L’autunno arriva nelle scuole!

Alcune classi delle scuole di primo e secondo grado dell’Istituto comprensivo “Cifarelli-Santarella” hanno partecipato alla “Festa d’autunno”, manifestazione svoltasi nel pomeriggio del 18 novembre.

Le classi I A, III A, I C, I D, II D, IG della Scuola Santarella si sono messe alla prova aderendo ad un laboratorio di scrittura creativa.

 

Esso è stato suddiviso in varie parti. Nella prima vari volenterosi alunni hanno creato alcune poesie inerenti all’autunno e, in particolare, alle castagne. Successivamente altri ragazzi con una bella grafia hanno trascritto le poesie su dei cartoncini a forma di castagne o di foglie in base all’argomento della poesia. Il tutto si è svolto in classe con la supervisione delle professoresse.

La seconda parte si è svolta nel pomeriggio del giovedì precedente alla manifestazione dalle 13:10 alle 16:00. Il pomeriggio si è articolato in questo modo: dopo aver consumato il proprio pranzo a sacco, gli alunni hanno potuto dare sfogo alla loro creatività: disegnando, colorando, creando cartocci per le caldarroste e scrivendo poesie per quanto concerne l’argomento della manifestazione.

E ora arriviamo finalmente al gioioso giorno. La “Festa d’autunno” si è svolta nelle piazze antistanti i due plessi scolastici Santarella e Cifarelli.

Nella piazza prospiciente al Cifarelli si è svolto un laboratorio intitolato “Impronte d’autunno” ed era rivolto per lo più ai bambini che potevano esprimere il proprio concetto d’autunno attraverso fantasiosi disegni a tempera.

Nel piazzale antistante alla Santarella si sono svolte svariate attività ed esibizioni; per esempio dei bambini hanno deliziato i passanti con piccole performance ed esibizioni di canto. Ma l’attività che ha entusiasmato di più è stata la vendita delle caldarroste il cui ricavato è andato in beneficenza. Inoltre le caldarroste erano poste in dei cartocci su cui erano scritte le stesse poesie inventate dagli alunni durante il laboratorio. Così i passanti potevano sia sfamarsi che intrattenersi con piccole poesie.

Il punto di forza di questo progetto è stata la collaborazione tra alunni e corpo docenti i quali si sono messi in gioco per rendere il pomeriggio del 18 novembre un momento indimenticabile. Infatti questo progetto aveva il fine sia di educare dal punto di vista intellettivo con il laboratorio di scrittura creativa (quindi incitando gli alunni a inventare poesie), sia dal punto di vista umano perché gli alunni hanno compreso il vero significato della collaborazione e della solidarietà.

Sara Rignanese, classe II D Scuola Santarella, a.s. 2019/20

Alla conquista degli ecosistemi

Il termine ecologia si riferisce a una scienza che studia le relazioni tra esseri viventi e l’ambiente in cui vivono. Partendo da questa premessa, abbiamo approfondito il concetto di ecosistema. Quest’ultimo è l’insieme degli organismi viventi e della materia non vivente che interagiscono in un determinato ambiente, costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico.

Il nostro gruppo classe ha deciso di approfondire ecosistemi differenti mediante una modalità alternativa. Quest’ultima consiste, servendoci di DAS, polistirolo e altri materiali, nella produzione di plastici, nello scrivere una tesina in cui sono state approfondite le caratteristiche di ogni ecosistema e nell’esposizione orale di quanto appreso. Le tesine inoltre, e altri materiali prodotti, sono conservati nella nostra “Scatola delle Scienze”.

Gli ecosistemi affrontati sono stati: deserto, mare, lago, montagna, città.

Un primo gruppo ha approfondito il deserto studiandone le caratteristiche fisiche, climatiche la vegetazione e la fauna, ossia le componenti abiotiche e biotiche.

Allo stesso modo è stato affrontato lo studio dell’ecosistema mare, lago, bosco e prato.

Non poteva mancare infine lo studio dell’ecosistema urbano, ove noi viviamo.

Dopo aver preso coscienza del funzionamento dei vari ecosistemi, abbiamo compreso l’importanza di rispettare tutte le componenti degli stessi in quanto, se un anello viene a mancare, ciò potrebbe portare a conseguenze drastiche, spesso irreversibili.

Abbiamo inoltre compreso l’importanza di rispettare l’ambiente e che ciò che è di tutti è soprattutto nostro quindi deve essere difeso per la nostra e altrui sopravvivenza.

 

Classe II D, Scuola Santarella, a.s. 2019/20

Basta abbandono degli animali e inquinamento!

In classe abbiamo bandito un concorso interno relativo alla lotta contro l’inquinamento e l’abbandono degli animali (che sono problemi tipici del nostro pianeta) su idea della professoressa di Italiano. In classe si è accesa subito un’accesa competizione. Il lavoro poteva essere svolto in gruppo oppure individualmente, in formato cartaceo o digitale. Il tempo che avevamo a disposizione per svolgere il lavoro assegnatoci era di quindici giorni circa. Da questo concorso sono venuti fuori dei bellissimi lavori e quattro di questi sono stati premiati su decisione della professoressa di Arte che ha svolto funzione di giudice. I vincitori hanno ricevuto come premio un libro di narrativa ciascuno.

I lavori dei vincitori sono stati quelli di:

  • Primo posto: Atena Piccareta (cartaceo)
  • Secondo posto: Riccardo Varesano (cartaceo)
  • Terzo posto: Debora Leone, Giovanna Sassi e Strippoli Simona (cartaceo)
  • Quarto posto: Armando De Feo, Aldo Pecorella e Alessio Perrone (digitale)

Primo classificato

 

Secondo classificato

 

Terzo classificato

 

Quarto classificato

 

Questa attività pratica ci è molto piaciuta perché ci ha messo in sana competizione e ha attirato la nostra attenzione e il nostro interesse.

 

Michele Conticchio, Alessandro Mosca, Cataldo Pecorella, classe I E Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Una giornata per l’ambiente

Il giorno 13 marzo nella nostra classe sono venute quattro studentesse del Liceo Classico impegnate nel progetto di alternanza scuola-lavoro, insieme a un loro docente e a un responsabile cittadino di Legambiente, per sensibilizzare noi ragazzi di prima media alla cura dell’ambiente. Per farlo divertendoci, ci hanno fatto vedere un film d’animazione, “Lorax – Il guardiano della foresta”.

Questo film parla di un ragazzino di nome Ted, che vive a Thneedville, una città dove non c’è più verde: tutto è di plastica. Per far felice la ragazza di cui è innamorato, che voleva riportare in città la natura, decide di scoprire perché non ci sono più alberi.

Padrone della città è Aloysius O’Hare, un industriale senza scrupoli che si è arricchito vendendo aria alla gente (dal momento che non esistono più alberi veri in grado di produrla).

La buffa nonna di Ted confida al ragazzo che l’unico a sapere perché non ci siano più alberi a Thneedville è il vecchio Once-ler, un vecchio saggio che vive fuori città. Ted si avventura nella landa desolata e trova il vecchio, che gli racconta di come da giovane abbia distrutto la Valle di Truffula e soprattutto di come abbia incontrato Lorax, il guardiano della foresta.

Dopo un lungo flashback in cui Once-ler racconterà a Ted di essere stato proprio lui il colpevole, tanti anni prima, della scomparsa degli alberi a Thneedville, Ted e Once-ler riusciranno a riportare in città l’unico seme di truffola ancora esistente. Il seme germoglierà e la natura ritornerà rigogliosa a Thneedville.

Questo film ci ha fatto capire l’importanza di curare e preservare il nostro ambiente: senza di esso la vita è impossibile. Anche se diciamo di volerci tutti bene reciprocamente, con la nostra incuria stiamo procurando la morte della natura, la nostra stessa morte, in fondo.

Dopo la visione del film, abbiamo scritto su un cartellone delle frasi relative all’ambiente che iniziassero con “A meno che…”, la stessa frase che Once-ler aveva consegnato a Ted come insegnamento, compito e promemoria, «A meno che uno come te non ci tenga molto, niente andrà meglio o sarà risolto».

Le quattro nostre guide liceali, per farci capire meglio i danni provocati dall’uomo alla natura, ci hanno mostrato delle immagini della #10yearsphotochallenge, in cui si notavano le differenze che si sono verificate nell’ambiente in soli 10 anni: lo scioglimento dei ghiacciai e degli iceberg, il disboscamento, la morte della barriera corallina…

Sono state immagini molto forti che ci hanno fatto riflettere sul valore reale di ogni nostra azione. Ad esempio, ogni cartaccia gettata per terra potrebbe determinare un altro disboscamento.

Abbiamo visto anche una conferenza di Greta Thunberg, la ragazza svedese di 15anni che negli ultimi mesi sta manifestando davanti al Parlamento svedese per la difesa dell’ambiente. Una frase che ci ha colpito molto è stata: “Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa al mondo, ma state uccidendo il loro futuro.”

Greta è stata molto coraggiosa perché ha usato un linguaggio molto forte nei confronti di persone adulte e politicamente molto più potenti di lei, senza alcuna vergogna!

Il giorno 15 marzo 2019 si è tenuto il Friday for Future, giornata in cui c’è stato uno sciopero degli studenti in tutto il mondo contro i cambiamenti climatici e in cui milioni di persone sono scese in piazza: non c’è stato nessun simbolo politico ma solo cartelloni e slogan per sensibilizzare gli adulti alla cura dell’ambiente. Greta ci è stata molto d’ispirazione, quindi abbiamo scritto una lettera al Sindaco fornendo delle proposte di rimedi possibili ai problemi ambientali.

Questa esperienza è stata molto costruttiva per noi e il nostro modo di pensare è cambiato in meglio. Abbiamo imparato molte cose importanti divertendoci. Il cambiamento non lo fanno solo i potenti, il cambiamento parte dalle piccole azioni che noi ogni giorno facciamo!

 

Non occorre la magia per trasformare il mondo.                                Dentro di noi abbiamo già tutto il potere che ci serve:                                il potere di immaginarlo MIGLIORE.

                (J. K. Rowling)

Martina Merra e Albarosa Strippoli, classe I A, Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Alla scoperta della Masseria Colicello

Come nascono i frutti di cui siamo tanto golosi cosa c’entrano con i fiori che ci rallegrano tanto e che spesso regaliamo alle nostre persone più care? Ci sono legami fra questi e gli insetti da cui invece ci teniamo ben alla larga?

Per scoprirlo a novembre 2018 noi ragazzi delle classi classi prime ci siamo recati con le docenti di matematica e scienze alla “Masseria Colicello”. Questa visita aveva anche lo scopo di analizzare e studiare gli agrumi con le relative piante, fiori e modi di conservazione sotto la guida di due agronome.

La prima informazione che l’agronoma ci ha fornito è stata la definizione scientifica di un agrumo; infatti un agrumo è un esperidio, ossia un frutto suddiviso in spicchi (tutti gli agrumi sono esperidi: arancia, mandarino, limone, pompelmo, lime, bergamotto).

Successivamente ci ha spiegato le parti del fiore e la loro fecondazione, che porta alla formazione del frutto.

Le api, che volando portano il polline di cui si sono precedentemente “sporcate” su un fiore, lo fanno cadere sul pistillo (organo femminile) di un altro fiore. Qui dal granulo di polline si sviluppa il tubulo pollinico attraverso il quale il nucleo del polline raggiunge la cellula femminile

presente nelle ovaie e la feconda. Dopo la fecondazione dagli ovuli fecondati si formano i semi. A volte, però, si verifica un’interruzione della fecondazione; in questo caso il seme non si forma e quindi nascono i frutti partenopeici (apireni per l’uva) cioè i frutti senza seme.

La terza spiegazione è stata sui vantaggi di sfalciare il terreno anziché ararlo. Sfalciando il terreno si crea una riserva d’acqua che permette alle piante di nutrirsi autonomamente nelle stagioni aride; inoltre si creano molte comunità di animali che rendono il terreno più fertile e lo smuovono.

La quarta informazione era relativa ai kit che l’agronoma utilizza per analizzare i terreni.

I kit sono utilizzati per misurare il pH (acidità) del suolo e la concentrazione di alcuni elementi chimici presenti in esso, test che ci danno solo un’idea della fertilità del suolo analizzato, ad esempio per poter dedurre se cresceranno frutti grandi e se cresceranno frutti sani. I risultati del kit non sono molto precisi in quanto sono analisi di tipo colorimetrico, ma servono per farsi un’idea globale del terreno.

La giornata si è conclusa con la preparazione della marmellata (crema dolce di AGRUMI, la confettura è la crema dolce di qualsiasi altro frutto). Ecco i passaggi che abbiamo svolto:

  1. Lavare attentamente i frutti
  2. Sbucciare i frutti
  3. Tagliare i frutti in piccoli pezzi
  4. Metterli in una pentola e aggiungere lo zucchero
  5. Far cuocere fin quando non raggiunge la consistenza desiderata
  6. Sterilizzare i barattoli.

È stata una giornata che ci ha fornito molte informazioni interessanti e utili.

Consiglio questa esperienza a chiunque voglia imparare di più sulla propria terra.

 

Albarosa Strippoli, classe I A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Figli di Madre Terra

Mercoledì, 21 novembre: Giornata Nazionale dell’albero. Come si può celebrare al meglio questo importante evento se non andando tutti insieme al cinema a vedere un film, ma non un film qualunque (d’azione, di fantascienza, ecc.), ma qualcosa di diverso: il cortometraggio “Figli di Madre Terra”? Il cortometraggio di Francesco Martinelli (scrittore ed interprete) e Michele Pinto (regista), dura solo 18 minuti ma in pochi minuti fornisce numerosi spunti di riflessione. Parla di un tragico avvenimento che preoccupa tutta la Puglia: dal 2013 uno strano batterio ha portato lo scompiglio massacrando gli ulivi per un raggio di 25.000 ettari solo nel Salento. Ma prima di parlare del batterio denominato Xylella, ai lettori di questo articolo devo porre una domanda: avete mai ascoltato o osservato le cicale? Ebbene sappiate che proprio la cicala, da insetto canterino, si è trasformato in uno spietato killer. Infatti l’insetto porta il batterio da un ulivo all’altro (un po’ come fanno le api con il polline), rilascia una strana sostanza gelatinosa che frena l’assorbimento dell’acqua da parte dell’albero e ciò provoca la denutrizione della chioma dell’albero e quindi la sua seccatura per arrivare alla tragica morte dell’intero ulivo. Non si sa ancora chi e come il batterio sia giunto in Italia. Numerose sono le indagini della magistratura e le ipotesi fatte; pare che la Xylella sia arrivata dal Sud America con il commercio di una pianta infetta. Una cosa è certa: il batterio ha raggiunto Fasano e, se il problema non si riuscirà a risolvere, l’intero territorio barese e tutta la Puglia potrà essere infettata. “Ad alcuni potrà essere capitato di fare un viaggio in aereo, forse di ritorno dalle vacanze. Certamente si è accorto dell’immensa distesa argentata: sono i nostri splendidi ulivi e se il problema non si risolverà in fretta, questa argentea distesa ben presto sparirà”. Sono state queste le parole di Francesco Martinelli e di Michele Pinto che denunciano i tragici danni che il batterio può portare. Il film parla di una giornata vissuta da Mauro, il protagonista, intento a prepararsi per partire e lasciare la sua terra insieme a sua moglie Francesca. Il padre di Mauro purtroppo non ha una grande relazione con suo figlio: sembrano distanti anni luce l’uno dall’altro. Ciò si può notare dalla scena ambientata in chiesa dove Mauro vorrebbe salutare suo padre che però non gli rivolge la parola perché è intento soprattutto a dialogare con…Cristo. Mauro capisce che suo padre è arrabbiato, così con Francesca, sua moglie, parte per l’aeroporto. Durante il tragitto in macchina passano per una piccola stradina in mezzo alla campagna. Mauro nota qualcosa di strano: campi di ulivi ma senza ulivi. Alberi rinsecchiti, morti quasi colpiti da un incantesimo, trasformati in figure dall’aspetto vecchio e sporco: erano alberi forti e rigogliosi, ora sono in agonia, sul punto di morire… Mauro corre, si arrampica, bacia i tronchi robusti, contorti che nella sua mente assumono strane forme: animali intrappolati, giganti, serpenti ed altre creature bizzarre. Francesca non capisce la strana irrequietezza del marito che le chiede con insistenza di fare delle foto col cellulare. Dopo ciò Mauro e Francesca fanno l’amore nella natura insieme ad alberi che, anche se privi di occhi, hanno delle emozioni proprio come noi uomini che con le nostre invenzioni, i nostri modi di fare, abbiamo portato la morte in quello che prima era un campo colmo di ulivi plurisecolari, patrimonio del territorio pugliese. Le foto scattate passano poi sul mobile del padre di Mauro che capisce quanto amore suo figlio prova per lui. Questa incredibile storia termina con un finale inaspettato: la nascita di un figlio, tanto desiderato da Mauro e Francesca. Bella la scena finale in cui Mauro e il figlio giocano, immersi nella natura, con un ramo di ulivo. “L’idea di creare questo tipo di cortometraggio mi è giunta mentre leggevo le notizie della crudeltà del batterio e ricordavo i bei momenti passati con mio padre mentre raccoglievamo le olive: ci alzavamo la mattina presto per andare in campagna. È stato lui che mi ha trasmesso il suo amore per la natura e per la terra”. È ciò che ci dice Francesco Martinelli, sceneggiatore. Il cortometraggio parla anche di un fitto rapporto tra la natura e la famiglia. Tali rapporti sono entrambi in crisi ma il tutto si risolve con l’arma più potente di tutte: l’amore. Con un pubblico estremamente partecipe, Francesco e Michele hanno risposto anche a tante nostre domande, a cui non sempre era facile dare una risposta. “Innanzitutto, per definire il soggetto e scrivere la sceneggiatura, Francesco ha impiegato un paio d’anni, poi ci siamo concentrati sulla location, cioè il luogo dove le scene dovevano essere girate. Con i provini siamo passati alla scelta del cast, a girare le riprese del corto e infine al montaggio”. Così ci illustra Michele Pinto il lavoro che è stato sì faticoso ma che sta portando diversi frutti. Sei sono stati i premi ai Rome Web Award. Il più importante è stato il premio come migliore creazione italiana. Il corto ha partecipato anche alle proiezioni del festival “Ortometraggi” nel Salento e al Film Festival di Foggia. E’ stato visto a Viterbo, Lecce, Roma. Tante sono state le scene che hanno suscitato forti emozioni sia all’attore Martinelli che al regista Pinto; per Pinto emozionante ma anche abbastanza inquietante è stato quando, per la prima volta, ha osservato con i suoi occhi i grandi disastri della Xylella. Per l’attore molto emozionante è stata la scena finale quando Mauro tiene tra le braccia suo figlio: “Ho ricordato mio padre”. Per me il cortometraggio fa sì riflettere, ma ci fa anche vergognare di noi stessi: di come i politici e l’intero Stato italiano non si preoccupino di certi terribili tragedie. Forse perché parliamo solamente di alberi morti e non di tragici genocidi, ma gli alberi sono come noi, come i nostri figli che nascono, crescono e quando essi muoiono il dolore che proviamo è forte.

Mio padre, quando mi fece vedere per la prima volte il corto, mi raccontò e mi trasmise tutte le cose che lui e Michele hanno voluto trasmettere al pubblico e quindi a voi. Io credevo che le scene in cui si vedevano alberi morti, caduti fossero frutto di effetti speciali. Ma quando, durante una vacanza nel Salento, con tutta la famiglia, vidi con i miei occhi gli alberi morti, distrutti, ho provato una fortissima emozione e penso che quel momento non me lo dimenticherò mai più. Davanti a me alberi che, nella loro imponenza, trasmettevano solo tristezza e io pensai e mi vergognai di me stesso perché ero una persona come la gente insensibile che ha permesso tutto questo. È possibile che l’unica soluzione sia quella di “disintegrare” ogni singolo albero per circa dieci chilometri? Può mai essere che chi è stato l’artefice dello scempio cui si sta assistendo (chi cioè ha introdotto il batterio) non si sia fatto un esame di coscienza su quanti alberi ha ammazzato? Quando vidi quel paesaggio morto, lo paragonai e lo paragono tutt’ora allo sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale: in ogni singolo albero caduto è custodita la vita. Le parole dell’attore e del regista a conclusione  dell’incontro sono state: “Bisogna fare memoria di ciò che sta accadendo e provare questo amore per la natura e per la famiglia perché se si aspetta troppo, alla fine sarà troppo tardi. Noi artisti parliamo di queste storie, di questi accadimenti, lo dobbiamo fare noi”. Queste parole ci fanno riflettere perché, secondo me, anche noi siamo degli alberi: abbiamo una vita racchiusa in un tronco…In un conflitto moriamo, cadiamo ma alla fine non possiamo più rialzarci. Un albero non ha le braccia per rialzarsi l’ultima volta, non può urlare dal dolore e dalla rabbia per la crudeltà umana. Rimane in silenzio, in un silenzio quasi tombale. Siamo noi che dobbiamo trasformare quel silenzio in parole, siamo noi che, guardando un albero cadere, una vita rasa al suolo, una grande X sul tronco, dobbiamo piangere per loro e tentare di rimediare. Gli alberi non possono fare ciò, sono solo degli alberi ma sono esseri viventi e sanno quando la loro morte è ormai certa, quando il rumore della motosega si fa sentire sempre di più, sempre di più fino a tagliarli completamente, tutto per colpa dell’uomo, del suo grande egoismo, delle sue invenzioni. Dobbiamo riflettere sul significato del cortometraggio ma, secondo me, una cosa è certa: tutti noi abbiamo una parte d’albero dentro di noi. Basta lasciarla libera e provare solo amore, amore e amore perché è questo quello che salverà noi e la natura. Solo questo è il modo per essere Figli di Madre Terra.

TRISTANO MARTINELLI 3^ A, a.s. 2018/19

Figli di Madre Terra

“Figli di Madre Terra” è il cortometraggio realizzato dall’attore Francesco Martinelli e dal regista Michele Pinto, un film breve ma molto intenso che tutte le classi seconde della scuola hanno visto il 21 novembre, in occasione della Giornata mondiale dell’albero 2018.

È stata insieme un’esperienza interessante e commovente. Interessante perché si parlava dell’ulivo, che è il simbolo della nostra terra di Puglia. Commovente perché, attraverso il dolore di Mauro per la morte dei suoi ulivi, causata dalla xylella, abbiamo potuto anche riflettere sul valore e l’importanza della natura, sia essa albero o uomo o bambino.

Abbiamo riflettuto sul fatto che noi siamo tutti “Figli di madre Terra” e che il dolore per un albero che muore è forte quanto il dolore per un figlio che si allontana o che, pure desiderato, non arriva.

Il cortometraggio è stato girato in Salento nel 2015 e pone in primo piano il rapporto fra l’uomo e la natura. L’uomo ama, dovrebbe amare la natura allo stesso modo in cui ama e protegge i suoi figli e la sua famiglia, perché anche lui è a sua volta figlio suo.

Nel film il protagonista abbracciava gli alberi morti con dispiacere e tanta tristezza, come se fossero stati suoi figli e chiede alla moglie di fotografarlo per lasciare quelle foto al padre e fargli capire il suo amore per la terra e per gli ulivi, il suo amore per lui, in fondo.

L’albero diventa simbolo di nascita e fertilità, di attaccamento alle proprie radici. Proprio così si sente Mauro e vuole che il padre lo sappia proprio attraverso quelle fotografie.

Nell’ultima scena Mauro e la moglie portano in Puglia il loro figlio e Mauro fa toccare al bambino un albero di ulivo sano, verde. Un finale positivo e pieno di speranza!

Dopo la visione, attore e regista hanno parlato del film e della sua realizzazione. Abbiamo imparato che girare un film è un lavoro lungo e faticoso che, come in questo caso, può durare anche anni.

Abbiamo anche potuto intervenire con le nostre domande e loro con grande simpatia ci hanno risposto, stimolando ancora le nostre riflessioni.

È stata un’esperienza interessante, profonda e commovente tanto da toccarci il cuore.

Gli alunni della classe II A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

 

A scuola di Ortoterapia

Martedì 17 aprile noi redattori del “S@ntarellino”, con altri alunni della Santarella che facevano da tutor ai ragazzi diversamente abili, abbiamo partecipato al primo incontro del progetto di “Ortoterapia”. Questo progetto, che esiste da sei anni, coinvolge i ragazzi con disabilità dell’associazione di Corato “Insieme per la vita”. Ovviamente questo non è l’unico progetto esistente tra la scuola Luigi Santarella e questa associazione, ma è soltanto una delle tante iniziative.

In mattinata ci siamo radunati nell’atrio della scuola per poi arrivare qualche minuto dopo all’azienda agricola “Tatoli”. Il terreno messoci a disposizione si trovava accanto all’azienda agricola. Appena arrivati la cosa che ci è più saltata agli occhi è stata la mancanza del telo che permette l’effetto serra. Era stato bruciato in un incendio!

I professori ci hanno dato dei copriscarpe e via, al lavoro!

Siamo stati colpiti dalla differenziazione di lavori che venivano proposti in base alle difficoltà di ognuno in quel momento.

Difficoltà superate dando al gruppo dei ragazzi in carrozzina un tavolo da lavoro per invasamento… e affidando al gruppo con meno problemi il lavoro in piena terra.

Il prof. D’Imperio subito si è messo al lavoro con alcuni ragazzi disabili, insegnando loro come trattare il terreno da mettere in un vaso, nel quale avrebbero poi inserito una piantina di due mesi. Il professore ha spiegato che per invasare una pianta in un vaso, come anche nel terreno, la terra va preparata e separata da pietre o radici, poi bisognava formare un ‘vespaio’, ovvero un insieme di pietre sul fondo del vaso per la fuoriuscita dell’acqua in eccesso.

Poi il professore ha mescolato il terreno privo delle pietre con l’acqua e con la torba, un terriccio universale ricco di sostanze nutritive. Ha riempito quasi tutto il vaso di terriccio ed ha aggiunto un dito di terra mischiata con la torba. Quindi ha seguito i ragazzi che curavano il proprio vaso nella stessa maniera e con gli stessi gesti. Abbiamo notato la cura che i ragazzi in carrozzina ci mettevano per separare dalla terra tutto ciò che non serviva: le radici, il secco, piccole piante, le pietre venivano con attenzione eliminate del terreno. Solo cosi potevano poi, con l’acqua, creare con le mani quel foro che avrebbe accolto la piantina e si sarebbero sentiti soddisfatti.

Solo alla fine il prof, i nostri nuovi amici e noi tutor abbiamo invasato le piantine di peperoncino!

Contemporaneamente, nel terreno situato alle spalle del trullo, Annalisa Clarizio, responsabile dell’associazione “Insieme per la vita”, spiegava ai presenti lo stesso procedimento, la messa a dimora di una piantina, non in vaso ma nel terreno. Abbiamo tutti, tutor, ragazzi dell’associazione e prof, seguito le indicazioni e poi realizzato la procedura di messa a dimora a filari delle piantine di melanzane.

Abbiamo visto soddisfazione in quello che i ragazzi facevano. Il lavoro a cui avevamo partecipato ci ha fatto capire che nulla è gioco o per gioco e che dal gioco dei bambini si passa al gioco della vita e al lavoro… anche a quello fatto su una sedia rotelle…

Cifarelli Sabino e Tandoi Alessio, classe III C, Scuola “L. Santarella”, a.s. 2017/18

PER UN MONDO MIGLIORE

Alla fine del primo quadrimestre, noi alunni della classe III F, con la nostra professoressa di Storia e Geografia, abbiamo realizzato dei compiti di realtà particolari: dei Manifesti di Pubblicità-Progresso.

Tali manifesti hanno l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su diversi problemi di interesse sociale. Ci siamo divisi in gruppi e abbiamo ideato dei pannelli, inerenti temi che abbiamo approfondito e che riguardano tutto ciò che accade oggi nel mondo: le guerre civili, la dipendenza dal fumo e da sostanze stupefacenti, il bullismo, l’educazione alimentare, lo sfruttamento minorile, il rispetto degli animali, l’inquinamento ambientale e gli sprechi alimentari, il razzismo, l’immigrazione, il femminicidio e la violenza sulle donne. Tra i particolari argomenti che abbiamo trattato, quello più toccante è stato sicuramente quello relativo ai femminicidi e alle violenze sulle donne.   

Gli slogan più significativi sono stati:

“BULLO, NON FARE IL PREPOTENTE, perché da solo non vali niente!”

“INFANZIA RUBATA, INFANZIA VIOLATA”

“UNO SPRECO AL GIORNO, LEVA IL PIANETA DI TORNO”.

Il giorno 1 Febbraio, abbiamo presentato i nostri lavori. Non è stato semplice scegliere quello più bello contenente lo slogan di maggior effetto. Questa attività ci è piaciuta molto, perché ci ha permesso di approfondire e confrontarci su argomenti attuali. Ci auguriamo che il nostro sia un piccolo passo verso la costruzione di un mondo migliore.

Giuliano F., Lotito S., Strippoli S., Tarricone M., Classe III F, Scuola Secondaria “Santarella”, a. s. 2017/2018

CARTOLINE…DAL PASSATO E DALL’EUROPA

In occasione della fine del primo quadrimestre, la docente di Storia e Geografia ha dato a noi alunni della classe I F, come compito di realtà, quello  di realizzare due pannelli collage.

Per il lavoro di Storia, ognuno ha proceduto individualmente, cercando materiale e informazioni sulle civiltà e sui popoli studiati tra cui: i Sumeri, i Babilonesi, i Micenei, gli Egizi, i Cretesi, gli Assiri, i Greci e i Romani.

Ogni pannello, presentato alla professoressa e alla classe, era ricco d’immagini, informazioni, schemi, carte storiche e mappe concettuali sugli aspetti politici, culturali e sociali del popolo scelto. Il tutto personalizzato in modo molto creativo ed originale.

Il secondo pannello, quello di Geografia, è stato il frutto di un lavoro di gruppo e aveva lo scopo di presentare un ambiente dell’Europa, tra quelli approfonditi dall’inizio dell’anno.

All’inizio la professoressa ci ha diviso in gruppi e successivamente abbiamo deciso quali ambienti scegliere tra mari, laghi, colline e monti. Lavorare in gruppo ha reso più facile portare a termine la consegna, perché si sono arricchite le idee e si è ottenuto un risultato perfetto; il confronto ha creato sintonie e unione tra di noi. Dopo tanto lavoro, possiamo dire di essere soddisfatti per essere stati coinvolti in questo compito, perché abbiamo imparato in modo divertente e ci siamo scambiati delle idee su argomenti di studio.

 

 

MAZZILLI D., CATERINA F., Classe I F, Scuola Secondaria “Santarella”, a. s. 2017/2018