IN GITA ALL’ A.S.I.P.U.

Lo smaltimindex2ento dei rifiuti rappresenta uno dei problemi più importanti per un Paese, a questo proposito giovedì 25 febbraio, la scuola “Santarella” ha organizzato una visita guidata presso l’azienda ASIPU, che rappresenta l’azienda coratina per la gestione dei rifiuti urbani e non solo. Appena arrivati, abbiamo fatto un giro panoramico esterno della stessa, poi entrando siamo stati accolti da uno dei responsabili, l’ing. Mastrorilli, il quale ci ha spiegato che l’ASIPU, è un’azienda facente parte del Comune di Corato. Fino al 1972 i rifiuti erano gestiti da un imprenditore toscano scomparso improvvisamente, così il comune decise di prendere in mano la gestione per evitare che il Paese potesse cadere nel degrado.
Nacque così l’ASIPU che non solo si occupa dei rifiuti, ma anche di servizi strumentali, quali la gestione del verde pubblico, la gestione delle strade, del cimitero, la gestione di manifestazioni pubbliche, ecc…
Principalmente questa azienda si interessa del servizio di raccolta che si sta cercando di migliorare passando da un servizio di raccolta stradale a un servizio di raccolta porta a porta. L’ingegnere ha infatti spiegato che si è tentato di realizzare nel nostro Comune un servizio di raccolta differenziata, però non si sono ottenuti i risultati previsti. Proprio per questo, si è deciso di passare ad un sistema di raccolta domiciliare, quasi per obbligare il cittadino a differenziare i rifiuti, anche se questo nuovo metodo non è ancora esteso a tutta la popolazione, ma si sta cercando di inserirlo in maniera graduale per dare il tempo necessario di abituarsi al nuovo sistema.
ASIPU 1

La raccolta differenziata, ci permette di differenziare i rifiuti in: PLASTICA – UMIDO – VETRO – CARTA – SECCO RESIDUO.

Per farci meglio comprendere come funziona questo sistema di raccolta, abbiamo anche fatto un gioco dove a gruppi di due alunni, dovevamo scegliere in quale contenitore andavano deposti alcuni oggetti che ci sono stati dati. A questo proposito, ci è stato distribuito un opuscolo nel quale sono indicati a seconda dei vari rifiuti, in quale contenitore devono essere cestinati.
Abbiamo parlato di quelli che sono i vantaggi della raccolta differenziata e quindi della possibilità di poter riciclare carta, plastica, vetro, umido ci siamo così accorti che questo comporta una notevole riduzione dei rifiuti da smaltire e quindi meno inquinamento.                                  ASIPU 3
I rifiuti regolarmente differenziati, vengono depositati in grossi container e successivamente trasportati verso le aziende che li sottoporranno a un processo di lavorazione e poi di nuova utilizzazione.
Da tutto quello che abbiamo visto e sentito è evidente che la raccolta differenziata è alla base di un Paese civile, bisognerebbe cercare di far capire a tutti l’importanza di questo metodo di raccolta che se sebbene sembri difficile, dopo un po’ diventa molto semplice. Tutti dovremmo cercare di essere più educati ed evitare di buttare bottiglie, cartacce, ecc… per terra e dove capita, ma dovremmo adoperarci per avere una città più pulita perché sarebbe un beneficio per tutti. Per poterlo fare credo che ci voglia la collaborazione dei cittadini e delle autorità e insieme potremmo avere una CITTA’ PIU’ BELLA E PULITA.

Annabella Cutrì, I C, “Santarella”, a.s. 2015/16

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COSA STA SUCCEDENDO ALL’EUROPA?

belgio franciaL’Europa sta vivendo un incubo, un periodo terribile, che nessuno si sarebbe mai aspettato.

Dopo le stragi di Parigi che hanno contato 130 morti il 13 novembre 2015, cinque mesi dopo un altro episodio sconvolge l’Europa.

È martedì 22 marzo quando Bruxelles, capitale del Belgio, cuore dell’Europa, viene colpita da due bombe fatte esplodere dai terroristi dell’Isis: una all’aeroporto e l’altra alla metropolitana. A quanto pare, il califfato islamico ha deciso di fare sul serio.

La gente è terrorizzata e comincia subito a fuggire per scampare alla morte. Ma la situazione comincia ad apparire subito più grave e disperata di quanto potesse sembrare. Ci sono infatti 34 morti (tra cui anche una ragazza italiana) e oltre 200 feriti!

Ma perché i terroristi islamici stanno facendo tutto questo? Pensano di uccidere in nome del loro Dio, ma in realtà si sbagliano di grosso! Non stanno facendo altro che rubare il bene più prezioso: la vita, coinvolgendo persone innocenti. Inoltre, stanno calpestando i progetti di ogni città, seminando paura e terrore e ciò è mostruoso e disumano!Unione-europea-parità-trattamento

Doveva essere celebrata la “Marcia contro la Paura” ma è stata rimandata perché le persone temono di essere attaccate dai terroristi.

Ma che cosa sta succedendo all’Europa? Sta vivendo nella paura, nella preoccupazione e nella confusione mentre invece è necessario che sia forte, determinata, coraggiosa e pronta a combattere il terrorismo.

Non è questa un’impresa impossibile però sicuramente è molto delicata e per farlo serve l’unione dei Paesi Europei. Come dice il proverbio, infatti, “l’unione fa la forza”!

 

Elena Sciscioli, classe 2^ F, anno scolastico 2015/16

 

 

FACCIAMO LUCE SULLA TURCHIA

Facciamo luce sulla Turchia, anche se, alla luce, è stato impedito di filtrare. È già da tempo che la luce, quella vera, quella pura e disinfestata non filtra limpidamente nei confini dello stato asiatico al quale, come sappiamo, viene ripetutamente infranto il sogno di prender parte alla fatidica Unione Europea. Ma non è questo il punto.
Nel tardo pomeriggio di domenica 13 marzo, ancora una volta Ankara, capitale della Turchia, è stata palcoscenico di un terribile attentato causato da una violenta esplosione che riporta 37 morti e 125 feriti. Si è trattato di un attacco kamikaze, i cui artefici sono emersi tra la polvere e le macerie della zona in frantumi e macchiata di sangue. Sangue innocente, sangue di comuni civili che si trovavano precisamente alle 18:45 vicino alla fermata dell’autobus nei pressi di piazza Kirilay. 1È ahimè terribile la crudeltà alle volte riservataci dal destino, che può apparire con le sembianze di una giostra difettosa che ruota regolarmente per poi fermarsi e rompersi in alcuni tratti, con una straziante casualità. È ancora più terribile la consapevolezza che dietro al proprio destino ci sia qualche agguerrito sconosciuto assetato di distruzione a maneggiare i tasti della nostra esistenza, invadendo silenziosamente i nostri spazi pur non interessandosi di chi siamo, da dove veniamo e cosa facciamo. Questo sconosciuto, programma la nostra fine e, in seguito, si concede di premere personalmente l’ultimo pulsante della nostra vita. Il più maestoso e spaventoso che possiede quella scritta rossa lampeggiante: “GAME OVER”.
Gioco finito, gioco fallito, perciò basta, non hai più tempo a disposizione. Devi morire per scontare la frustrazione di un uomo solo nei suoi giorni di vita e in quelli che seguiranno la sua vita. E trovo così triste sapere che ciò accade infinite volte, per infiniti cuori come il mio, come quelli di chi mi è vicino, che per la vita di qualche malvagio caso, cessano di battere. La sorte di quei 39 cuori è stata maneggiata da due uomini sotto il comando di chissà quanti altri. Due anime svuotate, direi io, due anime totalmente prive del nettare del valore della vita. Eppure giovani, giovanissime, tra cui quella di una donna, una studentessa, fiore appassito prima del tempo, che ha perso il proprio profumo e ha deciso di sradicarsi lo stelo compiendo contemporaneamente codesto gesto nei confronti, ahimè, di altri fiori il cui profumo probabilmente era tale da inebriare vastissimi prati e sempre di più si sarebbe esteso, se solo non fosse stato strappato via dalla terra.
Tornando allo sviluppo delle vicende, dal canto suo, il governo turco con a capo il presidente Erdogan ha annunciato l’imminente intervento militare contro il PKK nel sud est della Turchia e in Iraq. Nonostante il grande numero di ipotesi formulate da alcuni osservatori cauti, è al PKK che la colpa è stata attribuita (basti pensare alle almeno 47 persone arrestate nella provincia settentrionale di Eskisehir ed in quella meridionale di Sanliurta). Perciò soffermiamoci su queste tre lettere (P K K) che possono apparire semplici ed effimere nell’ordine in cui si ritrovano e che sono invece tutt’altro. Esse indicano il partito dei lavoratori del Kurdistan (Partiya Karkerèn Kurdistan) fondato da Abdullah Öcalan, politico guerrigliero e rivoluzionario di etnia curda. I curdi sono una minoranza etnica che vive tra la Turchia, la Siria, l’Iraq e l’Iran, minoranza considerata illegale dal governo di Ankara che le nega l’autonomia per cui combatte. 2Ci sono stati molti scontri a scopo indipendentista tra le due parti. Infatti numerosi gli attacchi alla Turchia, costantemente in allerta, costantemente pronta a vendicarsi. Si registrano oltre 150 vittime del terrorismo in Turchia nei soli ultimi 6 mesi. Ripercorriamo dunque le ultime aggressioni. A precedere l’attacco del 13 marzo è stato quello del 13 febbraio, altrettanto drammatico e soffocato nel sangue. Sempre da parte del PKK, aveva l’obiettivo di colpire i soldati del governo turco. Ne sono morti 26, esplosi all’unisono con l’autobomba scagliatasi contro un autobus che trasportava militari, nel centro della capitale. La regione di Hogtan, situata a nord della Siria ha subito la distruzione di alcuni accampamenti. Sono rimasti uccisi 70 combattenti. Persino il corteo per la pace del 10 ottobre è stato squarciato da 2 esplosioni davanti alla stazione di Ankara.

Bodies of victims are covered with flags and banners at the site of an explosion in Ankara, Turkey, Saturday, Oct. 10, 2015. Turkey's health minister says two bomb explosions in the Turkish capital have killed scores of people. The explosions occurred minutes apart near Ankara's main train station as people were gathering for a rally, organized by the country's public sector workers' trade union and other civic society groups. The rally aimed to call for an end to the renewed violence between Kurdish rebels and Turkish security forces. (ANSA/AP Photo/Burhan Ozbilici)

Occorre inoltre sapere che le forze armate combattono il PKK da decenni ma, dal settembre del 2015, Ankara ha intensificato le operazioni contro i ribelli scatenando maggiormente la loro ira che, giunta all’apice, non ha esitato nella compulsività del terrore sfornato negli ultimi tempi.
Ad aggravare la situazione è l’ISIS. Anch’esso con ferocia punta alla Turchia che si ritrova perciò nel mirino di due fazioni nemiche fra loro.
La milizia curda chiamata Kurdistan Freedom Falcons è schierata contro l’ISIS assieme agli americani, apparentemente aiutati dalla stessa Turchia.Quest’ultima è impegnata nell’operazione militare contro l’ISIS ma sta ripetutamente bombardando i territori curdi. Ciò genera svariate polemiche da parte del resto del mondo. Secondo l’opinione di alcuni, Ankara vuole aiutare gli Stati Uniti in guerra contro lo Stato Islamico e gli attacchi al PKK sono solo una specie di avvertimento. Secondo altri però, l’unico obiettivo di Erdogan è di annientare i curdi per ragioni di politica interna. Accusata mesi fa dalla Russia di svolgere segretamente affari con l’ISIS, o per lo meno chiudere un occhio sulla questione, è evidentemente circondata da critiche e punti di vista contrastanti da vari fronti.
E come se non bastasse anche il popolo del web contribuisce nell’addossargli responsabilità. Prima di tutto, circa il tema della grande rete di internet, trovo singolare che, in concomitanza delle annose vicende di domenica le autorità abbiano bloccato i social per frenare il fiume straripante di immagini e notizie. A poco è servito visto che all’alba del nuovo giorno l’informazione era già stata udita dalle orecchie di tutti… ma dal cuore di pochi. Non abbastanza, affermano sul web, facendo riferimento all’Europa per la quale si sarebbero versate moltissime lacrime in più (quel 13 novembre a Parigi ne è un ottimo esempio). “La Turchia è uno stato bellissimo e civile, proprio come gli Stati europei”, scrive un italiano residente in Turchia, in un incalzante lettera, evidenziando il poco interesse suscitato nei suoi connazionali perché “si piange solo il vicino di casa nostra. Tutto il resto non è affar nostro”. Non posso contestarlo perché effettivamente l’attentato di Ankara ha creato poco scalpore, senza smuovere noi italiani. D’altra parte si tratta della crogiolata politica interna di uno Stato già da tempo instabile, della quale è assolutamente giusto essere a conoscenza e non con freddezza. 4
Molte risposte alla lettera dalla Turchia del cittadino italiano si sono invece curate di ribadire i concetti principali che condannano la Turchia quasi acconsentendo perché “corrotta” e quant’altro. Ma io dico, meno polemiche e più sensibilizzazione. Guardiamoci intorno perché ahimè ogni rischio è ad un passo da noi. Meno indifferenza e più amarezza e rabbia, rabbia nei confronti, più che di quel determinato Stato/popolo/gruppo, di chiunque uccide e danneggia l’umanità. Di chiunque semina l’odio. E poi compassione per tutta la gente innocente che muore, affinché arriviamo a comprendere l’importanza insostituibile di una vita. In onore di due ragazzi portavoce dei sogni così ingiustamente calpestati, due amici troncati sul nascere del loro futuro e della formazione che li rendeva uomini con delle idee giuste e democratiche. Gli universitari Ali, ucciso il 10 ottobre e Orancan, ucciso il 13 marzo. Uccisi a distanza di pochi mesi ma a distanza di un interminabile tempo 5dalla fine dei conflitti. Malgrado ogni cosa, dobbiamo ricordare che dietro qualunque guerra per qualunque motivazione vi sono vite innocenti saltate in aria ma non per spiccare il volo bensì per schiantarsi contro il suolo e rompersi in mille pezzi irrecuperabili. Strappate dalla quotidianità, dalle ambizioni e dai desideri non più raggiungibili. Se fa male, ma tanto male, allora facciamo luce sulla Turchia, sulla Costa d’Avorio, sulla Palestina, sulla Francia e su qualunque altro luogo in cui è il buio a regnare. Il buio cieco e crudele della morte e dell’odio. Facciamo luce sul mondo perché deve smettere di esserci così troppo, troppo poco amore.

Renata La Serra 3 E, “Santarella”, a.s. 2015/16

NO AL GIOCO D’AZZARDO

Avreste mai pensato che il gioco d’azzardo fosse così pericoloso?

Sì, lo è. L’abbiamo scoperto grazie alle dottoresse Maria Grazia Sasso, psicologa, e Grazia Cappelluti, assistente sociale. Entrambe fanno parte dell’associazione “Harambé” che significa “Oissa!” che si occupa di immigrazione, attività di aggregazione, informazione e soprattutto gioco d’azzardo. Il gioco d’azzardo è infatti un’attività rischiosa con poche possibilità di vittoria e tanti rischi. Inoltre limita spesso le relazioni sociali del giocatore in questione che tende a rimanere solo rispetto alla società.

Putting Money Into the Slots

La conseguenza più grave di questa attività è la dipendenza, infatti si tende a giocare sempre di più, isolandosi, fino alla totale perdita di controllo, a proposito ci è stato mostrato un video in cui il protagonista, giocatore d’azzardo, diventa così dipendente da rovinare i rapporti familiari e sociali fino ad addirittura impegnare l’anello di matrimonio. Questo video mostra anche la delusione del figlio nei confronti del padre che si dimentica del suo compleanno. Il gioco d’azzardo porta inoltre a problemi con la legge, indebitamento, irritabilità, difficoltà a scuola e il rischio di perdere il proprio posto di lavoro. Ma perché si gioca allora? Solitamente ci si avvicina al gioco d’azzardo per curiosità, credendo di potersi sentire felici e appagati in caso di vittoria, ma quasi sempre si finisce col sentirsi arrabbiati, frustrati, ansiosi e soli. Infatti si è calcolato che si hanno più possibilità di morire in un incidente stradale che di vincere al gioco d’azzardo.ludopatia3 Non si è mai totalmente immuni al gioco, qualunque fascia d’età è a rischio, tutti noi siamo a rischio. Si comincia a giocare spesso fin da giovani, magari anche per sentirsi accettati dal proprio gruppo di amici, ignorandone le conseguenze. In questo anche la pubblicità svolge un ruolo importante, spesso mostrando celebrità (come ad esempio i calciatori Francesco Totti e Cristiano Ronaldo) che invogliano i ragazzi a giocare. Si utilizzano slogan, colori, musichette che attirano l’attenzione. In questi ultimi anni si è diffusa un’altra forma di gioco d’azzardo: quello online che spinge a non uscire di casa e a rinchiudersi in sé stessi. Non essendo infatti supervisionati dai genitori si resta anche intere ore davanti a uno schermo. Quindi si sgretolano anche i rapporti con gli amici che, non cogliendo eventuali segnali, tendono ad allontanarsi sempre di più. Per questo le dottoresse consigliano ai ragazzi, specialmente nella nostra fascia d’età, altre forme di divertimento e ai genitori di essere più presenti nella vita dei propri figli.ludopatia2
E adesso spazio alle domande dei ragazzi incuriositi da questo argomento e desiderosi di scoprire i più piccoli particolari del gioco d’azzardo. Le dottoresse sono state molto esaurienti e disponibili nei nostri confronti e hanno risposto alle nostre curiosità e alle nostre aspettative. L’incontro è stato stimolante in quanto abbiamo sicuramente percepito un messaggio: il gioco d’azzardo è una truffa e bisogna starne alla larga.

Gaia Martinelli e Sylvia De Palma 3^C (A.S. 2015-2016 Santarella)

IL NOSTRO “INFINITO”

Dopo la lezione di letteratura sul celebre poeta romantico Giacomo Leopardi e sulla nota lirica “L’infinito”, due ragazze di 3^C, Gaia Martinelli e Sara Ventura, hanno sviluppato dei power point riguardanti questo tema. Entrambi hanno riportato i versi della poesia ricercando immagini che le rappresentassero e che le interpretassero in modo del tutto personale. Le alunne hanno trasmesso l’immensità e le angosce espresse dall’autore nel modo più efficace possibile.
Buona visione!

Power Point:

Infinito

L’infinito – Giacomo Leopardi

Gaia Martinelli e Sylvia De Palma 3^C (a.s. 2015-2016) L. Santarella

LE COLAZIONI EUROPEE

Il 18 gennaio scorso gli alunni della classe 2ª B hanno allietato la mattinata scolastica con una colazione molto speciale. Sapientemente guidati dalle loro insegnanti di Italiano e Matematica hanno svolto delle ricerche per raccogliere informazioni sullo stile alimentare delle varie nazioni europee, soffermandosi sulle abitudini a colazione. Hanno allestito con cura un tavolo per ciascuna nazione, esponendo gustose prelibatezze tradizionali, curando ogni particolare coreografico che richiamava i colori delle bandiere e i simboli degli Stati. Specialità dolci e salate caratterizzavano i loro bouffet:

crepes, croissant e baguette per la Francia;

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salumi e vari tipi di pane per la Scandinava;

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salumi, uova sode, wurstell, frutta e pane tostato per la Germania;

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crepes ai frutti di bosco, salumi, formaggi e focaccine al salmone per la Russia;

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tè accompagnato da pancake, crepes, uova, e bacon per l’Inghilterra;

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Zureki e Baklavà per la Grecia;

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churros e pane alla catalana per la Spagna.

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Alle 10.30 i ragazzi sono stati raggiunti dai loro ospiti: genitori, nonni ed altri insegnanti dell’istituto, che hanno accolto indossando anche abiti tradizionali di alcune nazioni. Tutti hanno avuto modo di apprezzare e gustare il loro lavoro. Prima di dare inizio alla colazione un alunno per ciascun gruppo ha presentato la propria nazione, esponendo brevemente le specialità e le abitudini tipiche.
Una mattinata festosa e appetitosa che ha lasciato soddisfatti gli alunni, gli insegnanti e i loro ospiti. Un modo gustoso di fare scuola!

Giuseppina Tarantini e Giulia Marcone, classe 2ª B, “Santarella”, a.s. 2015/2016

VISITA AL PASTIFICIO GRANORO

GranoroIeri, 15 marzo, è stata una giornata bellissima perché siamo andati al pastificio Granoro.

Con lo scuolabus siamo stati trasportati fino al pastificio. Quando siamo arrivati, siamo andati in una sala d’attesa dove un collaboratore ci ha spiegato le fasi del viaggio del grano prima di essere trasformato in pasta. La pasta è prodotta con semole di grano duro. La materia prima utilizzata è quindi la semola. Le fasi di lavorazione sono:

  • impasto;
  • pressatura e trafilatura;
  • essiccazione;1
  • confezionamento.

Nella sala ci ha rivolto delle domande a cui noi abbiamo risposto. Noi conoscevamo queste fasi perché la maestra Raffaella Rutigliani, giovedì 10, ci ha fatto studiare l’argomento.

Il collaboratore ci ha condotti in un corridoio dove le maestre ci hanno fatto indossare delle cuffie per evitare che i nostri capelli potessero contaminare la pasta.

Alla fine del corridoio il collaboratore ci ha mostrato due trafile per due tipi di pasta: la pasta con i chicchi di grano duro e la pasta con i chicchi di grano tenero.2

Dopo un po’ siamo andati nei laboratori dove faceva caldo come nel deserto. Il collaboratore ci ha spiegato che faceva così caldo perché c’erano dei termosifoni e forni speciali: gli “essicatoi”.3

Lì abbiamo visto macchine di ogni genere, io sono stato molto felice e mi sono divertito soprattutto quando il gentile collaboratore ci ha offerto della pasta cruda da mangiare. Abbiamo saputo che la Granoro realizza la pasta sempre con il suo marchio anche per altre città. Dopo interessanti spiegazioni, siamo tornati nella sala iniziale, cioè nella sala d’attesa. Qui abbiamo visto un tavolo pieno di merendine poco salutari ma che noi bambini amiamo molto: Kinder Delice, Kinder Brioss e succhi di frutta.4

Terminata la visita ci hanno offerto delle buste contenenti dei pacchi di pasta: spaghetti ed orecchiette.

Quando è arrivato lo scuolabus siamo tornati a scuola. È stata una giornata meravigliosa e spero di fare presto un’altra uscita interessante come questa.

Rainone Luigi, classe IV B, plesso “Cifarelli”, a.s. 2015/16

 

IL JIGSAW

Mercoledì 20 geindexnnaio 2016, eravamo tutti eccitati per il progetto del JIGSAW, a noi sconosciuto. Appena entrata la professoressa, dopo il suono della campanella, io ero molto ansiosa e curiosa per la formazione dei gruppi secondo un test di compatibilità da noi svolto in classe: speravo di stare con le mie amiche perché con loro vado molto d’accordo. Giunta l’ora del verdetto, tutti eravamo con orecchie tese e  penne pronte per scrivere i vari gruppi, quando la professoressa ha annunciato: “Tandoi Chiara, Labianca Roberta, Manfredi Monika, Marchese Simona e Musto Federica sono il quarto gruppo.” Io sono stata felicissima perché sapevo che con loro potevo andare d’accordo, collaborare e quindi lavorare bene. Una volta formati tutti i gruppi, ci siamo recati nel laboratorio di scienze, dove abbiamo stabilito delle regole e dei tempi da rispettare (avevamo tre ore). Dopo una lunga e complessa decisione io e le mie amiche abbiamo chiamato il nostro gruppo ‘’SUPERSTAR’’ ed io sono stata eletta rappresentante. Successivamente il nostro gruppo ha stabilito come argomento ‘’IL FEUDALESIMO’’; alla fine, scegliendo le varie parti, ci siamo divise e ci siamo recate nei gruppi esperti, dove un membro per ogni gruppo si riuniva per studiare, esporre e approfondire la propria parte. Io mi sono dovuta dividere in due gruppi esperti, uno di “quelli che pregano” e l’altro di  “quelli che combattono”. Dopo un ottimo studio nei gruppi esperti, sono ritornata con le mie compagne nel gruppo casa ed ho esposto quello che avevo studiato. Nello stesso modo hanno proceduto le mie amiche esponendomi la lezione da loro studiata. In questo lavoro ho scoperto che tutti hanno svolto nel migliore dei modi il loro lavoro e questo ha permesso ad ognuno di noi di arricchirsi a vicenda. Dopo aver terminato l’esposizione ed  aver memorizzato le parti studiate, la professoressa ci ha dato una verifica e per noi farla è stato abbastanza semplice visto che eravamo state attente ed avevamo svolto bene tutte le fasi di lavoro. Per me questa nuova esperienza è stata bellissima perché ci ha insegnato a collaborare tra di noi e la rifarei volentieri.

Chiara Tandoi  (I C – “Santarella” – a.s. 2015/16

IN VISITA ALLA PINACOTECA DE NITTIS

Meravigliosa e sofisticata l’arte, dotata di incantevole splendore, animava l’interno del maestoso Palazzo della Marra di Barletta ospitante la pinacoteca interamente dedicata alle autentiche opere del pittore Giuseppe De Nittis.

”Alle corse di Auteuil, sulla sedia”, Cataldo Mennuti, 3A

In una mattinata di Febbraio  che pareva annunciare l’incombente e desiderato arrivo della primavera, vi ci siamo recati. Il 17, precisamente. Il sole scioglieva l’inverno, lentamente, risvegliando pigro col suo tocco le piante, aspirando gocce di rugiada. Il cielo terso si fondeva con l’immensità del mare che abbracciava una dolce brezza.

L’arte di De Nittis primeggiava elegantemente nella quiete. Elegante come la sua personalità che, stravagante, si accingeva a mischiare le dosi di questa sua essenza con un innato spirito ribelle.  Immaginatevi dunque questo noto pittore, barlettano si intende, nato nel 1846, anche lui a febbraio, per restare in tema.

foto3

“Lungo l’Ofanto” – Andrea Quercia, 3A.

Ma per un attimo spogliatelo delle vesti cucitegli addosso dalla sua meritatissima notorietà e intraprendete con me un enfatico trasporto nei tempi in cui il fanciullo crebbe allevato da suo nonno, nel suo paese, in seguito alla quasi immediata perdita di entrambi i genitori. Fin da subito Giuseppe conobbe i fogli e i colori, come ogni bambino, d’altronde. Ma il suo primo approccio con la realtà artistica  fu decisamente più speciale. Egli sviluppò un acutissimo senso di osservazione. Amava perdersi nei paesaggi, scorgendo in essi mondi inauditi, se pur  questa sia solamente la mia interpretazione. Di certo la sua sensibilità gli consentì di cogliere ogni dettaglio, che col passare degli anni imparò a riportare sulle tavole che dipingeva.  Non trattandosi di una biografia, sarò il più breve possibile, per me impresa ardua, ma indubbiamente fattibile (spero).  Vi basti sapere che il nostro Giuseppe ruppe gli schemi, facendosi espellere dall’Istituto di Belle Arti napoletano, nel quale stava proseguendo gli studi. La causa? Come vi ho accennato si trattava di un’anima ribelle, la sua, o almeno così veniva all’epoca appellata; probabilmente la giusta definizione è “innovativa”, perchè attratta dall’innovazione e portatrice dell’innovazione stessa. I suoi “studi dal vero”, in contraddizione allo stile pittoresco dell’epoca, nel quale non si rispecchiava, che svolgeva “en plain air”, dinanzi alla location del dipinto, precedettero la corrente impressionista nata in Francia. Si recò a Parigi dove, superato un primo approccio non glorioso, riuscì a riscontrare successo.  Proseguendo la produzione di opere impressioniste, prese parte alla prima mostra della corrente, tenutasi nello studio del fotografo Nadar il 15 aprile 1874.  Ma soffermiamoci un istante sull’Impressionismo, la cui parola stessa è un chiaro specchio di ciò che rifletterà. L’Impressionismo suscitava emozionanti sensazioni a fior di pelle, fermando sulla tela la fugacità di un momento del giorno, caratterizzato da una particolare luce balenata su strade, monti, e qualunque altro paesaggio. E il tutto veniva riprodotto in maniera impeccabilmente imprecisa, per lasciare spazio ad una sorta di exploit delle sensazioni. Tornando al nostro pittore, occorre sapere che il Signor Successo bussò alla sua porta definitivamente in occasione dell’esposizione universale di Parigi del 1878.  Quando giunse la morte, non aveva che 38 anni.

''Giornata diinverno. Ritratto della signora De Nittis.'' Jessica Mazzilli 3A

”Giornata d’inverno. Ritratto della signora De Nittis.” Jessica Mazzilli 3A

Fino all’ultimo respiro fu accudito da sua moglie, la bella Leontine, che possiede il merito della donazione delle sue opere in mostra nella città natale del nostro amico.

In alcuni quadri che abbiamo potuto ammirare è ritratta Leontine, come in “Giornata d’inverno”

nel quale spicca l’eleganza di cui precedentemente vi parlavo, riscontrabile anche nell’opera “Il salotto della Principessa Matilde”, ricco di curati particolari che perfettamente rendono l’idea della grande classe ottocentesca, opera che permette di immergersi totalmente nella calda atmosfera traendone sensazioni oltre che visive, uditive, olfattive e tattili.  Un elemento risaltante è il frequente accenno che De Nittis ci ripropone varie volte nei suoi quadri sperimentali, alla cultura orientale, principalmente giapponese. L’anima del pittore, colma di numerose sfaccettature, non si limitava infatti a raccogliere i frutti dei suoi viaggi dall’Italia alla Francia e viceversa. Per riempire a pieno il concetto a lui attribuito di “sperimentazione” sono da far notare i suoi viaggi aldilà dell’Europa, nelle viscere di culture tanto differenti quanto affascinanti. Egli può addirittura essere considerato una sensazionale e creativa testimonianza del mondo, rispettando un concetto alquanto ampliato di esso. Perché ampliati erano gli orizzonti che Giuseppe raggiungeva, alimentato dalla voglia di riportare quanto scopriva, con lo stesso entusiasmo che durante i suoi viaggi gli riempiva il cuore. Volendo seguire l’ordine espositivo della mostra, senza dilungarmi più di quanto non stia già facendo (era prevedivibile), cercherò di accennare velocemente alle opere che più hanno colpito lo sguardo, o per lo meno al mio.

Ad introdurci nel percorso nel quale la guida ci ha gentilmente condotto, raccontandoci interessanti  nozioni, vi è un autoritratto la cui genialità sta nell’aver strutturato la propria figura d’intero, accostata a un lato, come a voler mostrare la sua casa che costituisce lo sfondo, ma, al contempo è la protagonista.  Troviamo inoltre un quadro appariscente alla vista per l’uso dei colori adoperati, che indica accuratamente la luce filtrante dalle cupe  nubi generatrici di un temporale, “Procella”. Qualche sala a seguire, del tutto suggestiva un’opera al culmine della modernità dell’epoca, rappresentante l’apice del progresso. Come sapete Giuseppe era attratto da ciò che era nuovo, in maggior modo dalla velocità. Nell’opera protagonista di queste righe è rappresentato un treno a vapore, la cui frenesia è facilmente scrutabile. E’proprio quest’ultima ad occupare la scena, dinanzi alla vera e propria figura del  treno in lontananza. Tra inverni gelidi e primavere pugliesi, paraventi giapponesi e donne di spalle, curiosa è la figura del figlio dell’artista, più volte ritratto, ma distrattamente, sempre poco accennato e lasciato incompiuto. Di un’incompiutezza desiderata, il cui motivo resta un mistero.  Quale artista, d’altronde, non possiede quell’alone di mistero a sospenderlo in una dimensione concepibile solo per lui, scandita dalle note di un’ambigua melodia la cui bellezza sta proprio nell’armonia visibile a tutti ma leggermente incomprensibile?  E’ proprio sulla scia di questa melodia che voglio concludere questo viaggio nella personalità di un grande pittore, pugliese come noi, sebbene cittadino del mondo, come si suol dire.  Viaggio compiuto tramite l’inestimabile risorsa rivestita dalla pinacoteca barlettana, casa di opere immortali al susseguirsi di secoli interi, impressi su tela.

Renata La Serra, classe  III E, “Santarella”, a.s. 2015/16

Intervista mercatino di Natale 2015

A causa della pausa intercorsa tra gli incontri del S@ntarellino di dicembre e quelli attuali, pubblico questo articolo inerente al periodo natalizio solo adesso.

CIMG1053Anche quest’anno le varie scuole della nostra città hanno partecipato al mercatino di Natale. I lavori sono stati svolti dagli studenti, i quali hanno realizzato manufatti inerenti al tema natalizio con l’utilizzo di varie tecniche (quali l’ago e il filo, il lavoro a maglia e l’uncinetto).CIMG1014
Come sempre in tutti questi anni, l’iniziativa ha avuto uno scopo benefico. Noi della redazione del S@ntarellino abbiamo intervistato la Dirigente del nostro Comprensivo “Cifarelli-Santarella” e abbiamo così ricavato varie informazioni riguardanti i destinatari del ricavato che viene principalmente investito nelle adozioni a distanza e, come è successo l’anno scorso, nelle donazioni per Telethon. Sono state intervistate le insegnanti delle classi dei vari plessi dell’Istituto.
La prima intervista è stato fatta a un’alunna della classe 4ª B, la quale ha realizzato insieme ai suoi compagni, dei pupazzi di neve ripieni di riso e delle stelle luminose. CIMG1028I lavori sono stati realizzati all’interno della scuola con la collaborazione delle mamme. Secondo la bambina intervistata è stata una bella esperienza, interessante e coinvolgente.
La seconda intervista è stata fatta agli alunni di una classe dell’istituto “Madonna Pellegrina”, i quali hanno realizzato formine di stoffa e cioccolatini. Sono stati utilizzati materiali quali carta e gesso.CIMG1078
La terza intervista è stata invece fatta ai docenti delle classi 4ª e 5ª della Scuola Primaria “Cifarelli”. Queste classi hanno realizzato, all’interno delle varie aule, magneti e candelabri con l’utilizzo di carta e vetro riciclato. La quarta intervista è stata fatta ai docenti delle classi della Santarella che hanno realizzato, utilizzando ago e colla a caldo, vari portatovaglioli, presine, copribottiglia e delle fatine.
Tutte queste esperienze sono molto piaciute sia ai docenti che agli studenti. Così anche quest’anno è stata svolta questa attività tanto attesa da insegnanti ed alunni, grazie appunto alla collaborazione di questi ultimi ed anche alla disponibilità e all’interesse della Preside e dell’amministrazione comunale.
Giulia Marcone, classe 2ª B “Santarella”, a.s. 2015/16