Il caso Giulio Regeni

Sono passati poco più di due anni dalla morte di Giulio Regeni, ricercatore italiano dell’Università di Cambridge assassinato mentre era al Cairo nel giorno del quinto anniversario delle proteste di piazza Tahrir. Il corpo venne ritrovato 9 giorni dopo la sua scomparsa in autostrada. Risultati immagini per immagini giulio regeni

Tutto comincia nel settembre 2015 quando Giulio si trasferisce al Cairo per procedere con i suoi studi di dottorato. Ma da lontano Giulio teneva d’occhio la situazione politica egiziana e viene adocchiato da qualcuno per il quale lui era troppo scomodo. Infatti dal 25 gennaio 2016 si perdono le sue tracce: alle 19:41 Giulio invia il suo ultimo messaggio alla fidanzata avvisandola che stava uscendo. Da quel momento di lui non si è saputo più nulla.

Ma nove giorni  dopo, il 3 febbraio, durante la visita istituzionale nella città del Cairo del ministro delle Attività Produttive Federica Guidi, viene ritrovato il cadavere di Regeni su una superstrada alla periferia della città.  Fin da subito l’omicidio è apparso strano e l’autopsia ha eliminato ogni dubbio: Giulio era stato torturato. Infatti sono state trovate contusioni e abrasioni in tutto corpo, le tracce causate tipicamente da un grave pestaggio, lividi estesi compatibili con lesioni da calci, pugni ed aggressione con un bastone. Si contarono più di due dozzine di fratture ossee, tra cui sette costole rotte, tutte le dita di mani e piedi, così come gambe, braccia e scapole, oltre a cinque denti rotti; si riscontrarono coltellate multiple sul corpo, comprese le piante dei piedi, probabilmente inferte con un rompighiaccio o uno strumento simile ad un punteruolo. Vi erano inoltre numerosi tagli su tutto il corpo, causati da uno strumento tagliente simile ad un rasoio.

Il 24 marzo 2016 la polizia egiziana ha ucciso in una sparatoria cinque uomini, inizialmente indicati come probabili responsabili di aver sequestrato Giulio. Il Ministero dell’Interno egiziano, tramite un post sul proprio profilo ufficiale Facebook, ha affermato che la banda criminale uccisa era specializzata in rapimenti di cittadini stranieri al fine di estorcere loro denaro.

Durante l’operazione in cui è stata sgominata la banda, la polizia egiziana ha ritrovato una borsa di colore rosso con il logo della Federcalcio Italiana, nella quale erano contenuti vari oggetti, di cui alcuni effettivamente appartenuti a Regeni, come il suo passaporto e i tesserini di riconoscimento dell’Università di Cambridge e dell’Università Americana del Cairo, oltre alla sua carta di credito.

La principale ipotesi sulla morte di Giulio Regeni è la tortura da parte dei servizi segreti egiziani al fine di ottenere informazioni, anche se è difficile dare responsabilità precise dato che l’inchiesta è ancora aperta.

La tortura e l’uccisione di Giulio Regeni hanno suscitato attenzione anche in altri Paesi con, fra l’altro, la protesta di oltre 4.600 accademici che hanno firmato una petizione per chiedere un’inchiesta sulla sua morte e sulle numerose sparizioni che si verificano in Egitto ogni mese. Infatti il 24 febbraio 2016 Amnesty International ha lanciato la campagna “Verità Per Giulio Regeni” alla quale hanno aderito più di 100.000 sostenitori. L’Italia ha ricevuto la disponibilità di diversi Paesi, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, a collaborare per far emergere la verità sulla morte del giovane.  Risultati immagini per immagini giulio regeni

Ormai questa situazione è diventata incontrollabile: ogni giorno in Egitto scompaiono misteriosamente diverse persone ed è molto raro che vengano ritrovate sane e salve.

Intanto su Giulio Regeni rimangono ancora tantissimi punti interrogativi.

Personalmente ritengo che il problema delle sparizioni in Egitto sia un problema abbastanza difficile da risolvere in quanto sembra, nel caso di Regeni, ci sia stato il coinvolgimento dei servizi segreti egiziani. Non ci resta che sperare che l’Egitto riesca a risolvere sia i propri problemi interni che il problema delle sparizioni forzate e che finalmente venga fatta piena luce sulla fine del nostrogiovane ricercatore.

Di Nunno Celestino, classe 3^ D Scuola Santarella, a.s 2017/2018

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PALLA RILANCIATA 2017-2018

 

Nella nostra scuola ogni anno si svolge un torneo di palla rilanciata. La palla rilanciata è un gioco propedeutico alla pallavolo, che nel nostro Istituto viene praticata in tutte le classi.

I componenti si devono posizionare in due file parallele da tre giocatori ciascuna, in modo tale da coprire le posizioni del campo di gioco. Il giocatore centrale avrà il ruolo di lanciatore: il suo compito sarà quello di tirare la palla e mandarla nel campo avversario. I giocatori dell’altra squadra cercheranno di prendere al volo la palla, per poi passarla al proprio compagno posizionato nella zona centrale che a sua volta la lancerà nel campo opposto.

Quando la nostra professoressa ci ha proposto di partecipare ad un torneo di palla rilanciata, noi classe 1^A abbiamo detto subito di sì, esultando per la felicità. Ci sono state tante partite, che ci hanno condotto alla semifinale, svolta tra la IA e la ID. I vincitori sono stati gli alunni della IA!

La finale si è svolta nella mattinata del 2 febbraio 2018. Le classi partecipanti sono state la IA e la IE. La partita era divisa in tre set che sono stati molto combattuti, infatti era un continuo pareggio di punti. Ma alla fine ha vinto, purtroppo per noi, la IE.

È stata una grande emozione partecipare alla finale ma purtroppo, dopo due set combattuti, abbiamo perso! Eravamo molto dispiaciuti, ma un’esperienza come questa la rifaremmo piacevolmente perché ha fortificato il legame della classe, facendoci superare gli ostacoli e tutti i disguidi che si erano creati.

Cialdella Natalia e Iannone Paola (classe I A, Scuola Santarella – a.s. 2017/18)

GLI STUDENTI DELLA U.T.E. TRA I BANCHI DELLA NOSTRA SCUOLA

-Per la prima volta giovani e “diversamente giovani” stanno lavorando gomito a gomito, l’esperimento è stato già fatto in altri anni ed è andata molto bene, abbiamo fatto anche delle manifestazioni finali molto belle, ma quest’anno questa esperienza si è perfezionata perché gli studenti della U.T.E.  sono venuti a lavorare tra i banchi di scuola, proprio qui, nelle aule della S.M. “L. Santarella”-  così descrive questa avventura nell’arte della pittura la prof.ssa. Di Bisceglie, che ha avuto l’idea del progetto.

In un’atmosfera serena e rilassante, ognuno si cimenta nella riproduzione e interpretazione di alcuni ritratti femminili, famosi o meno famosi, capolavori appartenenti ad alcune pittrici talentuose come: Artemisia Gentileschi (1600), Rosalba Carriera (1700), Berthe Morisot e Mary Cassatt (1800), G. Münter (1900), Tamara de Lempicka (1900), Frida Kalho (1900).

Noi “s@ntarelline”, curiose di saperne di più di questo evento, siamo andate a parlare personalmente con questi adulti attivi, energici e ancora volenterosi di imparare e conoscere, perché come ci hanno riferito “non si smette mai di imparare”. Questi “diversamente giovani ” hanno ancora la forza di andare avanti e la volontà di conoscere, non perdono mai la speranza. Riconoscono che di questi tempi la scuola si sta aprendo sempre di più a nuove iniziative in tutti i campi.

Ognuno di questi signori e signore ha una storia, storie che li hanno portati a frequentare l’Università della Terza Età. Essa crede nella preziosità  e nelle potenzialità di studenti adulti che imparano e ricominciano a studiare in questa vera e propria scuola caratterizzata da attività e spirito di iniziativa che crea dei legami tra gli studenti, entusiasti di conoscere ancora. La nostra Università della Terza Età “Edith Stein” si trova a Corato in via Giappone, 40 ed è gestita dal movimento di spiritualità “Vivere In”.

Alcune di queste storie ci hanno colpito perché ci fanno capire che fino a pochi decenni fa, quando queste persone erano giovani, non era molto importante l’istruzione bensì il lavoro perché i ragazzi dovevano aiutare la famiglia economicamente e spesso soffocavano le loro reali aspirazioni e i loro talenti.

“Io ero una ricamatrice e avevo coltivato, grazie al ricamo, appunto, questa passione per il disegno e per l’arte che ho sviluppato durante il lavoro. Lavoravamo al telaio, eravamo 20 donne sedute davanti ad un telaio. E, dopo tanti anni, ho ritrovato quell’emozione di tanto tempo fa che mi affascina e che mi fa rilassare, strappandomi un sorriso. Questa esperienza è straordinaria per me perché mi dà la possibilità di tornare indietro nel tempo”, così ci racconta una signora felice di questa iniziativa.

Ma non era l’unica ad avere una storia che l’ha portata a riconoscere la passione per il disegno perché anche un’altra signora ci racconta che le è stato impedito di incominciare questo percorso verso l’arte 40 anni fa, dai suoi genitori che preferirono farle frequentare una sarta per imparare un mestiere. Per loro la scuola era una perdita di tempo, ma “non è mai troppo tardi”, aggiunge, e anche con l’appoggio dei figli ora ha finalmente girato l’angolo e proseguito per la strada che prima era bloccata dal volere dei genitori. Anche gli odierni studenti di terza media sono stati contenti di partecipare e di imparare da questi, che si sono rivelati dei talenti innati. Infatti gli attuali studenti di terza media si sono stupiti vedendo questi adulti lavorare e creare delle opere d’arte bellissime, non aspettandosi tali doti nell’arte e nella tecnica della pittura.

Ora non dobbiamo far altro che aspettare impazienti la manifestazione finale tanto attesa in cui si dovranno esporre i disegni in cui si trovano storie e personaggi che hanno avuto il coraggio di ricominciare a studiare, perché come ci insegna la cultura greca antica questa continua sete di conoscenza, conduce l’uomo verso un continuo miglioramento del proprio animo.

“Più so e più so di non sapere” Socrate.

Alessandra Quinto, Alessia Anelli 2’C Santarella a.s 2017/18

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I pericoli del web

Al giorno d’oggi i Social network, chat e siti vari vengono usati per comunicare. Bisogna tenere a mente, però, che le informazioni pubblicate attraverso l’utilizzo di questi servizi, oltre ad essere accessibili a chiunque, rimarranno anche memorizzate su internet per un peridio imprecisato di tempo e ciò potrebbe favorire il lavoro a pirati informatici e persone che non hanno buone intenzioni. Per evitare spiacevoli esperienze con Internet è meglio muoversi con cautela ed essere consapevoli dei rischi a cui si va incontro quando si entra in siti che non vengono creati a fin di bene. Anche quando si chatta con qualcuno (ad esempio su Skipe o Whatsapp) bisogna prestare molta attenzione perché, anche in queste situazioni, possono nascondersi rischi e insidie di qualsiasi natura. Mai lasciarsi andare a confidenze particolari ed evitare di diffondere dati personali. Inoltre bisogna essere prudenti a ciò che si scarica o si clicca poiché dietro di essi potrebbero nascondersi potenziali hakers o rootkit 

Internet comunque resta sempre una grande risorsa in quanto è possibile accedere ad un’enorme quantità di informazioni. Se un minorenne decide di utilizzare siti di Social networking è necessario renderli consapevoli dei pericoli in cui possono imbattersi; i genitori devono essere sempre a conoscenza delle azioni dei figli. 

Il 7 febbraio si celebra la Giornata della Sicurezza in Rete, un progetto lanciato nel 2004 dall’Unione Europea. In oltre cento Paesi del mondo, Italia compresa, si celebra questa Giornata in cui si ricordano i pericoli presenti nel Web. Conoscere il nemico è l’unico modo per difendersi.

Alessia Maiorano, classe 1E, A.S. 2017-2018