DUE EPIDEMIE A CONFRONTO

Una grave epidemia colpì l’Italia nel 1348, la peste nera o “morte nera”.
Il motivo per cui fu definita “nera” è ancora incerto, ma si pensa che il nome si riferisse ai bubboni scuri che essa provocava sul corpo oppure che volesse sottolineare l’elevatissimo numero di vittime che causava.
La peste in Europa non si era più manifestata dal IX secolo e perciò non se ne conoscevano né le cause né le cure appropriate, né tanto meno si sapeva come attuare un’efficace prevenzione.
Stravolse drasticamente le abitudini di vita delle persone proprio come sta accadendo in questo particolare momento storico con il nuovo Coronavirus.

La malattia provocata da questo virus ha il nome di “COVID-19”, sigla in cui “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata ed è stata identificata.
I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus conosciuti per la loro capacità di causare malattie che vanno dal comune raffreddore a malattie più gravi come la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e la Sindrome respiratoria mediorientale (MERS). Sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile a una corona, visibile al microscopio elettronico.
La tragica esperienza della peste nera fu vissuta da Giovanni Boccaccio che con i suoi occhi vide la “mortifera pestilenza” che causò tante sofferenze alla popolazione. Proprio per questo riuscì a descriverla con grande precisione nel Decameron, la sua opera più celebre, una raccolta di cento novelle raccontate da una brigata di dieci giovani agiati di Firenze, sette fanciulle e tre giovani uomini che si erano rifugiati in campagna per sfuggire alla malattia.
Tramite questa testimonianza si può fare un confronto tra le due diverse epoche e si può notare che ci sono degli aspetti in comune, sia dal punto di vista della malattia sia dal punto di vista comportamentale e di atteggiamenti del popolo.
Innanzitutto la Peste nera è un batterio, invece il Coronavirus è un virus, quindi da questo punto di vista le epidemie sono completamente diverse.
La Peste nera è stata identificata da molti studiosi come un’infezione causata da Yersinia pestis, un batterio isolato nel 1894 e che si trasmette generalmente dai ratti neri agli uomini per mezzo delle pulci.
Ai tempi di Boccaccio si pensava invece che la malattia derivasse dal movimento delle costellazioni e dei corpi celesti oppure che fosse un castigo divino, la conseguenza dell’ira di Dio per i comportamenti e le “opere” ingiuste degli uomini.
Invece il nuovo ceppo di coronavirus dovrebbe aver compiuto un salto di specie dal pipistrello all’uomo, un fenomeno non raro tra i coronavirus: nel 2003, infatti, i pipistrelli furono indicati come i serbatoi del coronavirus della SARS e, nel 2012, del virus della MERS.
Un gruppo di scienziati incaricati di studiare il nuovo ceppo di coronavirus, mai identificato prima nell’uomo, ha scelto il nome “Sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2” (SARS-CoV-2), mentre l’OMS ha chiamato la malattia respiratoria COVID-19.

Le prime analogie tra la Peste e il Coronavirus sono il luogo da cui hanno cominciato ad espandersi, il primo provvedimento preso e i consigli dati alle persone per evitare che le infezioni si espandessero ancora di più.

La peste del ‘300, ovvero la Peste nera, ha cominciato a diffondersi dall’Oriente, poi è arrivata in Italia e ha colpito la città di Firenze, allo stesso modo il COVID-19 è partito dalla città cinese di Wuhan e poi si è diffuso giungendo fino a noi.
La città di Firenze fu subito in qualche modo “disinfettata” e chiusa: Boccaccio specifica che fu vietato l’ingresso ai malati provenienti dall’esterno.
Anche il nostro Paese ha deciso di prendere subito il provvedimento di chiudere gli aeroporti ed impedire il libero accesso in Italia a chi proveniva dalla Cina: a tutti era controllata la temperatura con il termo scanner.
Inoltre come ai fiorentini furono dati molti suggerimenti per preservare la salute fisica, così è accaduto anche a noi.
Il capo del Governo italiano, aiutato dagli scienziati e da altri esperti, ha emanato dei decreti restrittivi, ha previsto ed attuato misure di contenimento sempre più drastiche proprio per limitare e contrastare la diffusione del contagio.
In entrambi i casi, purtroppo, le misure di sicurezza non sono servite a bloccare l’infezione ed evitare la morte di tantissime persone.
I fiorentini chiesero aiuto a Dio, innalzando preghiere e facendo processioni, come anche noi, con la guida del Papa e dei nostri sacerdoti, ci siamo rivolti al Signore e abbiamo pregato tutti insieme per le persone malate, per i medici, gli infermieri e per tutti coloro che hanno lavorato instancabilmente per salvare vite umane.

I sintomi della peste sono completamente diversi da quelli del coronavirus.
In Oriente si era manifestata con fuoriuscita di sangue dal naso, che portava ad una morte inevitabile, invece in Occidente comparivano dei “gavoccioli”, cioè dei rigonfiamenti sotto l’inguine e sotto le ascelle, delle bolle che crescevano alcune come una mela altre come un uovo. Tali “bubboni” si moltiplicavano e apparivano in ogni parte del corpo ed erano segni di morte sicura così come la comparsa di macchie nere o livide.
La peste nera è durata per quattro anni e i morti sono stati 200 milioni.

Per quanto riguarda il COVID-19, i sintomi più comuni sono febbre, stanchezza e tosse secca. Alcuni pazienti possono presentare indolenzimento e dolori muscolari, congestione nasale, naso che cola, mal di gola o diarrea. Questi sintomi sono generalmente lievi e iniziano gradualmente. Alcune persone si infettano ma non sviluppano alcun sintomo. Invece, nei casi più gravi, l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e la morte.
Circa 1 su 5 persone con COVID-19 si ammala gravemente e presenta difficoltà respiratorie, richiedendo il ricovero in ambiente ospedaliero.
Finora il bilancio dei morti è stato altissimo e le vittime sono state soprattutto gli anziani, le persone con altre patologie come ipertensione, problemi cardiaci o diabete e i pazienti con scarse difese immunitarie o addirittura privi di esse.
Secondo i dati pubblicati dal Ministero della Salute, il numero dei morti per coronavirus nel mondo è circa 336.430. In Italia, il 24 maggio 2020, alle ore 18.00 la situazione è questa:
ATTUALMENTE POSITIVI
56594
DECEDUTI
32785
GUARITI
140479
Facendo un confronto, il numero dei morti oggi è nettamente inferiore al numero dei morti per la Peste nera: secondo gli studiosi morì circa un terzo della popolazione mondiale dell’epoca.
Attualmente le condizioni igienico-sanitarie, gli strumenti a disposizione per limitare il contagio e per curare i malati sono completamente diversi da quelli dei tempi di Boccaccio. L’autore sottolinea che i consigli dei medici non portavano a migliorare la situazione, pochissimi guarivano, perciò ognuno si atteggiava a medico e proponeva le sue idee e cercava rimedi fai da te. C’era chi pensava che bastasse mangiare di più, bere ottimi vini, cantare, riunirsi, condurre una vita sfrenata per mantenersi in buona salute. C’era chi era sicuro che con dei profumi particolari ci si potesse salvare ed eliminare il cattivo odore dei morti.
Oggi per curare i malati di Coronavirus si è proceduto per tentativi, sfruttando medicinali usati per coronavirus precedenti, per la malaria e per l’AIDS. Alcuni pazienti, dopo molte settimane di ricovero in reparti di rianimazione e terapia intensiva, sono guariti.
Inoltre gli scienziati e gli studiosi da subito si sono adoperati per studiare il coronavirus e stanno lavorando senza sosta alla ricerca di vaccini efficaci e sicuri: alcune persone si sono volontariamente sottoposte ai vaccini realizzati nei laboratori, così si è avviata la sperimentazione nell’uomo.
Un’altra analogia tra la Peste e il Coronavirus è l’incredibile velocità e forza con cui le due malattie si sono diffuse, mentre le modalità di contagio sono diverse.
Ci si ammalava di peste non solo se si parlava o si stava in presenza dei malati, ma anche se si entrava in contatto con un qualsiasi oggetto della persona malata. La peste nera colpiva soprattutto i poveri che stavano sempre insieme nelle loro case e non erano aiutati da nessuno.

Il nuovo Coronavirus invece è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto con una persona malata. La via primaria sono le goccioline del respiro delle persone infette che si trasmettono per esempio attraverso la saliva, la tosse o gli starnuti, i contatti diretti personali oppure quando con le mani contaminate (non ancora lavate) si toccano bocca, naso o occhi. In casi rari il contagio può avvenire attraverso contaminazione fecale.
Normalmente le malattie respiratorie non si trasmettono con gli alimenti, che comunque devono essere manipolati rispettando le buone pratiche igieniche ed evitando il contatto fra alimenti crudi e cotti.
Inoltre sono in corso numerosi studi per comprendere meglio le modalità di trasmissione del virus: ultimamente il virus è stato ritrovato anche nelle lacrime delle persone malate.
Proprio per queste motivazioni e per il numero crescente e spaventoso dei contagiati e dei morti, in Italia è stato rigorosamente richiesto e in gran parte applicato il distanziamento sociale, con la regola di “restare a casa”. Il Paese è stato sottoposto a lockdown con gravi conseguenze economiche: sono state a lungo chiuse tutte le attività produttive e commerciali, tranne quelle strettamente necessarie per la vita quotidiana, sono state chiuse scuole, teatri, cinema, attività culturali e ricreative e così via.
Alcune persone si sono comportate in modo superficiale ed irresponsabile, creando assembramenti e non rispettando le regole stabilite di per tutti. Alcune famiglie di nascosto hanno lasciato le loro case in città e si sono trasferite nelle abitazioni di campagna, proprio come è accaduto ai tempi di Boccaccio, quando comitive di giovani abbandonarono la città, centro del focolaio, e si rifugiarono in campagna.
Attualmente, soltanto dal 4 maggio, proprio per la diminuzione del numero dei malati e dei positivi, è stata avviata la Fase 2 e pochi giorni fa sono state riaperte attività come quelle dei parrucchieri e degli estetisti, sono stati aperti alcuni servizi di ristorazione, naturalmente con la rigida applicazione di misure di sicurezza ben precise.
Noi abbiamo vissuto tutta questa situazione con paura, preoccupazione, ansia, dolore, attesa e anche speranza.
Anche nel 1348 si scatenarono paure, che addirittura portarono le persone vive, a “schifare”, ad evitare i malati e i loro oggetti, ad abbandonare al loro destino anche i familiari stretti, senza alcuna pietà: proprio Boccaccio mette in evidenza la crudeltà, la disumanità di molte persone, come del Cielo per aver permesso un così alto numero di vittime.
Solo alcuni servitori, pur di ottenere una grande somma di denaro, non lasciavano il loro padrone, ma alla fine assistevano alla sua morte e nel frattempo morivano anche loro, con il loro guadagno.
Al contrario oggi vengono elogiati tanti medici, infermieri e volontari che curano con coraggio e determinazione le persone malate, che non saltano un turno di lavoro, che purtroppo perdono anche la propria vita per salvare le vite altrui.
Un’altra analogia tra peste e coronavirus è la mancanza di bare per deporre i numerosissimi morti, la mancanza di posti di sepoltura e l’impossibilità di celebrare i funerali.
Ai tempi di Boccaccio i corpi dei morti, ammassati tra di loro, furono addirittura deposti nelle chiese, nelle stive delle navi e furono trattati nella stessa maniera in cui si sarebbero trattate la capre o forse anche peggio.
In questo periodo di quarantena anche per l’Italia è stato impossibile dare ai morti un ultimo saluto ed una dignitosa sepoltura: le chiese sono state chiuse e la celebrazione dei funerali è stata sospesa.
Boccaccio conclude la sua Introduzione alla prima giornata del Decameron con ironia sulla morte che giungeva senza segni di preavviso: i primi medici Galieno, Ipocrate o Esclulapio, vedendo giovani, belle donne ed uomini valorosi pranzare tranquillamente con i loro parenti, li avrebbero giudicati sanissimi ed invece la sera seguente gli stessi si ritrovavano nell’altro mondo a cenare con i loro familiari già morti.
Il confronto tra peste nera e coronavirus ci fa riflettere e ci porta alla conclusione che, fino ad ora, è stata molto più drammatica la situazione vissuta nel XIV secolo.
Inoltre nel corso dei millenni, con gli spostamenti e le migrazioni dei popoli da un continente all’altro, nel mondo ci sono state molte epidemie e pandemie che hanno cambiato il corso della storia ed hanno causato tantissime vittime tra le popolazioni. Sono più o meno famose, hanno avuto diversa durata nel tempo e diverso numero di decessi.
Si sono succedute nel tempo fino ad oggi queste epidemie:
• la peste Antonina dal 165 al 180 d.C.;
• la peste di Giustiniano dal 541 al 542;
• la peste nera dal 1347 al 1351;
• il vaiolo dal 1520 ad oggi;
• la peste del 1630 (raccontata da Manzoni nel romanzo “I Promessi sposi”) durata fino al 1632;
• il colera dal 1817 al 1823;
• l’influenza spagnola dal 1918 al 1919;
• l’influenza di Hong Kong dal 1968 al 1970;
• il SARS dal 2002 al 2003;
• l’influenza suina del 2009 al 2010;
• l’ebola dal 2014 al 2016;
• la MERS dal 2015 al 2020;
• il COVID-19 dal 2019 ad oggi.
Per me l’aspetto più strano è il rapporto tra la durata dell’epidemia o della pandemia ed il numero di decessi: per esempio il colera è durato 106 anni e ha causato 1 milione di morti, mentre l’influenza spagnola, durata solo due anni, ha causato 45 milioni di morti.
Quindi le epidemie sono davvero bizzarre e imprevedibili!

Antonella Petrone, classe II C, Santarella, a.s. 2019/20

Due epidemie a confronto: l’una raccontata in un testo letterario, l’altra vissuta oggi sulla propria pelle ed attraverso i media.

L’epidemia è la rapida diffusione di una malattia contagiosa che comporta, in una determinata zona, un numero di casi di malati in eccesso rispetto ai valori medi attesi. Quando l’epidemia si diffonde ad altri Paesi o continenti e colpisce un numero consistente di persone si parla di pandemia.

Varie possono essere le cause, quali un cambiamento nella popolazione di riferimento come per esempio un aumento dello stress con conseguente abbassamento delle difese immunitarie o l’arrivo di un nuovo parassita.

La storia riporta vari episodi di epidemie verificatesi nel tempo e le cui origini spesso sono legate alla convivenza degli esseri umani con animali da allevamento, all’incontro fra gli esploratori europei e le popolazioni indigene di altre zone del mondo e in alcuni casi le cause sono ancora sconosciute.

A titolo di esempio ricordo la peste antonina (dal 165 al 180), la peste di Giustiniano (dal 541 al 542), la peste nera (dal 1347 al 1351), il vaiolo ( dal 1520 ai tempi odierni), ecc.       

Quest’oggi si sta vivendo un  periodo  complicato in quanto è in corso una vera e propria pandemia: il COVID-19 ( CO sta per CORONA, VI sta per VIRUS, D per disease, 19 indica l’anno in cui si è manifestata).

Questa potrebbe rappresentare un rischio per la scomparsa del genere umano e quindi, anche se non si può pensare di eliminare le epidemie, si deve almeno imparare a conviverci e a gestirle.

In questo può venirci in supporto la storia perchè la memoria è un elemento fondamentale: la storia ci aiuta a comprendere ciò che è stato, che è accaduto, ci fa conoscere le scelte fatte e quindi da fare in tutti i campi (sanitari, economici, ecc.), ci fa orientare nelle direzioni giuste rappresentando una bussola per il futuro.

Per questo motivo confronto il COVID-19 con la peste nera del 1348 a Firenze, come descritta da Giovanni Boccaccio nell’Introduzione del Decamerone.

A quel tempo si ipotizzarono varie cause sull’origine della peste attribuita alla combinazione e al volere dei corpi celesti e delle costellazioni (il destino) oppure vista come  una punizione di Dio agli uomini per le azioni ingiuste compiute.

Al giorno d’oggi queste ipotesi sono impensabili in quanto il mondo contemporaneo va alla ricerca di verità oggettive e razionali, di cause riscontrabili nella realtà in cui viviamo. Ed infatti varie sono state le ipotesi sull’origine della pandemia in corso e quindi del virus che l’ha scatenata: da un complotto politico economico con la creazione in laboratorio di un virus che piegasse l’impero asiatico, all’alimentazione asiatica basata anche su pipistrelli e sepenti, ecc..

A questa causa oggettiva non nascondo di aver sentito chi associasse un possibile segnale di Dio all’umanità che, ormai, rincorre sempre più valori economici, estetici, di piacere personale a scapito della tutela dell’unità familiare, del rispetto degli altri, dell’ambiente, delle tradizioni e dei valori cristiani e morali. Non nascondo che in questo periodo in cui molte cose si sono fermate ed altre sono cambiate, si sono valorizzati e apprezzati aspetti che davamo per scontato: le riunioni familiari, gli incontri con gli amici ed altro.

Comunque, proprio per la diversa convinzione dell’origine dell’epidemia, Boccaccio racconta di umili preghiere e processioni che a differenza nostra fecero.

Con riferimento al focolaio di origine e alla successiva estensione territoriale dell’epidemia, come la peste nera “nelle parti orientali incominciata, inverso l’Occidente miserabilmente s’era ampliata” anche  il COVID-19 ha avuto origine in Oriente per poi arrivare anche in Occidente. E inoltre la storia ci racconta che molte delle epidemie hanno avuto origine asiatica, per quanto alcune poi non si sono estese sino in Europa, come per esempio l’influenza di Hong Kong del 1968, la SARS del 2002 e  l’influenza suina del 2009.

L’estensione territoriale è dovuta alla caratteristica comune delle epidemie e cioè alla rapida diffusione del contagio  “non altramenti che faccia il fuoco alle cose secche o unte quando molto vi sono avvicinate”. Così come durante la peste nera il contagio avveniva non solo avvicinandosi agli infermi ma anche toccando cose o indumenti degli stessi, così elevato è il contagio per quanto riguarda il COVID-19 se non vengono rispettate le idonee misure prescritte dalle competenti autorità.

Diffusione che ai nostri tempi è ancor più elevata per gli attuali più rapidi mezzi di trasporto quali ad esempio l’aereo.

In merito al periodo di manifestazione in Italia, Boccaccio riferisce “infra il marzo ed il prossimo luglio vegnente” e anche in Italia la massima manifestazione è incominciata a marzo e in quel periodo sono stati adottati vari provvedimenti restrittivi. La peste nera a Firenze si sprigionò tra marzo e luglio dello stesso anno, con oltre centomila decessi… Fin ora non si sa quando finirà il Corona Virus, ma si è consapevoli dei centocinquantamila morti e, fiduciosa nella fonte storica, spero che con il mese di luglio possa terminare questa pandemia.

A differenza del COVID -19 che si è manifestato ovunque come un’influenza polmonare con problemi respiratori, la peste nera si esternò in maniera differente tra Oriente, ove agli ammalati usciva il sangue dal naso, e Occidente ove nascevano dei grossi rigonfiamenti sull’inguine o sotto le ascelle che poi apparivano anche sulle altre parti del corpo trasformandosi in macchie nere o livide.

È con riferimento ai rimedi adottati per affrontare l’epidemia e alle cure garantite che si riscontra la maggiore differenza tra la peste nera ed il Covid -19.

Nel 1348  “tutti quasi ad un fine tiravano assai crudele, ciò era di schifare e di fuggire gl’infermi e le lor cose; e cosí faccendo, si credeva ciascuno a se medesimo salute acquistare (…) per la qual cosa a coloro, de’ quali era la moltitudine inestimabile, e maschi e femine, che infermavano, niuno altro sussidio rimase che o la caritá degli amici, e di questi fûr pochi, o l’avarizia de’ serventi li quali da grossi salari e sconvenevoli tratti servieno“.

Oggi, con particolare riferimento all’Italia,  l’articolo 32 della Costituzione tutela il diritto alla salute: <<La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.>> Questo però non è uguale in tutte le nazioni come per esempio in America.

Così mentre nel 1348 quando ci si accorgeva che qualcuno era infetto non c’era nessun rimedio per salvarlo, infatti nè consigli di medici, nè virtù di medicina servivano… così pochi ne guarivano e la maggior parte nell’arco di tre giorni dal contagio moriva. Attualmente non è così grazie alle autorità politiche e scientifiche che adottano vari provvedimenti a tutela della salute e grazie ai nostri eroi, i medici e gli infermieri, che lottano sempre per salvare molte vite umane non abbandonandole neanche in fin di vita.

E ciò non avvenne durante la peste nera “per ciò che, non solamente senza aver molte donne da torno morivan le genti, ma assai n’eran di quegli che di questa vita senza testimonio trapassavano: e pochissimi erano coloro a’ quali i pietosi pianti e l’amare lagrime de’ suoi congiunti fossero concedute“.

Anche ora molte persone per ragioni sanitarie  non hanno potuto avere a fianco i propri cari  prima di morire ma, quantomeno, hanno potuto salutarli attraverso dispositivi informatici, per quanto la tecnologia non possa sostituire il calore e l’affetto umano.

In merito alla sepoltura, durante la peste nera lì dove non c’era la possibilità di una bara per il corpo defunto, quest’ultimo veniva poggiato su una tavola e portato via e non bastando la terra sacra alle sepolture, si fecero grandi fosse comuni. Questo in Italia non è accaduto ed anche nei casi di decessi molto numerosi i corpi dei defunti sono stati  trasportati dai camion militari e cremati, diversamente, ad esempio dell’America, ove hanno creato fosse comuni.

Tra i vari rimedi adottati, Firenze fu dichiarata “zona rossa” e si vietò l’ingresso degli infermi all’interno della città, così come in Italia si sono vietati determinati spostamenti.

Dal raffronto delle varie epidemie succedutesi nel tempo emerge che il numero dei decessi rispetto al passato più lontano si è ridotto, numero da considerarsi in rapporto al più ampio territorio di possibile contagio derivante dalla più ampia mobilità grazie ai moderni mezzi di trasporto. Ed inoltre oggi noi conosciamo un dato verosimilmente veritiero grazie ai moderni mezzi di comunicazione e di diffusione delle notizie.

Verosimilmente veritiero perchè per molti dei decessi avvenuti nell’anno in corso non sono state appurate le cause con un tampone e quindi il numero dei decessi da Covid – 19 dichiarato è inferiore al numero effettivo. E ciò emerge altresì dai dati forniti dall’INPS che ha visto ridursi notevolmente rispetto al passato il numero degli aventi diritto alle prestazioin pensionistiche.

Comunque i numeri restano numeri, perchè ogni decesso ha un suo valore essendo inestimabile il valore di una vita umana, indipendentemente dall’età e dal contesto di riferimento. E ciò deve farci riflettere perchè la vera ricchezza sta nel comprendere che noi tutti siamo anelli di una stessa catena è che la felicità individuale dipende dal benessere di tutti.

Arbore Angela Maria, classe II C, Santarella, a.s. 2019/20

SEPÙLVEDA: UNO SCRITTORE DAI MILLE VOLTI

Qualche giorno fa il Corona Virus ci ha portato via una delle più grandi penne della letteratura mondiale: Luis Sepùlveda che seguendo la sua grande passione, durante un Festival letterario in Portogallo, è stato contagiato dal Covid-19.

Lo scrittore è nato il 4 ottobre 1949 in Cile, in una camera d’albergo da due genitori in fuga nella cittadina di Ovalle, per poi morire il 16 aprile 2020 sconfitto dalla battaglia contro il Virus.

Da bambino è vissuto nel paesino di Valparìso in Cile con suo nonno Gerardo Sepùlveda Tapia e suo zio Pepe che gli trasmise l’amore per la lettura. Sepùlveda ha iniziato a manifestare la sua passione per la scrittura molto presto, infatti, tornato da scuola, scriveva racconti, poesie e articoli per il giornalino dell’istituto da lui frequentato. Con il passare del tempo l’aspirante scrittore si appassionò sempre più alla scrittura, infatti, all’età di circa quindici anni si inscrisse alla “Gioventù comunista”, a diciassette iniziò a prestare servizio nel quotidiano “Clarìn”, dove divenne redattore.

Più passava il tempo più le sue creazioni letterarie aumentavano. A vent’anni, vinse il premio “Casa de las Americas” grazie al suo primo romanzo cioè “Crònicas de Pedro Nadie”. Nel 1973, durante il colpo di stato di Pinochet, fu catturato e torturato presso la caserma di Tucapel e poi rilasciato grazie alle pressioni esercitate da “Amnesty International”, un’associazione che si batte affinché chiunque veda riconosciuti i propri diritti.

Luis Sepùlveda è stato uno scrittore estroverso in quanto, differenziandosi dagli altri, nei suoi libri amava giocare con i vari generi letterari così da comporre le sue storie in modo al quanto originale. Tra le più celebri ricordiamo “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, libro che ha avuto molto successo tanto da essere tradotto in più di cinquantacinque lingue e aver generato un bellissimo film di animazione.

Un altro libro di grande successo è stato “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza”, un libro che ha fatto riflettere e appassionato moltissime persone, tra le quali noi alunni. Questa storia ci ha attratto molto perché siamo riusciti, grazie al modo di scrivere dell’autore, a comprendere come “in poco si può dire tanto”. L’autore non usa paroloni difficili, espressioni articolate o d’effetto, ma sceglie la stessa semplicità con cui un nonno si rivolgerebbe al proprio nipotino.

La storia ci trasmette molti messaggi come l’importanza di rincorrere un sogno senza arrendersi mai anche nei momenti bui e difficili. Lo scrittore ci ha anche trasmesso un forte messaggio ecologico poiché ci fa riflettere sul fatto che l’uomo distrugge la natura quotidianamente a fini personali, senza porsi mai il problema di come ne risentono gli animali che vengono privati del loro ambiente. Il personaggio protagonista, cioè la lumachina Ribelle, raffigura l’intraprendenza contraddistinguendosi dalle sue simili.

L’accettazione di sé, l’autostima, la determinazione e la speranza sono il nocciolo di questo racconto in cui il mondo è visto attraverso gli occhi del piccolo animale, che decide di sfidare tutto e tutti pur di inseguire la sua voglia di conoscenza.

Giulia Brattoli, Jacopo Stolfa  classe 1^C, “Santarella”, A. S. 2019/20

VERSO MONDI SPAZIALI

La lettura crea uno spazio e un tempo in cui gli uomini si incontrano, costruiscono legami e trovano le parole per definire sé stessi soprattutto nei momenti di passaggio, come l’adolescenza.

L’adolescente ha bisogno di misurarsi con il mondo che lo circonda e qual è il modo migliore per farlo se non approcciandosi a storie vissute o immaginate che siano?

Soprattutto in questo periodo ci si sente stretti fra le mura della propria casa, costretti a vivere in un’unica città, intrappolati in un Paese di cui pensiamo di conoscere ogni tradizione, ogni particolarità.

Proprio perché non si ha più la possibilità di farlo, evadere, scappare momentaneamente, in unica parola VIAGGIARE ci sembra essere l’unica possibilità per ritornare ad essere liberi, per trovare sé stessi… Ma il viaggio di cui veramente ognuno di noi necessita non è lontano da casa, in un altro continente, su montagne, fiumi, laghi o deserti.

Lo si può trovare anche sul proprio comodino, abbandonato, impolverato: il suo nome è LIBRO.

Il vero problema, però, è che la maggior parte delle persone non sperimenta neanche questo tipo di viaggio e ritiene non necessario o importante compierlo.

Qui sorge la domanda-fulcro di questo testo: è veramente così, i libri non sono importanti nella formazione di un ragazzo che diventerà un uomo? O al contrario gli permettono di scoprire sé stesso attraverso viaggi spaziali che partono tutti dalla propria stanza?

Per me, lettrice abitudinaria e viaggiatrice accanita nella sua stanza, è facile affermare che i libri, di qualsiasi genere, debbano essere parte integrante della vita di ogni uomo e soprattutto di ogni adolescente.

Gli adulti si lamentano di essere troppo impegnati, di essere prigionieri della loro stessa routine, del loro lavoro o dei loro impegni e di certo anche la vita di noi adolescenti è ricca di impegni e problemi. Ma adesso non abbiamo più scuse… È proprio di questo tempo, in cui le giornate non sono più scandite dal loro solito ritmo, che dobbiamo approfittare per tuffarci in qualche copertina o introduzione o nel pieno di una storia!

Devo ammetterlo: prima di incominciare un libro, ho sempre qualche esitazione, soprattutto se ha un numero elevato di pagine. Forse mi spaventa il fatto che possa essere noioso o che non riesca a finirlo (non concludere la lettura di un libro mi fa sentire incompleta), ma non appena parto, la metafora del viaggio diventa realtà e lo scorrere delle pagine e del tempo mi rende sempre più consapevole di ciò che sto vivendo.

Un’altra ragione per cui si ha paura di ritrovarsi un libro tra le mani è la seguente: molto spesso gli adulti, i professori inconsciamente fanno riferimento a grandiose opere letterarie (ad esempio “I Promessi sposi” o la “Divina Commedia”) come alle uniche opere degne di essere lette, sviscerate, approfondite.

Ma non è affatto così. Queste opere meritano di essere lette e comprese, ma in un’età adulta. Invece nella nostra età così complicata basta anche un semplice libro di avventura, fantasia, un “classico” come “Harry Potter” o “Il Signore degli Anelli” per stravolgerci la vita.

Esistono i film, che ragione ha leggere?

I film sono immagini che proiettiamo nella nostra mente e non possiamo più cancellare.

Davanti ad una persona qualsiasi i libri sono fogli con delle parole, davanti ad un lettore sono fogli bianchi: la narrazione vi disegna pian piano ambienti e personaggi, poi modificati, reinventati a modo proprio dalla mente di ognuno.

Ciascuno ha un messaggio dentro di sé, che deve riportare su carta e mostrare agli altri, soprattutto in queste settimane, ma questo può avvenire solo se si impara a conoscere ciò che ci circonda e ciò che è dentro di noi, in una parola LEGGENDO.

 

Maria Elena Varesano, classe 3ᵃ C, scuola “Santarella”, a.s. 2019/2020

POESIA IN RETE 

“Cosi fatti pensieri quando fien, come fur, palesi al volgo, e quell’orror che primo contra l’empia natura strinse i mortali in social catena…” è così che il poeta Giacomo Leopardi introduce il significato di Social Catena da cui noi alunni della 3^E siamo partiti, prendendolo nel suo significato più letterale, per produrre vari lavori riguardanti la trasformazione in chiave moderna della vita di questo famosissimo poeta ottocentesco.

A tal proposito abbiamo deciso di lavorare utilizzando una metodologia “insolita” sfruttando al meglio le nostre conoscenze in campo informatico.

Ma come abbiamo sviluppato ciò?

Come primo step, per fraternizzare con l’argomento, abbiamo, dopo aver approfondito lo studio di questa figura rappresentante la letteratura italiana, realizzato degli autentici profili social (tramite Facebook, Instagram o Twitter) inserendo informazioni, immagini e citazioni appartenenti a Leopardi.

Dopo tale lavoro, suddividendoci in gruppi, abbiamo realizzato dei brevi video informativi sulla figura del poeta recanatese indagando sia sulla vita privata che sulle sue composizioni scoprendo e arricchendo le nostre conoscenze. Abbiamo deciso di svolgere questo lavoro utilizzando come parole chiave “originalità” e “divertimento” infatti abbiamo avuto modo di inserire effetti speciali e quindi di avvalerci delle nostre capacità tecniche e di svilupparne altre come, per esempio, l’utilizzo della tecnica del green screen.

Tutti i nostri lavori sono stati esposti durante l’Open Day 21 dicembre 2018 sotto la sorveglianza della nostra professoressa di italiano.

Francesca Montaruli- Sergio Bovio 3^E , Santarella, a.s. 2018-19

 

UN TUFFO NELLA LETTERATURA ITALIANA

La letteratura italiana nel corso dei secoli ha conosciuto illustri scrittori da Dante Alighieri a Giacomo Leopardi fino ad oggi. Ma lo scrittore simbolo del Romanticismo italiano fu Alessandro Manzoni con la sua più famosa opera: “I promessi sposi”.

Questo romanzo è ambientato nel 1600 e parla di una coppia di giovani milanesi di nome Renzo Travaglino e Lucia Mondella  che, a causa di un nobile spagnolo chiamato Don Rodrigo, non possono maritarsi.  Questi attraverseranno numerose insidie ma alla fine i giovani riescono a sposarsi.

Questo romanzo è stato riproposto dalla classe 3D della scuola media “L. Santarella” per l’open day che si è svolto nel dicembre 2018.

I ragazzi che hanno partecipato alla rappresentazione hanno preso parte a numerose prove propedeutiche per lo spettacolo con abiti, battute e oggetti di scena.  Questa rievocazione del romanzo è stata molto apprezzata dal giovane pubblico di scuola primaria grazie al pathos creato dalla recitazione degli attori.

Gli attori rappresentavano i personaggi principali de “I PROMESSI SPOSI” come Don Rodrigo, Renzo, Lucia, Perpetua, i bravi e Don Abbondio. Nella rappresentazione vi erano anche due narratori che narravano ai bambini l’avvincente storia scritta da Manzoni.  Tutto ciò è stato gestito e organizzato dalla nostra professoressa di italiano.

“La cultura è l’unico bene dell’umanità che, diviso fra tutti, anziché diminuire, diventa più grande” Hans Georg Gadamer.

Matteo Sciscioli 3D, A.S. 2018/19 

 

Un “Andreuccio da Perugia” un po’ speciale

La nostra docente di Lettere di tanto in tanto ci richiede dei “riassunti” speciali giocando con la lingua. In questo caso ci era stato richiesto di realizzare il TAUTOGRAMMA di una novella di Boccaccio tratta dal libro di narrativa in adozione. Ma che cos’è questa strana parola?

Il tautogramma è un gioco enigmistico consistente in una frase o componimento le cui parole comincino tutte per la stessa lettera; nel Medio Evo era oggetto di esercitazioni poetiche. Sembra una cosa facile , invece non è proprio così. Giochi di destrezza linguistica che a volte si costruiscono ricercando la parola esatta, tecnica che si affina esplorando i vocabolari come quello dei sinonimi e contrari. Anche se a volte occorre girovagare tra le pagine dei dizionari per trovare la parola giusta.

                                                                        ANDREUCCIO DA PERUGIA

Il Commerciante Contrattò per dei Cavalli ma fu Circuito da una Concubina che Credette sua Consanguinea. Lo Convocò a Casa sua per Conquistare il suo Credito. Ma per Codesto Caso Cadde in un Cesso e si coprì di Cacca. Si Cacciò in un Cortiletto per Candeggiarsi in una Cavità e lì Conobbe dei Cialtroni che Cambiò per Custodi con cui Concluse un Contratto. Lo Costrinsero a Calarsi nella Catacomba del Chierico per Conquistare il suo Cerchio di Corindone. Calato nella Catacomba Consegnò il Copricapo e la Croce e li Convinse che il Cerchio non C’era e al Contrario se lo Calzò. I Cialtroni Chiusero il Coperchio con il Commerciante nella Catacomba che Considerò di Crepare. Captò poi dei Chiassi di Ciarlatani il cui Compito era Comparabile ai suoi Complici. Calarono con una Corda un Complice, il Commerciante Colse la Circostanza e Catturò le Caviglie del Complice che Costernato si Congedò Celermente. Il Commerciante Cavalcava e Considerava che il Caso Compiacente lo aveva Costudito.

Marina Scarnera, classe II C, Santarella, a.s. 2017/18

L’UNIVERSO

UniversRisultati immagini per immagini big bango… 15 miliardi di anni fa… un puntino minuscolo che, nel “sovrumano silenzio”, esplode, l’origine di tutto.

Sistema Solare… 4 miliardi di anni fa… nasce la Terra.

Terra… 1 miliardo di anni fa… nascono le prime forme di vita nell’acqua.

Terra… oggi… io mi interrogo come anche tutta l’umanità da millenni: come è nato l’ Universo? Chi ha fatto sì che tutto avesse inizio? Ma soprattutto perché? È veramente solo questione di fisica e chimica?

A queste domande forse non riusciremo mai a rispondere ma l’umanità continuerà a Immagine correlatafare ipotesi, formulare teorie per capire perché siamo qui, perché per noi è indispensabile avere un motivo per cui vivere.

Quando io immagino cosa sia successo, in quel momento fatale, nella mia mente si materializzano le scene più disparate. Da un Dio che tocca quell’atomo e lo fa esplodere, ad un Universo preesistente che implode e poi si riespande,… e intanto, come Leopardi, “il naufragar m’è dolce in questo mare” di fantasia.

Prima gli antichi si chiedevano perché accadessero le catastrofi ma anche perché avvenissero fenomeni come l’eclissi. E immaginavano che Dei potenti scatenassero le forze della natura che si abbattevano su di loro per punirli di ciò che avevano fatto. Ormai con i progressi della scienza sappiamo che non esistono Dei che portino la siccità, le tempeste, le alluvioni, …

Ora si sono aggiunte anche domande come: siamo soli nell’ Universo? Se no, come facciamo a metterci in contatto con le altre forme di vita?

A queste domande, ne sono sicuro, riusciremo a rispondere.

“Ma sedendo e mirando interminati spazi” penso davvero che qualcuno abbia voluto farci essere qui in questo mondo. Secondo me, non può essere solo fortuna. Infatti noi siamo nel posto giusto (fascia della vita) nel momento giusto ( il nostro Sole è una stella media). Oltre a questo l’acqua. La specie umana inoltre sopravvive perchè non c’è nessun’altra specie animale a contrastarci.

Risultati immagini per immagini pianeta terraEd allora se per fantasia ho proceduto nel viaggio del sovrumano silenzio della mia mente, tanto vale sognare che anche qualcun altro, nell’infinito Universo che ci circonda sia in cerca di un pianeta simile al suo. Arriverà il giorno in cui qualcuno, lì nello spazio, intravedrà un punticino blu, piccolissimo, come il più piccolo dei granelli di sabbia: ecco, avrà scoperto la Terra.

Sabino Cifarelli,3 C, “Santarella”, a.s. 2017/18

SUL PALCO…

Ansia, ansia, ansia, il grande giorno è finalmente arrivato!

locandinaIl 18 gennaio 2018 sono entrate “in scena” le nostre emozioni e siamo stati noi i protagonisti della serata: abbiamo rappresentato, presso il Salone situato in Via Leonello a Corato, uno spettacolo teatrale ispirato al romanzo “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint–Exupéry.

Dietro le quinte – non ve lo nascondiamo – non è stato facile mantenere la calma, anche se abbiamo svolto tantissime prove. Dobbiamo ammettere che di grande supporto sono stati anche i professori che sin dal primo momento hanno creduto in noi.

La rappresentazione è ormai iniziata e l’ansia è salita ancor di più; i balli e i canti hanno reso lo spettacolo più armonioso ed entusiasmante.

È stata un’opportunità che ci ha insegnato il vero valore dell’AMICIZIA.

Passione, solidarietà e amicizia sono le parole chiave che ci hanno accompagnato e sostenuto in questo lungo viaggio dal mese di ottobre 2017. Abbiamo costruito dei nuovi legami, abbiamo fatto nuove amicizie, si è creata una vera famiglia anche fuori dal set e ci siamo sempre sentiti e confrontati.

L’amicizia ci ha tenuti vicini, l’allegria e l’armonia hanno caratterizzato i nostri incontri, ma è stato il coraggio a darci la forza di coltivare le nostre passioni, facendoci scoprire nuovi talenti di cui non eravamo a conoscenza. Nel corso del laboratorio teatrale, sono entrate in campo anche le abilità artistiche: abbiamo rappresentato con il disegno il Piccolo Principe, trascrivendo una frase significativa tratta dal romanzo, abbiamo dipinto tavolette di legno che, al termine dello spettacolo, sono state distribuite come ricordo a noi ragazzi e ai professori.

disegni

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Le nostre emozioni sono state il filo conduttore dell’intero percorso, sono emerse durante tutta l’esibizione e hanno reso lo spettacolo ancora più originale e coinvolgente perché …

“È SOLO CON IL CUORE CHE SI PUÒ VEDERE VERAMENTE BENE,

L’ESSENZIALE È INVISIBILE AGLI OCCHI”.

 

Scuola Sec. di I Grado “Santarella”, Classi II A, II B, II F