
Carter si suicidò con i gas di scarico della sua macchina. La depressione lo aveva spinto in un baratro e in una lettera lasciò scritto : “Sono depresso…senza soldi per l’affitto, senza soldi per i bambini … senza soldi! Sono ancora vividi i ricordi di quello che ho visto: bambini denutriti, violenza per le strade, stupri perpetrati dagli stessi poliziotti che dovrebbero portare la giustizia. Io me ne vado e spero di raggiungere Ken.” (un suo amico fotografo morto nello stesso anno).
Carter non ha certo salvato quella vita, che sarebbe comunque finita per malnutrizione, ma di certo ha lasciato a noi un messaggio incisivo che non potremo mai dimenticare.
MARCO JACOPO MONTARULI ( 2D) FT LEONARDO PELLECCHIA(1C) (A.S. 2014/15)

UN URLO CONTRO L’INDIFFERENZA: SALVIAMO LA NATURA!

COSA É L’INQUINAMENTO?

L’ inquinamento è la drastica conseguenza dell’indifferenza dell’uomo nei confronti del suo ambiente. Il globo oggi è inquinato a causa  delle sostanze nocive che l’uomo immette in natura. Egli cerca di migliorare la qualità della sua vita ma non pensa alle disastrose conseguenze delle proprie azioni. Si usano in modo ignobile aria, acqua, vegetazione, terra, elementi di vitale importanza per noi uomini.

CAUSE, CONSEGUENZE E TIPI DI INQUINAMENTO

Le forme di inquinamento possono essere classificate in: INQUINAMENTO

INQUINAMENTO DELL’ARIA:  è determinato da un’alterazione della composizione naturale dell’aria dovuta a macroinquinanti, microinquinanti e idrocarburi. Possiamo essere intossicati da queste sostanze per inalazione, sono sostanze che causando malattie gravi come tumori e leucemie.

INQUINAMENTO ACUSTICO:  il frastuono del traffico provoca l’inquinamento acustico. Le conseguenze sono: stanchezza, sordità, ansia, insonnia e disturbi nervosi. Per evitare questi fastidi ci sarebbero dei rimedi come ad esempio: cuffie speciali per lavoratori e operai che sono esposti a forti rumori o in casa usare doppi vetri per tutti gli infissi per attutire i rumori del traffico.

INQUINAMENTO (2)INQUINAMENTO DELLE ACQUE: l’inquinamento idrico consiste nello smaltimanto di rifiuti nel mare. mettendo così a forte rischio il suo futuro e quello del pianeta.

Molte forme d’inquinamento sono dovute all’uomo: l’inquinamento domestico, ad esempio, è provocato da detersivi e saponi che finendo nei tubi di scarico, passano attraverso le fogne per poi riversarsi nel mare. Vi è poi l’inquinamento industriale, provocato da coloranti, acidi, schiume e polveri che attraverso gli scarichi delle industrie vanno a finire nell’aria. Se noi adottassimo comportamenti più responsabili, forse riusciremmo a tutelare le acque, evitare gli sprechi e l’uso eccessivo di saponi e shampi e infine usare con attenzione lo sciacquone del wc per non sprecare acqua.

INQUINAMENTO DELLA TERRA: con le trasformazioni delle città, con l’allargamento delle zone industriali si è purtroppo giunti ad una estrema degradazione del suolo. Anche qui vi è lo zampino dell’uomo dato che questo tipo di inquinamento può essere ricondotto ad un errato smaltimento di scorie. I rifiuti sono infatti la causa principale dell’inquinamento del suolo: vetro, carta, plastica, fertilizzanti, concimi, carboni, medicinali e liquidi scaduti avvelenano letteralmente il terreno.  Anche qui con la giusta responsabilità possiamo contribuire alla tutela del suolo: non calpestiamo quindi i prati, non gettiamo carte e rifiuti nelle strade, non strappiamo i fiori e non indeboliamo la natura.

COSA É PER ME L’AMBIENTE

L’ambiente è importantissimo e va rispettato. Quando un ambiente viene degradato perde parte della sua bellezza e non dimentichiamo che lattine e buste di plastica ci mettono anni a scomparire. Ogni luogo va rispettato, dato che la natura è una preziosa risorsa della quale far tesoro, da proteggere e da usare saggiamente, perché l’alternativa è la privazione, la malattia, il degrado, il conflitto e la morte.

Zaimi KIetrin  (classe II E  –  a.s. 2014-2015)

 

IL MITO VISSUTO E NON SOLO STUDIATO

DSC07631Oggi la scuola offre varie opportunità per diversificare la lezione tradizionale, per questo propone, oltre all’utilizzo di strumenti tecnologici, anche splendidi viaggi d’istruzione, visite guidate e uscite sul territorio. Una di queste tante uscite didattiche è stata proprio quella presso “Selva Reale” dove la compagnia teatrale “Teatrificio 22” ha rappresentato il mito di “Narciso”, scritto da Ovidio e raccontato nel libro “Le Metamorfosi” ed il mito di “Amore e Psiche” scritto da Apuleio. E non solo! C’è stato anche un laboratorio teatrale molto divertente, in cui abbiamo lavorato in coppia.
DSC07633Devo ammettere che quest’esperienza è stata formidabile, ricca di emozioni e soprattutto ha arricchito il mio bagaglio culturale. Da questi miti abbiamo imparato come è nato il fiore del narciso e com’è nato l’eco, ma ciò che mi è piaciuto di più, non è stato conoscere il loro contenuto, ma poter assistere alla loro coinvolgente rappresentazione. Gli attori hanno interpretato molto bene i vari personaggi, ma soprattutto hanno reso il tutto molto solare e non molto lontano da come li avevamo immaginati. La storia sembrava quasi rispecchiare una nostra realtà contemporanea.
In questa rappresentazione mi sono sentita parte integrante, infattiDSC07664 il narratore ci ha spesso ripetuto di seguire gli attori, trasformandoci in un corteo silenzioso… mi è sembrato che non solo gli attori abbiano subito il fenomeno della metamorfosi, ma anche noi!
Nel bosco di “Selva Reale” c’era un mix di magia, fantasia, metamorfosi e tanta suspense…
Durante la rappresentazione, le emozioni hanno trafitto il mio cuore: la felicità, dovuta all’amore (che sconfigge tutti i mali) di Psiche verso la bellissima figlia del re, la tristezza per la morte di Narciso, l’entusiasmo e le tante imDSC07667pressioni mi hanno travolto e sono diventate quasi un tornado!
E’ stato bello anche osservare gli animali lì presenti: capre tibetane (originarie della Somalia con un mantello bianco, nero o marrone), cinghiali (animali dal corpo massiccio, simile al maiale, ma con zampe corte e pelliccia di colore scuro), galline faraona  e tanti altri animali che, in un certo senso, sono diventati parte integrante della narrazione, proprio come se fossero anch’essi dei personaggi appartenenti ai due DSC07652miti.
Quest’esperienza, secondo me, è stata ricca dei tanti sani valori della letteratura, è stata riempita dal carisma degli attori, ma è stata anche artistica, per questo si può definire meravigliosa, coinvolgente, allegra ed emozionante in quanto ha suscitato in me tali stati d’animo da rendere questa giornata piacevole ed indimenticabile!
Strippoli Marika (classe I D – a.s. 2003/2004)

EMILIO SALGARI: “SANDOKAN ALLA RISCOSSA”

Io sono un appassionato di avventura. Prima di leggere il libro “Sandokan alla riscossa”, nocella sandokanavevo già letto sul mio testo di antologia un brano di Emilio Salgari, ossia “Sandokan, la Tigre della Malesia”. Il brano mi era piaciuto molto, quindi ho cercato nella Biblioteca scolastica un titolo dello stesso autore ed ho trovato “Sandokan alla riscossa”, appunto. Sandokan, il protagonista, è l’eroe di questo romanzo, un eroe che rischia la vita ma riesce sempre a vendicare il male subito.
Molti libri di Salgari si ambientano  nella giungla. Il romanzo che ho letto narra la storia di Sandokan. Egli da ragazzo aveva visto sua madre, suo padre, i suoi fratelli e le sue sorelle morire sgozzati per mano nemica.
Aveva sofferto molto per la sua famiglia ed inoltre era stato privato del suo trono legittimo dagli inglesi, che erano alleati del sultano del Borneo. Alla fine i nemici vengono battuti e a Yanez, il corsaro portoghese amiconocella 2 di Sandokan,  e a Surama sua consorte, viene restituita la corona dello stato di Assam, da loro governato. Non restava che riparare il torto più bruciante e vendicare il male più atroce. Ancora una volta alla testa dei suoi pirati e spalleggiato dai fidi Yanez, Tremal-Naik e Kammamuri, Sandokan, la Tigre della Malesia com’era soprannominato, intraprende una lenta ma inesorabile avanzata verso la parte più interna del Borneo. “Né gli aggressivi oranghi, né i pitoni dalla forza stritolante, né le cariche dei bufali o i feroci tagliatori di teste, riuscirono a fermare i nostri eroi durante la loro marcia di riconquista.”
Il romanzo “Sandokan alla riscossa” si conclude con l’ultima avventurosa impresa dell’eroe salgariano.
Questo libro mi è piaciuto molto perché Sandokan ha vendicato con grande coraggio la brutale morte dei suoi familiari. Mi ha inoltre colpito la generosità del suo animo e la lealtà che dimostra verso gli amici e i nemici. Il suo comportamento può essere di esempio per noi ragazzi che ogni giorno affrontiamo situazioni difficili, anche se certo non affrontiamo le tigri della foresta!

Luigi Nocella (classe 1A. anno scolastico 2014-2015)