René Magritte, ‘Les amants’

René Magritte è stato uno dei primi artisti a cui mi sono interessata. Questo mio interesse è nato alle elementari, dato che la maestra di Arte e immagine ci aveva assegnato un paio delle sue opere da disegnare. Il suo primo quadro che mi affascinò fu il famoso “Ceci n’est pas une pipe”. Non mi affascinò il disegno in sé o la frase, ma mi colpirono i pensieri che Magritte aveva sviluppato per arrivare a disegnare quell’opera. Incuriosita dalla vita di questo artista, iniziai a cercare altre sue opere e mi imbattei ne “Les amants”: me ne innamorai subito!

Inizialmente, dopo aver scoperto il dipinto, non mi soffermai molto sul significato, anche perché ero ancora una bambina. Mi piacevano i personaggi, i colori e non sapevo spiegare il motivo per cui mi catturava.

In questi mesi di quarantena, però, ho pensato molto a questo quadro. A volte ho immaginato una versione degli Amanti al tempo del Coronavirus: due amanti che cercano di baciarsi ma sono ostacolati da due mascherine. Mi sono innamorata ancora di più di questo dipinto perché rappresenta un amore ostacolato, non un amore fiabesco, che finisce con “e vissero tutti felici e contenti”. Rappresenta un amore reale, un amore concreto, facilmente ‘riproducibile’ nella vita quotidiana. Ho maturato il pensiero che quei lenzuoli rappresentano tutti i giudizi della società che una coppia deve subire, ad esempio “Hanno troppa differenza di età!”, “Lei vorrà solo i suoi soldi!”, “Lui ha secondi fini, non la ama veramente!” e altre affermazioni senza un minimo di fondamento. Ed esse si moltiplicano a dismisura se la coppia in considerazione è una coppia omosessuale.

Ciò che trovo affascinante però è che gli amanti si baciano lo stesso, incuranti di quelle barriere. Il loro amore è più forte dei giudizi e delle critiche.

Secondo me è anche un quadro molto attuale, se lo volessimo rivisitare in “chiave Coronavirus”. Improvvisamente questo sconosciuto ha impedito ai nostri Amanti di incontrarsi, ma dopo la quarantena si sono incontrati lo stesso, nonostante le barriere, più forti e innamorati di prima.

È un quadro che mi dà speranza. Quando mi sento giù o le cose non vanno come mi immaginavo, guardo i due Amanti e penso che devo fare quello che voglio io, quello che mi fa stare bene. Non devo ascoltare l’opinione di chi non sa cosa è meglio per me. E lo stesso vale nelle mie relazioni. Che mi importa di cosa pensa la gente di un mio amico o di una persona che frequento, se io sto bene con quella persona?

Molte volte penso che siamo diventati schiavi dei giudizi della società e dei pregiudizi. Io però voglio vivere in un mondo libero. Un mondo in cui vieni giudicato per i tuoi valori, per la tua anima e non per la tua sessualità o per il tuo aspetto esteriore.

I due Amanti sono la dimostrazione che l’Amore, quello con A maiuscola, vince su tutto. Va oltre i pregiudizi, gli ostacoli, gli insulti, i bastoni tra le ruote. Quindi perché continuiamo ad ostacolare l’Amore?

Non sogno più un amore come quello delle fiabe, sogno un amore come quello dei due Amanti: oltre tutto, oltre tutti.

Albarosa Strippoli, classe II A Scuola Santarella, a.s. 2019/20

La realtà scomposta di de Chirico e la metafisica surreale delle nostre città al tempo del coronavirus

Sono passati pochi giorni da quando, allentate le restrizioni dettate dall’emergenza sanitaria, le nostre città sembrano tornate ad una quasi rinnovata normalità. Mentre la primavera avanza con tutti i suoi colori e i suoi profumi con nuova prepotenza anche l’animo torna a rallegrarsi.

Resta vivo il ricordo desolante delle nostre città al tempo del Coronavirus, le nostre strade deserte e silenziose come non le avevamo mai viste, tanto simili agli scenari metafisici di Giorgio de Chirico carichi di mistero, inquietudine e irrealtà. Le pitture di de Chirico hanno rappresentato il sublime tentativo di raccontare la realtà oltre le cose fisiche, scomposta e ricomposta secondo il bisogno di svelare i significati più profondi dell’esistenza e così con uguale forza, le nostre città attraversate da corpi rari e lenti , chiuse dentro la paura di chi segretamente ha continuato ad abitarle senza poterle vivere, a guardarle dai balconi, a desiderarle immaginando giorni felici, sono apparse come il solo modo di resistere, tra attese e paure, alla forza virulenta del nemico coronavirus. La Ferrara desolata riconoscibile dalla sagoma del Castello Estense, nell’opera “Le Muse inquietanti” di de Chirico e che appariva solo qualche mese fa così lontana dalla fisionomia delle nostre città, è apparsa inaspettatamente vicina alla nostra realtà.   

La desolazione ci ha costretti senza preavviso a rivedere e a ripensare le nostre vite e il nostro tempo, a toccarne l’essenza, a sperimentarne tutta la verità divenuta scomposta e surreale come quella dechirichiana, tutto intorno a noi si è presentato diverso e nuovo: gli spazi della nostra casa, il volto lontano e caro degli amici, il ricordo dei luoghi frequentati nelle nostre ordinarie giornate, la scuola, la nostra aula, i nostri banchi, il gesso che stride sulla lavagna, la campanella che suona. Tutto scomposto e ricomposto nella memoria del cuore, la sola capace di serbare ogni cosa senza temere la rapina del tempo.

E mentre le rondini tornano a disegnare acrobazie nuove nel cielo sereno, anche noi spauriti e timidi riprendiamo a camminare, le nostre strade sembrano richiamarci alla vita, le porte amiche rimaste chiuse per lungo tempo si riaprono, i rumori antichi tornano e il silenzio comincia a rompersi. Si ricompone la realtà, non è più quella bruscamente ferita dall’emergenza sanitaria, ogni cosa è un po’ mutata, noi stessi siamo cambiati, restano profondi e segreti i segni della sofferenza ma germogliano i semi della vita nuova. Con l’auspicio, per ciascuno di noi, di ricomporre sulle tracce di de Chirico scenari capaci di migliorare il nostro futuro.

Giulia Pisi, classe III E, “Santarella”, a.s. 2019/20

La via Francigena nella città di Corato

 

Sabato 26 ottobre non è stata una giornata come le altre per gli alunni delle classi 3 D e 3 E che hanno partecipato all’iniziativa promossa dal Comitato per la Via Francigena di Corato. Accompagnati dalle nostre professoresse, noi alunni abbiamo camminato per circa 6 Km, percorrendo la Via Francigena. L’usanza ha le sue origini nel Medioevo, quando il vescovo di Canterbury, appena investito dal papa, percorse a piedi la strada da Roma a Canterbury, tenendo un minuzioso diario di viaggio che ha ispirato altri a percorrere lo stesso cammino. Esso parte convenzionalmente da Canterbury per finire a Gerusalemme. Ancora o ggi sono tanti i pellegrini che, per fede o per avventura, intraprendono tale pellegrinaggio. Il nostro è durato molto meno: dalle 9:10 alle 13 circa.

La prima meta del nostro tragitto è stata la chiesetta di Santa Lucia, dove ci attendevano Don Antonio Maldera e due studenti dell’Istituto professionale “Tandoi” per farci da guida. La chiesa dista pochi chilometri dalla città ed è un piccolo tesoro costruito per far partecipare i contadini alla celebrazione della messa. Oggi molte chiesette rupestri sono cadute in disuso o dimenticate. Non è questo il caso, poiché il Comitato per la Via Francigena sta valorizzando questi luoghi, che sono soste obbligate per pellegrini che si fermano qui a pregare. La chiesa a croce latina, con un transetto accentuato, nasconde un vero capolavoro riportato alla luce grazie a recenti restauri: un affresco cinquecentesco di Santa Lucia vestita di rosso verde e bianco (forse simboleggianti fede speranza e carità) con una palma che, secondo la tradizione, le fu donata da un angelo e con in mano il classico contenitore con i bulbi oculari (essendo lei la protettrice dei non vedenti). Terminata la visita siamo ritornati all’aperto dove abbiamo fatto una piccola pausa per recuperare le energie perse

nel cammino. Quando siamo ripartiti, siamo stati salutati dalle campane  fatte  suonare dal parroco  della Chiesa Mater Gratiae, custode anche di questa piccola perla immersa nel verde.

La tappa successiva è stata molto più vicina alla città ed è stata il convento dove Luisa Piccarreta trascorse parte della sua vita. Il convento si trova tuttora in Via Pirandello ed appartiene all’ordine delle Figlie del Divino Zelo. Dopo essere stati accolti da una suora, ci siamo diretti verso il luogo denominato “Giardino del sole”, dove Luisa andava per godere della luce del sole, che lei riusciva a vedere direttamente per via dell’intima comunione che viveva con Gesù. A gruppi poi ci siamo recati in cappella e, dopo un brevissimo momento di preghiera, ci siamo spostati nella stanza accanto per vedere alcune reliquie della Beata, oltre ai suoi oggetti personali tra i quali alcuni suoi scritti tratti dal suo diario che aveva iniziato a scrivere spinta dal suo confessore Annibale di Francia.

Tappa finale del nostro cammino, la casa dove Luisa trascorse l’ultima parte della sua vita e dove lei accoglieva e dava consigli a chi si affidava a lei.  La casa si trova nella Via a lei dedicata. Ad attenderci c’era la presidente del Comitato per la Via Francigena, che ci ha illustrato la routine quotidiana della Santa, fatta soprattutto di preghiera e lavoro al tombolo. Qui sono stati ritrovati alcuni dei lavori originali di Luisa.

Personalmente consiglio l’esperienza a chiunque, per scoprire tanti aspetti di Corato che spesso ignoriamo o dimentichiamo, aspetti che vanno dal sacro al profano, ma che sono comunque intriganti per conoscere meglio il nostro territorio.

 

Giulio Roselli, classe III D Scuola Santarella, a.s. 2019/20

Creare… con la cartapesta!

Il giorno 4 aprile noi, alunni della II F, con la II A e la II E abbiamo partecipato al viaggio d’istruzione con meta Putignano, città famosa per il Carnevale.

Durante la mattinata abbiamo esplorato la bellissima Grotta del Trullo e abbiamo svolto un laboratorio sul Carsismo.

Il pomeriggio invece  abbiamo visitato gli hangar in cui vi erano i carri allegorici che rappresentavano temi molto significativi.

Proseguendo la nostra visita, ci siamo recati in molti altri luoghi, tra cui una piccola bottega dove vi era un anziano signore che ci ha mostrato, con l’utilizzo di un macchinario, come si producevano i coriandoli. Il luogo più apprezzato da noi, però, è stato il laboratorio di cartapesta dove  con l’aiuto del maestro cartapestaio abbiamo creato delle coccinelle di cartapesta. Abbiamo molto apprezzato questa attività, perché ci ha permesso di imparare a creare qualcosa divertendoci, per questo motivo abbiamo deciso di realizzare il power-point seguente che ci auguriamo possa essere utile a chi volesse cimentarsi con questo genere di laboratorio.

PowerPoint Putignano

 

Daniele Perrone e Christian Di Tullio, classe II F, Santarella, a.s. 2018/19

 

FESTA DELL’EUROPA: cercatori dei segni

Il progetto segue il tema del Progetto Educativo 2017/18 proposto dall’Associazione Vivere In, che a sua volta si ispira alla decisione del Parlamento europeo di indicare il 2018 come “Anno europeo del patrimonio culturale” ed alla scelta dell’ONU di considerare il 2018 “Anno Internazionale del Turismo sostenibile”.

Cogliendo il valore delle due proposte, il seguente progetto ne assume le finalità educative:

  • Valorizzare il patrimonio culturale dell’Europa quale risorsa condivisa;
  • Sensibilizzare alla storia e ai valori comuni;
  • Rafforzare il senso di identità e la capacità di apertura ad altre culture

Per promuovere un umanesimo di respiro universale e fondativo di nuova civiltà.

Il progetto ha investito l’intero anno scolastico ed ha avuto diverse fasi.

Nella fase iniziale del progetto sono state attivate reti operative dapprima con l’Associazione proponente “Movimento di spiritualità Vivere In”, poi con le altre scuole del territorio ed in particolare con la “Tattoli” che è stata l’unica a rispondere positivamente, con il Museo del Territorio, con la Proloco, con le Misericordie, con l’Associazione Abracadanza ed infine con il Comune e le forze di Polizia.

Nella seconda fase è stata realizzata in ciascuna classe a cura del docente di geografia una schedatura guidata dei beni culturali

presenti nel Paese europeo selezionato; la ricerca e la mappatura di altri beni di rilevanza storico-artistica materiali o immateriali meno conosciuti di cui si è realizzato un dossier tale da poter essere esposto oralmente al fine di valorizzare il bene stesso in una logica di apertura alle altre culture.

Intanto le docenti di lingua hanno preparato una simulata relativa ad una riunione del Parlamento Europeo ambientata nella sala consiliare del Palazzo di Città finalizzata alla presentazione dei beni studiati.

Si è, inoltre, svolto un incontro per classe con le esperte del nostro territorio operanti nel Museo del territorio. Esperte, con cui in un secondo momento si è realizzata una visita sul territorio alla scoperta dei segni ivi presenti per conoscerne la storia in modo accattivante attraverso un’esperienza di turismo consapevole e sostenibile: via Appia, i Titoli, i nostri Tratturi, la

chiesa di S. Lucia, la piscina della Reda, la Chiesa-Neviera.

Infine, le docenti di arte, utilizzando le fotografie realizzate durante l’escursione, hanno rielaborato con gli alunni tutti gli angoli visitati del nostro territorio.

Pagina de “Lo Stradone” pubblicata nello stesso periodo del progetto.

 

Inoltre, dal mese di gennaio si è attivato un laboratorio di danze popolari con le esperte di Abracadanza.

Il giorno 9 maggio, Festa dell’Europa, si è svolta la doppia manifestazione: nel pomeriggio nella Sala Consiliare e in serata in Piazza Cesare Battisti.

Un aspetto che ha caratterizzato tutto il percorso è stato il coinvolgimento di tutti gli alunni delle classi seconde che a vario titolo hanno partecipato al progetto ed il coinvolgimento, trasversale ai corsi, di molti docenti. E’ stato, insomma, un bel lavoro di squadra! 

Gli alunni hanno imparato a valorizzare il patrimonio culturale materiale ed immateriale dell’Europa quale risorsa condivisa; sono stati sensibilizzati alla storia locale e ai valori comuni; hanno rafforzato il senso di identità e la capacità di apertura ad altre culture.

Inoltre hanno potenziato il lessico sia nella lingua italiana che in inglese e francese; hanno imparato a coordinarsi in gruppi non omogenei per sesso e per classe secondo un ritmo musicale; hanno potenziato la loro autostima nell’esporre in pubblico, ecc.

L’esperienza è stata ricca, coinvolgente e positiva.  A testimonianza, ne hanno abbondantemente dato notizia le testate giornalistiche locali.

http://www.lostradone.it/festa-dell-europa-trionf/

http://www.coratolive.it/liveyou/3576/festa-dell-europa-cercatori-di-segni-9-maggio-2018

 

La Redazione

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GLI STUDENTI DELLA U.T.E. TRA I BANCHI DELLA NOSTRA SCUOLA

-Per la prima volta giovani e “diversamente giovani” stanno lavorando gomito a gomito, l’esperimento è stato già fatto in altri anni ed è andata molto bene, abbiamo fatto anche delle manifestazioni finali molto belle, ma quest’anno questa esperienza si è perfezionata perché gli studenti della U.T.E.  sono venuti a lavorare tra i banchi di scuola, proprio qui, nelle aule della S.M. “L. Santarella”-  così descrive questa avventura nell’arte della pittura la prof.ssa. Di Bisceglie, che ha avuto l’idea del progetto.

In un’atmosfera serena e rilassante, ognuno si cimenta nella riproduzione e interpretazione di alcuni ritratti femminili, famosi o meno famosi, capolavori appartenenti ad alcune pittrici talentuose come: Artemisia Gentileschi (1600), Rosalba Carriera (1700), Berthe Morisot e Mary Cassatt (1800), G. Münter (1900), Tamara de Lempicka (1900), Frida Kalho (1900).

Noi “s@ntarelline”, curiose di saperne di più di questo evento, siamo andate a parlare personalmente con questi adulti attivi, energici e ancora volenterosi di imparare e conoscere, perché come ci hanno riferito “non si smette mai di imparare”. Questi “diversamente giovani ” hanno ancora la forza di andare avanti e la volontà di conoscere, non perdono mai la speranza. Riconoscono che di questi tempi la scuola si sta aprendo sempre di più a nuove iniziative in tutti i campi.

Ognuno di questi signori e signore ha una storia, storie che li hanno portati a frequentare l’Università della Terza Età. Essa crede nella preziosità  e nelle potenzialità di studenti adulti che imparano e ricominciano a studiare in questa vera e propria scuola caratterizzata da attività e spirito di iniziativa che crea dei legami tra gli studenti, entusiasti di conoscere ancora. La nostra Università della Terza Età “Edith Stein” si trova a Corato in via Giappone, 40 ed è gestita dal movimento di spiritualità “Vivere In”.

Alcune di queste storie ci hanno colpito perché ci fanno capire che fino a pochi decenni fa, quando queste persone erano giovani, non era molto importante l’istruzione bensì il lavoro perché i ragazzi dovevano aiutare la famiglia economicamente e spesso soffocavano le loro reali aspirazioni e i loro talenti.

“Io ero una ricamatrice e avevo coltivato, grazie al ricamo, appunto, questa passione per il disegno e per l’arte che ho sviluppato durante il lavoro. Lavoravamo al telaio, eravamo 20 donne sedute davanti ad un telaio. E, dopo tanti anni, ho ritrovato quell’emozione di tanto tempo fa che mi affascina e che mi fa rilassare, strappandomi un sorriso. Questa esperienza è straordinaria per me perché mi dà la possibilità di tornare indietro nel tempo”, così ci racconta una signora felice di questa iniziativa.

Ma non era l’unica ad avere una storia che l’ha portata a riconoscere la passione per il disegno perché anche un’altra signora ci racconta che le è stato impedito di incominciare questo percorso verso l’arte 40 anni fa, dai suoi genitori che preferirono farle frequentare una sarta per imparare un mestiere. Per loro la scuola era una perdita di tempo, ma “non è mai troppo tardi”, aggiunge, e anche con l’appoggio dei figli ora ha finalmente girato l’angolo e proseguito per la strada che prima era bloccata dal volere dei genitori. Anche gli odierni studenti di terza media sono stati contenti di partecipare e di imparare da questi, che si sono rivelati dei talenti innati. Infatti gli attuali studenti di terza media si sono stupiti vedendo questi adulti lavorare e creare delle opere d’arte bellissime, non aspettandosi tali doti nell’arte e nella tecnica della pittura.

Ora non dobbiamo far altro che aspettare impazienti la manifestazione finale tanto attesa in cui si dovranno esporre i disegni in cui si trovano storie e personaggi che hanno avuto il coraggio di ricominciare a studiare, perché come ci insegna la cultura greca antica questa continua sete di conoscenza, conduce l’uomo verso un continuo miglioramento del proprio animo.

“Più so e più so di non sapere” Socrate.

Alessandra Quinto, Alessia Anelli 2’C Santarella a.s 2017/18

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ZOOM SU PIAZZA DI VAGNO

Il giorno 15 gennaio, noi, redazione del Santarellino, ci siamo avventurati in un ricco viaggio alla scoperta dei tesori che ci nasconde il centro della vita cittadina di Corato, in particolare i segreti di un’antica piazza della nostra città: Piazza di Vagno, il salotto dei coratini.

A illustrarci questa scoperta c’era la giornalista Marina Labartino, direttrice dello Stradone.

Ci ha esposto e fornito documenti e informazioni, precedentemente a noi non note, col sorriso sulle labbra e la sua capacità di rendere l’argomento trattato molto interessante.

Ha spiegato che in  Piazza di Vagno, prima del dissesto idrogeologico, esistevano due edifici.

Il primo fu costruito dai De Franza nel 1619. Era noto al popolo come “il palazzo dei senza coppola” perché nel suo portone trovavano rifugio le persone senza tetto, e possedeva un bellissimo bugnato a punta di diamante, simile a quello di palazzo De Mattis. Era soprannominato anche “Palazzo Nuovo” prendendo il nome dal suo ultimo proprietario  Giuseppe Nuovo: un semplice vinaio coratino.

Il secondo edificio era la Chiesa del Monte di Pietà, l’edificio di culto della nobiltà e dell’alta borghesia. Fu sede di molte opere d’arte; le poche sopravvissute nel crollo sono conservate nel convento dei Cappuccini.

In realtà, ancora prima, tra il XIII ed il XIV secolo in piazza di Vagno esisteva la chiesa di S. Nicola, poi presa in possesso dai Francescani ed allargata nella seconda metà del 1400 dai Frati Minori Osservanti fino ad occupare quasi l’intera piazza. Successivamente demolita.

Nel corso del tempo si creò un ricco patrimonio tra Via Monte di Pietà e Piazza del Popolo. Lo spazio che si aprì fu denominato Piazza Wagner. In seguito questo insieme di piazze fu indicato nella mappa toponomastica della città con la denominazione di Piazza di Vagno. Questa piazza fu creata anche in ricordo di Di Vagno che fu il primo parlamentare italiano vittima del fascismo.

Purtroppo però, a causa del dissesto idreogeologico, accaduto nel 1922, questi palazzi, sono crollati e, oggi, sono state ritrovate le loro mura, cantine, colonne e scheletri umani esaminati da archeologi professionisti e scoperti nei sotterranei della chiesa.

L’idea progettuale delle modifiche previste per questa piazza ricca di storia, è quella di realizzare una piazza bella e accogliente, capace di ritornare il salotto coratino che era un tempo.

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Alessandra Quinto, Alessia Anelli

classe II C, Santarella, a.s. 2017/18

Il nostro “patrimonio artistico”

Le parole sono come pietre, bisogna fare attenzione a usarle”. Così è iniziato il discorso di MarinLabartino, la direttrice del mensile di Corato “Lo Stradone”: il 15 Gennaio c’è stato infatti l’incontro fra la redazione del S@ntarellino e la giornalista. La dottoressa Labartino ci ha parlato della storia di Corato: all’inizio del 1900 la città era molto ricca di palazzi, chiese come la Chiesa Maddalena o arciconfraternite. All’interno di queste costruzioni erano custodite opere d’arte che forse potrebbero aver avuto grande valore ma di cui non si conserva traccia. Corato era una città medievale circondata da mura, ed erano presenti importanti conventi. Uno di questi  era il convento dei frati francescani che occupava l’intera piazza Di Vagno. Di quell’immensa costruzione ora rimane solo una colonna che si trova attualmente all’interno di un’attività privata. Altre chiese furono abbattute dallo Stato Napoleonico. Purtroppo il dissesto idrogeologico ha portato via tutto, ha reso Corato una città povera di arte. Corato era anche molto ricca di cappelle. 

Una delle poche opere che ci è rimasta, e non è considerata come una vera e propria opera d’arte, è il murales dell’artista Gomez che ha dipinto Giuseppe Di Vagno, un politico che difendeva i lavoratori e che fu ucciso il 26 settembre 1921 durante un comizio. Gomez è stato grande a rappresentare la scena con molta poesia: sulla facciata di un palazzo è rappresentato il volto di Di Vagno in bianco e nero. Quel bianco e nero rappresenta la sua uccisione e il suo sogno che venne spezzato; in basso c’è un mazzo di fiori che rappresenta la speranza alla quale Di Vagno aveva dedicato la propria vita. Palazzi, chiese, confraternite, tutto spazzato via dal dissesto idrogeologico ma anche dal Comune, che con lo spreco di acqua delle fontane e con tutta l’umidità accumulata ha contribuito a causare la tragedia. “Ci siamo mangiati dei gioielli“, diceva Marina Labartino, opere che forse avrebbero reso la nostra città migliore, perché avrebbe accolto molti più turisti e noi ci saremmo sentiti parte di una città più ricca dal punto di vista artistico grazie a tutte le opere che invece sono state spazzate via. Ma non tutti si dimenticano della nostra storia. Il Museo della Città e del Territorio di Corato conserva infatti dei resti del “Palazzo Nuovo” sono stati ritrovati anche affreschi che assomigliavano alle opere di un artista molto famoso. Tutto questo noi non dobbiamo dimenticarlo e dobbiamo immaginare la nostra città, con tutti i palazzi e le chiese, di cui ora rimangono solo alcuni resti, come una città estremamente interessante dal punto di vista artistico, che secondo me dovrebbe essere ammirata da tutti i coratini e non solo. 

Pierluigi Palagiano, classe II A, Santarella, a.s.2017/18

OPEN DAY: LA SANTARELLA APRE I BATTENTI

Il 30 Novembre la nostra scuola ha aperto i battenti per l’ “Open day”. Il tutto si è svolto dalle 16:00 alle 19:00 ma è stato frutto di settimane di preparazione in cui tutta la scuola è stata in fibrillazione: alunni, insegnanti, vice preside, preside e collaboratori scolastici. Insomma, l’Istituto Santarella non voleva sfigurare ed è, secondo me, riuscito nell’intento. Quasi tutti gli alunni delle classi seconde e terze erano impegnati nella manifestazione ma non è mancato il sostegno delle classi prime.

Nella palestra interna è stato allestito un Planetario gonfiabile gestito dalla stessa azienda presente alla Fiera del Levante: qui il direttore Pierluigi Catizone ha spiegato a bambini e genitori l’Universo e il suo funzionamento, prestando un ottimo intrattenimento per tutti.

In un angolo della palestra facevano bella mostra di sé i Presepi realizzati dalle classi per partecipare al concorso organizzato dal negozio di telefonia Phonix per raccogliere fondi per la “Casa Famiglia della Mamma” di Corato.

Nell’aula di informatica il professore di tecnologia con alcuni alunni ha dimostrato come si possano realizzare al computer con il software Autocad delle grafiche molto belle, producendo dei biglietti da visita progettati precedentemente in sinergia con la docente di arte ed infine esposti per i ragazzi che visitavano la scuola.

Questi ultimi hanno avuto modo di ascoltare, nell’aula linguistica, gli abili allievi dei docenti di lingue che recitavano “L’infinito” di Giacomo Leopardi in francese e mettevano in scena dialoghi accompagnati da power point realizzati appositamente per l’occasione o tutorial in lingua inglese, frutto del lavoro per competenze attuato già da tempo dai docenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

In un’aula e nel corridoio della scuola, nei pressi del busto di Luigi Santarella, le docenti di storia hanno mostrato ai visitatori ilprodotto del Progetto di Ricerca e Formazione intitolato “La storia: Nuovi Orizzonti”, svolto in collaborazione con l’Università di Bari. È stato possibile visionare documenti storici relativi alla nostra scuola “Santarella”, tra cui registri, pagelle, diplomi, lettere, oggetti scolastici risalenti agli anni ’40, ’50, ’60 e ascoltare le spiegazioni di alcuni alunni di classe terza, mentre si diffondeva un sottofondo musicale anni ’40.  Erano esposti anche cartelloni su Luigi Santarella, illustre ingegnere coratino,  a cui è intitolato il nostro Istituto, ricco di storia e di tradizioni, capace nello stesso tempo di rinnovarsi digitalizzandosi, senza dimenticare le sue origini.

Uno degli “eventi” più importanti della serata è stato il discorso della preside ai genitori, riproposto per due volte nel corso dell’Open day, una presentazione della scuola a cui hanno partecipato decine e decine di persone.

La nostra dirigente ha parlato ai genitori delle attività che si svolgono a scuola e dell’obiettivo comune di lavorare, parallelamente all’orario curriculare, sulla piattaforma online “Edmodo”. Questo incontro è stato allietato da una breve e

significativa rappresentazione teatrale tratta dall’intero spettacolo intitolato “Il Piccolo Principe”, che sarà portato in scena a Gennaio 2018 dal gruppo di alunni partecipanti al “Progetto Teatro”.

Nell’ambito artistico, in laboratorio, gli alunni si sono cimentati in una divertente attività con l’argilla e hanno realizzato dei presepi ed altre creazioni. Questo è un progetto che le insegnanti di sostegno e di arte stanno svolgendo con i ragazzi diversamente abili ed altri ragazzi tutor, con l’obiettivo dell’inclusione.

Non potevano essere dimenticate le materie scientifiche: in laboratorio alcuni alunni della nostra scuola hanno compiuto esperimenti. I bambini che hanno affollato il laboratorio di scienze sono stati affascinati e felici di toccare gli strumenti ed immaginare, perché no, di essere tra gli stessi banchi l’anno successivo.

In tutto questo noi della redazione del S@ntarellino siamo stati orgogliosi di presentare ad adulti e bambini il nostro giornale on line e la Biblioteca. È stato davvero bello poter parlare sia della Biblioteca, il luogo in cui sono custoditi i libri, le “chiavi” che aprono le porte della nostra immaginazione, sia di ciò per cui ci  impegniamo. Parlare del nostro blog ci è servito anche per renderci conto di quanto lavoro abbiamo fatto in questi anni sotto la guida  delle insegnanti responsabili del progetto.

Tutto questo sulle note delle canzoni suonate e cantate, nel laboratorio musicale, dagli alunni, con la guida dei docenti di musica e con l’ausilio di tutti gli strumenti presenti (pianoforte a coda, maracas, tamburi, chitarre,…)

Tirando le somme di questa manifestazione, direi che è andata molto bene, perché anche il “servizio d’ordine” ha funzionato alla perfezione, ma soprattutto perché ogni settore e materia di questa scuola sono stati tirati in ballo, permettendo ai bambini che visitavano l’istituto di cimentarsi in quello per cui più erano portati: dall’arte, alla scienza, dalla manualità, alla musica, dalla storia alle lingue, dalla tecnologia al giornalismo.

Una nota negativa? Non poterci essere l’anno prossimo…

Sabino Cifarelli, classe III C, Scuola Santarella, a.s. 2017/2018

 

 

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VIAGGIO NELLA STORIA DEL PAESAGGIO… (Chiostro Palazzo di Città 30/06/2016)

Un’atmosfera magica nutrita dalla positività. E’ con questo spirito che la serata del 30 giugno ha esordito avvolgendo di arte il Chiostro Palazzo di Città del comune di Corato ove si è svolto un appassionante viaggio nella storia del paesaggio.

19.30, il pubblico prende posto, un allegro vociare si disperde nel chiostro a cielo aperto. Volgendo lo sguardo verso l’alto si possono scorgere le rondini che attraversano il celeste dell’estivo cielo terso e limpido, portavoce di un’estate arrivata con determinazione. Ma non è il celeste l’unico colore dominante. Infatti, guardandosi attorno, si può scorgere un exploit di colori provenienti dai numerosi quadri ben disposti che decorano le pareti. Una vera e propria gioia per la vista!

Essi sono il frutto delle opere pittoriche prodotte nel laboratorio di pittura dai corsisti dell’U.T.E. (Università della Terza Età) e da alcuni alunni della 3^E della scuola media ‘’Santarella’.

Si tratta di qualcosa che è andato aldilà di un semplice corso di pittura, abbracciando a pieno la morale dell’arte, capace di fornirci la sensibilità per cogliere la bellezza ma anche dei grandi insegnamenti di vita per noi che, in qualunque fascia d’età, non siamo altro che apprendisti di quest’ultima. Il laboratorio di pittura ha regalato un’inestimabile ricchezza ai partecipanti: la possibilità di cimentarsi nell’arte fianco a fianco, ricreando la genuinità del confronto tra generazioni che, nella società odierna caratterizzata da una tecnologia crescente in contrapposizione con una comunicazione sempre minore, si sta – ahimé – probabilmente disgregando.

Si è imparato a  riconoscere i dettagli rendendoli  importanti, ad amare le sfumature perché dietro una sola tonalità si nasconde una storia di collaborazione tra più colori e ad apprezzare gli ossimori dei colori caldi e dei colori freddi accostati tra loro.

La vera bellezza si manifesta quando è la passione a prendere le redini di un qualunque gesto. La passione capace di generare idee che armoniosamente si intersecano e prendono il volo insieme, noncuranti della fatica perché sarà il risultato finale a lasciare estasiati.  E proprio sulla scia di questa filosofia si è svolta la manifestazione che ha saputo accogliere con maestria  svariate dimostrazioni di diligenza ed impegno diluiti con amore.

In seguito all’osservazione dei dipinti, la professoressa Arcangela Di Bisceglie, Dirigente del corso di pittura e organizzatrice della manifestazione, fornendosi della sua esperienza e della sua evidente passione per l’arte è riuscita a rapire gli spettatori facendo un excursus sul ruolo della natura nelle opere d’arte dalla storia antica all’avanguardia di pittori quali Marc Chagall.

I minuti scorrono melodicamente secondo le leggi della fugacità del tempo.

Ed ecco che si passa ad un momento nel quale agli spettatori è concesso mettersi a tu per tu con un importamdente artista quale Claude Monet, rappresentante dell’Impressionismo. Grazie a due giovanissimi alunni, Daniele Palumbo nelle vesti del pittore e Simona Bevilacqua alle prese con un’accurata intervista, ci catapultiamo nella metà dell’Ottocento, epoca in cui l’arte si accinge a mutare sotto gli sguardi stupiti della gente e titubanti dei critici. Ma questi ultimi spesso si sbagliano! Dimostrazione ne è il meraviglioso dipinto di Monet, ‘’Impression, soleil levant’’ che coglie perfettamente la tiepida luce del sole albeggiante, del tutto indifferente agli spazi ed alle dimensioni. Un quadro che ispira poésie et amour.

Proprio come la lingua francese che soave ha volteggiato per la sala fondendosi con le preziose nozioni artistiche apprese. La padronanza della lingua francese durante l’incontro immaginario è stato il frutto di uno studio guidato dalla professoressa Gina Prete, docente di francese ed appassionata d’arte.

Quando lo si vuole, è proprio vero che l’unione fa la forza.

A rendere il tutto ancora più vero, perché è nell’autenticità che si riscontra l’incanto, sono le note provenienti dalla tastiera in perfetta sintonia con le mani dell’alunno Cleto Balducci di 1^ D. Egli accompagna tutti i momenti della serata attribuendo loro una maggior magia assieme alle corde della chitarra dell’alunno Giuseppe D’Imperio di 2^ B, entrambi seguiti dalla professoressa di musica Adriana Mastrorillo. E proprio sulle note di una canzone, “Che sarà”, si conclude con successo l’iniziativa. La canzone vuole mettere in luce la preziosa importanza del proprio paese d’origine che spesso s’abbandona ma la cui dovuta nostalgia sarà sempre una dolce carezza per l’anima. Concetto chiave dell’incontro del 30 Giugno che ritroviamo anche nei versi di Chagall che io stessa ho letto:

‘’E’ soltanto mio

Il paese che è nell’anima mia…

Vi entro senza passaporto

come a casa mia.

Vede la mia tristezza

e la mia solitudine.

Mi addormenta

e mi copre con una pietra profumata.”

 

Renata La Serra, III E -“Santarella”- a.s. 2015/16