Tutti a tavola, ma proprio tutti!

Quest’anno le attività del gruppo per l’Inclusione sono state tante, attività sportive, i vari regali che i ragazzi e i loro docenti ci hanno fatto per le feste, l’orto scolastico con i i suoi frutti (le patate al forno sono state ottime!). Anche questa è stata interessante e coinvolgente.

 

Anzi, diremo di più, diremo che è stata ottima!

La Redazione

 

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Kabul

Tenue, agghiacciante, quasi frustrante. La pioggia batteva sulle mie spalle rendendole fragili. Quella pioggia che mi riportava a casa, anche se a casa proprio non ero. Quella pioggia, la stessa pioggia che aveva bagnato i nostri campi e le nostre guance, la stessa pioggia che scorreva nei viali di Kabul. Quant’era bella Kabul un tempo, avresti dovuto vederla, così allegra e piena di vita. Ora era solo un cumulo di macerie.

Il mare continuava costante il suo ondeggiare, stancante, e trasportava in questo dolce movimento ogni cosa.

Osservavo l’orizzonte e la paura mi aggrediva, incombeva sulle speranze di una lontana felicità. Paura del vuoto. Fu la prima volta che vedevo con chiarezza la sottile linea tra mare e cielo e mi chiedevo chissà se quella linea avesse una fine. Ma tutto ha un limite, prima o poi tutti cederemo, anche i più coraggiosi, i più valorosi diventano granelli di polvere, cenere, niente.

Eppure io sapevo di potercela fare, sapevo che il mio sogno era ancora realizzabile. Si dice che nella vita chi non ha un sogno, un obiettivo, non ha uno scopo e non avrà mai la giusta spinta per andare avanti. Ulisse aveva Itaca, Colombo aveva le Indie. Io ho te, solo te. Ti auguro, con tutto il cuore, di avere un sogno, qualcosa che ti rappresenti e che ti faccia sfruttare al meglio ogni singolo attimo della tua piccola vita.

Ti prego, non credere che durante il viaggio io non abbia avuto cura di te, ti accarezzavo e cercavo di tenerti il più caldo possibile. Utilizzai la mia unica coperta per non farti prendere freddo. Eri mio, tutto mio, eri parte di me e non avrei mai voluto lasciarti così. Com’eri bello, mi facevi sembrare una regina.

Ti prego, ricordati di me, io posso ancora vivere nei tuoi ricordi, voglio essere lì, solo lì, in quella tua fragile testolina che pareva soffice al tuo risveglio. Anche se non ti ricorderai mai del mio volto, voglio essere come tu mi disegni, con il sorriso dolce e soave di una mamma. Non guardare alle lacrime che bagnano imperterrite questo foglio, ma pensa alle mie braccia accoglienti, alle mie mani che ti avvolgono, alle mie labbra che sfiorano le tue guance. Tu che come nessun altro mi fai essere felice. Sarò sempre orgogliosa di te, qualunque cosa tu farai io sarò al tuo fianco, a tenerti per mano e indicarti la direzione giusta. E qualunque atto tu compierai, giusto o sbagliato che sia, io starò sempre dalla tua parte, sappi  che non sei solo. Tu, che sei sangue del mio sangue, sappi che non ti abbandonerò mai. Piccolo mio, tu sarai sempre parte di me.

Mi guardo, osservo il mio corpo e penso a quanto fa male abbandonarti così, non poterti insegnare a camminare, a parlare, al solo pensiero che il tuo primo “mamma” non sarà dedicato a me. Mi guardo e mi faccio schifo, poi lo sguardo cade sul mio pancione e torna il sorriso.

Credo che il dono più grande che sia mai stato fatto alla donna, sia quello di metter al mondo un figlio. Credo che sia il mio amore per te a rendermi così sensibile, credo che sia la paura che tu un domani possa odiarmi a rendermi così fragile. Più ti guardo e più penso a quanto sarai bello e intelligente, a quanto sarai buono e generoso. Perché ricorda, piccolo, che puoi ottenere tutto ciò che vuoi se lo chiedi con gentilezza, la violenza non ti rende forte e non lo farà mai, ma sono la capacità di ascoltare, di pensare che ti rendono invincibile.

Tua nonna era una donna eccezionale, sai? Era l’unica a capirmi in un mondo di pazzi, in quel luogo che era diventato solo scenario di guerra, di violenza. Era una guerriera, tua nonna, sempre pronta a tirarmi su di morale, è stata lei ad insegnarmi a scrivere. Era bella come una dea.

E ridi, ridi, ridi più che puoi, che sarai ancora più bello con quel sorriso. La tua mamma già lo sa.

Il viaggio era diventato davvero nauseante eppure la stanchezza non aveva la meglio su di me, resistevo ancora, nonostante tutto io avevo una cosa in più, avevo te a darmi la carica necessaria, qualcosa per cui valesse la pena lottare e mettercela tutta. Eravamo quattro o cinque a non farci sovrastare dallo sfinimento della lunga trasferta. Ma anche se il viaggio era diventato così malinconico, è stato il più bel viaggio della mia vita perché sono stata solo con te, mi sono dedicata a te, completamente.

Se sono qui a scrivere, è per dirti che io ci tengo a te e ci terrò sempre, è proprio per questo che ti devo lasciare andare, perché voglio il tuo bene e voglio che tu viva serenamente il tuo futuro, magari con una casa, una moglie che ti ama, dei bambini che ti circondano e la felicità nell’aria. Non voglio che tu viva la miseria e la crudeltà che ti aspetta a casa, non voglio che tu conosca faccia a faccia ciò che ho vissuto io, voglio che tu sia libero di pensare ed esprimere la tua opinione, voglio che tu sia libero di amare chi vuoi, voglio che tu abbia una vita migliore dalla mia senza quell’istinto di paura che bussa costantemente alla tua porta e la violenza che ti divora.

Il tuoi primi anni di vita saranno sconvolgenti, pieni di scoperte ed emozioni.

I cinque anni sono importanti, incomincerai ad essere grande, a capire come stanno le cose, ma vivrai ancora nelle tue fantasie. I dieci anni fanno paura, sarai già un ragazzino e potresti avere la prima cotta. Tu sii buono e vedrai che avrai successo… Ah, mi raccomando, obbedisci sempre ai tuoi genitori: ricorda che loro ti hanno insegnato a vivere e tu gli devi portare rispetto. I quindici anni! Non seguire i cattivi esempi, tu fai ciò che ti sembra giusto fare, ma usa il cervello e soprattutto il cuore e non lasciarti persuadere dai tipici vizi dell’adolescenza; tu non hai bisogno di aiuti dall’esterno per essere felice, per stare bene basta un sorriso. Vent’anni e non sentirli… Sarai un uomo ormai, un uomo degno di essere chiamato uomo, ne sono sicura, avrai le tue responsabilità e i tuoi doveri che rispetterai parola per parola. Sei il mio orgoglio, tu, tu che non avrai più bisogno della tua mamma che ti tiene per mano, andrai per la tua strada e farai grandi cose. E non andare troppo veloce in macchina, ricorda…

Auguri per la tua vita, vivila al meglio e falla tua, solo tua.

Ti amo e ti amerò per sempre.

Mamma

 

Alessandra Quinto, classe III C Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Wonder, saper essere se stessi

 

Prima delle vacanze natalizie e pasquali, come ogni anno gli alunni della Santarella vanno al cinema per la visione di un film.

Quest’ anno per Natale siamo andati a vedere” Wonder” in cui si parlava di August che è un bambino di 10 anni con una malformazione craniofacciale, che gli impedisce una vita normale infatti non è mai andato a scuola in vita sua. I genitori decidono che è giunto il momento per lui di stare insieme agli altri bambini. Una volta a scuola Auggie si rivela un buon alunno, ma trascorre le giornate da solo, e persino durante la pausa pranzo, mentre tutti i tavoli sono affollati, al suo tavolo non si siede nessuno.

Ad un certo punto Jack decide però di avvicinarsi a lui, e i due stringono un legame di amicizia. Nel frattempo Julian prende di mira Auggie con continue battute sul suo aspetto, tormentandolo continuamente con altri due compagni. Il giorno di Halloween Auggie sente gli spregevoli commenti dei compagni, compresi quelli di Jack, che parlando con Julian sostiene di stare solo fingendo di essere amico di August su richiesta del preside, e perciò i due ragazzi smettono di frequentarsi. Auggie ci sta molto male. 

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Inizialmente a Jack non importa, ma poi si accorge che non aveva fatto amicizia con August solo per fare felice il preside, ma anche perché gli era veramente simpatico; il ragazzo si scusa e i due ritornano amici. Verso la fine dell’anno le classi vanno in gita scolastica, alla quale Julian non partecipa perché sospeso a causa del bullismo nei confronti di August. Durante la gita, August e Jack vengono attaccati da tre ragazzi più grandi, ma vengono aiutati 

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da Henry e Miles, gli amici di Julian. August, alla fine dell’anno scolastico, ottiene un importante riconoscimento dal preside: il ragazzino emarginato è diventato un esempio e l’amico di tutti.

Questo film ci ha colpito perché questo semplice bambino nonostante le sue difficoltà fisiche è riuscito a farsi apprezzare da tutti, per la sua intelligenza, il suo modo di essere, per la sua simpatia e per la sua spontaneità.

Il protagonista ha mostrato il suo vero volto facendosi apprezzare anche dagli altri, ed ora non ha più bisogno di usare il casco per nascondersi.

Maria Barile e Daniela Capogna, classe II A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

 

BULLISMO: NOI STUDENTI DELLA SANTARELLA REGISTI E ATTORI DI UN FANTASTICO CORTOMETRAGGIO.

Coraggio, forza e amicizia sono state le parole-chiave che ci hanno ispirati per trasmettere il nostro messaggio.

Durante l’open day, noi ragazzi della 3F, abbiamo presentato un’esibizione teatrale interpretata e ideata da noi che trattava la tematica del bullismo e del Cyberbullismo, cioè della forma di bullismo che avviene tramite dispositivi elettronici ed è tra le più diffuse in questo periodo.

Questo cortometraggio aveva come obiettivo quello di denunciare questi atti che avvengono quotidianamente e che raramente vengono segnalati.

Noi ragazzi ci siamo impegnati molto per ricreare una sceneggiatura nella quale la protagonista era una ragazza della nostra età che subiva violenze verbali ma anche fisiche da un gruppetto di bulle. In questo corto si percepisce la forza dell’amicizia poiché due ragazzi la incoraggiavano a denunciare questi abusi ad adulti e insegnanti.

A noi ragazzi è piaciuto molto recitarlo perché era una tematica a noi molto vicina e volevamo incoraggiare chi subisce atti di bullismo a denunciare questi avvenimenti parlandone con i genitori. L’aiuto da parte degli amici, in questo cortometraggio, è stato fondamentale.

È stato molto bello vedere le reazioni dei bambini di scuola primaria che hanno assistito all’esibizione perché erano molto partecipi e particolarmente colpiti da questo tema.

 

FEDERICA RICCARDA LAMARCA E IVANA MARCONE 3F A.S. 2018/2019

NOI CREDIAMO NEI DIRITTI UMANI!!!

Stop! Smettiamo di pensare esclusivamente a noi stessi, smettiamo di pensare che il mondo giri attorno a noi, ormai siamo tutti vittime del nostro egoismo, della nostra indifferenza!

Non ci rendiamo conto di quello che accade al di fuori della nostra dimensione, non riflettiamo mai sul numero preoccupante di persone a cui sono negati i DIRITTI FONDAMENTALI: il diritto alla vita, alla salute, all’istruzione, alla libertà d’espressione.

Io dico stop!

Lunedì 10 dicembre siamo riusciti a liberarci dalla gabbia dell’indifferenza in cui eravamo rinchiusi ed abbiamo fatto sentire la nostra voce in nome di chi, purtroppo, non ha né il coraggio né la possibilità di esprimersi.

Questo è avvenuto grazie alla manifestazione organizzata dall’associazione “Vivere In” in occasione della celebrazione dei settant’anni della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”.

Hanno partecipato numerose scuole di Corato – dalle scuole dell’Infanzia alle Scuole Secondarie di II grado – ed anche il Liceo Scientifico “Riccardo Nuzzi” di Andria.

L’atmosfera allegra e gioiosa che si è creata nel corso della manifestazione ha abbattuto tutti i muri che separavano le diverse scuole ed ha eliminato la competitività: infatti è stato meraviglioso poter condividere una mattinata così importante con ragazzi diversi da noi, sia per la loro età che per il loro atteggiamento.

Per far vedere a tutti quello in cui crediamo, abbiamo “sfilato” per il corso di Corato cantando a squarciagola ed è stato gratificante vedere gli sguardi meravigliati, i sorrisi delle persone che ci applaudivano.

La maggior parte della manifestazione si è svolta in Piazza Cesare Battisti ed è proprio lì che ho percepito la voglia di tutti di combattere insieme per i DIRITTI UMANI.

È intervenuto anche il vicecomandante dei Carabinieri; mi ha colpito molto la frase di Albert Einstein che ha citato nel suo discorso:

“Io sono ‘razzista’, appartengo ad un’unica razza, quella umana.”

Questa manifestazione ci ha insegnato che la parola “coraggio” vuol dire esprimersi, lottare per sé stessi e per gli altri e che, se lo facciamo insieme, tutto è possibile, anche far sbocciare una speranza nel cuore di chi magari l’aveva persa del tutto!

Maria Elena Varesano, Classe II C, Scuola “Santarella”, a.s. 2018/2019

70° ANNO DELLA “DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO”

Il 10 Dicembre, in occasione del settantesimo anniversario della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”, l’associazione “Vivere In” ha organizzato una manifestazione che ha avuto luogo in piazza Cesare Battisti e lungo il corso della città di Corato. La manifestazione si colloca come prima tappa di un progetto educativo dal titolo “Diritti umani: una legge nel cuore dell’uomo” che coinvolgerà durante tutto l’anno scolastico gran parte delle scuole di Corato insieme a due di Andria.

Nella manifestazione erano coinvolti ragazzi e bambini di tutte le età dalla prima elementare all’ultimo anno delle scuole superiori. Tutti avevano studiato i 30 articoli della Dichiarazione e ogni classe ha realizzato striscioni e cartelloni e preparato canzoni per affermare i concetti di libertà e di uguaglianza.

All’iniziativa ha partecipato la mia scuola “Luigi Santarella”, in particolare la mia classe II C e la classe II E.

Questa manifestazione è stata la conclusione di un percorso durato qualche settimana che ha visto me ed i miei compagni impegnati nello studio degli organi dello Stato italiano e, in particolare, dei primi dodici articoli della “Costituzione Italiana”. Questo studio, che ha portato noi alunni ad un’attenta analisi e riflessione, è stato anche allietato dalla preparazione di due canti: “Viva la libertà” di Jovanotti e “Esseri umani” di Marco Mengoni.

Il 10 Dicembre ci siamo ritrovati a scuola e, verso le ore 9, noi alunni della Santarella ci siamo incamminati verso piazza Cesare Battisti. Appena arrivati è stato molto emozionante vedere quanta gente ci fosse. C’erano alunni di alcune scuole primarie, di altre scuole medie e di alcune scuole superiori. Era stato allestito anche un piccolo palco con casse e microfoni.

Dopo i saluti da parte dell’insegnante referente del progetto e da parte di un responsabile dell’associazione “Vivere In”, si è dato inizio alla lettura degli articoli che è stata intervallata da esibizioni canore.

Dopo la lettura della metà dei 30 articoli della Dichiarazione, abbiamo formato un corteo e cantando ci siamo spostati lungo il corso della città. Tra lo stupore di molte persone che hanno piacevolmente assistito alla nostra pacifica sfilata, abbiamo raggiunto nuovamente piazza Cesare Battisti.

Io ero molto emozionato perché mi avevano comunicato che insieme alla mia amica Maria Giulia ed ai miei amici Angelo e Nicolò, avrei cantato sul palco sotto lo sguardo di tanti ragazzi. Per fortuna l’emozione non ha fatto brutti scherzi e tutto è filato liscio. E’ stato bello cantare e vedere i ragazzi, che erano di fronte a me e che non conoscevo, cantare tutti insieme.

A conclusione della manifestazione siamo rientrati a scuola felici dell’esperienza vissuta e consapevoli di quanto importante essa sia stata.

Noi siamo i cittadini del domani, quindi credo che occorre studiare in modo più approfondito tali temi perché, secondo me, anche se sono passati 70 anni dal 1948, purtroppo non tutti i principi ad oggi sono rispettati.

Luigi Rainone, Classe II C, Scuola “Santarella”, a.s. 2018/2019

 

 

Una staffetta di emozioni!!!

Vi è mai capitato di appassionarvi talmente tanto ad un libro da non voler più smettere di leggerlo?

Ecco, questo è quello che è accaduto a noi ragazzi con il libro “Mio fratello rincorre i dinosauri” di Giacomo Mazzariol!

È la storia di Giacomo e di suo fratello Giovanni, un “supereroe” con un cromosoma in più.

Giacomo dovrà affrontare ogni giorno una continua lotta con sé stesso per accettare i limiti di suo fratello e sconfiggere il timore di essere giudicato da chi gli sta intorno.

È questa l’emozionante storia che ci ha entusiasmato durante le vacanze estive!!!

Le nostre conoscenze su questo libro si sono fuse con l’educazione fisica in una gara all’avanguardia: le classi II A, II B e II C si sono sfidate in una staffetta-quiz.

I nomi delle squadre erano:

  • I dinosauri;
  • I vandali;
  • I forti nel cuore;
  • The winners.

Ogni squadra era costituita da alunni di ogni sezione.

Lo spirito di squadra e la competitività dimostrata da ogni gruppo ci ha spinti a dare il meglio di noi stessi.

La gara consisteva nel porre una domanda sul libro alle squadre concorrenti.

Dopo la consultazione all’interno del gruppo, una coppia iniziava il percorso.

Concluso l’ultimo esercizio, che consisteva in una breve partita a basket, il duo vincitore avrebbe ottenuto la priorità nel rispondere alla domanda; se la risposta fosse stata corretta, avrebbe conquistato il punto, se invece la risposta fosse stata errata, la coppia avversaria avrebbe potuto tentare di rispondere correttamente.

La finale è stata molto avvincente, in quanto le due squadre finaliste, “I dinosauri” e “I vandali”, si sono sfidate dando del loro meglio; ne è uscita vincitrice, per 5 a 3, la squadra “I dinosauri”.

Davvero emozionante è stato il momento della premiazione da parte della nostra Preside e delle nostre professoresse: ogni classe ha ricevuto non solo l’Attestato di Partecipazione, ma anche l’Attestato di I Premio, proprio perché in ogni classe vi erano dei rappresentanti della squadra vincitrice!

Non è stata solo una semplice staffetta-quiz, ma è stata un’occasione di divertimento, un’esperienza che ci ha unito, che ci ha permesso di scoprire molti aspetti di altri compagni che non conoscevamo.

Questa avventura per noi è stata “formativa”, perché ci ha insegnato che l’unione fa la forza, proprio come “formativo” è stato il percorso di scoperta di Giovanni da parte di suo fratello Giacomo.

 

Giorgia Benedetta Grosso, Roberta Tandoi, Maria Elena Varesano, Classe II C, Scuola “Santarella”, a.s. 2018/2019.

 

INCONTRO STRORDINARIO A BARI: il Papa e i capi delle chiese mediorientali pregano insieme per la pace

Bari, 7 Luglio 2018: si sta svolgendo ora un evento che sarà ricordato per sempre in tutto il mondo, l’incontro ecumenico di preghiera del Papa con i patriarchi e i capi delle chiese del Medio Oriente. Tanta emozione tra la folla di fedeli in attesa sin dal mattino presto.

È stato proprio il Papa a scegliere la città di Bari per l’incontro, perché è la città di San Nicola e perché è la porta che unisce l’Occidente con l’Oriente, i cristiani cattolici con i cristiani ortodossi.

In Largo Giannella, sul lungomare di Bari, si è pregato insieme, in tante lingue diverse: italiano, inglese, francese, greco, arabo, armeno e assiro. Le parole del Papa hanno fatto riflettere tutti, sia chi le ha ascoltate dal vivo sia chi ha seguito attraverso la televisione o la radio: “Abbiamo all’orizzonte il mare e ci sentiamo rivolti con il cuore al Medio Oriente, crocevia di civiltà. Preghiamo per la pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare… L’indifferenza uccide e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze”.

In Medio Oriente ci sono guerre, violenze e distruzione e tutto questo è accaduto nel silenzio di tutti i cittadini; proprio per questo motivo il Papa ha paura che i cristiani possano essere cancellati dal Medio Oriente, rovinando il volto stesso della regione, perché “un Medio Oriente senza cristiani non sarebbe Medio Oriente”.I cristiani sono luce del mondo e devono illuminare le tenebre, devono distruggere l’odio e la malvagità e portare nei popoli pace e amore; quando ciascuno di noi rivolge una preghiera al Signore e quando, senza pensare al proprio interesse, aiuta un fratello o una sorella a rialzarsi e a ritrovare la forza di andare avanti, allora “arde e risplende il fuoco dello Spirito”, lo Spirito di umanità, Spirito di unione, Spirito di pace.

Al termine dell’incontro di preghiera comune, il Papa e i Patriarchi sono ritornati alla Basilica di San Nicola per un dialogo a porte chiuse.

Il Papa e gli altri capi religiosi hanno parlato al cuore di tutti noi, piccoli e grandi, è importante che ciascuno di noi, nel proprio piccolo, si impegni a portare la pace, il perdono, ad aiutare gli altri in difficoltà.

Noi, anche attraverso le nostre parrocchie e le associazioni umanitarie, dobbiamo dar da mangiare e da bere a chi ha fame e sete di giustizia, dobbiamo aiutare i perseguitati, i bambini poveri che non hanno una casa, del cibo, una famiglia, in modo che possano avere un futuro migliore.

Antonella Petrone, Classe V C, Scuola Primaria “Cifarelli”, A.s. 2017/2018

A scuola di Ortoterapia

Martedì 17 aprile noi redattori del “S@ntarellino”, con altri alunni della Santarella che facevano da tutor ai ragazzi diversamente abili, abbiamo partecipato al primo incontro del progetto di “Ortoterapia”. Questo progetto, che esiste da sei anni, coinvolge i ragazzi con disabilità dell’associazione di Corato “Insieme per la vita”. Ovviamente questo non è l’unico progetto esistente tra la scuola Luigi Santarella e questa associazione, ma è soltanto una delle tante iniziative.

In mattinata ci siamo radunati nell’atrio della scuola per poi arrivare qualche minuto dopo all’azienda agricola “Tatoli”. Il terreno messoci a disposizione si trovava accanto all’azienda agricola. Appena arrivati la cosa che ci è più saltata agli occhi è stata la mancanza del telo che permette l’effetto serra. Era stato bruciato in un incendio!

I professori ci hanno dato dei copriscarpe e via, al lavoro!

Siamo stati colpiti dalla differenziazione di lavori che venivano proposti in base alle difficoltà di ognuno in quel momento.

Difficoltà superate dando al gruppo dei ragazzi in carrozzina un tavolo da lavoro per invasamento… e affidando al gruppo con meno problemi il lavoro in piena terra.

Il prof. D’Imperio subito si è messo al lavoro con alcuni ragazzi disabili, insegnando loro come trattare il terreno da mettere in un vaso, nel quale avrebbero poi inserito una piantina di due mesi. Il professore ha spiegato che per invasare una pianta in un vaso, come anche nel terreno, la terra va preparata e separata da pietre o radici, poi bisognava formare un ‘vespaio’, ovvero un insieme di pietre sul fondo del vaso per la fuoriuscita dell’acqua in eccesso.

Poi il professore ha mescolato il terreno privo delle pietre con l’acqua e con la torba, un terriccio universale ricco di sostanze nutritive. Ha riempito quasi tutto il vaso di terriccio ed ha aggiunto un dito di terra mischiata con la torba. Quindi ha seguito i ragazzi che curavano il proprio vaso nella stessa maniera e con gli stessi gesti. Abbiamo notato la cura che i ragazzi in carrozzina ci mettevano per separare dalla terra tutto ciò che non serviva: le radici, il secco, piccole piante, le pietre venivano con attenzione eliminate del terreno. Solo cosi potevano poi, con l’acqua, creare con le mani quel foro che avrebbe accolto la piantina e si sarebbero sentiti soddisfatti.

Solo alla fine il prof, i nostri nuovi amici e noi tutor abbiamo invasato le piantine di peperoncino!

Contemporaneamente, nel terreno situato alle spalle del trullo, Annalisa Clarizio, responsabile dell’associazione “Insieme per la vita”, spiegava ai presenti lo stesso procedimento, la messa a dimora di una piantina, non in vaso ma nel terreno. Abbiamo tutti, tutor, ragazzi dell’associazione e prof, seguito le indicazioni e poi realizzato la procedura di messa a dimora a filari delle piantine di melanzane.

Abbiamo visto soddisfazione in quello che i ragazzi facevano. Il lavoro a cui avevamo partecipato ci ha fatto capire che nulla è gioco o per gioco e che dal gioco dei bambini si passa al gioco della vita e al lavoro… anche a quello fatto su una sedia rotelle…

Cifarelli Sabino e Tandoi Alessio, classe III C, Scuola “L. Santarella”, a.s. 2017/18

PER UN MONDO MIGLIORE

Alla fine del primo quadrimestre, noi alunni della classe III F, con la nostra professoressa di Storia e Geografia, abbiamo realizzato dei compiti di realtà particolari: dei Manifesti di Pubblicità-Progresso.

Tali manifesti hanno l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su diversi problemi di interesse sociale. Ci siamo divisi in gruppi e abbiamo ideato dei pannelli, inerenti temi che abbiamo approfondito e che riguardano tutto ciò che accade oggi nel mondo: le guerre civili, la dipendenza dal fumo e da sostanze stupefacenti, il bullismo, l’educazione alimentare, lo sfruttamento minorile, il rispetto degli animali, l’inquinamento ambientale e gli sprechi alimentari, il razzismo, l’immigrazione, il femminicidio e la violenza sulle donne. Tra i particolari argomenti che abbiamo trattato, quello più toccante è stato sicuramente quello relativo ai femminicidi e alle violenze sulle donne.   

Gli slogan più significativi sono stati:

“BULLO, NON FARE IL PREPOTENTE, perché da solo non vali niente!”

“INFANZIA RUBATA, INFANZIA VIOLATA”

“UNO SPRECO AL GIORNO, LEVA IL PIANETA DI TORNO”.

Il giorno 1 Febbraio, abbiamo presentato i nostri lavori. Non è stato semplice scegliere quello più bello contenente lo slogan di maggior effetto. Questa attività ci è piaciuta molto, perché ci ha permesso di approfondire e confrontarci su argomenti attuali. Ci auguriamo che il nostro sia un piccolo passo verso la costruzione di un mondo migliore.

Giuliano F., Lotito S., Strippoli S., Tarricone M., Classe III F, Scuola Secondaria “Santarella”, a. s. 2017/2018