Figli di Madre Terra

Mercoledì, 21 novembre: Giornata Nazionale dell’albero. Come si può celebrare al meglio questo importante evento se non andando tutti insieme al cinema a vedere un film, ma non un film qualunque (d’azione, di fantascienza, ecc.), ma qualcosa di diverso: il cortometraggio “Figli di Madre Terra”? Il cortometraggio di Francesco Martinelli (scrittore ed interprete) e Michele Pinto (regista), dura solo 18 minuti ma in pochi minuti fornisce numerosi spunti di riflessione. Parla di un tragico avvenimento che preoccupa tutta la Puglia: dal 2013 uno strano batterio ha portato lo scompiglio massacrando gli ulivi per un raggio di 25.000 ettari solo nel Salento. Ma prima di parlare del batterio denominato Xylella, ai lettori di questo articolo devo porre una domanda: avete mai ascoltato o osservato le cicale? Ebbene sappiate che proprio la cicala, da insetto canterino, si è trasformato in uno spietato killer. Infatti l’insetto porta il batterio da un ulivo all’altro (un po’ come fanno le api con il polline), rilascia una strana sostanza gelatinosa che frena l’assorbimento dell’acqua da parte dell’albero e ciò provoca la denutrizione della chioma dell’albero e quindi la sua seccatura per arrivare alla tragica morte dell’intero ulivo. Non si sa ancora chi e come il batterio sia giunto in Italia. Numerose sono le indagini della magistratura e le ipotesi fatte; pare che la Xylella sia arrivata dal Sud America con il commercio di una pianta infetta. Una cosa è certa: il batterio ha raggiunto Fasano e, se il problema non si riuscirà a risolvere, l’intero territorio barese e tutta la Puglia potrà essere infettata. “Ad alcuni potrà essere capitato di fare un viaggio in aereo, forse di ritorno dalle vacanze. Certamente si è accorto dell’immensa distesa argentata: sono i nostri splendidi ulivi e se il problema non si risolverà in fretta, questa argentea distesa ben presto sparirà”. Sono state queste le parole di Francesco Martinelli e di Michele Pinto che denunciano i tragici danni che il batterio può portare. Il film parla di una giornata vissuta da Mauro, il protagonista, intento a prepararsi per partire e lasciare la sua terra insieme a sua moglie Francesca. Il padre di Mauro purtroppo non ha una grande relazione con suo figlio: sembrano distanti anni luce l’uno dall’altro. Ciò si può notare dalla scena ambientata in chiesa dove Mauro vorrebbe salutare suo padre che però non gli rivolge la parola perché è intento soprattutto a dialogare con…Cristo. Mauro capisce che suo padre è arrabbiato, così con Francesca, sua moglie, parte per l’aeroporto. Durante il tragitto in macchina passano per una piccola stradina in mezzo alla campagna. Mauro nota qualcosa di strano: campi di ulivi ma senza ulivi. Alberi rinsecchiti, morti quasi colpiti da un incantesimo, trasformati in figure dall’aspetto vecchio e sporco: erano alberi forti e rigogliosi, ora sono in agonia, sul punto di morire… Mauro corre, si arrampica, bacia i tronchi robusti, contorti che nella sua mente assumono strane forme: animali intrappolati, giganti, serpenti ed altre creature bizzarre. Francesca non capisce la strana irrequietezza del marito che le chiede con insistenza di fare delle foto col cellulare. Dopo ciò Mauro e Francesca fanno l’amore nella natura insieme ad alberi che, anche se privi di occhi, hanno delle emozioni proprio come noi uomini che con le nostre invenzioni, i nostri modi di fare, abbiamo portato la morte in quello che prima era un campo colmo di ulivi plurisecolari, patrimonio del territorio pugliese. Le foto scattate passano poi sul mobile del padre di Mauro che capisce quanto amore suo figlio prova per lui. Questa incredibile storia termina con un finale inaspettato: la nascita di un figlio, tanto desiderato da Mauro e Francesca. Bella la scena finale in cui Mauro e il figlio giocano, immersi nella natura, con un ramo di ulivo. “L’idea di creare questo tipo di cortometraggio mi è giunta mentre leggevo le notizie della crudeltà del batterio e ricordavo i bei momenti passati con mio padre mentre raccoglievamo le olive: ci alzavamo la mattina presto per andare in campagna. È stato lui che mi ha trasmesso il suo amore per la natura e per la terra”. È ciò che ci dice Francesco Martinelli, sceneggiatore. Il cortometraggio parla anche di un fitto rapporto tra la natura e la famiglia. Tali rapporti sono entrambi in crisi ma il tutto si risolve con l’arma più potente di tutte: l’amore. Con un pubblico estremamente partecipe, Francesco e Michele hanno risposto anche a tante nostre domande, a cui non sempre era facile dare una risposta. “Innanzitutto, per definire il soggetto e scrivere la sceneggiatura, Francesco ha impiegato un paio d’anni, poi ci siamo concentrati sulla location, cioè il luogo dove le scene dovevano essere girate. Con i provini siamo passati alla scelta del cast, a girare le riprese del corto e infine al montaggio”. Così ci illustra Michele Pinto il lavoro che è stato sì faticoso ma che sta portando diversi frutti. Sei sono stati i premi ai Rome Web Award. Il più importante è stato il premio come migliore creazione italiana. Il corto ha partecipato anche alle proiezioni del festival “Ortometraggi” nel Salento e al Film Festival di Foggia. E’ stato visto a Viterbo, Lecce, Roma. Tante sono state le scene che hanno suscitato forti emozioni sia all’attore Martinelli che al regista Pinto; per Pinto emozionante ma anche abbastanza inquietante è stato quando, per la prima volta, ha osservato con i suoi occhi i grandi disastri della Xylella. Per l’attore molto emozionante è stata la scena finale quando Mauro tiene tra le braccia suo figlio: “Ho ricordato mio padre”. Per me il cortometraggio fa sì riflettere, ma ci fa anche vergognare di noi stessi: di come i politici e l’intero Stato italiano non si preoccupino di certi terribili tragedie. Forse perché parliamo solamente di alberi morti e non di tragici genocidi, ma gli alberi sono come noi, come i nostri figli che nascono, crescono e quando essi muoiono il dolore che proviamo è forte.

Mio padre, quando mi fece vedere per la prima volte il corto, mi raccontò e mi trasmise tutte le cose che lui e Michele hanno voluto trasmettere al pubblico e quindi a voi. Io credevo che le scene in cui si vedevano alberi morti, caduti fossero frutto di effetti speciali. Ma quando, durante una vacanza nel Salento, con tutta la famiglia, vidi con i miei occhi gli alberi morti, distrutti, ho provato una fortissima emozione e penso che quel momento non me lo dimenticherò mai più. Davanti a me alberi che, nella loro imponenza, trasmettevano solo tristezza e io pensai e mi vergognai di me stesso perché ero una persona come la gente insensibile che ha permesso tutto questo. È possibile che l’unica soluzione sia quella di “disintegrare” ogni singolo albero per circa dieci chilometri? Può mai essere che chi è stato l’artefice dello scempio cui si sta assistendo (chi cioè ha introdotto il batterio) non si sia fatto un esame di coscienza su quanti alberi ha ammazzato? Quando vidi quel paesaggio morto, lo paragonai e lo paragono tutt’ora allo sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale: in ogni singolo albero caduto è custodita la vita. Le parole dell’attore e del regista a conclusione  dell’incontro sono state: “Bisogna fare memoria di ciò che sta accadendo e provare questo amore per la natura e per la famiglia perché se si aspetta troppo, alla fine sarà troppo tardi. Noi artisti parliamo di queste storie, di questi accadimenti, lo dobbiamo fare noi”. Queste parole ci fanno riflettere perché, secondo me, anche noi siamo degli alberi: abbiamo una vita racchiusa in un tronco…In un conflitto moriamo, cadiamo ma alla fine non possiamo più rialzarci. Un albero non ha le braccia per rialzarsi l’ultima volta, non può urlare dal dolore e dalla rabbia per la crudeltà umana. Rimane in silenzio, in un silenzio quasi tombale. Siamo noi che dobbiamo trasformare quel silenzio in parole, siamo noi che, guardando un albero cadere, una vita rasa al suolo, una grande X sul tronco, dobbiamo piangere per loro e tentare di rimediare. Gli alberi non possono fare ciò, sono solo degli alberi ma sono esseri viventi e sanno quando la loro morte è ormai certa, quando il rumore della motosega si fa sentire sempre di più, sempre di più fino a tagliarli completamente, tutto per colpa dell’uomo, del suo grande egoismo, delle sue invenzioni. Dobbiamo riflettere sul significato del cortometraggio ma, secondo me, una cosa è certa: tutti noi abbiamo una parte d’albero dentro di noi. Basta lasciarla libera e provare solo amore, amore e amore perché è questo quello che salverà noi e la natura. Solo questo è il modo per essere Figli di Madre Terra.

TRISTANO MARTINELLI 3^ A, a.s. 2018/19

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SIAMO TUTTI FIGLI DI MADRE TERRA

Il giorno 21 novembre siamo andati con le altre seconde al cinema Alfieri per assistere ad un cortometraggio intitolato “Figli di Madre Terra” nell’ambito delle celebrazioni per la Festa Internazionale dell’Albero. Prima di recarci al cinema eravamo un po’ preoccupati perché i professori ci avevano anticipato che il film avrebbe trattato di una malattia che colpisce gli alberi degli ulivi, causata da un batterio chiamato Xylella, quindi pensavamo di assistere ad un film un po’ noioso. Invece, contrariamente alle nostre aspettative, il film è stato molto interessante (forse un po’ troppo breve!). Alla fine del film è seguito un dibattito molto partecipato con l’attore protagonista Francesco Martinelli ed il regista Michele Pinto. In classe abbiamo poi discusso in un piccolo gruppo e abbiamo scritto quello che ci ha impressionato di più del cortometraggio. 

Michelangelo: “La scena che mi ha colpito di più è quando Mauro il protagonista abbraccia gli alberi e la moglie gli scatta le foto: mi ha fatto molto riflettere ed era anche una scena commovente.”

Andrey: “La parte che mi è piaciuta di più è stata quando il protagonista manda le foto scattate dalla moglie a suo padre, perché siccome non era riuscito a parlare con lui in chiesa, cerca ad ogni costo di comunicare con il padre anche usando un mezzo diverso dalle parole.”

Christian: “Anche a me ha colpito la scena dove Mauro abbraccia gli alberi perché mi ha fatto pensare a quanto sia importante amare e rispettare la natura”.

Andrea: “Secondo me il tema della speranza è anche presente nel film, perché anche se gli alberi stanno morendo, c’è un segno di speranza che si realizza con la nascita del figlio del protagonista e gli alberi che ritornano a vivere.”

Il film, anche se è stato breve, ci ha fatto però riflettere su tanti temi diversi, come l’amore, la difficoltà di comunicazione tra generazioni, la speranza nel cambiamento, che non pensavamo sarebbe stato possibile in un film così breve. Però secondo noi il messaggio più importante del film è che dobbiamo non solo rispettare la natura, ma anche amarla e proteggerla perché tutti quanti noi siamo “figli di Madre Terra”.

Michelangelo Zinetti, Andrea Lotito, Andrey Iulian Vasile, Christian Di Tullio (classe II F, a. s. 2018/19)

 

 

Figli di Madre Terra

“Figli di Madre Terra” è il cortometraggio realizzato dall’attore Francesco Martinelli e dal regista Michele Pinto, un film breve ma molto intenso che tutte le classi seconde della scuola hanno visto il 21 novembre, in occasione della Giornata mondiale dell’albero 2018.

È stata insieme un’esperienza interessante e commovente. Interessante perché si parlava dell’ulivo, che è il simbolo della nostra terra di Puglia. Commovente perché, attraverso il dolore di Mauro per la morte dei suoi ulivi, causata dalla xylella, abbiamo potuto anche riflettere sul valore e l’importanza della natura, sia essa albero o uomo o bambino.

Abbiamo riflettuto sul fatto che noi siamo tutti “Figli di madre Terra” e che il dolore per un albero che muore è forte quanto il dolore per un figlio che si allontana o che, pure desiderato, non arriva.

Il cortometraggio è stato girato in Salento nel 2015 e pone in primo piano il rapporto fra l’uomo e la natura. L’uomo ama, dovrebbe amare la natura allo stesso modo in cui ama e protegge i suoi figli e la sua famiglia, perché anche lui è a sua volta figlio suo.

Nel film il protagonista abbracciava gli alberi morti con dispiacere e tanta tristezza, come se fossero stati suoi figli e chiede alla moglie di fotografarlo per lasciare quelle foto al padre e fargli capire il suo amore per la terra e per gli ulivi, il suo amore per lui, in fondo.

L’albero diventa simbolo di nascita e fertilità, di attaccamento alle proprie radici. Proprio così si sente Mauro e vuole che il padre lo sappia proprio attraverso quelle fotografie.

Nell’ultima scena Mauro e la moglie portano in Puglia il loro figlio e Mauro fa toccare al bambino un albero di ulivo sano, verde. Un finale positivo e pieno di speranza!

Dopo la visione, attore e regista hanno parlato del film e della sua realizzazione. Abbiamo imparato che girare un film è un lavoro lungo e faticoso che, come in questo caso, può durare anche anni.

Abbiamo anche potuto intervenire con le nostre domande e loro con grande simpatia ci hanno risposto, stimolando ancora le nostre riflessioni.

È stata un’esperienza interessante, profonda e commovente tanto da toccarci il cuore.

Gli alunni della classe II A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

 

UNA BUONA IDEA

“Una buona idea deve servire a qualcosa, rispondere a una necessità, deve essere anche esportabile, ma soprattutto una buona idea deve servire a portare un aiuto concreto dove serve”, queste sono le esatte parole con cui l’autore del libro Michele Tranquilli, descrive “una buona idea”.

Quest’estate la nostra professoressa ci ha consigliato di leggere un libro, un libro che se dalla copertina sembrava come tanti altri, a leggerlo si capiva che non lo era affatto. Perché? Perché questo libro stimola i lettori a voler aiutare dove ce n’è bisogno con una semplice storia di un ragazzino di 17 anni, pieno di sogni e buona volontà. Perché questo libro insegna qualcosa, qualcosa di vero, qualcosa di realizzabile, qualcosa di utile.

E a 5812 km di distanza comunichiamo con Michele Tranquilli con domande e curiosità da svelare. Si trova a Kabul, in Afghanistan, per lavoro (dice lui) in un ospedale di Emergency. Una videochiamata per toglierci tutti i dubbi ed esporre tutte le nostre  riflessioni proprio alla persona che ha vissuto l’avventura In Tanzania e che aveva l’esigenza di scrivere la sua storia per diffondere l’iniziativa e utilizzarla in altri Paesi, questa sì che è un’idea geniale!

Ecco quindi Michele Tranquilli che via Skype ci regala lezioni di vita e perle di saggezza su quest’esperienza che gli ha cambiato la vita, per una crescita personale. “Per concretizzare una buona idea c’è bisogno, è necessaria la condivisione delle capacità, e della voglia di aiutare. Condividere significa fare progetti insieme, costruire la pace, infatti dove c’è la condivisione non esiste la guerra.”

La storia dell’autore di questa avventura nasce in Tanzania per puro caso, per semplice curiosità di scoprire cosa c’è fuori dalla nostra realtà. Michele Tranquilli voleva andare lì per aiutare, per salvare la miseria che circondava quella zona, invece si era reso conto di essere inutile. Voleva rendersi utile per gli altri ma anche per se stesso, perché questo realizza e costruisce qualsiasi persona. “Perché ognuno di noi deve affrontare delle scelte difficili, ma non bisogna mai tirarsi indietro, senza mai fermarsi davanti ai fallimenti perché ognuno di quegli sbagli racconta un insegnamento. Ed ecco perché ho deciso di raccontare i miei errori, per non farli ripetere ancora da qualcun altro. Ci vuole coraggio, lo so e credo che lo sappiate anche voi, ma bisogna trovare la strada giusta.”

Arrivato in Tanzania, Michele Tranquilli si sentiva spaesato, insomma una lingua nuova e la difficoltà di mantenersi da solo, eppure pian piano cresce e incomincia a costruire qualcosa. Pezzo dopo pezzo si crea qualcosa di grande come youaid, il sito per dare una mano, ognuno con poco, a chi ne ha bisogno, ma non solo con soldi, anche con le proprie capacità e abilità. Mattone dopo mattone.

E così nasce anche una formula: BI x C x BV = RC, cioè buona idea moltiplicata per condivisione, per buona volontà dà un risultato concreto. Una formula che si può applicare a qualsiasi progetto e che funziona sempre e ne è la dimostrazione proprio il lavoro di Michele Tranquilli con questa avventura.

Incredibile… come un ragazzo qualunque è arrivato a un risultato così grande, e quella persona era proprio lì su quello schermo a parlarci e a insegnarci con le sue parole qualcosa di indispensabile per chiunque: la condivisione, la forza di volontà, l’aiutare gli altri, qualcosa di necessario per andare avanti.

UNA MATTINATA IN LIBRERIA

Sabato 27 Ottobre, con la professoressa di italiano, ci siamo recati presso la cartolibreria “Olivieri” per partecipare al progetto “Io leggo perché”.

Questo progetto ha lo scopo di avvicinare gli studenti alla lettura, stimolando interesse e curiosità. Oltre a noi, alunni delle prime medie, hanno partecipato a questo progetto anche quelli delle seconde e terze medie, che si sono occupati di invogliare le persone all’acquisto o alla donazione dei libri.

Arrivati in cartolibreria, ci hanno fatto sedere su un grande tappeto verde.

In quest’occasione abbiamo conosciuto la libraia Rossella che ci ha spiegato l’importanza della lettura e ci ha letto alcuni libri, illustrandoci anche le relative morali.

Il primo libro raccontava i timori di una ragazza, di nome Margot, nell’iniziare il nuovo percorso scolastico. La libraia ci ha dato il cappello del progetto e, a turno, chi aveva quest’ultimo si doveva presentare e parlare delle paure che aveva prima di iniziare la scuola secondaria.

Tra tutti i libri che ci ha letto, quelli che mi hanno colpito di più sono stati: il Gruffalò, la Valle dei Mulini e il Grande Muro Rosso.

Un altro libro molto simpatico, giocoso e divertente è stato  “Lezioni di volo”.

La morale che mi è piaciuta di più è quella del libro “Il Grande Muro Rosso”, perché ci ha fatto capire che, superando ogni timore, con la curiosità possiamo conoscere meglio noi stessi ed il mondo che ci circonda. Mentre tra i libri che mi hanno colpito di più, mi è piaciuto particolarmente “Il Gruffalò” che raccontava di un topolino il cui obiettivo era raggiungere un albero di nocciole che si trovava dall’altra parte della foresta. Ci riuscì grazie alla sua furbizia e con la sua invenzione del Gruffalò riuscì ad ingannare altri animali creduloni.

La mattinata si è conclusa con la lettura del libro “Il Mondo è tuo”, un libro arricchito da rime.

Inoltre la libraia ci ha consigliato di leggere due libri: “La vita di Mina” e “Il libraio sotterraneo”.

Per non dimenticare quest’esperienza, ad ogni alunno è stato donato un segnalibro riportante il disegno di una nocciola, in ricordo della storia del Gruffalò.

Spero di poter partecipare anche l’anno prossimo a questo progetto per poter coinvolgere altri studenti nel meraviglioso mondo della lettura.

 

Angela Maria Arbore, classe I C, a.s. 2018/19

#IO LEGGO PERCHE’ 2018

Noi ragazzi della scuola media Santarella, a partire dall’anno scorso, abbiamo partecipato dal 20 al 28 ottobre al progetto nazionale “#IO LEGGO PERCHE’”organizzato dall’Associazione Italiana Editori, ormai giunta alla sua quarta edizione, che ha come obbiettivo la creazione e lo sviluppo delle biblioteche scolastiche. Per far sì che questo progetto si realizzasse, noi ragazzi della scuola, abbiamo raccolto dei soldi inizialmente in classe e poi, grazie alla collaborazione della cartolibreria “Rosa Olivieri”con cui eravamo gemellati, abbiamo chiesto alle persone che entravano in tale cartolibreria per fare acquisti, di contribuire con l’acquisto di un libro o con un piccolo contributo in denaro. Infatti gli alunni delle classi terze dell’Istituto, a turno, sono andati nel pomeriggio in cartolibreria per presentare l’iniziativa, invogliando la gente a contribuire economicamente. Noi, come classe III C, siamo riusciti a raccogliere più di 140 euro, avendo così la possibilità di acquistare alcuni libri da donare alla biblioteca scolastica. In tutto la nostra scuola ha ottenuto 113 nuovi libri scelti da noi.

Successivamente il giorno martedì 6 novembre la professoressa Strippoli, durante l’ora di matematica, mi ha chiamato per andare in biblioteca e rappresentare la classe. Entrando in biblioteca ho notato che c’era un alunno per ogni classe. Ci siamo seduti attorno al tavolo e abbiamo atteso l’arrivo della libraia, poi abbiamo aperto le scatole e abbiamo visto che erano colme di libri. Con entusiasmo e curiosità abbiamo estratto tutti i libri dalle scatole e abbiamo fatto alcune foto per ricordare quel momento.

Chiara De Robertis, classe III C, a.s. 2018/19

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