Wonder, saper essere se stessi

 

Prima delle vacanze natalizie e pasquali, come ogni anno gli alunni della Santarella vanno al cinema per la visione di un film.

Quest’ anno per Natale siamo andati a vedere” Wonder” in cui si parlava di August che è un bambino di 10 anni con una malformazione craniofacciale, che gli impedisce una vita normale infatti non è mai andato a scuola in vita sua. I genitori decidono che è giunto il momento per lui di stare insieme agli altri bambini. Una volta a scuola Auggie si rivela un buon alunno, ma trascorre le giornate da solo, e persino durante la pausa pranzo, mentre tutti i tavoli sono affollati, al suo tavolo non si siede nessuno.

Ad un certo punto Jack decide però di avvicinarsi a lui, e i due stringono un legame di amicizia. Nel frattempo Julian prende di mira Auggie con continue battute sul suo aspetto, tormentandolo continuamente con altri due compagni. Il giorno di Halloween Auggie sente gli spregevoli commenti dei compagni, compresi quelli di Jack, che parlando con Julian sostiene di stare solo fingendo di essere amico di August su richiesta del preside, e perciò i due ragazzi smettono di frequentarsi. Auggie ci sta molto male. 

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Inizialmente a Jack non importa, ma poi si accorge che non aveva fatto amicizia con August solo per fare felice il preside, ma anche perché gli era veramente simpatico; il ragazzo si scusa e i due ritornano amici. Verso la fine dell’anno le classi vanno in gita scolastica, alla quale Julian non partecipa perché sospeso a causa del bullismo nei confronti di August. Durante la gita, August e Jack vengono attaccati da tre ragazzi più grandi, ma vengono aiutati 

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da Henry e Miles, gli amici di Julian. August, alla fine dell’anno scolastico, ottiene un importante riconoscimento dal preside: il ragazzino emarginato è diventato un esempio e l’amico di tutti.

Questo film ci ha colpito perché questo semplice bambino nonostante le sue difficoltà fisiche è riuscito a farsi apprezzare da tutti, per la sua intelligenza, il suo modo di essere, per la sua simpatia e per la sua spontaneità.

Il protagonista ha mostrato il suo vero volto facendosi apprezzare anche dagli altri, ed ora non ha più bisogno di usare il casco per nascondersi.

Maria Barile e Daniela Capogna, classe II A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

 

Figli di Madre Terra

Mercoledì, 21 novembre: Giornata Nazionale dell’albero. Come si può celebrare al meglio questo importante evento se non andando tutti insieme al cinema a vedere un film, ma non un film qualunque (d’azione, di fantascienza, ecc.), ma qualcosa di diverso: il cortometraggio “Figli di Madre Terra”? Il cortometraggio di Francesco Martinelli (scrittore ed interprete) e Michele Pinto (regista), dura solo 18 minuti ma in pochi minuti fornisce numerosi spunti di riflessione. Parla di un tragico avvenimento che preoccupa tutta la Puglia: dal 2013 uno strano batterio ha portato lo scompiglio massacrando gli ulivi per un raggio di 25.000 ettari solo nel Salento. Ma prima di parlare del batterio denominato Xylella, ai lettori di questo articolo devo porre una domanda: avete mai ascoltato o osservato le cicale? Ebbene sappiate che proprio la cicala, da insetto canterino, si è trasformato in uno spietato killer. Infatti l’insetto porta il batterio da un ulivo all’altro (un po’ come fanno le api con il polline), rilascia una strana sostanza gelatinosa che frena l’assorbimento dell’acqua da parte dell’albero e ciò provoca la denutrizione della chioma dell’albero e quindi la sua seccatura per arrivare alla tragica morte dell’intero ulivo. Non si sa ancora chi e come il batterio sia giunto in Italia. Numerose sono le indagini della magistratura e le ipotesi fatte; pare che la Xylella sia arrivata dal Sud America con il commercio di una pianta infetta. Una cosa è certa: il batterio ha raggiunto Fasano e, se il problema non si riuscirà a risolvere, l’intero territorio barese e tutta la Puglia potrà essere infettata. “Ad alcuni potrà essere capitato di fare un viaggio in aereo, forse di ritorno dalle vacanze. Certamente si è accorto dell’immensa distesa argentata: sono i nostri splendidi ulivi e se il problema non si risolverà in fretta, questa argentea distesa ben presto sparirà”. Sono state queste le parole di Francesco Martinelli e di Michele Pinto che denunciano i tragici danni che il batterio può portare. Il film parla di una giornata vissuta da Mauro, il protagonista, intento a prepararsi per partire e lasciare la sua terra insieme a sua moglie Francesca. Il padre di Mauro purtroppo non ha una grande relazione con suo figlio: sembrano distanti anni luce l’uno dall’altro. Ciò si può notare dalla scena ambientata in chiesa dove Mauro vorrebbe salutare suo padre che però non gli rivolge la parola perché è intento soprattutto a dialogare con…Cristo. Mauro capisce che suo padre è arrabbiato, così con Francesca, sua moglie, parte per l’aeroporto. Durante il tragitto in macchina passano per una piccola stradina in mezzo alla campagna. Mauro nota qualcosa di strano: campi di ulivi ma senza ulivi. Alberi rinsecchiti, morti quasi colpiti da un incantesimo, trasformati in figure dall’aspetto vecchio e sporco: erano alberi forti e rigogliosi, ora sono in agonia, sul punto di morire… Mauro corre, si arrampica, bacia i tronchi robusti, contorti che nella sua mente assumono strane forme: animali intrappolati, giganti, serpenti ed altre creature bizzarre. Francesca non capisce la strana irrequietezza del marito che le chiede con insistenza di fare delle foto col cellulare. Dopo ciò Mauro e Francesca fanno l’amore nella natura insieme ad alberi che, anche se privi di occhi, hanno delle emozioni proprio come noi uomini che con le nostre invenzioni, i nostri modi di fare, abbiamo portato la morte in quello che prima era un campo colmo di ulivi plurisecolari, patrimonio del territorio pugliese. Le foto scattate passano poi sul mobile del padre di Mauro che capisce quanto amore suo figlio prova per lui. Questa incredibile storia termina con un finale inaspettato: la nascita di un figlio, tanto desiderato da Mauro e Francesca. Bella la scena finale in cui Mauro e il figlio giocano, immersi nella natura, con un ramo di ulivo. “L’idea di creare questo tipo di cortometraggio mi è giunta mentre leggevo le notizie della crudeltà del batterio e ricordavo i bei momenti passati con mio padre mentre raccoglievamo le olive: ci alzavamo la mattina presto per andare in campagna. È stato lui che mi ha trasmesso il suo amore per la natura e per la terra”. È ciò che ci dice Francesco Martinelli, sceneggiatore. Il cortometraggio parla anche di un fitto rapporto tra la natura e la famiglia. Tali rapporti sono entrambi in crisi ma il tutto si risolve con l’arma più potente di tutte: l’amore. Con un pubblico estremamente partecipe, Francesco e Michele hanno risposto anche a tante nostre domande, a cui non sempre era facile dare una risposta. “Innanzitutto, per definire il soggetto e scrivere la sceneggiatura, Francesco ha impiegato un paio d’anni, poi ci siamo concentrati sulla location, cioè il luogo dove le scene dovevano essere girate. Con i provini siamo passati alla scelta del cast, a girare le riprese del corto e infine al montaggio”. Così ci illustra Michele Pinto il lavoro che è stato sì faticoso ma che sta portando diversi frutti. Sei sono stati i premi ai Rome Web Award. Il più importante è stato il premio come migliore creazione italiana. Il corto ha partecipato anche alle proiezioni del festival “Ortometraggi” nel Salento e al Film Festival di Foggia. E’ stato visto a Viterbo, Lecce, Roma. Tante sono state le scene che hanno suscitato forti emozioni sia all’attore Martinelli che al regista Pinto; per Pinto emozionante ma anche abbastanza inquietante è stato quando, per la prima volta, ha osservato con i suoi occhi i grandi disastri della Xylella. Per l’attore molto emozionante è stata la scena finale quando Mauro tiene tra le braccia suo figlio: “Ho ricordato mio padre”. Per me il cortometraggio fa sì riflettere, ma ci fa anche vergognare di noi stessi: di come i politici e l’intero Stato italiano non si preoccupino di certi terribili tragedie. Forse perché parliamo solamente di alberi morti e non di tragici genocidi, ma gli alberi sono come noi, come i nostri figli che nascono, crescono e quando essi muoiono il dolore che proviamo è forte.

Mio padre, quando mi fece vedere per la prima volte il corto, mi raccontò e mi trasmise tutte le cose che lui e Michele hanno voluto trasmettere al pubblico e quindi a voi. Io credevo che le scene in cui si vedevano alberi morti, caduti fossero frutto di effetti speciali. Ma quando, durante una vacanza nel Salento, con tutta la famiglia, vidi con i miei occhi gli alberi morti, distrutti, ho provato una fortissima emozione e penso che quel momento non me lo dimenticherò mai più. Davanti a me alberi che, nella loro imponenza, trasmettevano solo tristezza e io pensai e mi vergognai di me stesso perché ero una persona come la gente insensibile che ha permesso tutto questo. È possibile che l’unica soluzione sia quella di “disintegrare” ogni singolo albero per circa dieci chilometri? Può mai essere che chi è stato l’artefice dello scempio cui si sta assistendo (chi cioè ha introdotto il batterio) non si sia fatto un esame di coscienza su quanti alberi ha ammazzato? Quando vidi quel paesaggio morto, lo paragonai e lo paragono tutt’ora allo sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale: in ogni singolo albero caduto è custodita la vita. Le parole dell’attore e del regista a conclusione  dell’incontro sono state: “Bisogna fare memoria di ciò che sta accadendo e provare questo amore per la natura e per la famiglia perché se si aspetta troppo, alla fine sarà troppo tardi. Noi artisti parliamo di queste storie, di questi accadimenti, lo dobbiamo fare noi”. Queste parole ci fanno riflettere perché, secondo me, anche noi siamo degli alberi: abbiamo una vita racchiusa in un tronco…In un conflitto moriamo, cadiamo ma alla fine non possiamo più rialzarci. Un albero non ha le braccia per rialzarsi l’ultima volta, non può urlare dal dolore e dalla rabbia per la crudeltà umana. Rimane in silenzio, in un silenzio quasi tombale. Siamo noi che dobbiamo trasformare quel silenzio in parole, siamo noi che, guardando un albero cadere, una vita rasa al suolo, una grande X sul tronco, dobbiamo piangere per loro e tentare di rimediare. Gli alberi non possono fare ciò, sono solo degli alberi ma sono esseri viventi e sanno quando la loro morte è ormai certa, quando il rumore della motosega si fa sentire sempre di più, sempre di più fino a tagliarli completamente, tutto per colpa dell’uomo, del suo grande egoismo, delle sue invenzioni. Dobbiamo riflettere sul significato del cortometraggio ma, secondo me, una cosa è certa: tutti noi abbiamo una parte d’albero dentro di noi. Basta lasciarla libera e provare solo amore, amore e amore perché è questo quello che salverà noi e la natura. Solo questo è il modo per essere Figli di Madre Terra.

TRISTANO MARTINELLI 3^ A, a.s. 2018/19

SIAMO TUTTI FIGLI DI MADRE TERRA

Il giorno 21 novembre siamo andati con le altre seconde al cinema Alfieri per assistere ad un cortometraggio intitolato “Figli di Madre Terra” nell’ambito delle celebrazioni per la Festa Internazionale dell’Albero. Prima di recarci al cinema eravamo un po’ preoccupati perché i professori ci avevano anticipato che il film avrebbe trattato di una malattia che colpisce gli alberi degli ulivi, causata da un batterio chiamato Xylella, quindi pensavamo di assistere ad un film un po’ noioso. Invece, contrariamente alle nostre aspettative, il film è stato molto interessante (forse un po’ troppo breve!). Alla fine del film è seguito un dibattito molto partecipato con l’attore protagonista Francesco Martinelli ed il regista Michele Pinto. In classe abbiamo poi discusso in un piccolo gruppo e abbiamo scritto quello che ci ha impressionato di più del cortometraggio. 

Michelangelo: “La scena che mi ha colpito di più è quando Mauro il protagonista abbraccia gli alberi e la moglie gli scatta le foto: mi ha fatto molto riflettere ed era anche una scena commovente.”

Andrey: “La parte che mi è piaciuta di più è stata quando il protagonista manda le foto scattate dalla moglie a suo padre, perché siccome non era riuscito a parlare con lui in chiesa, cerca ad ogni costo di comunicare con il padre anche usando un mezzo diverso dalle parole.”

Christian: “Anche a me ha colpito la scena dove Mauro abbraccia gli alberi perché mi ha fatto pensare a quanto sia importante amare e rispettare la natura”.

Andrea: “Secondo me il tema della speranza è anche presente nel film, perché anche se gli alberi stanno morendo, c’è un segno di speranza che si realizza con la nascita del figlio del protagonista e gli alberi che ritornano a vivere.”

Il film, anche se è stato breve, ci ha fatto però riflettere su tanti temi diversi, come l’amore, la difficoltà di comunicazione tra generazioni, la speranza nel cambiamento, che non pensavamo sarebbe stato possibile in un film così breve. Però secondo noi il messaggio più importante del film è che dobbiamo non solo rispettare la natura, ma anche amarla e proteggerla perché tutti quanti noi siamo “figli di Madre Terra”.

Michelangelo Zinetti, Andrea Lotito, Andrey Iulian Vasile, Christian Di Tullio (classe II F, a. s. 2018/19)

 

 

Un film… per riflettere

“…Il rosso…? Il rosso…è come il fuoco, è come il cielo e il sole al tramonto!”

Questa è una delle più belle frasi che rappresenta e descrive un film che non solo fa riflettere, ma trasporta chi lo sta guardando in un’altra realtà; una realtà molto vicina ai nostri giorni, ma lontana dal cuore di molte persone.

Questo e molto di più si trova in “Rosso come il cielo”, un film che racconta la storia di Mirco Mencacci, un bambino, oggi uomo, che ha perso la vista in un incidente domestico.

Il suo percorso scolastico si tramuta nella sfida ardua contro i suoi stessi limiti.

Riuscirà il protagonista a inseguire i suoi sogni nonostante il perfido direttore e le insensibili suore dell’Istituto in cui vive? Riuscirà a vincere la cecità interiore di chi non comprende le sue potenzialità?

La pellicola racchiude emozioni, sentimenti, ma non solo; rende testimoni di ciò che purtroppo accade nel mondo e che bisogna affrontare con serietà, ma soprattutto con coraggio.

Le scene più significative del film conducono alla conclusione che tutti siamo diversi, ma ognuno – con le sue peculiarità – può esprimere ciò che prova.

Certo, tutti hanno un modo particolare di farlo: con le mani, con gli occhi, con i gesti…, ma tutti primo o poi possono riuscire ad esprimere sé stessi come scintille colorate di un immenso disegno.

Maria Elena Varesano, classe I C, Scuola Secondaria “Santarella”, A.S. 2017-2018

 

Giornalismo e legalità

La visione del film “Fortapàsc” di Marco Risi è sicuramente uno di quei film che andrebbe proiettato in tutte le scuole perché il messaggio che trapela da questo film-inchiesta ispirato a fatti di cronaca è soprattutto quello di insegnare innanzitutto a vivere in maniera corretta e leale, a perseguire ogni  ideale facendo leva sulle proprie forze e senza scendere a compromessi.

Il protagonista della storia è infatti un giovane giornalista Giancarlo Siani, che ha un unico desiderio: diventate un giornalista-giornalista e non già un giornalista-dipendente, in una testata importante come “Il Mattino” di Napoli. Purtroppo, occupandosi di cronaca nera ed avendo come obiettivo quello di dire la verità ad ogni costo, Siani ha portato alla luce alcune realtà nascoste del suo paese, Torre Annunziata, facendo scoprire l’intreccio che esisteva ed esiste ancora oggi tra camorra e politica, tra organizzazioni criminali e controllo delle attività da cui queste organizzazioni traggono grossi guadagni.

Indagando sulle famiglie camorristiche, il giornalista appena ventiseienne fa emergere verità scomode ma il suo senso del dovere di cronaca e della ricerca della verità lo porta a continuare la sua attività di giornalista convinto dei principi in cui crede ed amante del proprio lavoro, fino a pagare con la propria vita, pur di fare la cosa giusta.

Questo è il messaggio profondo che il film mi ha trasmesso.

Così ho pensato che avvicinandomi alla mia prima esperienza da giornalista con il “Santarellino”, mi piacerebbe trattare proprio del tema della legalità e dell’importanza di perseguire nella vita, come il giovane Siani, ciò che è giusto e corretto.

La legalità oggi è uno di quei valori dimenticati anzi quasi fuori moda poiché è più semplice vivere di inganni e sotterfugi piuttosto che di regole e doveri.

La legalità, intesa come quel complesso di diritti e doveri del cittadino che permette al singolo individuo di poter vivere serenamente nella società, è un principio che si è perso nel tempo, lasciando il posto ad altri valori quali il denaro, il potere, la smania del successo.

Nella società attuale assistiamo in tutti i settori a raccomandazioni, corruzione, ingiustizie di ogni tipo, scandali; tutto sembra ruotare intorno agli interessi individuali calpestando i bisogni della collettività.

Le regole, la giustizia, lo Stato non dovrebbero essere solo parole di cui leggiamo sui giornali o sentiamo parlare in TV ma dovrebbero guidare ed illuminare la nostra esistenza.

Solo così possiamo pensare di vivere in un mondo migliore.

Ecco di questo vorrei occuparmi se dovessi scrivere un articolo sul giornale di scuola.

Giulia Favella, classe III B Scuola Santarella (a.s. 2016/17)

“GIULIETTA E ROMEO” di Franco Zeffirelli

Dati

  • Titolo del film: Romeo and Juliet
  • Regista: Franco Zeffirelli
  • Paese di produzione: Gran Bretagna, Italia
  • Anno di produzione: 1968
  • Attori principali: Olivia Hussey, John McEnery, Milo O’Shea, Pat Heywood, Robert Stephens, Michael York, Bruce Robinson, Roberto Bisacco

 

Il film è di genere drammatico, storico e sentimentale ed è stato ispirato alla tragedia di William Shakespeare.

All’inizio della vicenda Romeo Montecchi si reca mascherato a un ballo dei Capuleti, dove vede Giulietta, la figlia del suo nemico, e si innamora perdutamente di lei. A fine ballo, egli scavalca il muro di casa Capuleti e, nascosto sotto il balcone dell’amata, al quale lei è affacciata, scopre, sentendola parlare, che è ricambiato, e nel corso della serata i due decidono di sposarsi in segreto. Il giorno seguente la cerimonia è celebrata da frate Lorenzo, ma le cose cominciano subito ad andare male per i due giovani: Romeo incontra Tebaldo, cugino di Giulietta, e anche se viene offeso da quest’ultimo, rifiuta di battersi per la nuova, segreta parentela che li unisce. Interviene Mercuzio, parente del Principe e amico fidato di Romeo, che viene ucciso da Tebaldo: allora Romeo, preso dalla rabbia, vuole vendicare l’amico e, dopo un duello, riesce ad uccidere l’avversario. Il Principe di Verona, per questo, lo bandisce dalla città così egli, dopo una notte con Giulietta, è costretto a fuggire a Mantova. Nel frattempo il padre Capuleti vuole che Giulietta sposi il conte Paride, e lei, pur di non farlo, accetta la proposta di frate Lorenzo: una messa in scena in cui fingerà di acconsentire alle nozze e alla vigilia di esse berrà una pozione che le darà una morte apparente, da cui si sarebbe destata dopo quarantotto ore. Al momento del risveglio il frate, assieme a Romeo, che nel frattempo sarebbe stato debitamente informato di tutti i particolari dell’accaduto, sarebbe stato presente nella cripta dove sarebbe stata deposta la ragazza e avrebbe aiutato i due sposi a fuggire indisturbati. Ma il frate addetto a portare la lettera con su scritta tutta la faccenda non fa in tempo ad arrivare da Romeo e il ragazzo viene informato della morte della sua amata dal suo servitore Baldassarre che aveva assistito al funerale della giovane e quindi decide correre a Verona. Giunto davanti alla tomba nella quale è seppellita Giulietta, allontana il suo servo e scende nella cripta, dà l’estremo saluto a Giulietta, beve un forte veleno e si accascia vicino alla tomba di Giulietta. Intanto anche frate Lorenzo giunge alla tomba, convinto di trovare lo sposo già informato ma scopre, invece, il cadavere di Romeo Quando Giulietta si sveglia, il buon frate cerca di portarla fuori senza farle capire cosa è realmente successo nella cripta. La ragazza invece nota subito il corpo dell’amato e rimane con lui mentre il frate fugge impaurito a causa delle grida di alcune persone che si stanno avvicinando alla tomba. A questo punto Giulietta, piena di dolore, decide di seguire anche lei l’infelice sorte dello sposo: prima cerca di bere il veleno dalla fiala del marito, ma essa è stata interamente prosciugata del suo contenuto; gli bacia allora le labbra, ma pure lì non vi è più traccia della bevanda fatale. Allora, pure lei intimorita dai rumori della gente che si avvicina alla cripta, prende il pugnale dello sposo e inizia a colpirsi con lenta forza al cuore, fino ad accasciarsi sul corpo dell’amato, morta. Nell’ultima sequenza si assiste al funerale dei due infelici sposi, al seguito del quale i Capuleti e i Montecchi infine si riconciliano.

I fatti sono narrati in un ordine cronologico lineare e la vicenda si svolge tra il 1594 e il 1595 a Verona: in casa Capuleti, nella cappella di frate Lorenzo, nella piazza, nelle strade della città e nel cimitero.

I due protagonisti sono Romeo e Giulietta, entrambi giovani. Romeo Montecchi è un ragazzo forte, sano e intelligente; odia scontrarsi con i Capuleti per non perdere il legame con la sua sposa. Giulietta, invece, è una ragazza di appena quattordici anni, molto timida e riservata. Gli altri personaggi sono: la balia e frate Lorenzo, che sanno dell’amore dei giovani e li aiutano nei loro intenti, il conte Paride, un pretendente di Giulietta, Mercuzio, Baldassarre e Benvolio, gli amici di Romeo, Tebaldo, il cugino di Giulietta e rivale di Romeo, il principe Escalo, sovrano della città e infine i Capuleti, genitori di Giulietta ed i Montecchi, genitori di Romeo. I personaggi secondari sono: gli abitanti di Verona, le serve di Giulietta, i menestrelli del principe, gli invitati alla festa dei Capuleti e gli amici di Tebaldo.

Questo film esprime l’amore incondizionato di due giovani che, per trovare la pace, si uccidono insieme. L’odio delle due famiglie è stato spezzato dal sacrificio degli innamorati.

Il film è stato realizzato con uno stile abbastanza semplice: non ci sono particolari effetti di luce, i movimenti della telecamera sono modesti, non troppo ampi e il ritmo di narrazione è regolare. I dialoghi sono facilmente comprensibili e il linguaggio è adatto a quell’epoca. La colonna sonora non è troppo invadente, ma ha molta importanza, soprattutto nelle scene tragiche o di suspance e non ci sono effetti sonori di alcun tipo.

Il film mi è piaciuto molto perché è comprensibile e realistico in quanto si deduce in che epoca si è. Più di tutte, mi è piaciuta la scena del balcone in camera di Giulietta, con Romeo nel giardino intento ad ascoltare i pensieri della fanciulla. Mi sono piaciuti di meno gli episodi in cui vengono uccisi prima Mercuzio e poi Tebaldo.  Mi ha colpito, invece, l’ultima scena, dove il vecchio Capuleti e il vecchio Montecchi si stringono la mano in segno di pace, mettendo così fine all’odio tra le due famiglie. I protagonisti hanno suscitato in me amore, sincerità e tenerezza.  Mi ha colpito in particolar modo Tebaldo, che si ostina inutilmente ad offendere e voler uccidere Romeo. Il finale del film è molto tragico, ma adatto al contesto e concordo pienamente con il messaggio del film. Mi sono sembrate convincenti le interpretazioni degli attori ed in particolar modo quella di Giulietta. Tra la storia del film e quella del libro che ho letto, ho preferito quella del film perché non viene ucciso il conte Paride ed è meno violento.

 

Chiara Tandoi, classe II C, Santarella, a.s. 2016/17