Visita al “Museo del Territorio” di Corato

Il giorno 14 marzo noi alunni della II C ci siamo recati presso il Museo del Territorio di Corato per una lezione sui “segni” presenti nella Puglia. La visita era stata programmata all’interno del progetto scolastico “Festa dell’Europa: cercatori dei segni”.

Appena entrati nel museo ci siamo recati nella sala delle conferenze per una lezione con la nostra esperta.

Per incominciare l’esperta ci ha parlato della viabilità nella nostra regione, essa infatti è per lo più pianeggiante e ha fiumi di poca portata.

Questa possibilità ha portato alla creazione di numerosi percorsi molto importanti.

Nell’antichità, durante l’Impero Romano, le strade si evolsero e si espansero in modo notevole.

Per registrare queste strade militari, commerciali e di passaggio, fu inventata la “Tavola Peutigeriana” che prese il nome da Konrad Peutinger, umanista, antiquario e diplomatico tedesco.

Questa tavola è composta da 10 fogli di pergamena che sovrapposti compongono una carta di grande spessore e di notevole grandezza.

L’esperta ha paragonato la carta ad una mappa metropolitana dato che entrambe rappresentano luoghi in modo piatto, segnano itinerari, segnano distanze da un punto all’altro e segnano i punti d’arrivo.

Tra le strade più importanti troviamo:

-Via Traiana= raggiunge Brindisi da Benevento, ha una piccola deviazione verso il Gargano, collega monte sant’Angelo (luogo di culto), fu costruita tra il 308 e il 310 a.C.

–Via Appia= collega Roma con Brindisi

-Via Litoranea= collega i porti più importanti

Queste vie furono utilizzate anche per la transumanza, ovvero la migrazione stagionale del bestiame dalla pianura alle regioni montuose e viceversa. Inoltre durante il mese di Maggio si teneva la fiera del bestiame e quindi le strade erano molto utilizzate.

Queste strade erano chiamate “vie erbose” e andarono in disuso nel XII secolo con gli Angioini, infatti, durante questo periodo non fu molto praticato l’allevamento.

Il palazzo della Dogana, a Foggia, costruito dopo il terremoto del 1731.

 

Dopo moltissimi anni, nel 1447, fu creata a Foggia la “Regia dogana della Mena delle Pecore”. Si trattava di un ufficio che riportava i vari pascoli del bestiame e ne ricavava denaro imponendo una .

Nel tempo i tratturi diventarono come le nostre autostrade: si pagava in base al numero di pecore.

I tratturi dovevano essere larghi almeno 60 passi napoletani cioè 111m.

Il tratturo più lungo (243Km) fu quello che portava dall’Aquila sino a Foggia.

Un altro tipo di strada era il tratturello, essi erano più piccoli e insieme ai “bracci” congiungevano un tratturo all’altro.

I “riposi” erano delle soste temporanee del bestiame, esse si trovavano nei tratturi e vi si poteva sostare per 1 giorno o più.

Molto spesso nelle varie strade erano presenti i “cippi”, piccoli massi con le iniziali del proprietario del terreno. I cippi erano come dei cartelli e avevano un numero romano sulla parte superiore per indicare i Km mancanti per la meta.

I tratturi più importanti nella nostra zona furono:

-Tratturo Barletta Grumo

-Tratturello Canosa Ruvo

-Tratturello Via Traiana

-Tratturello Corato Fontanadogna.

Essi erano numerati per essere elencati su una mappa.

Il nome di ogni strada indica le zone che collega.

Parlando di strade molto grandi possiamo citare la via Traiana che collega Roma a Brindisi ed è chiamata così perché fu fatta realizzare dall’Imperatore Traiano .

Inoltre il tratturello “Piede Piccolo” è un percorso breve che collega Masseria San Magno con Masseria Piede Piccolo. Esso è riportato in una carta conservata nel comune di Corato.

Passando avanti negli anni, tra l’800-900 ci furono molte modifiche sulle strade e i terreni aumentarono mentre le vie erbose diminuirono.

Poi in epoca fascista i tratturi diminuirono di ampiezza riducendosi a 30 passi napoletani, per dare maggiore spazio all’agricoltura.

 

Invece nel Medioevo le vie venivano utilizzate da mercanti,  vescovi,  soldati,  nobili, pellegrini,  messaggeri, diplomatici ed universitari.

I trasporti erano marittimi e terreni, i viaggi marittimi erano molto pericolosi mentre i viaggi terreni erano più utilizzati per la loro sicurezza e avvenivano con cavalli, slitte e a piedi.

Fra gli uomini che viaggiavano di più c’erano i pellegrini, ovvero uomini, donne e bambini che si recavano in varie mete.

I pellegrini durante i viaggi prendevano come “souvenir” una conchiglia se erano andati a Santiago  di Campostela, nel nord-ovest della Francia, dove si custodivano le reliquie dell’apostolo Giacomo, una palma se erano andati a Gerusalemme e così via.

Si vestivano con una lunga casacca di tessuto grezzo, un bastone da viaggio detto bordone ed una borsa capiente detta bisaccia.

Molte volte anche se si possedeva un mulo si doveva usare le proprie energie per camminare dato che il mulo doveva trasportare il maggior carico possibile.

Questa azione era dovuta anche al fatto che chi usava le proprie forze riceveva una grazia divina.

Tra i vari oggetti che portavano i viaggiatori ce n’era uno importantissimo: il diario di bordo.

Esso serviva per raccogliere le varie informazioni sul viaggio trascorso e il miglior diario di bordo è quello di Marco Polo.

Le persone che viaggiavano lo facevano o per lavoro o perché avevano la possibilità economica per farlo.

Fra le persone che avevano i soldi per farlo c’erano solo i nobili che si spostavano per motivi di studio, guerra, politica e matrimonio.

I nobili per spostarsi garantivano protezioni ai villaggi in cambio di informazioni per intraprendere la strada senza perdersi.

Altri viaggiatori erano i professori universitari che pagavano i pellegrini in cambio di sicurezza.

Fra le vie più utilizzate ovviamente troviamo la via Francigena. Essa è composta da un gruppo di molte strade che hanno vari nomi.

Questa via fu realizzata dai Franchi da cui prese il nome, inoltre la via Francigena è una linea continua tranne nel tratto della “Tolosana”.

Un’altra via importantissima è la via Traiana che è ripresa nella via Francigena e prende il nome di via Francigena del Sud. Essa nacque per esigenze culturali.

Queste vie furono ovviamente usate anche per pellegrinaggi e uno dei pellegrinaggi più frequenti e più vicini a noi fu quello a Bari per San Nicola.

Inoltre la maggior parte delle costruzioni adibite in territorio pugliese sono fatte in pietra calcarea, risorsa comune in Puglia.

Le costruzioni in quei tempi incominciarono a svilupparsi e nacquero anche i frantoi, i trulli, le cantine e le masserie.

La maggior parte di questi edifici avevano dei “raccoglitori di neve” che servivano per raccogliere la neve e venderla.

Uno degli edifici più tipici del nostro territorio è il trullo. Esso serviva per depositare gli attrezzi da lavoro e a volte servivano da casette per una piccola sosta di qualche giorno, inoltre i trulli erano fatti interamente in pietra a secco.

Infine l’esperta ha citato la nostra Costituzione, infatti l’Articolo 9 afferma che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica [cfr. artt. 33, 34], tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

 

Dopo la lezione sulle nostre vie più importanti, insieme ad un’altra esperta abbiamo visitato il resto del museo che è composto da molte sale in cui sono conservati vari ritrovamenti storici locali.

Il primo oggetto osservato è stata una raffigurazione di un dolmen: ”La Chianca dei Paladini”.

Il dolmen “Chianca dei Paladini” è un monumento funerario utilizzato come sepolcro collettivo nell’Età del Bronzo (1500 a.C. circa). E’ espressione di clan o gruppi organizzati che in quel periodo dominavano il territorio del centro e del sud della Puglia. La camera sepolcrale, orientata ad est, è costituita da quattro lastre megalitiche: tre poste verticalmente nel terreno ed una disposta orizzontalmente su di esse. In origine la cella funeraria ed il corridoio erano coperti da un cumulo di pietra.

Una leggenda locale racconta che il dolmen di Corato sia stato realizzato da giganti, i Paladini, che volevano dare prova della propria forza sollevando il megalite più pesante.

A seguire abbiamo osservato un’importante opera chiamata “Madonna del latte”. La Madonna del Latte, datata 1540, è attribuita a Paolo Catalano da Cassano, raffinato artista dalmata attestato in Puglia nel ‘400.

Nel Museo è inoltre esposto il materiale lapideo proveniente dagli edifici crollati a seguito del disastro idrogeologico del 1922.

In seguito abbiamo osservato vari oggetti ritrovati nel corso del tempo che rappresentano una notevole testimonianza storica di cui andare fieri.

 

Alessandro Mattia, classe II C, Santarella, a.s. 2017/18

Annunci

L’ONU, I DIRITTI UMANI E I ROHINGYA

L’ Organizzazione delle Nazioni Unite ( O.N.U.) è un organo nato nel 1945 in seguito ai tragici avvenimenti della seconda guerra mondiale di cui oggi fanno parte 169 paesi. LONU ha una struttura molto complessa e ha l’obbiettivo di far cessare i conflitti favorendo il dialogo fra i paesi offrendo loro una sede dove poter risolvere pacificamente le dispute. Inoltre promuove lo sviluppo di ogni nazione in modo da eliminare i problemi legati alla fame e alla povertà. Quello che l’ONU ha portato di rivoluzionario è stato ed è il rispetto dei diritti dell’uomo come quelli sociali (diritto all’istruzione), economici (diritto al lavoro) e della persona ( diritto alla dignità). I propositi dell’ ONU sono straordinari e se applicati alla lettera eliminerebbero ogni ostilità, discriminazione (sociale ed economica ) e ogni tipo di povertà. Tutto questo è solo un’ utopia poiché l’Organizzazione delle Nazioni Unite ha poco potere attuativo per via delle leggi che ne regolano l’operato. Infatti solo se tutti gli stati membri del Consiglio di Sicurezza sono d’accordo si può intervenire. A causa di questo oggi sono in atto molte violazioni dei diritti dell’uomo. Ѐ il caso dei disabili , per esempio, che spesso e volentieri vengono umiliati emarginati e dimenticati. Gravissime sono anche le violazioni dei diritti dei bambini e delle donne. Nel primo caso, in Africa, Asia meridionale, America latina, ai bambini viene negato il diritto allo studio. I ragazzini infatti finiscono per lavorare nei campi o in fabbriche al posto di andare a scuola. Nel sud del mondo i bambini vivono in condizioni inumane e finiscono spesso vittima di pedofili.

Non mancano anche i bambini-soldato di cui poco si parla. Se pensiamo alle donne queste vengono discriminate in tantissimi Paesi soprattutto in Africa e Medio Oriente dove la donna è considerata un oggetto perciò le ragazze non possono andare a scuola, non possono uscire in strada senza un accompagnatore maschio e si sposano 12-13 anni partorendo a 14-15 anni circa. Le donne in questi paesi trascorrono la loro vita prima sotto il “possesso” del padre e poi sotto quello del marito. In codesto modo il 14% della popolazione mondiale analfabeta e di questo il 60% sono bambini. Non si può e non ci si deve dimenticare di tutte le popolazioni represse e discriminate.

 

 

Ѐ ilo caso dei Rohingya una popolazione ,mussulmana presente in Myanmar una nazione a maggioranza Buddhista. La Birmania ( l’odierno Myanmar) è stata sotto la colonizzazione inglese dal 1824 al 1942 anno in cui la Birmania fu conquistata dal Giappone che si alleò con il governo Birmano nel 1945. Il governo birmano accusò i Rohingya di appoggiare gli inglesi e iniziò la repressione. I Rohingya allora si allearono

con la Gran Bretagna sperando il riconoscimento dello stato autonomo del Rakine. Questo non avvenne mai però. In Birmania si instaurò una dittatura durata fino al 2012 anno in cui salì al potere Aung San Suu Kyi dopo aver vissuto prigioniera in casa per 30 anni a causa del suo essere la leader dell’opposizione. Ha guidato una rivolta silenziosa contro la dittatura e per questo ha anche ricevuto il premio nobel per la pace. Tutt’oggi i Rohingya a causa della forte influenza che hanno ancora i gene

rali del governo, sono un popolo profugo senza stato a cui non è riconosciuta la cittadinanza. Vivono in condizioni inconcepibili in capanne senza acqua potabile, cibo e luce elettrica. Si trovano oggi al confine tra Bangladesh e Myanmar ma anche al confine con il Pakistan. Questo perché nessuno dei due stati vuole accoglierli e non possono tornare min patria dove vengono torturati e uccisi. Al confine imperversa anche la malaria e il colera. Per riportare l’attenzione su questo argomento il papa hai indetto un viaggio nel sud-est asiatico incontrando Aung San Sun Kyi che, purtroppo, deve mantenere dei buoni rapporti con i generali e per

questo non può intervenire a favore dei Rohingya. Il pontefice ha incontrato 14 persone tra cui donne e bambini della minoranza rimanendone profondamente commosso. Ha inoltre dialogato con il leader di Bangladesh e Pakistan cercando di trovare un accordo che possa risolvere la a situazione. Riflettendo su tutto ciò che ho elencato ritengo che sia doveroso un intervento delle potenze mondiali sulla questione Rohingya che è molto grave penso che l’ONU debba rivedere le leggi che autolimitano l’intervento dei “caschi blu” nei conflitti internazionali. Ognuno di noi nel nostro piccolo deve uscire allo scoperto, metterci la faccia in favore dei diritti che ancora oggi vengono ignorati e “calpestati in molte parti del mondo mentre noi siamo seduti comodi sul divano di casa e ci lamentiamo di dover fare i compiti per il giorno dopo.

Sabino Cifarelli, classe III C, Santarella, a.s. 2017/18

 

TENDENZE PRIMAVERA/ESTATE 2018-19:

Pizzo, denim, pelle, velluto e cascate di paillettes e tessuti che diventano la base dei nuovi abiti firmati delle numerose nuove collezioni primavera/estate 2018. Abiti lunghi si alternano a minigonne e abiti sbarazzini ricchi di decorazioni estrose tipiche dello stile dei più famosi marchi. 

Nero, bianco, nude e rosso in tutte le tonalità: sono i colori principali delle nuove collezioni che debuttano con stivali al ginocchio in stile texano in pelle e décolleté tinta unita molto indossate sotto i meravigliosi abiti principeschi. La parola d’ordine che riassume i trend di quest’anno è Diversità che da sempre si è dimostrata alla base dello stile e della storia di marchi come Gucci, Chanel, Michel Kros e Givenchy che approdano sulle passerelle di Milano, Parigi, Londra, Berlino durante le fashion week.

 Abiti haute couture disegnati dai più grandi stilisti di tutto il mondo dimostrano che non tutti gli abiti possono essere prêt-à-porter.

Con trasparenze, piume e lustrini sfilano i bellissimi modelli lasciando la critica e il pubblico molto soddisfatti.

Le collezioni stanno avendo un successo plateale tra i personaggi famosi più illustri come Donatella Versace che ha prestato il volto all’illustre marchio Givenchy per la sua nuova collezione.

Le nuove tendenze 2018/19 rispecchiano lo stile raffinato e rock delle modelle e delle star che le indossano con disinvoltura.

Ma i trend 2018 si propagano anche oltre le passerelle illuminate. Per i ragazzi ciò che “va di moda” è semplice moderno e casual. 

La stravaganza però è anche presente negli abiti indossati quotidianamente. Nei must di questa primavera troviamo i tailleur e completi di giacca e pantalone, ritornati di moda quest’anno, che stanno spopolando nei negozi. Si può osare ed optare per dei colori vivaci come rosa giallo e verde, colore che è alla base di un outfit primaverile! A zampa, a palazzo o a sigaretta, tipologie diverse ma unite da una caratteristica: stanno bene a tutte, quindi perché non approfittare e correre ad acquistare un bellissimo tailleur!

Quest’anno la moda è cambiata e dai colori cupi di quest’inverno si passerà a colori pastello quali rosa cipria e il giallino o accesissimi come il rosso e il verde prato, questi si alternano a stampe floreali che da sempre sono simbolo di leggerezza e femminilità e anche i quadretti e le righe rappresenteranno un ruolo fondamentale, stampe che d’ora in poi saranno immancabili negli armadi di ogni ragazza.

Ritorna come ogni anno l’amore per il denim la così detta “denim mania”. Di tutti i tipi: chiaro, nero con borchie o semplici. Basterà scegliere quello più adatto al proprio fisico e gusto e iniziare a giocare con gli abbinamenti per la parte superiore.

Ritornano anche le particolarissime scarpe Dad shoes ingombranti e anche a volte un po’ bruttine ma sicuramente super cool.  Invece ritornano ai piedi di tantissime ragazze le sneakers firmate Balenciaga che erano di moda già negli anni ’90.

Si sa, ogni anno la moda si trasforma e ciò che si indossava l’anno precedente può risultare non di tendenza l’anno dopo ma la moda di quest’anno ci prospetta qualcosa di diverso: ritorneremo allo stile della famosa generazione degli anni ’90, la generazione Y, quella generazione che guardava avanti e non sapeva che il suo modo di vestire si sarebbe rivisto nel 21esimo secolo!

Giordana Tedone III B (Santarella, a.s. 2017/2018)

Murales di Piazza di Vagno

Il  15 Gennaio 2018 la redazione del S@ntarellino ha incontrato la Dott.ssa  Marina Labartino che ha esposto loro la storia del Murales di Piazza Di Vagno.

Ha spiegato loro che Luis Gomez, nato in Sudamerica e cresciuto a Roma, in Italia, dopo aver fatto esperimenti su tela ha cominciato a rappresentare sui muri opere di grandissime dimensioni riguardo alla mitologia classica e alla storia.

La persona raffigurata sul muro è Giuseppe di Vagno che difendeva i contadini e i braccianti.   

Egli convinse Giolitti (un politico italiano di inizio Novecento) a costruire l’acquedotto pugliese perché l’Italia meridionale viveva una grave carenza di acqua.

Prende parte alla Prima Guerra Mondiale col grado di caporale. Terminato il conflitto, riprende la sua attività di sostegno in favore dei braccianti, in particolar modo di quelli imputati di reati ai danni dei latifondisti locali. 

Nel 1920 viene nominato direttore dell’organo della Federazione socialista di Bari Puglia Rossa.

Una sera di settembre del 1921 subì l’ennesimo agguato di un gruppo di squadristi fascisti guidato da Peppino Caradonna, in cui colpito alla schiena con tre colpi di pistola.

Gli assassini furono individuati e processati, ma non subirono alcuna condanna in seguito all’amnistia voluta da Mussolini per i “crimini in favore dello stato fascista”.

Il murales che lo raffigura si trova sulla facciata di un palazzo che sovrasta l’attuale piazza a lui denominata e dove ora sono presenti dei lavori di ristrutturazione urbanistica. In Piazza di Vagno si affacciava l’ingresso principale del palazzo Ducale, palazzo demolito in seguito al dissesto idrogeologico del 1922 e di cui resta ancora un meraviglioso portale.

Il palazzo dava le spalle alla Chiesa del Monte di Pietà, la chiesa dei nobili coratini. Proprio in questa Piazza, un tempo si svolgeva il mercato. Nel murales il velo nero rappresenta i fascisti e le tre frecce sono i colpi di pistola con cui fu ucciso di Vagno.

E’ stato un pomeriggio fantastico con la Dott.ssa Marina Labartino che ci ha raccontato tutta questa meravigliosa storia su Piazza di Vagno di cui prima non eravamo a conoscenza!

Daniela Capogna IA, Miriana Galeota III E (Santarella, a.s. 2017/18)

 

Esami di stato di terza media 2018

Giugno si avvicina e con esso anche gli esami di stato. In particolare quest’anno, gliesami di terza media sono cambiati sotto alcuni punti di vista…

Con il decreto che applica nuove regole alla prova di stato, l’esame conclusivo della scuola secondaria di primo grado subisce un vero e proprio cambiamento nella prova stessa e nei criteri di valutazione degli alunni.La prima prova che ha subito una vera rivoluzione è l’Invalsi, fino allo scorso anno costituita solo da italiano e matematica mentre ora prevede anche una prova di inglese formata da due parti, una di comprensione scritta e l’altra di comprensione orale.Tutte le prove sono a tempo e prevedono ciascuna 90 minuti.Inoltre a partire da quest’anno il risultato della prova Invalsi non influirà sul voto finale,ma certificherà in uscita le competenze di ciascun alunno. Le prove Invalsi si svolgeranno dal 4 al 21 aprile e saranno al computer (la partecipazione sarà requisito per la prova finale). Questa novità relativa all’uso del computer sarà per tutti noi una vera avventura, dal momento che siamo ancora poco abituati a lavorare in questo modo.Per quanto riguarda invece la prova scritta di italiano, essa potrà comprendere un testo narrativo o descrittivo, un testo argomentativo oppure una traccia di comprensione o riscritturadi un testo letterario, divulgativo o scientifico anche attraverso la richiesta di riformulazione.

Ma a preoccupare gli studenti più degli scritti è la prova orale, questo perché è l’unica prova nella quale lo studente affronta un colloquio con la commissione e quindi è messo alla prova da più docenti contemporaneamente.

L’orale ha lo scopo di valutare non solo la propria preparazione, ma anche la capacità di argomentare, risolvere problemi, riflettere e soprattutto dimostrare pensiero critico. I professori chiederanno di fare collegamenti fra le varie materie oggetto d’esame, dimostrando inoltre di aver sviluppato competenze sulle questioni che riguardano l’argomento.

Questa prova non ha subito cambiamenti in quanto si presenterà sempre un percorsopluridisciplinarein cuibisognerà parlare di un argomento comune a tutte le materie.

Maldera Francesca, III B, Santarella, A.S. 2017/2018

 

LA PALLAVOLO: UNO SPORT AFFASCINANTE CON UNA STORIA FANTASTICA

Oggi volevo parlarvi della pallavolo, uno sport che pratico da un anno che mi fa ridere e scherzare con i compagni della mia squadra e della squadra avversariamache mi fa arrabbiare molto quando sbaglio. Prima di giocare una partita, sono sempre emozionata perché penso di dare il massimo in quella partita ma poi gioco male e vorrei “sotterrarmi”! Però, la maggior parte delle volte, gioco molto bene, infattiun giorno riuscii a fare cinque punti di seguito tant’è che mi stupii di me stessa.
Questo sport mi è piaciuto fin dal primo momento in cui la professoressa ci spiegò le regole. Inizialmente ho pensato: “mamma mia, quanto è difficile!” Ma poi le ho capite e sono diventata piuttosto brava. Inoltre, non vi nascondo, che la pallavolo la conoscevo già da tanto tempo perché l’estate, sotto casa, gioco con i miei amici a questo sport.
Comunque questa è la storia del mio sport preferito: la pallavolo.
La pallavolo, chiamata anche Volley, si svolge tra due squadre che sono composte da 6 giocatori. Lo scopo del gioco è fare punto facendo cadere la palla nel campo avversario impedendo all’altra squadra di fare la stessa cosa.
La pallavolo nacque il 6 febbraio 1896 con il nome di “Minonette” ad opera di William Morgan, un istruttore di educazione fisica presso un college del Massachusetts ed inventore statunitense.
Qualche anno dopo, nel 1890 Alfred HoweHalstead, insegnante di educazione fisica negli Stati Uniti d’America, cambiò il nome della disciplina sportiva da “Minonette” a “Volleyball”. A lui si deve la diffusione della pallavolo negli Stati Uniti d’America.
In poco tempo la pallavolo si diffuse in tutto il mondo e fece molti progressi nel tempo.
Tutt’oggi la pallavolo è uno degli sport più praticati almondo.
Io quando gioco a pallavolo mi diverto molto, non solo quando faccio punto ma anche quando sbaglio. In fondo è un gioco e non bisogna arrabbiarsi quando non si fa punto o si gioca male, bisogna sempre divertirsi nonostante tutte le difficoltà che si incontrano nello svolgere l’attività.

Federica Lamarca II F, Scuola Secondaria “Santarella”, a.s. 2017/2018

Storia dell’Italia calcistica

La Federazione Italiana del Football nacque nel 1898. Già l’anno dopo la F.I.F. cercò di creare una squadra con 11 giocatori che militavano nel campionato italiano.

La prima selezione nazionale dell’Italia

La prima amichevole si ebbe il 30 Aprile 1899 a Torino presso il Velodromo “Umberto I” fra la squadra italiana e quella svizzera.

Inizialmente non c’era un allenatore perciò i giocatori venivano scelti dalla commissione tecnica arbitrale.

Fu proprio questa commissione arbitrale a nominare come primo allenatore Umberto Meazza. Per capire quali calciatori sarebbero stati titolari, durante l’allenamento c’erano delle partite tra i vari calciatori. Il debutto avvenne contro la Francia il 15 Maggio del 1910 nell’arena civica di Milano, vinta facilmente dagli italiani con tripletta di Pietro Lana, che in quell’occasione segnò anche il primo goal della nazionale italiana. La maglia in quell’occasione era di colore bianca come il colore della squadra che stava dominando il calcio italiano, la Pro Vercelli.

Il 6 Gennaio del 1911 la nazionale italiana utilizza per la prima volta la maglia azzurra.

La divisa italiana azzurra, quella attuale, è stata utilizzata per la prima volta il 6 gennaio 1911 in occasione della partita contro l’Ungheria. La maglia bianca rimase come seconda divisa. Sulla scelta della divisa azzurra ci sono tre ipotesi:

  • La prima è che sia stata scelta prendendo spunto dai colori della Nazionale Francese;
  • La seconda è che sia stata scelta per ricordare il colore dei mari italiani;
  • La terza è che sia stata scelta come colore alternativo alla divisa bianca.

In realtà le fonti storiche dicono che l’azzurro sia stato scelto in onore di Casa Savoia, infatti il colore del loro casato fin dal 1360 era l’azzurro.

Nei primi giochi Olimpici l’Italia calcistica si qualifica battendo l’Ungheria, perdendo con l’Austria e pareggiando con la Cecoslovacchia.

La squadra si presenta ottimista e arriva in finale, ma perderà contro l’Uruguay.

La nazionale Italiana (gli Azzurri) conta nel suo palmarès ben quattro coppe del mondo: 1934, 1938, 1982 e 2006. Inoltre è una delle cinque nazionali maggiori ad essersi aggiudicata il torneo a cinque cerchi del 1936. Nella Confederations Cup vanta un terzo posto nel 2013. In bacheca annovera anche due coppe internazionali dell’attuale Campionato d’Europa.

Durante la sua storia ha partecipato a 6 finali dei Mondiali e 3 finali dell’Europeo ed è, assieme alla nazionale brasiliana, l’unica ad essersi aggiudicata due titoli mondiali consecutivi: 1934 e 1938.

La prima vittoria risale al 1910, anno a cui risale l’esordio all’Arena di Milano in maglia bianca (Italia-Francia 6-2). In quel periodo sulle maglie della Nazionale era presente uno stemma semplice, con pochi fronzoli e con la croce dei Savoia al centro. Questo stemma è rimasto in vigore fino al 1946.

Lo scudetto utilizzato dal 1984 al 1992. Ai mondiali di Spagna viene modificato nuovamente lo scudetto. Venne aggiunto l’acronimo, scritto in verticale nel bianco del tricolore.

Nel 1974 viene introdotto un nuovo stemma. Era formato da un rombo con il tricolore, un pallone giallo, aveva una forma circolare e la scritta FIGC attorno.

Nel 1984 scompare il vecchio scudetto e appaiono le tre stelle con il tricolore.

Nel 1992 viene introdotto il nuovo marchio che viene scelto con un concorso nel quale vince Patrizia Patticini. Questo stemma accompagnò gli azzurri per due mondiali.

Nel 2000 torna sul petto il classico scudetto tricolore con le tre stelle.

Lo scudetto della nazionale dopo la vittoria di Berlino.

Nel 2006 l’Italia conquista il suo ultimo titolo mondiale. Lo stemma viene modificato completamente, passando ad uno più moderno con la scritta con la scritta Italia sopra il tricolore, sopra uno sfondo azzurro. In alto la scritta FIGC e in basso le tre stelle che poi diventeranno  quattro con la vittoria a Berlino.

Scudetto utilizzato fra gli anni 2000-2006

 

Alessio Tandoi, classe III C, Giancarlo Bove, classe III E, Scuola Santarella, a.s. 2017/18

 

L’UNIVERSO

UniversRisultati immagini per immagini big bango… 15 miliardi di anni fa… un puntino minuscolo che, nel “sovrumano silenzio”, esplode, l’origine di tutto.

Sistema Solare… 4 miliardi di anni fa… nasce la Terra.

Terra… 1 miliardo di anni fa… nascono le prime forme di vita nell’acqua.

Terra… oggi… io mi interrogo come anche tutta l’umanità da millenni: come è nato l’ Universo? Chi ha fatto sì che tutto avesse inizio? Ma soprattutto perché? È veramente solo questione di fisica e chimica?

A queste domande forse non riusciremo mai a rispondere ma l’umanità continuerà a Immagine correlatafare ipotesi, formulare teorie per capire perché siamo qui, perché per noi è indispensabile avere un motivo per cui vivere.

Quando io immagino cosa sia successo, in quel momento fatale, nella mia mente si materializzano le scene più disparate. Da un Dio che tocca quell’atomo e lo fa esplodere, ad un Universo preesistente che implode e poi si riespande,… e intanto, come Leopardi, “il naufragar m’è dolce in questo mare” di fantasia.

Prima gli antichi si chiedevano perché accadessero le catastrofi ma anche perché avvenissero fenomeni come l’eclissi. E immaginavano che Dei potenti scatenassero le forze della natura che si abbattevano su di loro per punirli di ciò che avevano fatto. Ormai con i progressi della scienza sappiamo che non esistono Dei che portino la siccità, le tempeste, le alluvioni, …

Ora si sono aggiunte anche domande come: siamo soli nell’ Universo? Se no, come facciamo a metterci in contatto con le altre forme di vita?

A queste domande, ne sono sicuro, riusciremo a rispondere.

“Ma sedendo e mirando interminati spazi” penso davvero che qualcuno abbia voluto farci essere qui in questo mondo. Secondo me, non può essere solo fortuna. Infatti noi siamo nel posto giusto (fascia della vita) nel momento giusto ( il nostro Sole è una stella media). Oltre a questo l’acqua. La specie umana inoltre sopravvive perchè non c’è nessun’altra specie animale a contrastarci.

Risultati immagini per immagini pianeta terraEd allora se per fantasia ho proceduto nel viaggio del sovrumano silenzio della mia mente, tanto vale sognare che anche qualcun altro, nell’infinito Universo che ci circonda sia in cerca di un pianeta simile al suo. Arriverà il giorno in cui qualcuno, lì nello spazio, intravedrà un punticino blu, piccolissimo, come il più piccolo dei granelli di sabbia: ecco, avrà scoperto la Terra.

Sabino Cifarelli,3 C, “Santarella”, a.s. 2017/18

SCOPERTA RIVOLUZIONARIA

Le cellule sono sempre state degli “oggetti” molto complicati e difficili da osservare e da analizzare, perfino al microscopio era una vera impresa studiarle in modo accurato e preciso.

Jacques Dubochet, Joachim Frank e Richard Henderson, tre scienziati di fama mondiale, hanno rivoluzionato la nostra possibilità di conoscere la cellula grazie alla MICROSCOPIA CRIOELETTRONICA: si tratta di “ibernare”, ossia congelare la cellula per poterla conservare nel tempo e osservare più a lungo e con precisione per poterne capire meglio le caratteristiche. Per farvi capire meglio metterò una foto presa dal sito di “FOCUS” (link https://www.focus.it/scienza/scienze/nobel-chimica-2017-vincitori ).  

Questa immagine della cellula è divisa in due parti: la parte più grigia ci rende l’idea di come fosse visibile la cellula nel 2013, quella più chiara e colorata è l’immagine che ne abbiamo oggi, grazie a questa scoperta, ed è molto più precisa e dettagliata. 

Questo metodo permette di osservare il DNA e l’RNA che forniscono importanti informazioni sulla molecola, grazie alle quali si potrebbe migliorare il sistema della visione delle molecole.

Immagine correlata

Questa scoperta ha  permesso alla scienza di progredire e superare la cristallografia a raggi X degli anni 50’ e la risonanza magnetica degli anni 80’. Questi grandiosi scienziati già in passato hanno dimostrato una grande potenzialità come ricercatori e adesso hanno confermato la loro bravura vincendo il premio Nobel 2017 per la chimica.

Il premio che hanno vinto conferma il loro impegno in tutti questi anni di ricerca e di studi.

 

Fusco Giuseppe 2^A, Mastrototaro Davide 2^C, Palagiano Pierluigi 2^A, Tota Angelo 1^E (a.s. 2017/18)

 

PER UN MONDO MIGLIORE

Alla fine del primo quadrimestre, noi alunni della classe III F, con la nostra professoressa di Storia e Geografia, abbiamo realizzato dei compiti di realtà particolari: dei Manifesti di Pubblicità-Progresso.

Tali manifesti hanno l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su diversi problemi di interesse sociale. Ci siamo divisi in gruppi e abbiamo ideato dei pannelli, inerenti temi che abbiamo approfondito e che riguardano tutto ciò che accade oggi nel mondo: le guerre civili, la dipendenza dal fumo e da sostanze stupefacenti, il bullismo, l’educazione alimentare, lo sfruttamento minorile, il rispetto degli animali, l’inquinamento ambientale e gli sprechi alimentari, il razzismo, l’immigrazione, il femminicidio e la violenza sulle donne. Tra i particolari argomenti che abbiamo trattato, quello più toccante è stato sicuramente quello relativo ai femminicidi e alle violenze sulle donne.   

Gli slogan più significativi sono stati:

“BULLO, NON FARE IL PREPOTENTE, perché da solo non vali niente!”

“INFANZIA RUBATA, INFANZIA VIOLATA”

“UNO SPRECO AL GIORNO, LEVA IL PIANETA DI TORNO”.

Il giorno 1 Febbraio, abbiamo presentato i nostri lavori. Non è stato semplice scegliere quello più bello contenente lo slogan di maggior effetto. Questa attività ci è piaciuta molto, perché ci ha permesso di approfondire e confrontarci su argomenti attuali. Ci auguriamo che il nostro sia un piccolo passo verso la costruzione di un mondo migliore.

Giuliano F., Lotito S., Strippoli S., Tarricone M., Classe III F, Scuola Secondaria “Santarella”, a. s. 2017/2018