Corato in bicicletta

Corato, la nostra bella città, è piena di strade, palazzi, monumenti che ricordano una storia ricca di tradizioni, di cultura, di avvenimenti realmente accaduti, ma anche di miti e di leggende, frutto della fantasia popolare. Accogliendo l’invito della docente di italiano che ci chiedeva di descrivere la nostra città, abbiamo voluto realizzare questo video proprio con l’intento di far conoscere Corato a coloro che ancora non l’hanno visitata o che non ne conoscono bene l’enorme patrimonio artistico, culturale e folkloristico. Lo abbiamo fatto in maniera diversa e divertente…

Detto questo, auguriamo ai lettori buona visione!!!

Altamura Giulia, Fiore Simona, Cusmai Domenico, Piccarreta Davide, Aldo Tota

Classe I D  Scuola Santarella” – a.s. 2019/20

ESSERE MIGRANTI AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

L’emergenza sanitaria attuale con l’improvvisa irruzione del Covid-19 sulla scena mondiale ha attirato l’attenzione dei mezzi di comunicazione e dell’opinione pubblica su questa terribile realtà che è certamente la più drammatica, dopo quella della Seconda Guerra Mondiale. Tutti sono spaventati, si pongono domande, cercano risposte.

In questa situazione di crisi mondiale, la questione migranti sembra essere passata in second’ordine ed è in parte trascurata anche dai media, quando invece bisogna riflettere e rendersi conto del fatto che proprio l’epidemia da coronavirus colpisce in misura maggiore i più deboli, i migranti e i rifugiati e ha conseguenze disastrose sulle loro condizioni di vita.

Situazioni drammatiche come quella dei rifugiati siriani presenti in Turchia o approdati nell’isola di Lesbo, che sognano l’Europa e sono alla ricerca di un futuro migliore, non dovrebbero verificarsi.

Sono persone che conoscono benissimo la parola “sofferenza”, come la parola “fame”, hanno sperimentato sulla loro pelle anni e anni di guerra, anni di bombardamenti, anni di povertà e di paura. Respingerli con la violenza è completamente inutile oltre disumano.

Il DIRITTO DI ASILO e il  DIRITTO alla SALUTE dei migranti dovrebbero essere assicurati dall’Unione Europea, l’accoglienza dovrebbe essere garantita.

Purtroppo in questo momento l’Europa non ha una progettualità chiara e uniforme nei confronti della questione migranti, indipendentemente dai luoghi di arrivo. Neanche il Covid-19 è riuscito a modificare la situazione, dato che il Parlamento europeo non ha dato ai singoli governi linee comuni di comportamento e quindi, ancora una volta, invece di essere uniti ci si ritrova in polemica l’uno con l’altro.

È quanto mai necessario affrontare seriamente questa problematica e trovare una soluzione comune.

Oltretutto, quando l’emergenza sanitaria terminerà, la questione migranti tornerà alla ribalta ed ancora si fronteggeranno due posizioni opposte: i migranti costituiscono un problema o una risorsa?

A mio parere, i migranti rappresentano una “ricchezza”, nonostante molte persone continuino a negarlo, rifugiandosi nelle loro convinzioni e nelle loro paure per il “diverso” o per il cambiamento che potrebbe verificarsi nelle loro vite.

I migranti sono un’enorme risorsa perché costituiscono una grande fonte di manodopera più o meno specializzata (a volte sono anche laureati!) che spesso, purtroppo, viene utilizzata solo per lavorare in nero nei campi o come manovalanza dalla mafia, creando così una via preferenziale per diventare criminali. Questo accade perché il più delle volte non hanno documenti e sono presenti in modo illegale e clandestino sul suolo italiano.

Lo Stato potrebbe renderli parte integrante della popolazione offrendo loro modalità graduali per acquisire i diritti di cittadinanza ma, prima di puntare il dito contro lo Stato e iniziare a lamentarci, dovremmo tutti riuscire ad accettarli senza pensare ai pregiudizi, ma andando oltre le apparenze.

In Italia, successivamente alla crisi avvenuta dopo il cambio di moneta e soprattutto dopo la crisi economica del 2008, si è verificato un calo delle nascite nelle famiglie, dato che in quel periodo i genitori, prima di mettere su famiglia, hanno aspettato aspettano tanto tempo; anche oggi i figli unici ormai sono diventati la normalità e le famiglie numerose stanno diminuendo. In particolare questo calo demografico è molto evidente nelle scuole e tutti quelli che lavorano in questo contesto rischiano di perdere il lavoro, ma i migranti potrebbero colmare questo vuoto e riequilibrare la differenza numerica tra giovani e anziani.

C’è anche chi dice che i migranti sono soltanto un altro problema da affrontare per l’Italia, che portano malattie, che occupano i nostri posti di lavoro oppure che in Italia oramai ce ne sono troppi.

Se il fenomeno migratorio fosse gestito correttamente aprendo canali regolari, legali e sicuri, i migranti sarebbero soltanto un punto a favore per l’Italia.

I migranti non portano malattie perché quando sbarcano vengono controllati, curati e vaccinati e mai quanto in questo periodo sono proprio gli italiani a portare malattie. E del resto se loro occupano i posti di lavoro al posto dei giovani italiani è soltanto perché se lo meritano di più e si sono impegnati maggiormente rispetto agli altri.

Bisognerebbe aiutarli perché, quando noi italiani siamo scappati dalla nostra patria, all’inizio del Novecento, rifugiandoci in America, non si può dire che siamo stati trattati in modo amorevole e noi facciamo tanto le vittime pensando a questa situazione: poveri italiani per colpa della povertà sono emigrati!

E invece queste persone, che sono esseri umani, donne, bambini, anziani che ora scappano dalla loro terra per fame, guerra, sfruttamento minorile, li giudichiamo e li condanniamo perché ci sentiamo invasi e riteniamo sia meglio “aiutarli a casa loro”.

E dimentichiamo che scappano da situazioni terribili e atroci (di cui noi occidentali spesso siamo e/o siamo stati colpevoli!) e affrontano viaggi così impressionanti che potrebbero sembrare scene tratte da un film, con la differenza che questo non è un film dato che non c’è nessun supereroe a salvarli e a dare un lieto fine. I loro supereroi potremmo essere noi, potremmo essere noi a portare il lieto fine nelle loro vite accettandoli senza aver paura di un altro essere umano uguale a noi, solo per i nostri stupidi pregiudizi.

Perché lasciare delle persone su una barca in mare, perché non farli approdare sulla ‘’nostra’’ terra? E qualcuno ci spieghi: chi ha fissato i confini della terra, chi ha definito il nostro e il loro? Erigere un muro per bloccare ai migranti il passaggio non è un comportamento da umani ma da mostri, perché emigrare è un fattore umano.

In conclusione se si riuscissero a superare tutti i pregiudizi e a considerare tutti gli uomini cittadini del mondo, si ricaverebbero soltanto vantaggi sia per noi che per loro e si attiverebbe un processo positivo capace di migliorarci economicamente e culturalmente.

E del resto, anche volendo, le migrazioni non si possono fermare, sono un diritto dell’uomo di tutti i tempi, il diritto a nuove opportunità di vita, il diritto alla felicità, e in fondo anche noi continuiamo ad essere migranti nel mondo.

Maria Lucrezia Pellecchia, classe III C, scuola “Santarella”, a. s. 2019/2020

MIGRANTI: SEMPLICEMENTE UOMINI

La parte più vera di noi è una casa e ognuno deve avere il diritto di abitarla ovunque, con le fondamenta al contrario, appese ad una stella, la stella guida nella navigazione della nostra vita.

Se questo è vero, ognuno può varcar frontiera e confine e DEVE essere accolto, deve poter stabilire le proprie radici, le fondamenta della propria “casa”.

Questo è un diritto, e allora perché viene negato?

Oggi la parola “migranti” è all’ordine del giorno e se ne parla come se fosse argomento di poco conto, così si finisce per ridurlo a frasi come “Portano solo problemi”, “L’Italia non può più accogliere nessuno!”

Ci si accontenta di stereotipi ripetuti più e più volte, rimarcati, modificati, che cancellano la curiosità di verificarne la fondatezza.

Ed ecco, giungiamo quindi ai quesiti principali: “I migranti sono davvero un problema? Accoglierli è un’azione corretta o dannosa?”

I dati della finanza del 2016 ci informano del fatto che i migranti permettono allo stato italiano di guadagnare oltre otto milioni di euro e costano allo Stato solo lo 0,2%  del PIL ( tre miliardi di euro circa); inoltre svolgono lavori che gli italiani rifiutano (come badanti, contadini) versando oltre otto miliardi di euro all’INPS e i loro stipendi sono nettamente inferiori a quelli degli italiani.

Oggi viviamo in una società consumista, in cui tutto è legato all’arricchimento, all’acquisto a livello economico e purtroppo per dare importanza ad una causa e persino ad una persona bisogna ricondurla ad un numero; ma gli immigrati, in questo caso, non sono solo squallide cifre, ma  “arricchimento” culturale, dal punto di vista storico…

A volte possiamo ritrovare noi stessi nel contatto forte e reale con le vite e le storie degli altri, storie spesso tormentate da eventi tragici ed indimenticabili.

Nelle loro storie, protagonista, molto spesso, è il mare, che dapprima spirava una brezza calma, ma poi si è rivelato una spirale di sofferenze, paure e morte.

Una spirale che cattura tra grida, lampi, pioggia decine e decine di uomini, donne e bambini.

Ma è quel mare, questo mare l’unica speranza viva, sincera, immutabile che risiede nell’anima di ognuno di loro.

Il “viaggio” per mare non è di certo l’unica sofferenza che i migranti devono subire in silenzio, perché una volta giunti nel nostro Paese , ad aggredirli ci sono stereotipi di ogni tipo, leggi contro il loro soggiorno, ma soprattutto TERRORE nei loro confronti, che in molti casi si tramuta in razzismo e odio.

Ci si rifiuta di accoglierli ed integrarli  con la scusa che sono troppi, ma in realtà c’è solamente un migrante per 720 italiani.

Esistono molti stereotipi assurdi che diventano la prigione quotidiana di ognuno di noi, una prigione di incertezze da cui è difficile liberarsi se non con l’informazione e con l’apertura nei riguardi di altre culture.

Ritornando adesso alla parola da cui è partito tutto “Migranti”, posso sicuramente affermare che si tratta di un termine che gli italiani conoscono molto bene e la storia ne è testimone.

Noi siamo stati i primi ad abbandonare genitori, mogli o mariti, figli, a lasciare tutto nella speranza di un futuro migliore nel “paradiso americano” o verso altre mete.

La storia non si cancella, anzi rimane impressa in ogni uomo, su ogni terreno, in qualsiasi fenomeno.

E proprio perché conosciamo la storia, la nostra storia dovremmo fare in modo che le piaghe che hanno afflitto noi in passato, non si riversino nel presente.

A causa nostra molti migranti perdono ogni speranza, ma adesso è il momento di dar loro il coraggio di avere un destino e farsene carico, cogliere il perché valga la pena vivere.

Dobbiamo imparare ad essere il balsamo per le loro ferite.

Dobbiamo eliminare tutti i titoli di cui ci rivestiamo e ritornare ad essere semplicemente UOMINI, proprio come i migranti.

Maria Elena Varesano, classe III C, scuola “Santarella”, a. s. 2019/2020

“LO SCOGLIO DI PIZZOMUNNO”

LA LEGGENDA
“Mi chiamo Pizzomunno e sono un pescatore alto e robusto. Cristalda è una ragazza piena di fascino, dai capelli color del grano. Tra me e lei è scoccato un amore travolgente. Io ogni giorno solco il mare con la mia barca e al mio passaggio le sirene emergono dai flutti marini per intonare in mio onore amabili canti. Il mio fascino contagia anche le sirene, le quali sono pronte ad offrirmi l’immortalità qualora diventi il loro re e il loro amante. Ma io rifiuto l’immortalità. Non posso tradire la fiducia della mia amata Cristalda.

Così, una notte, mentre io e Cristalda stavamo dormendo sull’isola posta di fronte alla costa, le sirene, vinte dalla gelosia, la aggredirono conducendola tra le spire profonde del mare.

Io non mi arresi e, mi tuffai tra le acque, provai a inseguire la voce della mia amata senza riuscirci. Vinto dall’immenso dolore mi pietrificai, diventando il bianco scoglio che ancora oggi reca il mio nome.

Ma la storia non termina qui.

Cristalda, ogni cento anni, riemerge dagli abissi marini nei quali è stata condotta dalle terribili sirene, per essere accolta nuovamente tra le mie braccia e per riportare alla luce, anche per solo per una notte, il nostro antico amore.”

RIFLESSIONI

La lettura di questa leggenda mi porta a riflettere prima di tutto sulla forza dell’amore che lega i due giovani che, nonostante le difficoltà, continuano a rimanere uniti tra di loro.

Ammiro molto la determinazione e il coraggio di Pizzomunno sempre pronto ad affrontare i pericoli del mare e la presenza ingombrante delle sirene, ma allo stesso tempo sempre desideroso di tornare dalla sua amata Cristalda.

Ciò che mi colpisce in modo particolare è la fedeltà di questo ragazzo nei riguardi della sua amata nonostante i continui richiami ammalianti e le tentazioni delle terribili e cattive sirene. Grande è l’amore per questa ragazza e questo lo capisco anche dalle proposte che le sirene gli fanno e cioè di immortalità e di farlo diventare un re, proposte che lui rifiuta immediatamente senza pensarci due volte poiché nella sua mente e nel suo cuore c’è soltanto Cristalda.

Ammiro molto anche la pazienza e la fedeltà di Cristalda che non si stanca mai di aspettare il suo amato.

Questa leggenda mi porta a pensare anche al comportamento che noi dovremmo assumere nella nostra vita quotidiana e cioè di non lasciarci abbindolare da chi vuole ingannarci. A volte è facile cadere nelle tentazioni e lasciarci abbindolare dalle cose che dicono gli altri, dimenticando i valori a cui dobbiamo rimanere fedeli ma dobbiamo essere attenti a pensare, a riflettere prima di ogni azione anche per non far male a chi ci è vicino.

E poi vorrei riflettere anche sull’importanza dell’amore, un sentimento bellissimo che non dovrebbe mai essere tradito.

Bellissima anche la canzone di Max Gazzè che non conoscevo.

 LA VERA FORMAZIONE DEI FARAGLIONI

Un faraglione è uno scoglio roccioso a forma di picco che emerge dall’acqua del marein prossimità della costa.

È causato dall’azione erosiva del movimento delle onde delle acque poco profonde. Infatti, il mare, tramite l’azione erosiva esercitata sulle rocce, tende ad isolare queste porzioni rocciose che appariranno separate dalla restante costa.

I faraglioni si formano perché l’azione del movimento delle onde è particolarmente efficace lungo le coste con acque poco profonde.

Si formano i frangenti, che sono in genere tre volte più alti dell’onda in mare aperto. Con il movimento di trasporto delle masse d’acqua, essi demoliscono le rocce, sia per la grande pressione sia per l’azione dei materiali che lanciano contro la costa, dando luogo ad incisioni, nicchie, caverne, arcate o scogli particolari come i faraglioni.

Le forme dei faraglioni dipendono soprattutto dalla resistenza che le rocce possono opporre a questa opera distruttiva.

La notevole forza d’urto dei frangenti agisce con particolare forza sulle fessure, sui punti di debolezza delle rocce, aprendo varchi e fratture che si allargano progressivamente.

L’acqua, spinta violentemente in queste aperture, comprime le masse d’aria in esse contenute e ritirandosi determina la loro rapida espansione.

Le rocce, subendo questa duplice azione di compressione e decompressione, vengono dapprima fratturate, quindi separate e strappate in blocchi e frammenti di tutte le dimensioni.

Jacopo Stolfa, classe I C, “Santarella”, a.s. 2019/20

EMERGENZA CLIMA: UNA BATTAGLIA DA VINCERE AD OGNI COSTO

“Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta. Richiede, pertanto, la massima cooperazione di tutti i Paesi con l’obiettivo di accelerare la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra”.

Questa è la premessa fondamentale dell’Accordo di Parigi sul clima approvato nel corso della Conferenza tenutasi a Parigi nel dicembre 2015. Per poter entrare in vigore nel 2020, l’accordo deve essere ratificato da almeno 55 Stati che rappresentano il 55% delle emissioni mondiali di gas.

Molti Paesi ricchi e potenti, però, rimangono ancora indifferenti e silenziosi di fronte all’emergenza climatica. Paesi come India, Cina e Turchia si pongono addirittura l’obiettivo di aumentare le centrali a carbone che sono molto dannose per l’ambiente.

Proprio per la necessità e l’urgenza di provvedimenti seri e drastici, il 23 settembre 2019 a New York si è tenuto un Summit di Azione sul clima delle Nazioni Unite e la protagonista del vertice è stata Greta Thunberg, la sedicenne attivista ambientalista che ormai da più di un anno combatte instancabilmente per la salvezza del nostro pianeta, per la salvezza della generazione presente e di quella futura.

Lei è molto arrabbiata e delusa, nessuno ascolta ciò che la scienza afferma da anni: la minaccia di cambiamenti climatici porterà presto alla distruzione dell’equilibrio ambientale, bloccherà inevitabilmente lo sviluppo di molti settori come quello dell’agricoltura, causerà la sofferenza e la morte di molte persone, porterà i popoli alla guerra per poter avere  il prezioso “oro blu”, l’acqua.

Greta dà un esempio concreto a tutti, ai giovani e ai ragazzi della nostra età.

Un anno fa, nell’agosto 2018, invece di andare a scuola, protestava da sola di fronte al Parlamento svedese di Stoccolma, con il cartello “Sciopero per il clima” tra le mani.

Con la sua voce, la sua tenacia, la sua determinazione Greta pian piano è riuscita a contagiare tanti giovani che oggi seguono il suo esempio e protestano sulle strade di tutto il mondo. Oggi Greta non è più sola ed è considerata la leader del movimento giovanile #FridaysForFuture, che si batte affinché siano intraprese azioni di governo e di organizzazione internazionale più efficaci nel contenere gli effetti del collasso climatico e dell’estinzione di massa del vivente oggi in corso.

Greta si sente costretta ad agire, dato che le nazioni ricche, i politici al governo che non si impegnano a contrastare il cambiamento climatico. Le sue parole risuonano forti e chiare:

Mi avete rubato i sogni e l’infanzia con le vostre parole vuote. E io sono una delle più fortunate. Le persone stanno soffrendo. Le persone stanno morendo. Interi ecosistemi sono al collasso. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto quello di cui parlate sono i soldi e le favole dell’eterna crescita economica. Come osate?!

Non deve essere solo una preoccupazione di Greta, ma di tutti i giovani, di tutta l’umanità.

Anche il Papa ha lanciato diversi appelli invitando tutti ad assumersi le proprie responsabilità, invitando i politici a “destinare maggiori risorse umane, finanziarie e tecnologiche per limitare gli effetti negativi del cambiamento climatico e aiutare le popolazioni più deboli e vulnerabili che soffrono maggiormente”.

Al Summit del 23 settembre, 66 Stati hanno ascoltato il grido di allarme dei giovani e hanno promesso riduzione dei gas serra, stop all’uso dei combustibili fossili e passaggio ad energie pulite e rinnovabili, entro il 2050. Non deve essere però un impegno “fluido”, ma una gara, una battaglia da vincere a tutti i costi e per il bene di tutti.

È una lotta contro il tempo, una lotta da portare avanti tutti insieme, “uniti ed inarrestabili”, in ogni momento della nostra vita quotidiana.Ciascuno di noi, nel proprio piccolo, con la propria buona volontà, i mezzi a disposizione e le proprie energie può e deve dare il suo contributo, deve far sentire la propria voce e deve essere di esempio per gli altri.

Non tutto è perduto, c’è ancora una speranza, ma dobbiamo correre, molto più velocemente del cambiamento climatico: questa è la sfida che ci aspetta.

Antonella Petrone, classe II C, Scuola “Santarella”, A. s. 2019/2020

 

L’AUSTRALIA ROVENTE

Circa quattro mesi fa, si è sentito parlare sui giornali della situazione che si sta verificando in Australia, cioè il disastro ambientale che ha provocato l’incendio di alcune zone forestali. Ciò comporta anche il peggioramento del cambiamento climatico e l’estinzione di alcune specie animali già a rischio, quali i koala e i canguri.

Questo diffondersi di incendi è cominciato nel mese di settembre 2019 a causa della siccità che si era verificata nel continente in quel periodo. Altri fattori che hanno contribuito allo svilupparsi degli incendi sono stati i numerosi fulmini che hanno appiccato il fuoco in diverse aree boschive inaridite. Anche il vento ha reso la situazione ancora più critica spostando le fiamme, che a loro volta trovavano il terreno spianato bruciando intere cittadine, aree protette e parchi nazionali.

Pensare che una delle più grandi risorse naturali e uno dei polmoni del nostro pianeta stia bruciando così ci fa capire quanto possiamo essere ingrati e incuranti nei confronti delle risorse che la natura ci offre.

Giulia Brattoli, Simona Cascarano – I C  / Aurelia Mazzilli – II D / Giulia Greco – I F

Santarella a.s. 2019/20

 

UN ALBERO PER IL CLIMA, UN ALBERO PER IL NOSTRO FUTURO

Il 21 Novembre è una data importantissima per tutti: ogni anno si celebra la Giornata Nazionale degli Alberi, esseri viventi indispensabili per la nostra vita, per la nostra sicurezza, per il nostro futuro.

Proprio in occasione di questa ricorrenza, il 19 Novembre 2019, noi alunni della classe 1ᵃ F, con i compagni della classe 1ᵃ B, abbiamo incontrato un maresciallo del Corpo Forestale ed un suo collega che, attraverso la visione di un PPT, ci hanno spiegato l’importanza degli alberi e i loro preziosi benefici.Innanzitutto ci hanno parlato dell’albero tipico del nostro ambiente, la quercia ROVERELLA, che è molto grande e si trova sulle Murge e hanno sottolineato che tutte le piante, per vivere, hanno  bisogno di luce, di acqua e di un ambiente fresco.

Poi hanno illustrato le numerose funzioni dei nostri amici alberi: svolgono una FUNZIONE IDROGEOLOGICA che consiste nel drenare l’acqua ed evitare che il terreno frani; altrettanto importante è la FUNZIONE ECOLOGICA degli alberi che rallentano l’evaporazione dell’acqua e, grazie ai loro processi di respirazione e fotosintesi clorofilliana, assorbono anidride carbonica e rilasciano ossigeno, contribuendo alla pulizia dell’aria.

Non dobbiamo dimenticare che le foreste sono gli ALLEATI DEL CLIMA, sono i “polmoni” della nostra Terra, infatti purificano l’aria e danno una nuova forza alla nostra gente. Inoltre gli alberi hanno una FUNZIONE PAESAGGISTICA: rendono bello il paesaggio con i loro diversi colori e forme.

In seguito, abbiamo riflettuto sull’inquinamento ambientale e sulla raccolta differenziata che si svolge anche nella nostra città. In particolare la plastica è un grande problema e si deteriora solo dopo decenni, perciò dal 2021 verranno banditi gli oggetti in plastica monouso (come bicchieri, piatti, posate, cannucce, palloncini…), proprio per tutelare l’ecosistema e l’ambiente in cui viviamo. Infatti i nostri rifiuti di plastica giungono al mare sospinti dal vento o trascinati dalle acque dei fiumi o dagli scarichi urbani; le micro particelle di plastica vengono ingerite da alcuni animali marini che a loro volta vengono ingeriti da noi, con gravi danni per la nostra salute.

Noi siamo “ospiti” di questa Terra, quindi dobbiamo rispettarla e proteggerla in ogni occasione.

Se assistiamo ad una violazione nei confronti dell’ambiente, dobbiamo subito telefonare al numero 1515 – Emergenze ambientali oppure al 112 – numero unico europeo di Emergenza – e segnalare ciò che è accaduto all’Arma dei carabinieri.

Nel corso dell’incontro con il Maresciallo la frase che ci ha colpito di più è stata: “Voi siete la generazione futura; ciò vuol dire che ciascuno di noi deve insegnare ai propri figli il rispetto dell’ambiente”.

Rispettare la natura vuol dire SALVAGUARDARE sia il mondo animale sia il mondo vegetale. Bisogna conoscere per reagire: conoscere il territorio, l’ambiente o la città in cui si vive è importante per saper reagire ad episodi di inquinamento.

La festa dell’albero è stata un’occasione per esprimere, attraverso il linguaggio poetico, tutto il nostro affetto per gli amici alberi: ecco alcune delle poesie scritte da noi in loro onore.

E ricordiamo sempre:

Chi pianta un albero, pianta una speranza!

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Alessandro Balducci, Michelangelo De Robertis, Alessandra Mangione, Antonio Zucaro, Scuola “Santarella”, Classe I F, A. s. 2019/2020

FESTA DELL’ALBERO: UN SALTO NELLA STORIA

Ogni anno il 21 novembre celebriamo gli alberi, il loro indispensabile contributo alla vita poiché essi svolgono l’importante funzione di assorbimento di anidride carbonica e di restituzione di ossigeno e di protezione della biodiversità.

Sapete quali sono le origini di questa festa?

Seguiteci nel nostro viaggio e lo scoprirete!

Sin dai tempi più antichi gli alberi sono stati curati, onorati e rispettati per la loro bellezza, per la loro “saggezza”: sono gli esseri viventi più antichi e longevi del pianeta, possono raccontare tante storie e, dietro la loro corteccia ruvida, nascondono tanti segreti a prima vista inaccessibili.

Gli alberi in passato sono stati considerati sacri, al pari degli esseri umani, addirittura come divinità.

Già nel periodo dell’antica Grecia l’albero aveva un ruolo fondamentale, perché erano molto diffusi l’albericoltura e l’impianto di boschi.

Questa usanza arrivò anche nell’antica Roma dove i boschi erano consacrati alle divinità. In epoca romana le “Lucarie” erano la più grande festa silvana: si celebrava il 19 e il 21 luglio in onore degli alberi che erano stati impiantati nei mesi precedenti. Numerosi erano inoltre i numi e i geni tutelari dei boschi e delle selve come Silvano che veniva rappresentato in procinto di collocare a dimora una piantina di cipresso.

Il primo “Arbor Day” fu istituito nel 1872, in Nebraska, con l’intento di dedicare un giorno all’anno alla piantagione di alberi per sensibilizzare le persone in merito al rispetto dell’ambiente.

Nell’anno 1898, lo statista Guido Baccelli, Ministro della Pubblica Istruzione, fece celebrare in Italia la prima Festa dell’albero che fu istituzionalizzata nella Legge Forestale del 1923, con lo scopo di infondere nei giovani l’amore per la natura.

Nel 1992 fu istituita una legge che prevedeva che ogni Comune piantasse un nuovo albero per ogni bambino nato.

Purtroppo essa, adesso, non viene più considerata ed è un vero peccato!

Immaginate quanti alberi avremmo ora! Saremmo veramente ricchi…

Nel 2013, con la Legge n. 10 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”, è stata istituita dal ministero dell’Ambiente la “Giornata Nazionale degli Alberi” da celebrare il 21 novembre di ogni anno, con l’obiettivo di promuovere la tutela dell’ambiente, la riduzione dell’inquinamento e la valorizzazione degli alberi in città.

Un albero per il clima, #ChangeClimateChange: è lo slogan che quest’anno accompagna la Festa dell’Albero.

L’iniziativa è stata promossa da Legambiente che, dal 21 novembre e per tutto il week end, ha organizzato circa 500 appuntamenti in tutta Italia con la piantumazione di nuovi alberi.

Ha scelto l’area del Vesuvio in Campania per piantumare 300 nuovi alberi (tra lecci, querce, corbezzoli) e risanare la ferita causata dall’incendio boschivo del 2017, che ha devastato oltre tremila ettari del Parco Nazionale del Vesuvio.

Senza gli alberi la vita sulla Terra sarebbe impossibile.

Le specie vegetali infatti ci donano ossigeno, fondamentale per la nostra vita, contribuiscono alla pulizia dell’aria eliminando inquinanti come ozono, ossidi di nitrogeno e biossidi di zolfo, mitigano gli effetti della crisi climatica.

Tutte le scuole italiane che aderiscono all’iniziativa mettono a dimora piccoli alberi nei giardini delle scuole, nei parchi e nelle zone abbandonate. Così avviene anche per il nostro Istituto Comprensivo: nel giardino della scuola “Cifarelli” viene piantato un bellissimo leccio.

Impegniamoci tutti ad avere cura dei nostri alberi, dei nostri boschi, delle nostre foreste!

Sara Brattelli, Lidia Torelli, Scuola “Santarella”, Classe I F, A. s. 2019/2020

E’ partito nel primo quadrimestre dell’a.s. 2019\2020 , nelle classi quinte della Scuola Primaria “F. Cifarelli” di Corato, il “Progetto Gaia”,  un programma di educazione alla consapevolezza globale e alla salute psicofisica ideato e sviluppato da un’equipe di docenti, professori universitari, educatori, psicologi e medici dell’associazione di promozione sociale “Villaggio Globale” di Bagni di Lucca.

Il Progetto Gaia, accreditato dal MIUR: il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, approvato e finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e sostenuto dal Club UNESCO di Lucca è stato già realizzato con eccellenti risultati dal 2013 su oltre 24.000 giovani e adulti in centri, scuole di differenti ordini e ospedali in tutte le venti regioni italiane e adesso è approdato anche nella nostra città!

Si è svolto in un’aula della Scuola Primaria “F. Cifarelli” appositamente predisposta  e ha coinvolto, con alto tasso di gradimento tutti gli alunni delle classi quinte ed i loro insegnanti.

Il “PROGETTO GAIA”,  suddiviso in dodici incontri, organizzati in moduli tematici, ognuno col suo tema e una sua finalità, prevede ad ogni incontro una prima parte, teorica, con  video didattici e film-documentari che hanno come principali argomenti la Terra (Gaia) e la rete della vita, i principi etici delle Nazioni Unite e della Carta della Terra (ONU), le conoscenze scientifiche più recenti sull’unità corpo-mente e una seconda parte, pratica, che prevede delle pratiche di benessere psicofisico e di intelligenza emotiva che sono ritenute competenze essenziali per sviluppare una consapevolezza più idonea ai bisogni e alle sfide di questo momento critico di cambiamento verso una società globalizzata. Infatti, il Progetto ha l’obiettivo di attivare le risorse personali e migliorare la fiducia in se stessi in modo da relazionarsi positivamente con gli altri e con la società in trasformazione.

Il Progetto Gaia trasmette in modo semplice ed efficace delle conoscenze-seme e delle esperienze personali che possono crescere e svilupparsi nel tempo. Le principali conoscenze riguardano la Terra e la situazione globale del nostro pianeta, e come ognuno di noi può contribuire attivamente e creativamente a migliorare la situazione personale e quella globale.

Le conoscenze seme sono: sostenibilità, pace, salute psicofisica, intelligenza emotiva, empatia, diritti umani.

Le esperienze personali  sono basate sull’innovativo Protocollo Mindfulness Psicosomatica  (PMP) che applica le conoscenze derivate dalle neuroscienze con un approccio educativo “integrale” e multidimensionale alla persona (Global Teaching/Learning Approach), che tende a trasmettere le conoscenze non solo a livello mentale-cognitivo, ma interagendo anche con la dimensione emotiva-relazionale e corporea-sensoriale, sviluppando così una comprensione più reale e  completa. Il Progetto Gaia, utilizza dunque le più efficaci pratiche di consapevolezza di sé, di benessere psicofisico e di intelligenza emotiva, per sviluppare le Life Skills, le competenze della vita” raccomandate dall’OMS.

Gli effetti delle pratiche di consapevolezza utilizzate nel Progetto Gaia sono state validate scientificamente da numerose ricerche psicologiche e cliniche internazionali che provano l’efficacia di queste pratiche  per il miglioramento del benessere psicofisico, della stima di sé e anche per il miglioramento dell’attenzione, della concentrazione e del rendimento scolastico dell’empatia e della collaborazione del gruppo classe  ed anche per il miglioramento dei repertori emotivo-comportamentali che sono alla base dei più gravi problemi scolastici, dei giovani, quali: ansia/depressione,  comportamenti aggressivi, iperattività, disattenzione e bullismo , disturbi che l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha definito come le “malattie del nostro tempo”, che generano disagio psicosomatico.

Il Progetto risponde alle necessità educative di una società sempre più globalizzata, espresse nelle direttive dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, adottato dalle Nazioni Unite, e in particolare negli Obiettivi 3 (Salute Globale), 4 (Educazione di Qualità) e 5 (Eguaglianza di Genere). Queste linee educative internazionali sono presenti anche nel “Nuovo Umanesimo” di Irina Bokova, General Director dell’UNESCO e nelle “Indicazioni Nazionali per il Curriculo dell’Infanzia e del primo ciclo di Istruzione” del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che invitano a sviluppare programmi educativi capaci di “fornire strumenti teorici ed esperienziali agli studenti di ogni età al fine di sviluppare competenze che permettano la realizzazione di una società globale”, e a facilitare “L’elaborazione dei saperi necessari per comprendere l’attuale condizione dell’uomo planetario… Premessa  indispensabile per l’esercizio consapevole di una cittadinanza nazionale, europea e planetaria”.

Le basi scientifiche del Protocollo PMP

Il Progetto Gaia, al fine di sviluppare una reale consapevolezza globale, prevede un protocollo articolato in quattro principali aree educative che corrispondono alle principali dimensioni neuro psicologiche umane:

• in giallo la consapevolezza di sé, che corrisponde alla funzione centrale del cervello,

• in rosso la consapevolezza corporea-emotiva del cervello sottocorticale,

• in blu la consapevolezza scientifica dell’emisfero razionale,

• in verde la consapevolezza etica dell’emisfero intuitivo.

La comprensione integrata di queste quattro dimensioni porta a una consapevolezza globale, che integra la dimensione personale con le dimensioni sociali e culturali.

Conclusioni personali

“Personalmente ritengo Gaia un progetto semplice, di una potenza straordinaria. Dopo la formazione presso il Villaggio Globale di Bagni di Lucca, ero sicura della sua efficacia, mi sono “fidata” delle esperienze di altri colleghi lì presenti e di ciò che avevo sperimentato in formazione, ma mai mi sarei aspettata un tale coinvolgimento da parte degli alunni!

Gli alunni sempre più partecipi e “consapevoli” mi hanno ringraziato molte volte, come docente, per avergli dato la possibilità di fare una scuola “diversa” in maniera “diversa” . Organizzare gli incontri del progetto durante le ore di educazione civica o geografia ha ridato persino dignità a queste materie “bistrattate” dai programmi nazionali.

Ogni momento è stato emozionante e pieno di vita, vi ho dedicato molto tempo e attenzione. Gli esercizi che più ci hanno commosso sono stati quelli del pianeta, dei diritti umani, la condivisione e il disegno psicosomatico, divenuto ormai un rito di classe al termine degli incontri del Progetto Gaia.

Oggi i miei alunni usano la parola “consapevolezza” e “respiro”, sono più consapevoli del loro corpo e delle loro emozioni che sanno riconoscere ed esprimere meglio, inoltre i rapporti tra di loro sono migliorati favorendo una piacevole atmosfera nel gruppo classe. Oggi questi bambini hanno preso consapevolezza di essere fondamentali in questo momento epocale di trasformazione verso una società globale più etica, pacifica e sostenibile e, scegliendo di portare più amorevolezza e consapevolezza nella loro vita sanno di poter contribuire al cambiamento dell’intera società globale.

Non posso che ritenermi soddisfatta e ringraziare mille volte la possibilità che Gaia, lo staff del Villaggio Globale mi hanno dato ed inoltre la preside della mia scuola dott.ssa Danila Tempesta e le colleghe delle classi quinte, Angela Addati, Antonella Vlonga, Pina De Palma, Antonella Romano, che hanno creduto nella’efficacia del progetto e in me.”

Chi volesse approfondire i contenuti del PROGETTO GAIA può fare riferimento al seguente sito web: www.progettogaia.eu.

Daniela Stroppolatini

Vieni in Puglia! Da un semplice compito…

È tutto partito da un semplice compito di realtà assegnatoci dalla professoressa d’Italiano: subito dopo le vacanze di Pasqua ognuno di noi avrebbe dovuto realizzare un lavoro, o cartaceo o multimediale, con l’obiettivo di convincere un ipotetico alunno della nostra età che vive in un’altra regione a trascorrere qualche giorno in una città della Puglia.

Nella nostra classe si è accesa una vera e propria competizione perché la professoressa ha bandito un concorso interno alla classe che ha reso il compito più stimolante.

Questo concorso prevedeva anche dei premi e questo ha aumentato la nostra motivazione.

  • Il primo classificato e il secondo classificato avrebbero avuto come premio un libro ciascuno;
  • Il terzo e il quarto classificato un peluche ciascuno.

Questa attività ha portato tutti noi a dare il massimo e a utilizzare le metodologie a ciascuno più congeniali: chi si è cimentato nel disegno, chi nell’informatica o nell’esposizione scritta, ognuno ha fatto del suo meglio ottenendo ottimi risultati. Tutti i lavori hanno fatto emergere le nostre capacità e predisposizioni.

Quando abbiamo visionato i lavori dei compagni, abbiamo espresso le nostre opinioni su di essi, ma il momento più atteso ed emozionante è stato quello della ‘’premiazione’’: eravamo molto curiosi di conoscere i nomi dei vincitori.

I fortunati sono stati proclamati dalla professoressa di Italiano e dalla Professoressa di Potenziamento. Tutta la classe è stata d’accordo con le decisioni delle professoresse perché i vincitori meritavano assolutamente la vittoria!

Il risultato è stato questo:

  • Primo posto: Samuele
  • Secondo posto: Riccardo
  • Terzo e quarto posto: Armando e Gabriele

Dal momento che l’esperienza ci è piaciuta molto, vogliamo pubblicare i lavori dei vincitori augurandoci che piacciano anche a voi!

Primo classificato

 

Secondo classificato

 

Terzo classificato

 

Flavio Maggiulli e Samuele Molinini, classe I E Scuola Santarella, a.s. 2018/19