Lettera al futuro sindaco

All’attenzione del signor __________________

probabile futuro sindaco della nostra città

 

Oggetto: Richiesta di attenzione per migliorare la nostra città

 

Egregio signor _____________,

siamo ragazzi della Scuola Secondaria di I grado dell’Istituto Comprensivo “Cifarelli – Santarella” e formiamo la redazione del “S@ntarellino”, giornale online del nostro istituto (https://ilsantarellino.wordpress.com/). Le stiamo scrivendo per proporle alcune idee per migliorare la nostra città.

Amorese Claudio

Le proponiamo innanzitutto alcune osservazioni su una problematica a noi vicina: la situazione di degrado della nostra palestra esterna, ormai inagibile dalla nevicata del 2017. Noi alunni da da oltre un anno possiamo utilizzare esclusivamente la pista di atletica e non ci è concesso svolgere attività sportiva sul campo. Questo significa che non possiamo praticare attività sportive quali basket e calcio, pur avendone gli spazi.

Bovino Vito

La nostra scuola, essendo un istituto di epoca fascista, non dispone di un auditorium, a differenza di altre realtà scolastiche cittadine. Pertanto le chiediamo di rendere disponibile con più facilità e meno pratiche burocratiche uno spazio idoneo a tale funzione, quale può essere il teatro o altro luogo simile, affinché i nostri lavori possano essere visibili al pubblico almeno un paio di volte all’anno.

Inoltre, gli edifici scolastici della nostra città necessitano di continui miglioramenti a livello di manutenzione ordinaria, interventi che ormai si rendono indispensabili.

Altro punto per noi importante è l’utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto ecocompatibile e adatto alla nostra fascia d’età, cosa che ci viene negata dall’inesistenza di una pista ciclabile vera e praticabile in tutta sicurezza nella nostra città. Perciò, anche in questo caso, le proponiamo una seria progettazione, eventualmente utilizzando anche una commissione che si occupi di reperire i fondi a livello europeo, e successiva realizzazione di piste ciclabili che, secondo noi, dovrebbero essere sicure e percorrere l’extramurale, raccordandosi con il centro attraverso gli snodi principali.

D’Introno Pasquale

Bellissimo sarebbe anche avere la possibilità di usufruire di piste ciclabili lungo le strade extraurbane più antiche e meno trafficate che collegano Corato ai paesi limitrofi, in una logica di riscoperta del contatto con la natura.

Da considerare è anche la condizione attuale delle strade, infatti abbiamo notato che queste presentano spesso delle buche. Occorre adoperarsi per la manutenzione ordinaria e in alcuni casi per il rifacimento del manto stradale.

De Benedittis Corrado

Altro punto che ci riguarda è lo sport. Nella nostra fascia d’età lo sport è particolarmente importante per la nostra salute ma non abbiamo strutture adeguate per praticarlo. Per il campo sportivo le chiediamo di avere tra le sue priorità la sua manutenzione ordinaria e di arricchirlo con strutture adatte alla pratica dell’atletica leggera, di rendere accessibile anche la parte posteriore delle tribune e di concludere i lavori lasciati in sospeso per rendere fruibile così anche quella zona, di sostituire le attrezzature posizionate sul campo con nuove (es. ostacoli alti per le siepi), di migliorare il campo anche lì dove si svolgono attività di calcio.

Riguardo alla villa comunale le chiediamo di preoccuparsi dell’agibilità dei giochi per i bambini affinché quello diventi per loro un luogo sicuro in cui divertirsi. Le chiediamo inoltre di ristrutturare il percorso da fare a piedi aggiungendoci delle mattonelle di pietra, di abbellire le aiuole con dei fiori e di realizzare anche un campetto di calcio all’interno della villa, accessibile a tutti i ragazzi.

Lenoci Emanuele

Per l’ospedale bisognerebbe intervenire in modo deciso per evitarne la chiusura e migliorare il servizio di Pronto Soccorso.

Oltre alla manutenzione ordinaria di scuole e strade, le chiediamo di trovare una soluzione per l’elettrodotto, il cavo presente accanto alla villa comunale che, a quanto risulta dagli studi di alcuni medici, è la principale causa di tumori e leucemie su Corato. Pertanto

Loizzo Paolo

forniamo lo spunto per rendere a norma il pericoloso cavo o, se non è possibile, eliminarlo, in modo da ridurre il peso dei tumori nella nostra città. E sicuramente occorre creare un registro dei tumori ed una commissione che se ne occupi.

Le chiediamo inoltre di valorizzare i nostri beni culturali che, per quanto piccoli, possono anche diventare una fonte di ricchezza per il nostro territorio; quindi utilizzare il nostro territorio e ciò che possediamo come fonte di guadagno anche per l’economia comunale. Ecco perché bisogna tutelare ogni nostro bene che parla della nostra storia e qualsiasi forma d’arte che possa in qualche modo stimolare anche il turismo. Attualmente sono presenti vari spazi, come ad esempio l’ex Liceo Classico, che giace in condizioni disastrose, per cui quello spazio è inutilizzabile,quando potrebbe diventare luogo di condivisione della cultura, utile alla piccola società di Corato. Si dovrebbero, inoltre,

Longo Niccolò

di migliorare alcuni luoghi della nostra città, come la Biblioteca comunale, al giorno d’oggi poco funzionale. E magari indicare con appositi cartelli i nomi e l’epoca di costruzione dei palazzi più importanti di Corato.

Se è possibile le chiediamo anche di trovare un modo per far riaprire il Nicotel, dato che era un ottimo centro sportivo con una piscina di livello olimpionico, mentre ora chi vuole praticare nuoto è costretto ad andare in città vicine.

Per la falda acquifera, situata sotto Corato, le chiediamo anche di assicurarsi che sia controllata periodicamente, per la sicurezza di tutti, e di porre delle condizioni per la costruzione di ogni nuovo edificio, affinché si eviti di scavare al di sotto del livello stradale (per l’antico e sempre vero criterio della “bacinella”!), magari di riprendere un vecchio progetto di un nostro famoso antenato, Luigi Santarella, che proponeva di convogliare l’acqua della falda verso le campagne vicine per l’irrigazione, in modo da trasformare il problema in una risorsa.

Mazzilli Cataldo

O perché no, di utilizzare quelle acque per irrigare il verde cittadino e per far funzionare le fontane!

Sarebbe bello rendere Corato una città all’avanguardia a livello ecologico fissando a livello comunale indicazioni precise per le nuove costruzioni e facilitazioni per la ristrutturazione delle vecchie in termini di risparmio energetico ed utilizzo delle energie rinnovabili. Si darebbe così tanto lavoro al settore edilizio e si migliorerebbe la qualità della vita riducendone i costi sul lungo termine.

Inoltre le chiediamo di aggiungere delle aree Wi-Fi libere (funzionanti) soprattutto per noi ragazzi ma anche per le persone più adulte, perché ormai facciamo tutti parte di una “società connessa”, cioè quel tipo di società che ricorre alla tecnologia per svolgere qualsiasi attività.

Mazzilli Massimo

Ci perdoni se le siamo sembrati un po’ prolissi nell’esporre le nostre idee, ma la voglia di dare il nostro contributo a migliorare la nostra città ci ha preso la mano. Le chiediamo di valutare le nostre proposte e magari, chissà, di prenderle in considerazione durante la sua futura amministrazione.

Per ora la salutiamo e la ringraziamo per l’attenzione che ci ha concesso e ci auguriamo di incontrarla in Sala Verde per un’intervista nel prossimo anno scolastico.

Corato, 30 aprile 2019

La Redazione de Il S@ntarellino

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Studenti in tv per parlare di bullismo

Una tematica molto sentita in età adolescenziale è sicuramente il bullismo che ultimamente si sta manifestando anche attraverso la rete Internet e l’utilizzo di mezzi elettronici. La diffusione di atti di bullismo e cyberbullismo sia nella scuola primaria che nella scuola secondaria preoccupa le autorità scolastiche, tanto che ci sono state da parte del ministro dell’istruzione diverse direttive, diverse campagne di sensibilizzazione per prevenire e contrastare tali fenomeni.

Prima di partecipare a questa trasmissione, qualche giorno prima, abbiamo parlato del fenomeno del bullismo sia in classe che durante un incontro che ha coinvolto tutti gli studenti delle classi seconde con il maggiore Francesco Nacca, comandante della Compagnia carabinieri di Trani. L’ufficiale, rispondendo alle nostre domande, ci ha delineato un quadro completo sul fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, fornendoci informazioni e consigli.

Giovedì 28 Febbraio  noi, come rappresentanti delle classi seconde della Scuola Secondaria di primo grado “Luigi Santarella” di Corato, accompagnati da un’insegnante,  abbiamo  partecipato alla  registrazione di una puntata della trasmissione televisiva Fatti e Misfatti” (il rotocalco settimanale di informazione giornalistica di “Video Italia Puglia” in collaborazione con “La Gazzetta del Mezzogiorno”) per trattare il tema: “Bullismo e Cyberbullismo: una nuova piaga sociale”.

In studio era presente oltre   al conduttore della trasmissione, il giornalista Giampaolo Balsamo, che ci   ha accolto calorosamente facendoci sentire subito a nostro agio, l’ospite della puntata, l’ispettore della Polizia di Stato Gennaro Lanotte, esperto di bullismo e cyberbullismo, e, in collegamento telefonico, il garante regionale dei diritti dei minori, il dottor Abbaticchio.

Prima di salire al piano superiore, nello studio dove abbiamo registrato la puntata, ci è stata data la possibilità di visitare la regia televisiva.

Quello che è stato evidenziato dagli esperti durante la trasmissione è che non bisogna mai tacere la violenza subita, le offese ricevute di persona o tramite i social network e bisogna subito rivolgersi ai genitori e agli insegnanti per informarli dell’accaduto ed eventualmente denunciare presso le autorità competenti.

I soggetti che subiscono atti di bullismo devono essere sostenuti, bisogna creare una rete protettiva intorno a loro, un fronte comune, in modo che non si sentano soli ed abbandonati. Per contrastare bullismo e cyberbullismo e per trovare una soluzione al problema, è necessaria una sinergia fra insegnanti, educatori, genitori e anche tra compagni ed è anche importante capire perché alcuni ragazzi assumano comportamenti da bulli e aiutarli, rieducarli al rispetto reciproco.

Gli stessi genitori devono dedicare più tempo ad ascoltare i propri figli e le loro esigenze, devono dialogare con loro per superare insieme eventuali difficoltà.

L’ispettore Lanotte ha presentato “YOUPOL”, un’interessante e nuova applicazione per smartphone e tablet, diffusa di recente dalle Forze dell’Ordine. Serve per segnalare e denunciare episodi di bullismo e spaccio di droga a cui si assiste ed è possibile anche inviare foto o video che riprendano tali situazioni.

Il dibattito è stato molto interessante e noi ragazzi, sebbene molto emozionati, ci siamo sentiti importanti perché coinvolti in prima persona: abbiamo infatti avuto la possibilità di porre delle domande ed avere delle risposte immediate e significative dal rappresentante delle forze dell’ordine.

Quali sono le forme di bullismo, cosa possono fare i genitori delle vittime affinché essi superino queste difficoltà, come riconoscere un atto di bullismo: ecco alcune delle domande più significative che abbiamo posto nel corso della trasmissione.

Al termine della registrazione, il rappresentante delle forze dell’ordine ci ha dato ulteriori consigli e ci ha parlato, a telecamere spente, dei pericoli del bullismo e della necessità di parlare sempre con adulti, insegnanti, genitori, educatori se si è vittime o testimoni di aggressioni fisiche e verbali nell’ambito scolastico. “Bisogna allontanare il bullo e chiedere aiuto ad una persona adulta che vi può aiutare. Mai restare in silenzio!”. Questo il prezioso consiglio a noi rivelato.

LA NOSTRA PRIMA ESPERIENZA IN TELEVISIONE

E’ un’esperienza che sicuramente non dimenticherò quando ripenserò agli anni vissuti alle scuole medie. Mi sono sentita gratificata di essere stata scelta per rappresentare la mia classe in questa trasmissione. Il giorno prima ho posto tanta attenzione al modo con cui mi sarei dovuta rivolgere all’esperto, con la consapevolezza di dover essere chiare e diretta.

Il giorno della registrazione ero molto entusiasta ma nello stesso tempo agitata, perché se da un lato c’era l’emozione di essere stata scelta, dall’altra temevo di far brutta figura a causa dell’ansia. Tutti questi miei stati d’animo sono svaniti una volta che siamo arrivati in sede, perché la curiosità di ascoltare le risposte ai nostri interrogativi ha preso il sopravvento su tutte le altre emozioni.

Questa esperienza mi ha insegnato che non bisogna rimanere indifferenti di fronte ad episodi di bullismo, ma bisogna avere il coraggio di denunciare e parlarne con gli adulti, perché da queste situazioni si può uscire solo grazie all’aiuto degli altri.

Daniela Capogna, classe II A

 

Sicuramente stare in uno studio televisivo è stato stimolante e particolare, per le tante novità come il dover guardare sempre verso la telecamera, anziché verso chi parla. Ma dopo qualche minuto mi sono subito sentita a mio agio e ho partecipato con grande interesse alla discussione. Essere  stata in Tv è stato per me davvero bello e mi ha fatto sentire più grande e in grado di parlare in pubblico e di stare di fronte alle telecamere. Nello stesso tempo è stato importante riflettere ancora una volta su un tema così attuale come quello del bullismo e scoprire alcuni aspetti che non conoscevo grazie alle risposte dell’esperto e al confronto con gli altri.

Lucrezia  Delfino,  classe II B

 

Una delle cose che sicuramente mi rimarrà impressa di questo anno scolastico è l’esperienza fatta negli studi televisivi della trasmissione “Fatti e Misfatti”: per un giorno mi sono  sentita una giovane giornalista.  Naturalmente sentire le telecamere puntate su di me incuteva una certa paura e soggezione. Mi ricordo in particolare il momento in cui il giornalista pronunciò la frase “Siamo in onda tra tre, due, uno…”

Aspettavo con ansia il mio turno per rivolgere una domanda all’Ispettore di Polizia Lanotte e speravo di non bloccarmi e fare una brutta figura. Per fortuna, invece, me la sono cavata e mi sono sentita più sollevata.

A fine trasmissione abbiamo condiviso tra di noi le nostre emozioni ed eravamo tutti felici ed eccitati!

Grazie alle conoscenze apprese anche in questo incontro credo che noi ragazzi ora siamo più consapevoli, maturi, capaci di individuare e contrastare eventuali atti di bullismo, più pronti ad aiutare e sostenere qualche nostro compagno che potrebbe trovarsi in difficoltà.

Asia  Scaringella, classe II C

 

Grandissima fu la mia emozione quando la mia professoressa di italiano mi comunicò che tra i sei prescelti c’ero anche io.  Ma, con il trascorrere delle ore, l’emozione fu presto sostituita dall’ansia che mi assalì quando arrivò il giorno in cui ci recammo negli studi televisivi di “Video Italia” per la registrazione della puntata.  “E se mi dovessi dimenticare la domanda???”… era la mia più grande preoccupazione, che mi accompagnò lungo il tragitto da scuola alla sede dell’emittente televisiva, preoccupazione che si accresceva man mano che la distanza del tragitto diminuiva.

Entrati poi nello studio, fui colpita dalla presenza di diverse telecamere e dei riflettori accesi. Mi parve strano vedere sul piccolo schermo la mia immagine.

Era arrivato il momento di iniziare, e, dopo la prova dei microfoni, ebbe inizio il countdown vero e proprio accompagnato dalla musica della sigla che mi suscitò più ansia di quanto mi aspettassi. Dopo la musichetta e dopo il via del regista Ruggiero Piombino, una spia rossa si accese sulla telecamera e capii che da quel momento in poi dovevo fissare quella telecamera che era puntata su di me. Sembrava un buco nero e, con pazienza e trepidazione, attesi il momento in cui dovevo parlare.

Ricordo perfettamente… erano le 11.50 quando stavo per avvicinare il microfono alla bocca per rivolgere la domanda al dott. Ludovico Abbaticchio, garante regionale dei diritti dei minori, in collegamento telefonico. Le ultime parole del conduttore che sentii furono “ADESSO C’E’ UNA DOMANDA DA PARTE DI UNA STUDENTESSA CHE VUOLE SENTIRE LA SUA OPINIONE” e, come in tutti i momenti ansiosi, ebbi la sensazione di aver dimenticato tutto e perso la memoria. Poi, però, avvicinai il microfono alla bocca e, dopo tanti lunghi piccoli istanti, lo passai alla mia compagna e un macigno “si sollevò” dalla mia mente. Sapevo che ora dovevo solo guardare quel “buco nero” e potermi godere la conclusione della registrazione.

“Abbiamo finito”, disse all’improvviso il conduttore. Ecco cosa mi fece rendere conto che in fondo non era tanto difficile fare l’ospite in una trasmissione televisiva. Tutta l’ansia che avevo all’inizio era stata davvero troppa. Quasi quasi, però, avrei voluto rivivere quell’oretta… sapendo però cosa mi aspettava!!!

Aurora Balsamo, II D

 

Quella mattina ero molto agitato. Il mio cuore batteva velocissimo. Le gambe mi tremavano. Provavo una sensazione di felicità e paura al tempo stesso.   Discutere in uno studio televisivo su un problema noto a noi giovani come il bullismo mi spaventava. Una volta arrivati, dopo aver osservato con occhi sbalorditi tutte le attrezzature necessarie per registrare, eravamo pronti a girare.

3,2,1… l’intervista iniziò!

Finite le riprese un grande sorriso comparve sul mio volto: dopo un primo momento di ansia, ero riuscito a rilassarmi concentrandomi sulle parole del nostro interlocutore.

Nicolò Calvi, II E

 

Prima di iniziare la ripresa ero molto ansioso: non sapevo il luogo, dove noi ci saremmo dovuti recare, non sapevo cosa fare e altri pensieri di questo tipo si riproducevano nella mia mente: “E se dimentico ciò che devo dire? E se lo dico male?”

Ad interrompere la mia immaginazione fu il giornalista che conduce il programma “Fatti e Misfatti” che ci accolse e ci accompagnò nello studio, dove noi avremmo dovuto registrare la puntata del programma televisivo: un luogo accogliente e molto raffinato. Tutto quello che noi dovevamo fare era guardare una delle tre  telecamere quando una lucina rossa si illuminava perché significava che la telecamera stava riprendendo.  Iniziata la ripresa, all’improvviso mi sentii più calmo e tranquillo e quando arrivò il mio turno posi la domanda con tono deciso e chiaro.  Non mi resi conto del passare del tempo fino a quando le telecamere si spensero: l’orologio  segnava le 11.10.

Non scorderò mai questa uscita perché mi ha permesso di realizzare il sogno di  partecipare ad un programma televisivo e mi ha fatto capire che non bisogna mai rimanere indifferenti dinanzi ad un episodio di bullismo, perché rimanere indifferenti significa essere complici.

Daniele Perrone,  II F

 

Gli alunni Daniela Capogna II A, Lucrezia Delfino II B, Asia Scaringella II C, Aurora Balsamo II D, Nicolò Calvi II E, Daniele Perrone II F, Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Alla Santarella si parla di bullismo e cyberbullismo

Anche quest’anno all’Istituto Comprensivo “L. Santarella” gli alunni delle classi seconde hanno discusso di bullismo e cyberbullismo. Per questo i docenti e la Dirigente scolastica hanno pensato di invitare a scuola le forze dell’ordine, per chiedere loro di parlarci del fenomeno, dandoci magari qualche consiglio.

Il 24 febbraio di quest’anno è venuto a trovarci il maresciallo Francesco Nacca, Comandante della Compagnia Carabinieri di Trani.

Prima delle nostre domande ha spiegato l’importanza della tutela della nostra privacy, del corretto utilizzo dei social media e soprattutto del saper preservare la propria persona.

Il bullismo è una forma fisica e psicologica di violenza dove un individuo viene sottoposto a umiliazioni e maltrattamenti.

Il cyberbullismo è una forma diversa e ancora più pericolosa del bullismo, in cui il bullo usa lo schermo del proprio pc per far del male, offendendo, facendo girare video e foto della persona presa di mira, certo di non poter essere scoperto.

E invece non è così!

La Polizia Postale può usare una serie di sistemi per smascherare chi si nasconde dietro nick name inoffensivi e profili amichevoli e simpatici…

Una delle tante domande poste al maresciallo è stata di una nostra compagna di classe, che ha chiesto se una ragazza vittima di abusi può essere certa di essere aiutata dalle forze dell’ordine, se può fidarsi nel caso di una sua denuncia di abuso.

Il Comandante Nacca ha risposto che non solo può e deve fidarsi ma ci ha spiegato anche cosa accade quando arriva una denuncia di abusi, quali protezioni scattano immediatamente per tutelare la vittima a tutti i livelli.

Il consiglio più importante che ci ha dato è stato soprattutto uno: parlare!

Parlare con i genitori, parlare con i docenti, parlare con le persone care a cui siamo affidati, per tessere insieme una rete di amicizia e di protezione intorno a noi, in modo da non essere mai da soli a vivere le situazioni spiacevoli che potrebbero accadere.

È stato un incontro molto importante per tutti noi alunni, un’occasione di discussione e di riflessione su un tema che purtroppo riguarda noi ragazzi.

Eravamo tutti in silenzio, ci sono state moltissime domande e ci siamo sentiti tutti più uniti nella volontà di combattere contro questi terribili fenomeni!

Maria Barile, Flavia Bevilacqua, Daniela Capogna, classe II A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

 

 

 

PROFUGHI DI LIBERTÀ

Sulla Terra vivono circa 7 miliardi di persone, un mix di culture e tradizioni che rendono il nostro pianeta ricco di diversità. Nella storia si sono verificati alcuni eventi che hanno avuto conseguenze negative sulla popolazione mondiale. 

Una delle conseguenze è l’arrivo di persone di culture e usanze diverse che partono dal proprio Paese in cerca di “UNA VITA MIGLIORE”. Questo fenomeno è chiamato “migrazione” e riguarda principalmente i Paesi in via di sviluppo, causato da svariate ragioni come: conflitti interni, crisi economiche, mancanza di lavoro, persecuzioni religiose, disastri naturali, ragioni politiche e ragioni d’istruzione. Questo fenomeno ha radici molto remote: infatti sin dagli albori, gli uomini si spostavano da un continente all’altro in cerca di viveri e animali da cacciare. 

Nel corso dei secoli, le migrazioni si sono sempre più intensificate. In Italia i fenomeni migratori si svilupparono sin dai primi anni del 1900 dove con la prima guerra mondiale ormai alle porte, molti connazionali decisero di lasciare questo Paese che offriva poche opportunità economiche e sociali. La stessa cosa successe nel secondo dopoguerra, quando l’Europa, dilaniata dal conflitto, iniziò a spopolarsi a causa dei civili che, spinti dalle carestie e dalla crisi economica, si spostarono verso nazioni meno danneggiate dal secondo conflitto mondiale come gli U.S.A. o alcuni Paesi dell’America latina. Ai nostri giorni alcune popolazioni africane, ferite dalla guerra civile tra Stato e milizie estremiste come ISIS, scappano dalle proprie nazioni verso l’Europa via mare con barconi malandati con i quali solcano le acque del Mediterraneo. I continui flussi migratori però, sono stati argomento di discussione tra i politici.

Ma un emigrato straniero, può assumere la cittadinanza Italiana? 

A riguardo sono state create delle leggi che affermano che un emigrato straniero proveniente da un Paese fuori Europa per assumere la cittadinanza Italiana e godere dei suoi privilegi deve rimanere nel territorio Italico per almeno 10 anni. Mentre gli immigrati europei devono permanere in Italia per 3 anni.  La nostra Costituzione approva una norma chiamata “IUS SANGUIS” la quale afferma che per diventare cittadino di un determinato Stato, bisogna nascere da genitori che hanno la cittadinanza di quello Stato in questione.  

“Si parla di razzismo perché c’è molta non conoscenza dell’altro, bisogna abbattere i muri o aumentano le differenze. L’immigrazione è una ricchezza” Cécile Kyenge.

 

Sciscioli Matteo 3D, Tota Angelo 2E, Mastrototaro Davide 3C. 

NOI CREDIAMO NEI DIRITTI UMANI!!!

Stop! Smettiamo di pensare esclusivamente a noi stessi, smettiamo di pensare che il mondo giri attorno a noi, ormai siamo tutti vittime del nostro egoismo, della nostra indifferenza!

Non ci rendiamo conto di quello che accade al di fuori della nostra dimensione, non riflettiamo mai sul numero preoccupante di persone a cui sono negati i DIRITTI FONDAMENTALI: il diritto alla vita, alla salute, all’istruzione, alla libertà d’espressione.

Io dico stop!

Lunedì 10 dicembre siamo riusciti a liberarci dalla gabbia dell’indifferenza in cui eravamo rinchiusi ed abbiamo fatto sentire la nostra voce in nome di chi, purtroppo, non ha né il coraggio né la possibilità di esprimersi.

Questo è avvenuto grazie alla manifestazione organizzata dall’associazione “Vivere In” in occasione della celebrazione dei settant’anni della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”.

Hanno partecipato numerose scuole di Corato – dalle scuole dell’Infanzia alle Scuole Secondarie di II grado – ed anche il Liceo Scientifico “Riccardo Nuzzi” di Andria.

L’atmosfera allegra e gioiosa che si è creata nel corso della manifestazione ha abbattuto tutti i muri che separavano le diverse scuole ed ha eliminato la competitività: infatti è stato meraviglioso poter condividere una mattinata così importante con ragazzi diversi da noi, sia per la loro età che per il loro atteggiamento.

Per far vedere a tutti quello in cui crediamo, abbiamo “sfilato” per il corso di Corato cantando a squarciagola ed è stato gratificante vedere gli sguardi meravigliati, i sorrisi delle persone che ci applaudivano.

La maggior parte della manifestazione si è svolta in Piazza Cesare Battisti ed è proprio lì che ho percepito la voglia di tutti di combattere insieme per i DIRITTI UMANI.

È intervenuto anche il vicecomandante dei Carabinieri; mi ha colpito molto la frase di Albert Einstein che ha citato nel suo discorso:

“Io sono ‘razzista’, appartengo ad un’unica razza, quella umana.”

Questa manifestazione ci ha insegnato che la parola “coraggio” vuol dire esprimersi, lottare per sé stessi e per gli altri e che, se lo facciamo insieme, tutto è possibile, anche far sbocciare una speranza nel cuore di chi magari l’aveva persa del tutto!

Maria Elena Varesano, Classe II C, Scuola “Santarella”, a.s. 2018/2019

70° ANNO DELLA “DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO”

Il 10 Dicembre, in occasione del settantesimo anniversario della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, l’associazione “Vivere In” ha organizzato una manifestazione che ha avuto luogo in piazza Cesare Battisti e lungo il corso della città di Corato. La manifestazione si colloca come prima tappa di un progetto educativo dal titolo “Diritti umani: una legge nel cuore dell’uomo” che coinvolgerà durante tutto l’anno scolastico gran parte delle scuole di Corato insieme a due di Andria.

Nella manifestazione erano coinvolti ragazzi e bambini di tutte le età dalla prima elementare all’ultimo anno delle scuole superiori. Tutti avevano studiato i 30 articoli della Dichiarazione e ogni classe ha realizzato striscioni e cartelloni e preparato canzoni per affermare i concetti di libertà e di uguaglianza.

All’iniziativa ha partecipato la mia scuola “Luigi Santarella”, in particolare la mia classe II C e la classe II E.

Questa manifestazione è stata la conclusione di un percorso durato qualche settimana che ha visto me ed i miei compagni impegnati nello studio degli organi dello Stato italiano e, in particolare, dei primi dodici articoli della “Costituzione Italiana”. Questo studio, che ha portato noi alunni ad un’attenta analisi e riflessione, è stato anche allietato dalla preparazione di due canti: “Viva la libertà” di Jovanotti e “Esseri umani” di Marco Mengoni.

Il 10 Dicembre ci siamo ritrovati a scuola e, verso le ore 9, noi alunni della Santarella ci siamo incamminati verso piazza Cesare Battisti. Appena arrivati è stato molto emozionante vedere quanta gente ci fosse. C’erano alunni di alcune scuole primarie, di altre scuole medie e di alcune scuole superiori. Era stato allestito anche un piccolo palco con casse e microfoni.

Dopo i saluti da parte dell’insegnante referente del progetto e da parte di un responsabile dell’associazione “Vivere In”, si è dato inizio alla lettura degli articoli che è stata intervallata da esibizioni canore.

Dopo la lettura della metà dei 30 articoli della Dichiarazione, abbiamo formato un corteo e cantando ci siamo spostati lungo il corso della città. Tra lo stupore di molte persone che hanno piacevolmente assistito alla nostra pacifica sfilata, abbiamo raggiunto nuovamente piazza Cesare Battisti.

Io ero molto emozionato perché mi avevano comunicato che insieme alla mia amica Maria Giulia ed ai miei amici Angelo e Nicolò, avrei cantato sul palco sotto lo sguardo di tanti ragazzi. Per fortuna l’emozione non ha fatto brutti scherzi e tutto è filato liscio. E’ stato bello cantare e vedere i ragazzi, che erano di fronte a me e che non conoscevo, cantare tutti insieme.

A conclusione della manifestazione siamo rientrati a scuola felici dell’esperienza vissuta e consapevoli di quanto importante essa sia stata.

Noi siamo i cittadini del domani, quindi credo che occorre studiare in modo più approfondito tali temi perché, secondo me, anche se sono passati 70 anni dal 1948, purtroppo non tutti i principi ad oggi sono rispettati.

Luigi Rainone, Classe II C, Scuola “Santarella”, a.s. 2018/2019

 

 

Una staffetta di emozioni!!!

Vi è mai capitato di appassionarvi talmente tanto ad un libro da non voler più smettere di leggerlo?

Ecco, questo è quello che è accaduto a noi ragazzi con il libro “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol!

È la storia di Giacomo e di suo fratello Giovanni, un “supereroe” con un cromosoma in più.

Giacomo dovrà affrontare ogni giorno una continua lotta con sé stesso per accettare i limiti di suo fratello e sconfiggere il timore di essere giudicato da chi gli sta intorno.

È questa l’emozionante storia che ci ha entusiasmato durante le vacanze estive!!!

Le nostre conoscenze su questo libro si sono fuse con l’educazione fisica in una gara all’avanguardia: le classi II A, II B e II C si sono sfidate in una staffetta-quiz.

I nomi delle squadre erano:

  • I dinosauri;
  • I vandali;
  • I forti nel cuore;
  • The winners.

Ogni squadra era costituita da alunni di ogni sezione.

Lo spirito di squadra e la competitività dimostrata da ogni gruppo ci ha spinti a dare il meglio di noi stessi.

La gara consisteva nel porre una domanda sul libro alle squadre concorrenti.

Dopo la consultazione all’interno del gruppo, una coppia iniziava il percorso.

Concluso l’ultimo esercizio, che consisteva in una breve partita a basket, il duo vincitore avrebbe ottenuto la priorità nel rispondere alla domanda; se la risposta fosse stata corretta, avrebbe conquistato il punto, se invece la risposta fosse stata errata, la coppia avversaria avrebbe potuto tentare di rispondere correttamente.

La finale è stata molto avvincente, in quanto le due squadre finaliste, “I dinosauri” e “I vandali”, si sono sfidate dando del loro meglio; ne è uscita vincitrice, per 5 a 3, la squadra “I dinosauri”.

Davvero emozionante è stato il momento della premiazione da parte della nostra Preside e delle nostre professoresse: ogni classe ha ricevuto non solo l’Attestato di Partecipazione, ma anche l’Attestato di I Premio, proprio perché in ogni classe vi erano dei rappresentanti della squadra vincitrice!

Non è stata solo una semplice staffetta-quiz, ma è stata un’occasione di divertimento, un’esperienza che ci ha unito, che ci ha permesso di scoprire molti aspetti di altri compagni che non conoscevamo.

Questa avventura per noi è stata “formativa”, perché ci ha insegnato che l’unione fa la forza, proprio come “formativo” è stato il percorso di scoperta di Giovanni da parte di suo fratello Giacomo.

 

Giorgia Benedetta Grosso, Roberta Tandoi, Maria Elena Varesano, Classe II C, Scuola “Santarella”, a.s. 2018/2019.

 

Figli di Madre Terra

Mercoledì, 21 novembre: Giornata Nazionale dell’albero. Come si può celebrare al meglio questo importante evento se non andando tutti insieme al cinema a vedere un film, ma non un film qualunque (d’azione, di fantascienza, ecc.), ma qualcosa di diverso: il cortometraggio “Figli di Madre Terra”? Il cortometraggio di Francesco Martinelli (scrittore ed interprete) e Michele Pinto (regista), dura solo 18 minuti ma in pochi minuti fornisce numerosi spunti di riflessione. Parla di un tragico avvenimento che preoccupa tutta la Puglia: dal 2013 uno strano batterio ha portato lo scompiglio massacrando gli ulivi per un raggio di 25.000 ettari solo nel Salento. Ma prima di parlare del batterio denominato Xylella, ai lettori di questo articolo devo porre una domanda: avete mai ascoltato o osservato le cicale? Ebbene sappiate che proprio la cicala, da insetto canterino, si è trasformato in uno spietato killer. Infatti l’insetto porta il batterio da un ulivo all’altro (un po’ come fanno le api con il polline), rilascia una strana sostanza gelatinosa che frena l’assorbimento dell’acqua da parte dell’albero e ciò provoca la denutrizione della chioma dell’albero e quindi la sua seccatura per arrivare alla tragica morte dell’intero ulivo. Non si sa ancora chi e come il batterio sia giunto in Italia. Numerose sono le indagini della magistratura e le ipotesi fatte; pare che la Xylella sia arrivata dal Sud America con il commercio di una pianta infetta. Una cosa è certa: il batterio ha raggiunto Fasano e, se il problema non si riuscirà a risolvere, l’intero territorio barese e tutta la Puglia potrà essere infettata. “Ad alcuni potrà essere capitato di fare un viaggio in aereo, forse di ritorno dalle vacanze. Certamente si è accorto dell’immensa distesa argentata: sono i nostri splendidi ulivi e se il problema non si risolverà in fretta, questa argentea distesa ben presto sparirà”. Sono state queste le parole di Francesco Martinelli e di Michele Pinto che denunciano i tragici danni che il batterio può portare. Il film parla di una giornata vissuta da Mauro, il protagonista, intento a prepararsi per partire e lasciare la sua terra insieme a sua moglie Francesca. Il padre di Mauro purtroppo non ha una grande relazione con suo figlio: sembrano distanti anni luce l’uno dall’altro. Ciò si può notare dalla scena ambientata in chiesa dove Mauro vorrebbe salutare suo padre che però non gli rivolge la parola perché è intento soprattutto a dialogare con…Cristo. Mauro capisce che suo padre è arrabbiato, così con Francesca, sua moglie, parte per l’aeroporto. Durante il tragitto in macchina passano per una piccola stradina in mezzo alla campagna. Mauro nota qualcosa di strano: campi di ulivi ma senza ulivi. Alberi rinsecchiti, morti quasi colpiti da un incantesimo, trasformati in figure dall’aspetto vecchio e sporco: erano alberi forti e rigogliosi, ora sono in agonia, sul punto di morire… Mauro corre, si arrampica, bacia i tronchi robusti, contorti che nella sua mente assumono strane forme: animali intrappolati, giganti, serpenti ed altre creature bizzarre. Francesca non capisce la strana irrequietezza del marito che le chiede con insistenza di fare delle foto col cellulare. Dopo ciò Mauro e Francesca fanno l’amore nella natura insieme ad alberi che, anche se privi di occhi, hanno delle emozioni proprio come noi uomini che con le nostre invenzioni, i nostri modi di fare, abbiamo portato la morte in quello che prima era un campo colmo di ulivi plurisecolari, patrimonio del territorio pugliese. Le foto scattate passano poi sul mobile del padre di Mauro che capisce quanto amore suo figlio prova per lui. Questa incredibile storia termina con un finale inaspettato: la nascita di un figlio, tanto desiderato da Mauro e Francesca. Bella la scena finale in cui Mauro e il figlio giocano, immersi nella natura, con un ramo di ulivo. “L’idea di creare questo tipo di cortometraggio mi è giunta mentre leggevo le notizie della crudeltà del batterio e ricordavo i bei momenti passati con mio padre mentre raccoglievamo le olive: ci alzavamo la mattina presto per andare in campagna. È stato lui che mi ha trasmesso il suo amore per la natura e per la terra”. È ciò che ci dice Francesco Martinelli, sceneggiatore. Il cortometraggio parla anche di un fitto rapporto tra la natura e la famiglia. Tali rapporti sono entrambi in crisi ma il tutto si risolve con l’arma più potente di tutte: l’amore. Con un pubblico estremamente partecipe, Francesco e Michele hanno risposto anche a tante nostre domande, a cui non sempre era facile dare una risposta. “Innanzitutto, per definire il soggetto e scrivere la sceneggiatura, Francesco ha impiegato un paio d’anni, poi ci siamo concentrati sulla location, cioè il luogo dove le scene dovevano essere girate. Con i provini siamo passati alla scelta del cast, a girare le riprese del corto e infine al montaggio”. Così ci illustra Michele Pinto il lavoro che è stato sì faticoso ma che sta portando diversi frutti. Sei sono stati i premi ai Rome Web Award. Il più importante è stato il premio come migliore creazione italiana. Il corto ha partecipato anche alle proiezioni del festival “Ortometraggi” nel Salento e al Film Festival di Foggia. E’ stato visto a Viterbo, Lecce, Roma. Tante sono state le scene che hanno suscitato forti emozioni sia all’attore Martinelli che al regista Pinto; per Pinto emozionante ma anche abbastanza inquietante è stato quando, per la prima volta, ha osservato con i suoi occhi i grandi disastri della Xylella. Per l’attore molto emozionante è stata la scena finale quando Mauro tiene tra le braccia suo figlio: “Ho ricordato mio padre”. Per me il cortometraggio fa sì riflettere, ma ci fa anche vergognare di noi stessi: di come i politici e l’intero Stato italiano non si preoccupino di certi terribili tragedie. Forse perché parliamo solamente di alberi morti e non di tragici genocidi, ma gli alberi sono come noi, come i nostri figli che nascono, crescono e quando essi muoiono il dolore che proviamo è forte.

Mio padre, quando mi fece vedere per la prima volte il corto, mi raccontò e mi trasmise tutte le cose che lui e Michele hanno voluto trasmettere al pubblico e quindi a voi. Io credevo che le scene in cui si vedevano alberi morti, caduti fossero frutto di effetti speciali. Ma quando, durante una vacanza nel Salento, con tutta la famiglia, vidi con i miei occhi gli alberi morti, distrutti, ho provato una fortissima emozione e penso che quel momento non me lo dimenticherò mai più. Davanti a me alberi che, nella loro imponenza, trasmettevano solo tristezza e io pensai e mi vergognai di me stesso perché ero una persona come la gente insensibile che ha permesso tutto questo. È possibile che l’unica soluzione sia quella di “disintegrare” ogni singolo albero per circa dieci chilometri? Può mai essere che chi è stato l’artefice dello scempio cui si sta assistendo (chi cioè ha introdotto il batterio) non si sia fatto un esame di coscienza su quanti alberi ha ammazzato? Quando vidi quel paesaggio morto, lo paragonai e lo paragono tutt’ora allo sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale: in ogni singolo albero caduto è custodita la vita. Le parole dell’attore e del regista a conclusione  dell’incontro sono state: “Bisogna fare memoria di ciò che sta accadendo e provare questo amore per la natura e per la famiglia perché se si aspetta troppo, alla fine sarà troppo tardi. Noi artisti parliamo di queste storie, di questi accadimenti, lo dobbiamo fare noi”. Queste parole ci fanno riflettere perché, secondo me, anche noi siamo degli alberi: abbiamo una vita racchiusa in un tronco…In un conflitto moriamo, cadiamo ma alla fine non possiamo più rialzarci. Un albero non ha le braccia per rialzarsi l’ultima volta, non può urlare dal dolore e dalla rabbia per la crudeltà umana. Rimane in silenzio, in un silenzio quasi tombale. Siamo noi che dobbiamo trasformare quel silenzio in parole, siamo noi che, guardando un albero cadere, una vita rasa al suolo, una grande X sul tronco, dobbiamo piangere per loro e tentare di rimediare. Gli alberi non possono fare ciò, sono solo degli alberi ma sono esseri viventi e sanno quando la loro morte è ormai certa, quando il rumore della motosega si fa sentire sempre di più, sempre di più fino a tagliarli completamente, tutto per colpa dell’uomo, del suo grande egoismo, delle sue invenzioni. Dobbiamo riflettere sul significato del cortometraggio ma, secondo me, una cosa è certa: tutti noi abbiamo una parte d’albero dentro di noi. Basta lasciarla libera e provare solo amore, amore e amore perché è questo quello che salverà noi e la natura. Solo questo è il modo per essere Figli di Madre Terra.

TRISTANO MARTINELLI 3^ A, a.s. 2018/19

UNA BUONA IDEA

“Una buona idea deve servire a qualcosa, rispondere a una necessità, deve essere anche esportabile, ma soprattutto una buona idea deve servire a portare un aiuto concreto dove serve”, queste sono le esatte parole con cui l’autore del libro Michele Tranquilli, descrive “una buona idea”.

Quest’estate la nostra professoressa ci ha consigliato di leggere un libro, un libro che se dalla copertina sembrava come tanti altri, a leggerlo si capiva che non lo era affatto. Perché? Perché questo libro stimola i lettori a voler aiutare dove ce n’è bisogno con una semplice storia di un ragazzino di 17 anni, pieno di sogni e buona volontà. Perché questo libro insegna qualcosa, qualcosa di vero, qualcosa di realizzabile, qualcosa di utile.

E a 5812 km di distanza comunichiamo con Michele Tranquilli con domande e curiosità da svelare. Si trova a Kabul, in Afghanistan, per lavoro (dice lui) in un ospedale di Emergency. Una videochiamata per toglierci tutti i dubbi ed esporre tutte le nostre  riflessioni proprio alla persona che ha vissuto l’avventura In Tanzania e che aveva l’esigenza di scrivere la sua storia per diffondere l’iniziativa e utilizzarla in altri Paesi, questa sì che è un’idea geniale!

Ecco quindi Michele Tranquilli che via Skype ci regala lezioni di vita e perle di saggezza su quest’esperienza che gli ha cambiato la vita, per una crescita personale. “Per concretizzare una buona idea c’è bisogno, è necessaria la condivisione delle capacità, e della voglia di aiutare. Condividere significa fare progetti insieme, costruire la pace, infatti dove c’è la condivisione non esiste la guerra.”

La storia dell’autore di questa avventura nasce in Tanzania per puro caso, per semplice curiosità di scoprire cosa c’è fuori dalla nostra realtà. Michele Tranquilli voleva andare lì per aiutare, per salvare la miseria che circondava quella zona, invece si era reso conto di essere inutile. Voleva rendersi utile per gli altri ma anche per se stesso, perché questo realizza e costruisce qualsiasi persona. “Perché ognuno di noi deve affrontare delle scelte difficili, ma non bisogna mai tirarsi indietro, senza mai fermarsi davanti ai fallimenti perché ognuno di quegli sbagli racconta un insegnamento. Ed ecco perché ho deciso di raccontare i miei errori, per non farli ripetere ancora da qualcun altro. Ci vuole coraggio, lo so e credo che lo sappiate anche voi, ma bisogna trovare la strada giusta.”

Arrivato in Tanzania, Michele Tranquilli si sentiva spaesato, insomma una lingua nuova e la difficoltà di mantenersi da solo, eppure pian piano cresce e incomincia a costruire qualcosa. Pezzo dopo pezzo si crea qualcosa di grande come youaid, il sito per dare una mano, ognuno con poco, a chi ne ha bisogno, ma non solo con soldi, anche con le proprie capacità e abilità. Mattone dopo mattone.

E così nasce anche una formula: BI x C x BV = RC, cioè buona idea moltiplicata per condivisione, per buona volontà dà un risultato concreto. Una formula che si può applicare a qualsiasi progetto e che funziona sempre e ne è la dimostrazione proprio il lavoro di Michele Tranquilli con questa avventura.

Incredibile… come un ragazzo qualunque è arrivato a un risultato così grande, e quella persona era proprio lì su quello schermo a parlarci e a insegnarci con le sue parole qualcosa di indispensabile per chiunque: la condivisione, la forza di volontà, l’aiutare gli altri, qualcosa di necessario per andare avanti.

INCONTRO STRORDINARIO A BARI: il Papa e i capi delle chiese mediorientali pregano insieme per la pace

Bari, 7 Luglio 2018: si sta svolgendo ora un evento che sarà ricordato per sempre in tutto il mondo, l’incontro ecumenico di preghiera del Papa con i patriarchi e i capi delle chiese del Medio Oriente. Tanta emozione tra la folla di fedeli in attesa sin dal mattino presto.

È stato proprio il Papa a scegliere la città di Bari per l’incontro, perché è la città di San Nicola e perché è la porta che unisce l’Occidente con l’Oriente, i cristiani cattolici con i cristiani ortodossi.

In Largo Giannella, sul lungomare di Bari, si è pregato insieme, in tante lingue diverse: italiano, inglese, francese, greco, arabo, armeno e assiro. Le parole del Papa hanno fatto riflettere tutti, sia chi le ha ascoltate dal vivo sia chi ha seguito attraverso la televisione o la radio: “Abbiamo all’orizzonte il mare e ci sentiamo rivolti con il cuore al Medio Oriente, crocevia di civiltà. Preghiamo per la pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare… L’indifferenza uccide e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze”.

In Medio Oriente ci sono guerre, violenze e distruzione e tutto questo è accaduto nel silenzio di tutti i cittadini; proprio per questo motivo il Papa ha paura che i cristiani possano essere cancellati dal Medio Oriente, rovinando il volto stesso della regione, perché “un Medio Oriente senza cristiani non sarebbe Medio Oriente”.I cristiani sono luce del mondo e devono illuminare le tenebre, devono distruggere l’odio e la malvagità e portare nei popoli pace e amore; quando ciascuno di noi rivolge una preghiera al Signore e quando, senza pensare al proprio interesse, aiuta un fratello o una sorella a rialzarsi e a ritrovare la forza di andare avanti, allora “arde e risplende il fuoco dello Spirito”, lo Spirito di umanità, Spirito di unione, Spirito di pace.

Al termine dell’incontro di preghiera comune, il Papa e i Patriarchi sono ritornati alla Basilica di San Nicola per un dialogo a porte chiuse.

Il Papa e gli altri capi religiosi hanno parlato al cuore di tutti noi, piccoli e grandi, è importante che ciascuno di noi, nel proprio piccolo, si impegni a portare la pace, il perdono, ad aiutare gli altri in difficoltà.

Noi, anche attraverso le nostre parrocchie e le associazioni umanitarie, dobbiamo dar da mangiare e da bere a chi ha fame e sete di giustizia, dobbiamo aiutare i perseguitati, i bambini poveri che non hanno una casa, del cibo, una famiglia, in modo che possano avere un futuro migliore.

Antonella Petrone, Classe V C, Scuola Primaria “Cifarelli”, A.s. 2017/2018