INTERVISTA AI CANDIDATI AL “CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI”

Sabato 28 novembre, noi del “S@ntarellino”, abbiamo intervistato i candidati al Consiglio Comunale dei Ragazzi, qui sotto elencati:

bucci

Bucci Giuseppe,

 

Cialdella Andrea,andrea

 

 

claudiaD’Imperio Claudia,

 

 

II B

 Favella Giulia Lucia,

 

 

gadaletaGaleone Federico,

 

 

antonioLastella Antonio,

 

 

maria giuliaQuinto Maria Giulia,

 

 

giordanaTedone Giordana.

 

 

Ventura Andreaventura andrea

 

 

 

Dalle risposte forniteci è emerso che il motivo principale di ogni candidatura è basata sulla volontà di migliorare l’ordine e le strutture della città, oltre ai miglioramenti all’interno dell’istituto scolastico.
I loro programmi, per quanto riguarda l’organizzazione del nostro comune, prevedono l’aumento delle zone pedonali, il reinserimento di piste ciclabili migliorate rispetto a quelle esistenti in precedenza, la realizzazione di nuove strutture sportive ed il miglioramento di quelle già esistenti, l’organizzazione di eventi riguardanti l’ambiente e le modalità per rispettarlo, ad esempio incentivando la raccolta differenziata.candidati
Invece, per quanto riguarda la scuola, i programmi dei nostri candidati intendono intensificare le attività pomeridiane e laboratoriali e, soprattutto, reintrodurre il calcio durante le ore di Educazione Fisica.
I candidati sperano vivamente che i loro progetti si concretizzino e ammettono di temere alcuni tra i loro “avversari”.

Emmanuele Diaferia, I A
Cleto Balducci, ID
Matteo De Robertis , ID
Celestino Di Nunno, I D

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PALESTRA DI POLITICA PER IL CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI

Ci siamo quasi… Martedì 1 dicembre si svolgeranno le elezioni per il Consiglio Comunale dei Ragazzi (CCD). Sabato 28 novembre si è conclusa la campagna elettorale, dopo un’intensa settimana di attività di propaganda per conquistare la fiducia degli elettori e convincerli a dare il proprio voto.

Questi, in ordine alfabetico, i programmi dei candidati:

Bucci GiuseppeAndrea Cialdellad'imperio claudia

Giulia Lucia FavellaGaleone Federico Antonio LastellaMaria Giulia QuintoGiordana Tedone

IL SUICIDIO DELL’EUROPA

Siamo tutti spettatori dell’autodistruzione del mondo. Ci sentiamo chiamati in causa, ma alla fine non siamo altro che spettatori passivi. Non possiamo far altro che gridare la nostra solidarietà aggrappandoci a quella parte di umanità che, malgrado tutto, ancora resta in piedi. Prima o poi anch’essa sarà annientata. E allora che ne sarà di noi poveri illusi? La bo05ntà è impotente dinanzi alle spietate angherie dell’ingratitudine con cui la vita vien vissuta. È difficile passare avanti a tutto questo. È difficile passare avanti a discapito della società che di passi ne fa, ma indietro.
Il sole si innalza su una Parigi scossa dal terrore della notte appena sfumata via, la cui ombra però si proietta come nebbia avvolgendo la città macchiata di sangue innocente, provocato dalla crudeltà che anima corpi vuoti, privi di cuore e menti vuote, prive di coscienza, capaci di arrivare all’apice della follia spegnendo le luci di un armonioso venerdì autunnale.
La “festa” ha inizio intorno alle 21.20. Un bombardamento, avvenuto all’esterno dello Stade de France, annuncia il terrore che sarebbe seguito nelle ore successive. L’imminente inizio della fine per molti, dello sconcerto per altri, di un atto glorioso per loro.
Loro che chissà da quanto erano alle prese con i preparativi. Loro che camminavano ogni giorno con “nonchalance” tra la gente. Sette. La combinazione perfetta. Sette luoghi e sette bombe. Sette bombe e 129 morti, 350 feriti e migliaia di anime rimaste agghiacciate. Ostaggi che hanno atteso la morte pietrificati, osservando i colpi di pistola trafiggere gli amici, uno ad uno, come in una partita di freccette. Urla soffocate, cascate nell’enorme voragine scavata dall’uomo stesso con lo scopo di inghiottirci, trascinandoci in fondo agli abissi, facendoci svanire sotto terra. La terra è un “puzzle” costituito da pezzi inizialmente uniti tra loro. Essi si sono poi man mano scollegati, mangiandosela lentamente. La colpa è negli umani che hanno dimenticato cosa sia l’umanità. Ieri l’ennesimo pezzo si è staccato, ieri il mondo è già un po’ finito.
Le numerose forze dell’ordine 01immediatamente accorse non hanno potuto modificare ciò che già era avvenuto, bensì donare conforto tra i soccorsi. I terroristi, vestiti di nero e a volto scoperto, in quanto Kamikaze, sono saltati in aria assieme alle vittime, osando sentirsi martiri in nome di Dio, con l’innata certezza di essere i fiori all’occhiello di quest’ultimo. Soltanto uno di loro è rimasto in vita. Egli è stato identificato dalla polizia, ma le sue tracce sono ancora disperse. Sbagliata non è la deduzione che si tratti nuovamente dell’ISIS. A testimoniarlo le parole che hanno accompagnato l’attacco. Melodia che risuonava tra le tenebre suscitate dall’odio cieco. “Allah è grande!! “. Frase che non sono degni di pronunciare.

Non persone, nemmeno animali. Accertata è stata l’estrazione francese di alcuni degli otto componenti delle cellule terroristiche.
Oriana Fallaci aveva ragione annunciando in seguito all’attacco terroristico dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle: “Questa non è l’Europa, è il suicidio dell’Europa”. Il resto del mondo si dimostra solidale davanti alla città dell’amore, alla quale lo stesso – ahimè – è stato negato. Un pianista tenta di riportarlo, nel suo piccolo, suonando “Imagine” di John Lennon, accompagnato da un pubblico compatto e addirittura speranzoso. Strofe che echeggiano tra le vie della devastata Parigi. Strofe di cui l’uomo ha il coraggio di usufruire, che si contrappongono alla – ormai – guerra civile.02
Così può essere definita, possedendone tutti i fattori che la caratterizzano.
Tuttavia si parla di fratellanza nei confronti della capitale europea, quando questa non è l’unica ad essere stata colpita da atti barbarici e disumani. Poco spazio, se non alcuno, è stato riservato alla Siria, a Beirut, all’Iraq e alla Palestina, anch’essi in frantumi con precedenti rilevanti.
Mi auguro che Parigi sia la portavoce di questi Stati messi da parte. Le notizie si diffondono quando riguardano luoghi conosciuti ed elogiati, ma praticano una sorta d’indifferenza dinanzi a paesi palesemente poveri, che, a maggior ragione, meriterebbero la nostra attenzione.
Sono purtroppo avvenute stragi concluse con un numero molto più elevato di morti, ma ciò non è stato ritenuto abbastanza importante, trattandosi di luoghi lontani, considerati irrecuperabili. Luoghi in cui si dà per scontato che succedano tragedie. Si parte a priori dal presupposto che parlarne sarebbe alquanto inutile. Evidentemente siamo privi del coraggio che ci donerebbe una visione più ampia. Ci ostiniamo, invece, a chiudere gli occhi quando non si tratta dei nostri vicini. L’attentato alla Francia non è altro che uno dei tanti atti terroristici caduti come meteoriti sulla terra. E mostra un’indifferenza europea che di certo non va incontro ai messaggi di unità che risuonano oggigiorno. Probabilmente, finché non sarà abbattuto il confine portatore dell’idea di superiorità che inconsciamente abbiamo fatto subentrare, il pellegrinaggio verso la pace non potrà proseguire. Anche questa è discriminazione. Anche questo è razzismo. Gli assalitori vogliono imporci la loro religione. Questo può apparire come un “rifacimento” a sfondo religi03oso della genetica suscitata da Hitler durante la Seconda Guerra Mondiale.
Ne stiamo sfiorando una terza. Il nostro regredire si contrappone all’intelligenza di cui siamo sempre andati fieri. Immaturi e meschini anche nei confronti di un Dio che ci ha lasciati liberi di scegliere cosa farne della nostra vita.
Questa libertà non ci autorizza a mettere a repentaglio altre migliaia di vite.
L’Italia stessa è in stato di allerta prevedendo un potenziale attacco alla Città Eterna. Si mantiene ufficiosa la notizia che l’automobile usata dai terroristi abbia attraversato il confine italiano. Si stanno svolgendo inchieste che sono risalite a testimonianze secondo le quali pare sia state l’Europa a fornire, non volutamente, le armi agli assalitori. Sullo sfondo della scena d’orrore l’organizzazione non è lineare come sembra. Ci sono svariate informazioni emerse che si ricollegano ad alcuni cittadini italiani che avrebbero seguito ‘’step by step’’ le vicende al fianco dei criminali. Non vi è la certezza di vari accenni secondo i quali la questione tocca in parte collaborazioni con servizi segreti e gruppi malavitosi. Perciò è giusto non generalizzare il colpevole.04
Molti musulmani hanno testimoniato il loro essere indignati e schifati di quanto l’estremismo islamico abbia preso il sopravvento. Ma come possiamo frenare la furia degli artefici? La Francia ha risposto a questa inaudita violenza bombardando le sedi principali di ISIS. Non dobbiamo indossare vesti deboli dimostrandoci facilmente distruttibili. Non dovremmo tuttavia rispondere alla violenza con la violenza per il semplice principio secondo il quale così facendo s’innescherebbe una catena dalla quale sarebbe impossibile svincolarsi. Siamo allora condannati a morire in questa maniera, lasciando il mondo nelle loro mani, in modo tale che possano coronare il sogno distorto della supremazia araba? Non ci stiamo.
Che l’Oriente e l’Occidente possano risvegliarsi nell’attesa di un futuro meno decaduto dell’apparentemente interminabile presente il cui tempo scorre al ritmo dei rintocchi degli spari.
Affinché di questo scempio un giorno, non rimanga che un lontano ricordo cartaceo sui libri di storia dei nostri figli.
La Serra Renata, 3^E, a.s. 2015/16

TANTE STORIE

PRESENTAZIONE
Come compito per le vacanze estive dello scorso anno scolastico la Professoressa di Scienze ha chiesto a noi ragazzi della 2^ C di scrivere delle storie vere o inventate che parlassero dei diritti degli animali. Questo compito ci è stato assegnato perché tra gli argomenti trattati in classe durante la prima media abbiamo studiato il regno animale e abbiamo anche parlato della “Dichiarazione Universale dei diritti degli animali”. Gli animali hanno i loro diritti, che vanno rispettati e tutelati. Difatti, anche se gli uomini usano gli animali per lavoro, per cibarsene, per divertimento nello spettacolo o nello sport, questo non li autorizza a utilizzare verso di loro ogni specie di maltrattamento, a farli soffrire ingiustamente e in modo esagerato, a privarli della loro libertà e del loro ambiente naturale. Ognuno di noi ha quindi scritto un testo in cui si raccontano storie di diritti non rispettati, cioè di animali abbandonati, usati per la sperimentazione farmacologica, sfruttati e ingiustamente uccisi, come tante ne accadono e se ne sentono ogni giorno.
Questi sono alcuni dei nostri racconti: alcuni frutto di fantasia, altri letti su internet, altri ancora frutto di vita vissuta.
Matteo Cusanno – classe 2^ C – a.s. 2015/16

OSCAR E CLOE
“Ok Giovanni, ecco il cane. Io l’ho chiamato Oscar, è un labrador, ti piace?” – disse Mario porgendo all’amico Giovanni la gabbietta con ilcucciolo dentro – “Sono sicuro che ti prenderai cura di lui. Bè,evidentemente si sbagliava. Oscar era un cucciolo di una grande cucciolata ed era identico a sua madre Cassandra. Aveva vissuto i suoi primi mesi con il padrone di sua madre: Mario. Lui voleva molto bene a Oscar e ai suoi fratelli ma dopo un po’, si era messo in testa di regalarli tutti ai suoi amici. E così, una settimana dopo l’ultimo incontro con il suo vecchio padrone, Oscar capì che Giovanni non gli voleva molto bene: non si prendeva cura di lui, lo lasciava sempre legato alla catena, gli lanciava i suoi avanzi come cibo e lo lasciava dormire senza una cuccia. Un paio di volte aveva piovuto e il suo padrone non l’aveva ospitato all’interno della sua villa come faceva Mario ma l’aveva lasciato fuori al freddo e, quando Oscar aveva provato ad entrare in casa, Giovanni e Paola, sua moglie, l’avevano picchiato con la scopa e gli avevano lanciato tutto ciò che trovavano. Dopo qualche giorno tornò il figlio di Giovanni e Paola, Luca, un quattordicenne molto viziato che era stato due settimane in vacanza con i suoi amici. “Ciao, tu sei Oscar, il mio nuovo cane, vero? Non sei il primo.Tutti i miei cani sono sfortunatamente morti, e presto, lo sarai anche tu.” – disse Luca ad Oscar. Oscar era molto impaurito ma almeno Luca gli aveva parlato e questo, pensò, era un grande passo avanti rispetto a suo padre.
Ma Luca era molto peggio di suo padre ed ogni giorno riservava ad Oscar una pena diversa: un giorno giocava con i suoi amici a tirargli le pietre, un altro lo picchiava con la scopa e lo maltrattava… Un anno dopo Oscar stava seriamente pensando di scappare. Sarebbe uscito da un cancelletto sempre aperto che dava su un terreno, poi avrebbe corso fino a trovare qualcosa o qualcuno e poi…non lo sapeva neanche lui ma avrebbe dovuto provare lo stesso. Il giorno progettato per scappare arrivò nella villa vicina la polizia,per arrestare un sospettato di furto. Con loro c’era anche un cane-poliziotto che vide Oscar e gli si avvicinò.
“Ciao, io sono Cloe” – disse il cane poliziotto.
“Io sono Oscar” – le disse lui.
Piano piano si raccontarono le loro storie: Cloe era un pastore tedesco di razza pura ed il padrone di sua madre l’aveva messa all’asta. L’aveva comprata la polizia e l’avevano affidata al commissario, che le voleva molto bene. Quando Oscar raccontò i progetti che aveva per il futuro, Cloe non li approvò:- “Se i tuoi padroni ti maltrattano rischiano da tre mesi ad un anno di carcere e tu hai diritto ad un nuovo padrone. Dobbiamo solo trovare il modo di denunciarli.”
“Mi sento così triste…Non vale la pena restare qui, ho deciso: scapperò!…”
“Ti prometto che ti aiuterò.” – disse Cloe.
Il loro piano era questo: quando la polizia stava per andarsene, Oscar sarebbe entrato nella villa e allora tutta la famiglia l’avrebbe maltrattato. Cloe, al guinzaglio avrebbe condotto il commissario davanti al cancello e lui avrebbe visto che i padroni di Oscar lo maltrattavano e…bingo! Li avrebbe arrestati tutti. Ma il loro piano non andò così. Infatti, il commissario non prese Cloe al guinzaglio ma si limitò a chiamarla.
“Vai, che aspetti?” –  disse Cloe.
“Ma…”
“Cambio di programma, ma tu fai quello che dovevi fare…veloce!”
Cloe restò lì fino a quando il commissario non venne a riprenderla e vide Giovanni e Paola che picchiavano a sangue Oscar.
“Polizia! Aprite se non volete finire nei guai!”
I padroni di Oscar furono arrestati e Luca messo in collegio. Invece Oscar fu portato in un canile dalla polizia. Durante il viaggio disse a Cloe: “Grazie Cloe, mi hai salvato la vita!”
“Te l’avevo promesso e una promessa è una promessa!” – esclamò Cloe.
Il canile piaceva ad Oscar. Si fece molti amici e si divertiva a giocare con loro ma un giorno arrivò Giovanni, il padrone di sua madre e disse al custode di cremare Cassandra,  la sua cagna morta per vecchiaia. Poi girò un po’ per il canile fino a quando non vide Oscar. Appena lo riconobbe decise di prenderlo e si fece raccontare dal custode tutta la storia strabuzzando gli occhi ad ogni frase. Così Oscar tornò con il suo primo padrone e purtroppo non rivide più Cloe.
Maria Claudia Mastrototaro – classe 2^ C – a.s. 2015/16

LA VITA ATTRAVERSO
GLI OCCHI DI UN CANE

Quando riacquistai i sensi la prima cosa che sentii fu un tanfo orribile. Aprii gli occhi. Ero dietro delle sbarre su un letto di paglia e letame con qualche pezzettino di freddo metallo sotto di me. Ero in una gabbia un po’ più grande del normale. Cercai di alzarmi, ma notai subito che la mia zampa posteriore sinistra faceva troppo male anche solo a toccarla. Mi trascinai lentamente verso le sbarre e sbirciai fuori. C’era un corridoio centrale ed entrambi i lati di questo erano formati da una serie di gabbie come la mia, poste una accanto all’altra su cinque file orizzontali. Quasi tutte contenevano cani di ogni razza e dimensione. Dopo un attimo di confusione, collegai i pezzi del puzzle e realizzai che mi trovavo in un canile. L’ultima cosa che mi ricordavo erano due grosse luci che mi abbagliavano gli occhi. Poi lentamente i ricordi si fecero nitidi.
Tutto era cominciatocuccia tre anni prima. Ero ancora un cucciolo quando una famiglia mi trovò sul ciglio di una strada, mi prese e mi fece salire su una di quelle pericolose macchine assassine che gli umani chiamano auto. C’erano due bambini, molto simili con cui da subito strinsi un forte legame. Giocavo, mi davano da mangiare, potevo stare all’aperto, avevo una fantastica cuccia, in cui dormire, e anche un bellissimo nome: Bengi. Stava scritto anche sul collare che mi avevano dato. Non vivevo come si suol dire “una vita da cani”. Tre anni passarono in fretta e più i due bambini crescevano, più notavo che si disinteressavano ai miei giochetti e alle mie fusa. Il cibo era sempre meno, non mi lavavano quasi mai. Non riuscivo a capirne il motivo finchè un giorno scorsi un piccolo cane, molto più bello e grazioso di me. I miei due padroncini lo stavano accarezzando. Provai ad avvicinarmi richiamando la loro attenzione, ma loro mi cacciarono bruscamente. I giorni passavano e ormai nessuno veniva da me. Sembrava che mi avessero abbandonato. Ormai pensavacaneno tutti a “Peggy”, il candido dolce angioletto cucciolo di volpino. Ero rassegnato, quando un giorno vennero da me i due ragazzi per farmi uscire dalla cuccia. Era sera. Io ero al settimo cielo. Mi fecero entrare in una gabbia adatta alla mia stazza e mi misero nell’auto. Ci salirono tutti, tranne Peggy, e partimmo. Pensavo stessimo andando al parco, quindi rimasi molto colpito quando ci fermammo su una strada di campagna, dopo un viaggio sembratomi molto lungo. Mi fecero scendere. Mi guardai attorno. Non c’era nessuno a prima vista ed era tutto buio. Quando mi rigirai la macchina da cui ero sceso non c’era più. La scorsi in lontananza che andava nella direzione opposta a dove ero io. Mi mossi stordito e confuso. Non capivo niente. Vidi due luci abbaglianti che mi venivano incontro. Non avevo idea di cosa fosse. Solo all’ultimo realizzai che ero al centro di una strada e che quella era un’auto che veniva a tutta velocità verso di me. Provai a schizzar via con un balzo, ma non feci in tempo. Venni colpito alla zampa di dietro e persi i sensi battendo la testa.
cane_bambina 4E ora ero lì. La vita continuò lentamente, tra pasti molto ristretti e lunghe dormite. Due settimane dopo aver preso consapevolezza di dove fossi e perché, venni svegliato da delle voci. Aprii gli occhi e una bambina mi stava fissando allegramente gridando a quello che presumo potesse essere il padre: – < Voglio questo! Prendimi questo, dai!>. Mi fecero uscire e finalmente potetti sgranchirmi le zampe e respirare l’aria fresca. Potevo far felice una nuova famiglia. Forse avevo un’altra vita.

Giulio De Leo – classe 2^ C – a.s. 2015/16

SI RICOMINCIA!

redazione 2015Ciao a tutti! Un’altra estate è passata ma non sono rimasto inattivo!
Ed ora finalmente ci siamo!
Rieccoci in pista per il nuovo anno scolastico!
La redazione è cambiata, com’è naturale. Vedo facce nuove, volti sorridenti e desiderosi di arricchire le mie pagine di commenti, racconti, poesie, esperienze scolastiche e di vita!
Guarda qua, ci sono i miei redattori più esperti! Quest’anno frequentano la terza classe alla Scuola Santarella ma ancora vogliono essere presenti con le loro idee e la loro passione!
La stessa che desiderano trasmettere ai compagni più piccoli.
Certo che anche quelli di seconda non sono da meno! Dopo aver imparato i primi rudimenti, ora ci hanno preso gusto e vanno pure come “inviati” agli eventi culturali cittadini!
Grazie alla loro voglia di scrivere, di informarsi e informare, ad aprile saranno premiati a Chianciano Terme come redazione di uno dei migliori giornali scolastici online a livello nazionale!
Bel lavoro! Redattori e articolisti insieme, per far crescere e condividere l’esperienza della scrittura e del confronto!
Ed ora al lavoro!
Buon nuovo anno scolastico a tutti!
E mi raccomando… Leggetemi! E scrivetemi!
Il vostro S@ntarellino

Redazione 2015/2016: Amorese Anna, Balducci Cleto, Balducci Luisa, Belviso Roberta, Bove Giancarlo, Bucci Felice, Cifarelli Sabino, Colantoni Rossella, Cuccovillo Caterina, Cutrì Annabella, D’Imperio Claudia, De Palma Sylvia, De Robertis Matteo, Di Nunnno Celestino, Diaferia Emmanuele, Diaferia Pierluigi, Gogorishvili Maria, Iurillo Paola, Laserra Renata, Leone Noemi, Mangialardi, Mangione Michele, Marcone Giulia, Martinelli Gaia, Musci Filippo, Nocella Luigi, Paolantonio Cataldo, Pellecchia Leonardo, Piombino Doriana, Quinto Maria Giulia, Scatamacchia Miriana, Sciscioli Elena, Sperperini Marica, Squicciarini Ivan, Strippoli Federico, Tandoi Alessio, Tarantini Giuseppina, Tedone Giordana, Vangi Giuliano, Zucaro Giorgio.

 

PROCESSO AL LIBRO

Imputato

Imputato

Quando si finisce di leggere un libro spesso capita di discutere di esso con le persone che si hanno intorno, se ci è piaciuto il libro lo si consiglia a qualcuno altrimenti lo sconsigliamo. A volte invece capita di scontrarsi con pareri discordi e si scatena una discussione, proprio come un processo.

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Pubblico Ministero

Ebbene, la classe 3^C è riuscita a dare vita ad una sorta di tribunale di classe in cui tutti sono stati coinvolti, con veri e propri avvocati, testimoni e giurati.
L’imputato era il libro ‘’I pesci devono nuotare’’ di Paolo Di Stefano, accusato di non meritare la lettura.

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Avvocati della Difesa

Il pubblico ministero era formato da Enrico Musci e Vito Rainone, mentre Anna Bovio e Giordana De Nicolo costituivano la difesa. Immancabile il giudice, ovvero la sottoscritta Sylvia Irene De Palma, affiancata dai giurati Eliana Leone, Maria Claudia Di Tommaso, Alessandro De Benedittis e AldoPio Baccaro.
‘’SILENZIO IN AULA! L’udienza è aperta’’, così è cominciata la prima di numerose udienze nella classe 3^C, o meglio, tribunale 3^C. Numerosi i testimoni dell’accusa e della difesa che hanno esposto le loro argomentazioni pro e contro.

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Giudice e Testimone

Come una sorta di  “ospite speciale’” è stato invitato ad assistere a questo processo, Bovio Vincenzo, il padre di Bovio Anna, di fatto un vero avvocato.
Alla fine i giurati hanno dichiarato colpevole il libro.
Questa esperienza è stata entusiasmante, divertente e istruttiva. In quanto, con notevole impegno, ciascuno di noi è riuscito ad aprirsi, esprimere le proprie opinioni riguardo la lettura in un modo meno noioso della tipica recensione, aggiungendo anche un pizzico di teatralità.

Sylvia De Palma (III C – “Santarella” – a.s. 2015/16)