Le parole del cuore che non vi ho detto mai

Cari genitori,

in occasione del Natale,

ecco le parole del cuore che non vi ho detto mai.

Voi per me siete come degli angeli custodi,

dei protettori,

nessun genitore è come voi.

Non saprei cosa fare senza di voi,

sarei dispersa nel buio della notte.

La nostra famiglia è come un pavone che apre le ali tutte colorate,

è come un libro che si apre,

è come un goal,

anche de abbiamo qualche ostacolo in famiglia.

Siete come un cielo azzurro,

l’erba verde,

i bambini quando giocano,

i fiori quando sbocciano,

le foglie verdi.

Siete come delle ali che permettono di volare in alto.

So che mi volete bene anche se moltissime volte vi faccio arrabbiare.

Quando ridete è come un arcobaleno, invece quando vi arrabbiate siete come delle nuvole nere.

Scusatemi per qualche bugia.

Abbiamo passato tanti momenti belli insieme e lo faremo ancora.

Grazie per le cose che mi avete insegnato, per il tempo e la pazienza che avete avuto.

Per la disponibilità, per la gentilezza.

Questo è l’undicesimo Natale che passeremo insieme ed io sono contentissima anche se con te mamma il Capodanno non lo so se lo passeremo insieme perché papà prenderà i biglietti per il concerto di Jax e Fedez, ma tu non ti preoccupare.

BUON  NATALE

Elisabetta

Lotito Elisabetta, classe I C, a.s. 2016/17

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Lettera ai genitori

20/12/2016

Cari genitori,

in occasione del Natale, ecco le parole del cuore che non vi ho mai detto e che vorrei gridare al mondo, ma non riesco.

Tu, mi dici che bisogna vergognarsi solo delle cose brutte, mamma, ma io le mie emozioni riesco a scriverle solo su carta, la mia voce è più debole del mio cuore, i miei occhi sono più deboli dell’amore. Mamma, ho bisogno del tuo abbraccio, sempre, perché mi dona felicità. Quando ero più piccola tu mi prendevi e mi avvolgevi tra le tue braccia ed io sorridevo. Ora mi sembra che il tempo passato insieme sia dimenticato.

Lo so, è una follia ma non riuscirei mai a sorridere senza te, io non voglio crescere. Voglio essere piccola per entrare ancora nel lettone perché faccio brutti sogni. Io e te siamo unite da una forza, da una corda che non si potrà mai spezzare. L’unica cosa che mi ricordo di quando ero piccola sono i tuoi occhi su di me, la mia testa vicino al tuo cuore. Tu, invece, mi vuoi più grande, più responsabile, ma io voglio rimanere la pazzerella di casa.

Fammi volare, tu, papà, che mi prendi in braccio e mi porti su, tra le tue mani enormi, come se fossi una piuma. Dammi la mano, prendi la mano di quella bambina che tu hai cresciuto. Quando torni a casa, la sera, distrutto dal lavoro, io vorrei con un bacio, ridonarti il sorriso.

Adoro quando, la mattina, per svegliarmi canti come un pazzo e il tuo sorriso mi contagia e, anche se la giornata è buia, tu puoi far apparire un sole nel mio cuore. GRAZIE, vi dico grazie per avermi dato la vita, per avermi regalato un sogno. Tra un po’ è Natale, un nuovo traguardo, un nuovo inizio, ma comunque il percorso continua… Vorrei vedervi qui, tenervi vicino per non dimenticare queste parole, lasciare che nel nostro cuore non ci sia altro che amore e che le lacrime che scendono giù dal nostro viso siano solo di felicità.

Alessandra

Halloween oscura le feste cristiane

La festa di “Halloween” si è diffusa negli ultimi anni in maniera impressionante. Si tratta di una festa pagana in cui durante la notte tra il 31 ottobre ed il 1° novembre si svolgevano delle cerimonie perché si credeva che in questa notte, i morti dell’anno precedente sarebbero tornati sulla terra. Durante questa cerimonia veniva acceso un fuoco che sarebbe stato portato nelle famiglie, affinché potessero accendere “il Nuovo Fuoco”, dando in cambio un’offerta da dare al loro Dio. Questo fuoco veniva fatto bruciare all’interno di lanterne costruite da rape o cipolle, che oggi sono diventate zucche. Chi si rifiutava di fare l’offerta veniva maledetto con il detto “Offerta o Maledizione?!” che oggi si è trasformato in “Dolcetto o Scherzetto?!”. Anche il travestimento da streghe è legato alla tradizione di questa festa per allontanare gli spiriti. “Halloween” rappresenta quindi il “capodanno degli stregoni” e in questa occasione vengono celebrate messe nere e atti di satanismo.

Esiste, quindi, una contrapposizione tra questa festa e quella religiosa di Ognissanti o la Commemorazione dei defunti. La chiesa, infatti, sostiene che festeggiare “Halloween” significhi rendere omaggio al diavolo. Il primo novembre si celebra infatti la festa cristiana di tutti i Santi, che è una festa religiosa. Questa è la festa di tutti i Santi della cristianità, infatti nel nostro calendario ogni giorno è dedicato ad un Santo, mentre il primo novembre si commemora il ricordo delle loro vite, si ricorda quanto siano stati importanti i loro sacrifici e i loro gesti. Da alcuni studi possiamo notare che il primo novembre ha una continuità con la festa pagana e che la chiesa ha voluto rendere meno pagana l’usanza di festeggiare il ritorno dei defunti, perciò si è deciso di festeggiare tutti i Santi il primo novembre, mentre il giorno successivo si celebra la festa di tutti i defunti, per rendere omaggio a tutte le persone che non ci sono più. In questo giorno è abitudine andare al cimitero e portare in dono dei fiori ai propri cari. Il colore liturgico di questo periodo è il viola, colore della penitenza, dell’attesa e del dolore, utilizzato anche nei funerali come il nero. Possiamo affermare che festeggiare la notte di “Halloween” è una tradizione che è entrata a nel nostro Paese soprattutto a fini commerciali e che entusiasma non solo i bambini che hanno imparato e si divertono a cantare il ritornello “Dolcetto o scherzetto?!”, ma è anche una festa degli adulti che partecipano a feste, sagre di paese, divertendosi ad adornarsi con cappelli da streghe, scope, zucche e gatti neri. Questa festa pur essendo vietata dalla Chiesa deve la sua diffusione al giro commerciale sviluppatosi grazie proprio alla vendita di vestiti, trucchi, addobbi zucche, e alla corsa dei ragazzi per festeggiarla nei vari locali. Alla luce di tutto questo, credo che noi italiani stiamo importando dai paesi esteri molte loro feste a tradizioni che nel nostro Paese non renderanno mai l’idea di quello che realmente sono proprio per differenze ideologiche e culturali, questo avviene per “Halloween” ma anche per l’ “October Fest”, ecc. Io personalmente non ho mai festeggiato questa ricorrenza. Non mi sono mai travestita perché non fa parte della cultura della mia famiglia. Penso che, come sostiene la Chiesa, in questa notte piuttosto che una zucca illuminata, dovremmo accendere un cero benedetto.

Classe I C, Santarella, a.s. 2015/16

Halloween

La parola “Halloween” ha origini anglosassoni; si fa risalire alla tradizione della chiesa cattolica e deriva da una contrazione della frase “All Halloween Eve” ovvero la notte di Ognissanti festeggiata il 31 Ottobre, data che nel quinto secolo avanti Cristo, nell’Irlanda celtica coincideva con la fine dell’estate: in questa ricorrenza chiamata Samhain – i colori tipici erano l’arancio per ricordare la mietitura e quindi la fine dell’estate ed il nero a simboleggiare il buio dell’inverno. Narra la legenda che gli spiriti erranti di chi è morto durante l’anno, tornino indietro la notte del 31 Ottobre in cerca di un corpo da possedere per l’anno successivo. Ovviamente i vivi non volevano essere posseduti! Perciò i contadini rendevano le loro case fredde spegnendo i fuochi nei camini e rendendo i loro corpi orribili mascherandoli da mostri. La festa di “Halloween” venne portata negli U.S.A. intorno al 1840 dagli immigrati irlandesi. Questa festa che ormai in Italia è abbastanza sentita e festeggiata, io la reputo solo un’occasione per stare con gli amici (quando mi capita) non condividendone il significato. Al contrario, la festa di Ognissanti per noi cristiani e in particolar modo per la mia famiglia, è molto importante perché mia nonna mi ha sempre detto che i Santi sono i “giganti dell’amore”; infatti il Cristo raggiunge gli uomini attraverso di loro che si rendono strumenti docili e presentano al mondo i valori cristiani vivendoli radicalmente. Detto ciò “Halloween” non ha niente a che vedere con la nostra festa di “Ognissanti”, dove noi abbiamo la tradizione di trascorrere quel giorno con i nostri parenti condividendo il pranzo e festeggiando i Santi di cui portiamo il nome. Il 2 Novembre è un giorno particolare per noi in quanto lo si trascorre facendo visita ai defunti, portando dei fiori o solo recitando delle preghiere. Sicuramente la festa che preferisco è quella di tutti i Santi per il momento gioioso di condivisione con i miei parenti.

Giulia Maldera, classe I C, Santarella, a.s. 2015/16

UN INCONTRO SPECIALE

Noi della classe V B, ieri 18 ottobre, siamo andati in un’aula della scuola secondaria “Santarella” per registrare una puntata del programma televisivo “Fatti e Misfatti” che era dedicata allo sport: “un’occasione per crescere insieme”. Erano stati invitati a partecipare al programma tre sportivi: l’arbitro Antonio d’Amato, il paraolimpionico Luca Mazzone e il corridore dell’areonautica militare Domenico Ricatti. Partecipava alla registrazione anche la classe III C della scuola media, due insegnanti di attività motoria, la preside, la prof.ssa Isa Scicioli che accompagnava l’altra classe.

Gianpaolo Balsamo

Gianpaolo Balsamo, il conduttore-giornalista, ha iniziato l’intervista presentando tutti noi, poi ha dato la parola alla preside, la quale ha spiegato che il nostro Istituto accetta con piacere tutte le proposte legate allo sport ed ha fatto qualche esempio. Dopo ha dato la parola alla mia maestra –  mi ero distratta un secondo e non ho capito molto! –  poi ha parlato la maestra Maria Pia. Ha detto che la nostra classe fa partecipare anche Giuseppe Quercia a tutte le attività sportive, anche se è sulla sedia a rotelle. Poi gli atleti hanno parlato della loro vita e ci hanno dato dei consigli molto utili.

Luca Mazzone

I miei compagni di classe Giorgia, Angelo e Aurora, hanno posto delle domande agli atleti, i quali hanno risposto. Infine sono  intervenuti con delle domande anche alcuni alunni della classe III C Santarella.

Alla fine della puntata, Domenico Ricatti ha proposto di fare una foto di gruppo prima con noi e poi con la terza (che simpaticone!).

In questa esperienza mi sono distratta troppo volte (forse per l’emozione!) e spero che vedendoci in TV riesca a capire cosa hanno detto! Comunque aver conosciuto queste persone è stata un’esperienza favolosa!

Maria Lucrezia Pellecchia, classe V B, Cifarelli, a.s. 2016/17

 

Oggi è stato un giorno molto particolare, perchè per la prima volta con i compagni della mia classe siamo stati davanti alle telecamere.

Voglio cominciare a raccontarvi questa fantastica giornata. Stamattina siamo venuti a scuola regolarmente ma con tanto entusiasmo. Arrivate le ore 10.00, dopo aver fatto merenda, ci siamo

Arbitro Antonio D’Amato

recati alla scuola media “Luigi Santarella”.

Siamo entrati in un’aula dove ci aspettava una classe delle media e gli ospiti della trasmissione televisiva “Fatti e Misfatti”. All’interno dell’aula si trovavano anche due telecamere con gli operatori e il conduttore Gianpaolo Balsamo, mio padre. Questa puntata trattava di sport, infatti gli ospiti a cui abbiamo fatto le domande sono stati: l’arbitro Antonio D’Amato, il paraolimpionico Luca Mazzone e il corridore Domenico Ricatti.

Dopo varie prove per i microfoni, la puntata è cominciata.

La prima persona a parlare dopo il conduttore che ha introdotto la puntata è stat la preside Danila Tempesta che ha parlato della scuola e di alcuni progetti. Dopo che gli ospiti si sono presentati e hanno descritto la loro carriera, è arrivato un momento molto emozionante per me e per due miei compagni Giorgia ed Angelo perchè dovevano fare delle domande inerenti lo sport agli ospiti. Io l’ho fatta all’arbitro D’Amato chiedendo quali fossero i valori dello sport per le nuove generazioni.

Dopo le domande dei ragazzi della scuola media è intervenuta la maestra Angela che, quando ha iniziato a parlare, è diventata rossa come un peperoncino.

In seguito alle interviste delle altre insegnanti, la puntata è finita. Oggi ho ricevuto un grande insegnamento, ossia che lo sport non ha barriere e che insegna sempre a rispettare le regole giocando.

Sono felicissima di questa esperienza che ho vissuto con la mia classe.

Aurora Balsamo, classe V B, Cifarelli, a.s. 2016/17

 

“FATTI E MISFATTI”  A SCUOLA

La mattina del  27/10/2016 gli alunni della classe  3^ C della scuola secondaria Santarella , e quelli  di  quinta B  della primaria Cifarelli hanno avuto la possibilità di partecipare  alla trasmissione   “Fatti e Misfatti”, in programma su Video Italia Puglia canale 96 sul digitale terrestre,  per discutere su un argomento che accomuna tutti, sia grandi sia piccoli, lo sport.

Ciò che ha reso questa esperienza indimenticabile è stata la presenza di alcuni sportivi a livello nazionale: l’arbitro Antonio Damato che fa  parte della Commissione Arbitri Nazionale della seria A, Domenico Ricatti, atleta italiano specializzato nel mezzofondo e nella maratona, che fa parte della Nazionale di atletica leggera dell’Italia e Luca Mazzone, nuotatore e paraciclista italiano che ha vinto due medaglie d’argento ai Giochi Paraolimpiaci di Sidney 2000,due ori e un argento ai Giochi Paraolimpiaci di Rio de Janeiro 2016 e otto titoli mondiali.

E’ stato interessante vedere come viene registrato un programma televisivo,dietro a una trasmissione ci sono infinite prove, tagli e riprese, non avremmo mai immaginato che fosse così impegnativo.

Dopo il segnale del regista, le riprese sono iniziate, il conduttore Giampaolo Balsamo ha presentato gli ospiti, noi,la Preside,la nostra professoressa di lettere e la maestra Sciscioli.Dopo aver parlato della nostra scuola e dell’impegno  da lei profuso per  sostenere tutti i progetti  legati allo sport, alcuni bambini di 5^ elementare e alcuni nostri compagni hanno posto delle domande. Gli sportivi hanno parlato anche della propria vita e di come si sono avvicinati al mondo dello sport. Per ognuno di loro la passione per lo sport è nata fin da piccoli.

Le loro risposte ci hanno colpito molto, soprattutto quella di Domenico Ricatti, il quale ha detto che quando si ha un obiettivo, solo credere che esso possa esaudirsi fa sì che sia reale, questa risposta  non è legata solamente allo sport ma, secondo noi, dovrebbe essere una frase che tutti sono tenuti ad avere in mente per raggiungere i propri obiettivi. Ha confessato, inoltre, di non amare più di tanto la corsa ma di amare la competizione ed è questo che l’ha spinto a gareggiare e a diventare un così importante atleta.

I tre sportivi ci hanno raccomandato anche di rialzarsi sempre dopo i momenti peggiori,  sottolineando che non serve a niente piangersi addosso, e che lo sport serve sopratutto per  imparare a rispettare le regole e gli altri.

Il paraolimpionico Luca Mazzone ha parlato di un argomento molto importante, denunciando la mancanza al Sud  di un numero adeguato di  strutture che permettano ai ragazzi disabili di praticare sport. Questa purtroppo è una piaga che segna il Meridione,  tutti dovrebbero avere la possibilità di praticare sport e divertirsi.

Fortunatamente la nostra scuola permette a tutti ragazzi diversamente abili di praticare sport e di sentirsi integrati nella classe.

Questa esperienza ci  ha fatto riflettere molto, facendoci capire che non bisogna mai abbattersi ma andare sempre oltre i propri limiti, anche se questi possono sembrare impossibili e soprattutto irraggiungibili . Luca Mazzone ci ha trasmesso molta forza ,seconde noi,è un uomo da ammirare perché non è da tutti riuscire a superare gli ostacoli più difficili.

Noemi Marulli  e Maria Giulia Quinto, classe 3^ C – Santarella, a.s. 2016/17