IL MIO CONCORSO LEONE

http://www.lostradone.it/concorso-letterario-cataldo-leone-2018-le-foto/

Oggi 26 giugno, è trascorso un mese esatto da quando ho vinto il primo premio per la sezione prosa del concorso letterario “Cataldo Leone” con una borsa di studio dell’ammontare di cinquecento euro.

La premiazione è iniziata alle dieci di mattina ed è finita alle dodici circa. E’ stata una mattinata molto calda e intensa e, soprattutto per me, molto densa di emozioni.

Infatti, poco prima di ricevere il premio, i miei amici, che conoscevano il testo, mi dicevano che, secondo loro, lo avrei vinto sicuramente io il primo premio. Così quando la commissione estrasse la busta del primo premio e qualcuno lesse il nome della scuola “Santarella” tutti pensarono che il nome scritto su quel foglio fosse il mio… infatti fu così!

Una volta che il mio nome venne pronunciato, mi sollevai da terra e mi diressi verso l’uomo con la busta. In quel momento non stavo capendo più niente, la mia testa era in una confusione totale.

Non sono ancora riuscito a riconoscere le emozioni che ho provato e lì per lì non riuscii a rendermi conto nemmeno dell’importanza di ciò che era successo, presi un po’ tutto alla leggera e solo dopo qualche giorno mi resi conto dell’importanza di quel premio.

Devo ammettere che io stesso non avrei voluto vincere per non essere al centro dell’attenzione, una cosa che a me da’ parecchio fastidio, ma alla fine ho vinto e quelli sono stati i minuti più lunghi della mia vita fino ad ora.

Avere così tanta gente davanti mi metteva in soggezione, questo è dovuto soprattutto al mio carattere introverso.

Comunque devo ammettere che è stata un’esperienza unica e non so se si ripeterà nei prossimi anni, e se si dovesse ripetere in futuro una cosa simile a questa, sono sicuro che non mi sentirò più così imbarazzato, ma mi sentirò più sicuro.

Oggi, a distanza di un mese e con la mente lucida, mi rendo conto che devo ringraziare la mia professoressa di lettere che, dopo aver letto alla classe questo testo, che in realtà era un compito in classe, mi ha pregato di inviarlo al “Concorso Leone”.  In questi anni mi ha sempre sostenuto trasmettendomi i giusti stimoli. Porterò con me i suoi insegnamenti e consigli per affrontare al meglio i corsi di studio futuri.

Questo che segue è il testo che ha vinto il primo premio del concorso.

 

“La città”

Stavo tranquillamente seduto su una panchina a leggere un libro.

Leggevo e pensavo.

Pensare cosa o ascoltare cosa vi starete chiedendo, sicuramente pensate che mentre si legge un libro non bisogna ascoltare, o meglio se il libro ti appassiona ti fa smettere di ascoltare il mondo a te circostante.

Sulla panchina ero seduto a gambe incrociate, questa posizione mi dà un senso di relax.

Mi alzai e posai il libro nella sacca, mi misi quest’ultima sulle spalle e partii, partii a scoprire la città.

A scoprire la città non nelle sue strade, ma nei suoi suoni e odori.

Un metro separava la strada dal ciglio del marciapiede. La strada era percorsa da macchine, biciclette, persone, motorini.

Dovete sapere che io non ho una macchina, non ho una bicicletta e non ho una moto.

Percorro la città a piedi. Perché? Questo perché un autista, un “rider”, un ciclista non riesce ad ascoltare ed annusare la città. Un autista è troppo concentrato a guidare al volante, a schiacciare l’acceleratore, ad usare il cambio e schiacciare contemporaneamente la frizione. L’autista vede solo dritto davanti a sé, tiene gli occhi puntati davanti o sullo specchietto.

Pensa solo a guidare, alla velocità senza fare attenzione a ciò che lo circonda. L’unica cosa a cui bada è il colore del semaforo ed è sempre pronto ad insultare la prima macchina che va a dieci chilometri orari davanti a lui, senza sapere chi ci sia dentro se un anziano o un ragazzino appena patentato. Lo stesso vale per i motociclisti e i ciclisti.

Tutti loro non si concentrano su ciò che loro deve più preoccupare rispetto ad un’auto lenta o ad un anziano che attraversa lentamente la strada facendo scattare il rosso.

Ora mi sono dilungato troppo.

Mi fermo sul marciapiede, mi appoggio al muro, chiudo gli occhi e ascolto… lo stridere dei freni, il rumore delle gomme della macchina che sfregano contro la strada, il suono dei clacson, lo sbraitare degli autisti, lo scoppiettio della marmitta.

Tutti questi sono rumori che un autista medio non riesce a percepire ed è questo ciò che dovrebbe preoccupare. Le persone non riescono ad ascoltare il mondo in cui vivono, ormai dominato da un’inutile fretta e impazienza.

Tutto questo causa inquinamento acustico di cui non tutti si accorgono perché vivono ogni giorno nel caos quotidiano. Solo un normale pedone, che non guida alcun tipo di motore, riesce a percepire tutto ciò.

Prendo il libro dalla sacca, lo apro e lo tengo all’aria per cinque minuti circa senza leggerlo, lo rimetto nella sacca.

Mi scosto dal muro e continuo a camminare. Dopo cinquanta metri mi fermo di nuovo e mi appoggio al muro per la seconda volta. Questa volta mi porto le mani alle orecchie e le tappo, chiudo gli occhi ed inspiro col naso… odore di benzina, smog, gas di scarico.

Tutto ciò che l’autista medio non riesce ad odorare, perché rinchiuso in quella prigione fatta di varie leghe di metallo.

L’unico odore che l’autista riesce a percepire è quello dell’aria viziata della macchina e anche se apre il finestrino perché sente caldo non riuscirà mai a percepire questi odori, perché ormai ci vive dentro. Lo stesso vale per le persone che vivono nello smog.

Tiro nuovamente fuori il libro dalla sacca, lo apro e lo tengo al vento dieci minuti senza leggerlo.

Lo chiudo e lo rimetto nella sacca.

Attraverso la strada, l’attraverso lentamente, un passo al secondo, le macchine mi suonano, è scattato il verde.

Una volta attraversata la strada salgo sul marciapiede. Cammino fino ad arrivare in un vicolo, mi siedo per terra e penso.

Non vi ho ancora detto niente su di me e credo vi siate posti delle domande.

Come mai non guidi? Come mai tieni ogni volta il libro aperto senza leggerlo?

Sono un senzatetto e sono cieco, ecco perché non guido.

Vi devo raccontare una cosa.

Una notte mentre dormivo, ho sentito qualcosa cadermi addosso. Ho tastato per terra e l’ho trovato.

Era un libro.

Non saprò mai di cosa parla, ma lo tengo sempre con me e lo apro senza leggerlo per un motivo.

Si dice che i libri raccolgano ogni cosa, ogni emozione, ogni essenza e ogni volta che lo apro cerco di raccogliere i suoni e gli odori della città.

Così ogni volta che lo aprirò, mi ricorderò che la città non è così tranquilla come sembra.

Ripeto questa routine del libro ogni giorno, in modo da raccogliere ogni volta suoni e odori diversi.

Un cieco non può scrivere un libro, credo sia ovvio.

Infatti qui accanto a me c’è un altro mio compagno senzatetto a cui piace ascoltare le mie storie e ogni volta scrive ciò che dico su dei cartoni con un pennarello trovato nella spazzatura.

Siamo un po’ come Sherlock Holmes e John Watson.

Questi cartoni saranno spazzati via dal vento e spero che chi li troverà legga ciò che sta scritto su di essi.

La città è un luogo da esplorare non solo guardandola, ma anche ascoltandola e odorandola.

 

Ivan Squicciarini, classe III C, Santarella, a.s. 2017/18

Matteo Renato Imbriani al Concorso Leone

 

MATTEO RENATO IMBRIANI

Alto ti ergi, nella piazza al centro di Corato.

Lo sguardo serio, il volto severo,

I baffi perfetti e l’aspetto austero.

 

Elegante negli abiti,

indossi fiero il tuo cappello;

ma quel gesto, carico di mistero

cosa significa per davvero?

 

Il braccio destro hai piegato,

con l’indice della mano qualcosa hai indicato:

il Palazzo di città o le terre del contado?

 

Intorno a te si mescolano storia e leggenda,

discendente dei Poerio, patriota napoletano,

illustre uomo politico che a noi ha teso la mano.

 

Padre dell’acquedotto ci piace definirti,

grazie a te i terreni abbiamo irrigato

e la produzione agricola valorizzato.

 

È stato interessante e divertente ricercare notizie sulla figura di Imbriani, un uomo che si è battuto per il Sud, di cui non conoscevo la storia, e che mi ha sempre affascinato ogni qualvolta passeggiavo per il corso.

Proprio quella grande statua, il modo in cui è stata realizzata, il mistero che la circonda, mi hanno spinto a scrivere questi versi e partecipare al concorso, dove ho ricevuto una segnalazione come primo tra i non vincitori.

Sono soddisfatto del mio lavoro, del risultato ottenuto e di aver scoperto un nuovo “AMICO”.

Labianca Mariano , classe II C, Santarella, a.s. 2017/18