Kabul

Tenue, agghiacciante, quasi frustrante. La pioggia batteva sulle mie spalle rendendole fragili. Quella pioggia che mi riportava a casa, anche se a casa proprio non ero. Quella pioggia, la stessa pioggia che aveva bagnato i nostri campi e le nostre guance, la stessa pioggia che scorreva nei viali di Kabul. Quant’era bella Kabul un tempo, avresti dovuto vederla, così allegra e piena di vita. Ora era solo un cumulo di macerie.

Il mare continuava costante il suo ondeggiare, stancante, e trasportava in questo dolce movimento ogni cosa.

Osservavo l’orizzonte e la paura mi aggrediva, incombeva sulle speranze di una lontana felicità. Paura del vuoto. Fu la prima volta che vedevo con chiarezza la sottile linea tra mare e cielo e mi chiedevo chissà se quella linea avesse una fine. Ma tutto ha un limite, prima o poi tutti cederemo, anche i più coraggiosi, i più valorosi diventano granelli di polvere, cenere, niente.

Eppure io sapevo di potercela fare, sapevo che il mio sogno era ancora realizzabile. Si dice che nella vita chi non ha un sogno, un obiettivo, non ha uno scopo e non avrà mai la giusta spinta per andare avanti. Ulisse aveva Itaca, Colombo aveva le Indie. Io ho te, solo te. Ti auguro, con tutto il cuore, di avere un sogno, qualcosa che ti rappresenti e che ti faccia sfruttare al meglio ogni singolo attimo della tua piccola vita.

Ti prego, non credere che durante il viaggio io non abbia avuto cura di te, ti accarezzavo e cercavo di tenerti il più caldo possibile. Utilizzai la mia unica coperta per non farti prendere freddo. Eri mio, tutto mio, eri parte di me e non avrei mai voluto lasciarti così. Com’eri bello, mi facevi sembrare una regina.

Ti prego, ricordati di me, io posso ancora vivere nei tuoi ricordi, voglio essere lì, solo lì, in quella tua fragile testolina che pareva soffice al tuo risveglio. Anche se non ti ricorderai mai del mio volto, voglio essere come tu mi disegni, con il sorriso dolce e soave di una mamma. Non guardare alle lacrime che bagnano imperterrite questo foglio, ma pensa alle mie braccia accoglienti, alle mie mani che ti avvolgono, alle mie labbra che sfiorano le tue guance. Tu che come nessun altro mi fai essere felice. Sarò sempre orgogliosa di te, qualunque cosa tu farai io sarò al tuo fianco, a tenerti per mano e indicarti la direzione giusta. E qualunque atto tu compierai, giusto o sbagliato che sia, io starò sempre dalla tua parte, sappi  che non sei solo. Tu, che sei sangue del mio sangue, sappi che non ti abbandonerò mai. Piccolo mio, tu sarai sempre parte di me.

Mi guardo, osservo il mio corpo e penso a quanto fa male abbandonarti così, non poterti insegnare a camminare, a parlare, al solo pensiero che il tuo primo “mamma” non sarà dedicato a me. Mi guardo e mi faccio schifo, poi lo sguardo cade sul mio pancione e torna il sorriso.

Credo che il dono più grande che sia mai stato fatto alla donna, sia quello di metter al mondo un figlio. Credo che sia il mio amore per te a rendermi così sensibile, credo che sia la paura che tu un domani possa odiarmi a rendermi così fragile. Più ti guardo e più penso a quanto sarai bello e intelligente, a quanto sarai buono e generoso. Perché ricorda, piccolo, che puoi ottenere tutto ciò che vuoi se lo chiedi con gentilezza, la violenza non ti rende forte e non lo farà mai, ma sono la capacità di ascoltare, di pensare che ti rendono invincibile.

Tua nonna era una donna eccezionale, sai? Era l’unica a capirmi in un mondo di pazzi, in quel luogo che era diventato solo scenario di guerra, di violenza. Era una guerriera, tua nonna, sempre pronta a tirarmi su di morale, è stata lei ad insegnarmi a scrivere. Era bella come una dea.

E ridi, ridi, ridi più che puoi, che sarai ancora più bello con quel sorriso. La tua mamma già lo sa.

Il viaggio era diventato davvero nauseante eppure la stanchezza non aveva la meglio su di me, resistevo ancora, nonostante tutto io avevo una cosa in più, avevo te a darmi la carica necessaria, qualcosa per cui valesse la pena lottare e mettercela tutta. Eravamo quattro o cinque a non farci sovrastare dallo sfinimento della lunga trasferta. Ma anche se il viaggio era diventato così malinconico, è stato il più bel viaggio della mia vita perché sono stata solo con te, mi sono dedicata a te, completamente.

Se sono qui a scrivere, è per dirti che io ci tengo a te e ci terrò sempre, è proprio per questo che ti devo lasciare andare, perché voglio il tuo bene e voglio che tu viva serenamente il tuo futuro, magari con una casa, una moglie che ti ama, dei bambini che ti circondano e la felicità nell’aria. Non voglio che tu viva la miseria e la crudeltà che ti aspetta a casa, non voglio che tu conosca faccia a faccia ciò che ho vissuto io, voglio che tu sia libero di pensare ed esprimere la tua opinione, voglio che tu sia libero di amare chi vuoi, voglio che tu abbia una vita migliore dalla mia senza quell’istinto di paura che bussa costantemente alla tua porta e la violenza che ti divora.

Il tuoi primi anni di vita saranno sconvolgenti, pieni di scoperte ed emozioni.

I cinque anni sono importanti, incomincerai ad essere grande, a capire come stanno le cose, ma vivrai ancora nelle tue fantasie. I dieci anni fanno paura, sarai già un ragazzino e potresti avere la prima cotta. Tu sii buono e vedrai che avrai successo… Ah, mi raccomando, obbedisci sempre ai tuoi genitori: ricorda che loro ti hanno insegnato a vivere e tu gli devi portare rispetto. I quindici anni! Non seguire i cattivi esempi, tu fai ciò che ti sembra giusto fare, ma usa il cervello e soprattutto il cuore e non lasciarti persuadere dai tipici vizi dell’adolescenza; tu non hai bisogno di aiuti dall’esterno per essere felice, per stare bene basta un sorriso. Vent’anni e non sentirli… Sarai un uomo ormai, un uomo degno di essere chiamato uomo, ne sono sicura, avrai le tue responsabilità e i tuoi doveri che rispetterai parola per parola. Sei il mio orgoglio, tu, tu che non avrai più bisogno della tua mamma che ti tiene per mano, andrai per la tua strada e farai grandi cose. E non andare troppo veloce in macchina, ricorda…

Auguri per la tua vita, vivila al meglio e falla tua, solo tua.

Ti amo e ti amerò per sempre.

Mamma

 

Alessandra Quinto, classe III C Scuola Santarella, a.s. 2018/19

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