Basta abbandono degli animali e inquinamento!

In classe abbiamo bandito un concorso interno relativo alla lotta contro l’inquinamento e l’abbandono degli animali (che sono problemi tipici del nostro pianeta) su idea della professoressa di Italiano. In classe si è accesa subito un’accesa competizione. Il lavoro poteva essere svolto in gruppo oppure individualmente, in formato cartaceo o digitale. Il tempo che avevamo a disposizione per svolgere il lavoro assegnatoci era di quindici giorni circa. Da questo concorso sono venuti fuori dei bellissimi lavori e quattro di questi sono stati premiati su decisione della professoressa di Arte che ha svolto funzione di giudice. I vincitori hanno ricevuto come premio un libro di narrativa ciascuno.

I lavori dei vincitori sono stati quelli di:

  • Primo posto: Atena Piccareta (cartaceo)
  • Secondo posto: Riccardo Varesano (cartaceo)
  • Terzo posto: Debora Leone, Giovanna Sassi e Strippoli Simona (cartaceo)
  • Quarto posto: Armando De Feo, Aldo Pecorella e Alessio Perrone (digitale)

Primo classificato

 

Secondo classificato

 

Terzo classificato

 

Quarto classificato

 

Questa attività pratica ci è molto piaciuta perché ci ha messo in sana competizione e ha attirato la nostra attenzione e il nostro interesse.

 

Michele Conticchio, Alessandro Mosca, Cataldo Pecorella, classe I E Scuola Santarella, a.s. 2018/19

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Una giornata per l’ambiente

Il giorno 13 marzo nella nostra classe sono venute quattro studentesse del Liceo Classico impegnate nel progetto di alternanza scuola-lavoro, insieme a un loro docente e a un responsabile cittadino di Legambiente, per sensibilizzare noi ragazzi di prima media alla cura dell’ambiente. Per farlo divertendoci, ci hanno fatto vedere un film d’animazione, “Lorax – Il guardiano della foresta”.

Questo film parla di un ragazzino di nome Ted, che vive a Thneedville, una città dove non c’è più verde: tutto è di plastica. Per far felice la ragazza di cui è innamorato, che voleva riportare in città la natura, decide di scoprire perché non ci sono più alberi.

Padrone della città è Aloysius O’Hare, un industriale senza scrupoli che si è arricchito vendendo aria alla gente (dal momento che non esistono più alberi veri in grado di produrla).

La buffa nonna di Ted confida al ragazzo che l’unico a sapere perché non ci siano più alberi a Thneedville è il vecchio Once-ler, un vecchio saggio che vive fuori città. Ted si avventura nella landa desolata e trova il vecchio, che gli racconta di come da giovane abbia distrutto la Valle di Truffula e soprattutto di come abbia incontrato Lorax, il guardiano della foresta.

Dopo un lungo flashback in cui Once-ler racconterà a Ted di essere stato proprio lui il colpevole, tanti anni prima, della scomparsa degli alberi a Thneedville, Ted e Once-ler riusciranno a riportare in città l’unico seme di truffola ancora esistente. Il seme germoglierà e la natura ritornerà rigogliosa a Thneedville.

Questo film ci ha fatto capire l’importanza di curare e preservare il nostro ambiente: senza di esso la vita è impossibile. Anche se diciamo di volerci tutti bene reciprocamente, con la nostra incuria stiamo procurando la morte della natura, la nostra stessa morte, in fondo.

Dopo la visione del film, abbiamo scritto su un cartellone delle frasi relative all’ambiente che iniziassero con “A meno che…”, la stessa frase che Once-ler aveva consegnato a Ted come insegnamento, compito e promemoria, «A meno che uno come te non ci tenga molto, niente andrà meglio o sarà risolto».

Le quattro nostre guide liceali, per farci capire meglio i danni provocati dall’uomo alla natura, ci hanno mostrato delle immagini della #10yearsphotochallenge, in cui si notavano le differenze che si sono verificate nell’ambiente in soli 10 anni: lo scioglimento dei ghiacciai e degli iceberg, il disboscamento, la morte della barriera corallina…

Sono state immagini molto forti che ci hanno fatto riflettere sul valore reale di ogni nostra azione. Ad esempio, ogni cartaccia gettata per terra potrebbe determinare un altro disboscamento.

Abbiamo visto anche una conferenza di Greta Thunberg, la ragazza svedese di 15anni che negli ultimi mesi sta manifestando davanti al Parlamento svedese per la difesa dell’ambiente. Una frase che ci ha colpito molto è stata: “Dite di amare i vostri figli più di ogni altra cosa al mondo, ma state uccidendo il loro futuro.”

Greta è stata molto coraggiosa perché ha usato un linguaggio molto forte nei confronti di persone adulte e politicamente molto più potenti di lei, senza alcuna vergogna!

Il giorno 15 marzo 2019 si è tenuto il Friday for Future, giornata in cui c’è stato uno sciopero degli studenti in tutto il mondo contro i cambiamenti climatici e in cui milioni di persone sono scese in piazza: non c’è stato nessun simbolo politico ma solo cartelloni e slogan per sensibilizzare gli adulti alla cura dell’ambiente. Greta ci è stata molto d’ispirazione, quindi abbiamo scritto una lettera al Sindaco fornendo delle proposte di rimedi possibili ai problemi ambientali.

Questa esperienza è stata molto costruttiva per noi e il nostro modo di pensare è cambiato in meglio. Abbiamo imparato molte cose importanti divertendoci. Il cambiamento non lo fanno solo i potenti, il cambiamento parte dalle piccole azioni che noi ogni giorno facciamo!

 

Non occorre la magia per trasformare il mondo.                                Dentro di noi abbiamo già tutto il potere che ci serve:                                il potere di immaginarlo MIGLIORE.

                (J. K. Rowling)

Martina Merra e Albarosa Strippoli, classe I A, Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Alla scoperta della Masseria Colicello

Come nascono i frutti di cui siamo tanto golosi cosa c’entrano con i fiori che ci rallegrano tanto e che spesso regaliamo alle nostre persone più care? Ci sono legami fra questi e gli insetti da cui invece ci teniamo ben alla larga?

Per scoprirlo a novembre 2018 noi ragazzi delle classi classi prime ci siamo recati con le docenti di matematica e scienze alla “Masseria Colicello”. Questa visita aveva anche lo scopo di analizzare e studiare gli agrumi con le relative piante, fiori e modi di conservazione sotto la guida di due agronome.

La prima informazione che l’agronoma ci ha fornito è stata la definizione scientifica di un agrumo; infatti un agrumo è un esperidio, ossia un frutto suddiviso in spicchi (tutti gli agrumi sono esperidi: arancia, mandarino, limone, pompelmo, lime, bergamotto).

Successivamente ci ha spiegato le parti del fiore e la loro fecondazione, che porta alla formazione del frutto.

Le api, che volando portano il polline di cui si sono precedentemente “sporcate” su un fiore, lo fanno cadere sul pistillo (organo femminile) di un altro fiore. Qui dal granulo di polline si sviluppa il tubulo pollinico attraverso il quale il nucleo del polline raggiunge la cellula femminile

presente nelle ovaie e la feconda. Dopo la fecondazione dagli ovuli fecondati si formano i semi. A volte, però, si verifica un’interruzione della fecondazione; in questo caso il seme non si forma e quindi nascono i frutti partenopeici (apireni per l’uva) cioè i frutti senza seme.

La terza spiegazione è stata sui vantaggi di sfalciare il terreno anziché ararlo. Sfalciando il terreno si crea una riserva d’acqua che permette alle piante di nutrirsi autonomamente nelle stagioni aride; inoltre si creano molte comunità di animali che rendono il terreno più fertile e lo smuovono.

La quarta informazione era relativa ai kit che l’agronoma utilizza per analizzare i terreni.

I kit sono utilizzati per misurare il pH (acidità) del suolo e la concentrazione di alcuni elementi chimici presenti in esso, test che ci danno solo un’idea della fertilità del suolo analizzato, ad esempio per poter dedurre se cresceranno frutti grandi e se cresceranno frutti sani. I risultati del kit non sono molto precisi in quanto sono analisi di tipo colorimetrico, ma servono per farsi un’idea globale del terreno.

La giornata si è conclusa con la preparazione della marmellata (crema dolce di AGRUMI, la confettura è la crema dolce di qualsiasi altro frutto). Ecco i passaggi che abbiamo svolto:

  1. Lavare attentamente i frutti
  2. Sbucciare i frutti
  3. Tagliare i frutti in piccoli pezzi
  4. Metterli in una pentola e aggiungere lo zucchero
  5. Far cuocere fin quando non raggiunge la consistenza desiderata
  6. Sterilizzare i barattoli.

È stata una giornata che ci ha fornito molte informazioni interessanti e utili.

Consiglio questa esperienza a chiunque voglia imparare di più sulla propria terra.

 

Albarosa Strippoli, classe I A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Figli di Madre Terra

Mercoledì, 21 novembre: Giornata Nazionale dell’albero. Come si può celebrare al meglio questo importante evento se non andando tutti insieme al cinema a vedere un film, ma non un film qualunque (d’azione, di fantascienza, ecc.), ma qualcosa di diverso: il cortometraggio “Figli di Madre Terra”? Il cortometraggio di Francesco Martinelli (scrittore ed interprete) e Michele Pinto (regista), dura solo 18 minuti ma in pochi minuti fornisce numerosi spunti di riflessione. Parla di un tragico avvenimento che preoccupa tutta la Puglia: dal 2013 uno strano batterio ha portato lo scompiglio massacrando gli ulivi per un raggio di 25.000 ettari solo nel Salento. Ma prima di parlare del batterio denominato Xylella, ai lettori di questo articolo devo porre una domanda: avete mai ascoltato o osservato le cicale? Ebbene sappiate che proprio la cicala, da insetto canterino, si è trasformato in uno spietato killer. Infatti l’insetto porta il batterio da un ulivo all’altro (un po’ come fanno le api con il polline), rilascia una strana sostanza gelatinosa che frena l’assorbimento dell’acqua da parte dell’albero e ciò provoca la denutrizione della chioma dell’albero e quindi la sua seccatura per arrivare alla tragica morte dell’intero ulivo. Non si sa ancora chi e come il batterio sia giunto in Italia. Numerose sono le indagini della magistratura e le ipotesi fatte; pare che la Xylella sia arrivata dal Sud America con il commercio di una pianta infetta. Una cosa è certa: il batterio ha raggiunto Fasano e, se il problema non si riuscirà a risolvere, l’intero territorio barese e tutta la Puglia potrà essere infettata. “Ad alcuni potrà essere capitato di fare un viaggio in aereo, forse di ritorno dalle vacanze. Certamente si è accorto dell’immensa distesa argentata: sono i nostri splendidi ulivi e se il problema non si risolverà in fretta, questa argentea distesa ben presto sparirà”. Sono state queste le parole di Francesco Martinelli e di Michele Pinto che denunciano i tragici danni che il batterio può portare. Il film parla di una giornata vissuta da Mauro, il protagonista, intento a prepararsi per partire e lasciare la sua terra insieme a sua moglie Francesca. Il padre di Mauro purtroppo non ha una grande relazione con suo figlio: sembrano distanti anni luce l’uno dall’altro. Ciò si può notare dalla scena ambientata in chiesa dove Mauro vorrebbe salutare suo padre che però non gli rivolge la parola perché è intento soprattutto a dialogare con…Cristo. Mauro capisce che suo padre è arrabbiato, così con Francesca, sua moglie, parte per l’aeroporto. Durante il tragitto in macchina passano per una piccola stradina in mezzo alla campagna. Mauro nota qualcosa di strano: campi di ulivi ma senza ulivi. Alberi rinsecchiti, morti quasi colpiti da un incantesimo, trasformati in figure dall’aspetto vecchio e sporco: erano alberi forti e rigogliosi, ora sono in agonia, sul punto di morire… Mauro corre, si arrampica, bacia i tronchi robusti, contorti che nella sua mente assumono strane forme: animali intrappolati, giganti, serpenti ed altre creature bizzarre. Francesca non capisce la strana irrequietezza del marito che le chiede con insistenza di fare delle foto col cellulare. Dopo ciò Mauro e Francesca fanno l’amore nella natura insieme ad alberi che, anche se privi di occhi, hanno delle emozioni proprio come noi uomini che con le nostre invenzioni, i nostri modi di fare, abbiamo portato la morte in quello che prima era un campo colmo di ulivi plurisecolari, patrimonio del territorio pugliese. Le foto scattate passano poi sul mobile del padre di Mauro che capisce quanto amore suo figlio prova per lui. Questa incredibile storia termina con un finale inaspettato: la nascita di un figlio, tanto desiderato da Mauro e Francesca. Bella la scena finale in cui Mauro e il figlio giocano, immersi nella natura, con un ramo di ulivo. “L’idea di creare questo tipo di cortometraggio mi è giunta mentre leggevo le notizie della crudeltà del batterio e ricordavo i bei momenti passati con mio padre mentre raccoglievamo le olive: ci alzavamo la mattina presto per andare in campagna. È stato lui che mi ha trasmesso il suo amore per la natura e per la terra”. È ciò che ci dice Francesco Martinelli, sceneggiatore. Il cortometraggio parla anche di un fitto rapporto tra la natura e la famiglia. Tali rapporti sono entrambi in crisi ma il tutto si risolve con l’arma più potente di tutte: l’amore. Con un pubblico estremamente partecipe, Francesco e Michele hanno risposto anche a tante nostre domande, a cui non sempre era facile dare una risposta. “Innanzitutto, per definire il soggetto e scrivere la sceneggiatura, Francesco ha impiegato un paio d’anni, poi ci siamo concentrati sulla location, cioè il luogo dove le scene dovevano essere girate. Con i provini siamo passati alla scelta del cast, a girare le riprese del corto e infine al montaggio”. Così ci illustra Michele Pinto il lavoro che è stato sì faticoso ma che sta portando diversi frutti. Sei sono stati i premi ai Rome Web Award. Il più importante è stato il premio come migliore creazione italiana. Il corto ha partecipato anche alle proiezioni del festival “Ortometraggi” nel Salento e al Film Festival di Foggia. E’ stato visto a Viterbo, Lecce, Roma. Tante sono state le scene che hanno suscitato forti emozioni sia all’attore Martinelli che al regista Pinto; per Pinto emozionante ma anche abbastanza inquietante è stato quando, per la prima volta, ha osservato con i suoi occhi i grandi disastri della Xylella. Per l’attore molto emozionante è stata la scena finale quando Mauro tiene tra le braccia suo figlio: “Ho ricordato mio padre”. Per me il cortometraggio fa sì riflettere, ma ci fa anche vergognare di noi stessi: di come i politici e l’intero Stato italiano non si preoccupino di certi terribili tragedie. Forse perché parliamo solamente di alberi morti e non di tragici genocidi, ma gli alberi sono come noi, come i nostri figli che nascono, crescono e quando essi muoiono il dolore che proviamo è forte.

Mio padre, quando mi fece vedere per la prima volte il corto, mi raccontò e mi trasmise tutte le cose che lui e Michele hanno voluto trasmettere al pubblico e quindi a voi. Io credevo che le scene in cui si vedevano alberi morti, caduti fossero frutto di effetti speciali. Ma quando, durante una vacanza nel Salento, con tutta la famiglia, vidi con i miei occhi gli alberi morti, distrutti, ho provato una fortissima emozione e penso che quel momento non me lo dimenticherò mai più. Davanti a me alberi che, nella loro imponenza, trasmettevano solo tristezza e io pensai e mi vergognai di me stesso perché ero una persona come la gente insensibile che ha permesso tutto questo. È possibile che l’unica soluzione sia quella di “disintegrare” ogni singolo albero per circa dieci chilometri? Può mai essere che chi è stato l’artefice dello scempio cui si sta assistendo (chi cioè ha introdotto il batterio) non si sia fatto un esame di coscienza su quanti alberi ha ammazzato? Quando vidi quel paesaggio morto, lo paragonai e lo paragono tutt’ora allo sterminio durante la Seconda Guerra Mondiale: in ogni singolo albero caduto è custodita la vita. Le parole dell’attore e del regista a conclusione  dell’incontro sono state: “Bisogna fare memoria di ciò che sta accadendo e provare questo amore per la natura e per la famiglia perché se si aspetta troppo, alla fine sarà troppo tardi. Noi artisti parliamo di queste storie, di questi accadimenti, lo dobbiamo fare noi”. Queste parole ci fanno riflettere perché, secondo me, anche noi siamo degli alberi: abbiamo una vita racchiusa in un tronco…In un conflitto moriamo, cadiamo ma alla fine non possiamo più rialzarci. Un albero non ha le braccia per rialzarsi l’ultima volta, non può urlare dal dolore e dalla rabbia per la crudeltà umana. Rimane in silenzio, in un silenzio quasi tombale. Siamo noi che dobbiamo trasformare quel silenzio in parole, siamo noi che, guardando un albero cadere, una vita rasa al suolo, una grande X sul tronco, dobbiamo piangere per loro e tentare di rimediare. Gli alberi non possono fare ciò, sono solo degli alberi ma sono esseri viventi e sanno quando la loro morte è ormai certa, quando il rumore della motosega si fa sentire sempre di più, sempre di più fino a tagliarli completamente, tutto per colpa dell’uomo, del suo grande egoismo, delle sue invenzioni. Dobbiamo riflettere sul significato del cortometraggio ma, secondo me, una cosa è certa: tutti noi abbiamo una parte d’albero dentro di noi. Basta lasciarla libera e provare solo amore, amore e amore perché è questo quello che salverà noi e la natura. Solo questo è il modo per essere Figli di Madre Terra.

TRISTANO MARTINELLI 3^ A, a.s. 2018/19

Figli di Madre Terra

“Figli di Madre Terra” è il cortometraggio realizzato dall’attore Francesco Martinelli e dal regista Michele Pinto, un film breve ma molto intenso che tutte le classi seconde della scuola hanno visto il 21 novembre, in occasione della Giornata mondiale dell’albero 2018.

È stata insieme un’esperienza interessante e commovente. Interessante perché si parlava dell’ulivo, che è il simbolo della nostra terra di Puglia. Commovente perché, attraverso il dolore di Mauro per la morte dei suoi ulivi, causata dalla xylella, abbiamo potuto anche riflettere sul valore e l’importanza della natura, sia essa albero o uomo o bambino.

Abbiamo riflettuto sul fatto che noi siamo tutti “Figli di madre Terra” e che il dolore per un albero che muore è forte quanto il dolore per un figlio che si allontana o che, pure desiderato, non arriva.

Il cortometraggio è stato girato in Salento nel 2015 e pone in primo piano il rapporto fra l’uomo e la natura. L’uomo ama, dovrebbe amare la natura allo stesso modo in cui ama e protegge i suoi figli e la sua famiglia, perché anche lui è a sua volta figlio suo.

Nel film il protagonista abbracciava gli alberi morti con dispiacere e tanta tristezza, come se fossero stati suoi figli e chiede alla moglie di fotografarlo per lasciare quelle foto al padre e fargli capire il suo amore per la terra e per gli ulivi, il suo amore per lui, in fondo.

L’albero diventa simbolo di nascita e fertilità, di attaccamento alle proprie radici. Proprio così si sente Mauro e vuole che il padre lo sappia proprio attraverso quelle fotografie.

Nell’ultima scena Mauro e la moglie portano in Puglia il loro figlio e Mauro fa toccare al bambino un albero di ulivo sano, verde. Un finale positivo e pieno di speranza!

Dopo la visione, attore e regista hanno parlato del film e della sua realizzazione. Abbiamo imparato che girare un film è un lavoro lungo e faticoso che, come in questo caso, può durare anche anni.

Abbiamo anche potuto intervenire con le nostre domande e loro con grande simpatia ci hanno risposto, stimolando ancora le nostre riflessioni.

È stata un’esperienza interessante, profonda e commovente tanto da toccarci il cuore.

Gli alunni della classe II A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

 

A scuola di Ortoterapia

Martedì 17 aprile noi redattori del “S@ntarellino”, con altri alunni della Santarella che facevano da tutor ai ragazzi diversamente abili, abbiamo partecipato al primo incontro del progetto di “Ortoterapia”. Questo progetto, che esiste da sei anni, coinvolge i ragazzi con disabilità dell’associazione di Corato “Insieme per la vita”. Ovviamente questo non è l’unico progetto esistente tra la scuola Luigi Santarella e questa associazione, ma è soltanto una delle tante iniziative.

In mattinata ci siamo radunati nell’atrio della scuola per poi arrivare qualche minuto dopo all’azienda agricola “Tatoli”. Il terreno messoci a disposizione si trovava accanto all’azienda agricola. Appena arrivati la cosa che ci è più saltata agli occhi è stata la mancanza del telo che permette l’effetto serra. Era stato bruciato in un incendio!

I professori ci hanno dato dei copriscarpe e via, al lavoro!

Siamo stati colpiti dalla differenziazione di lavori che venivano proposti in base alle difficoltà di ognuno in quel momento.

Difficoltà superate dando al gruppo dei ragazzi in carrozzina un tavolo da lavoro per invasamento… e affidando al gruppo con meno problemi il lavoro in piena terra.

Il prof. D’Imperio subito si è messo al lavoro con alcuni ragazzi disabili, insegnando loro come trattare il terreno da mettere in un vaso, nel quale avrebbero poi inserito una piantina di due mesi. Il professore ha spiegato che per invasare una pianta in un vaso, come anche nel terreno, la terra va preparata e separata da pietre o radici, poi bisognava formare un ‘vespaio’, ovvero un insieme di pietre sul fondo del vaso per la fuoriuscita dell’acqua in eccesso.

Poi il professore ha mescolato il terreno privo delle pietre con l’acqua e con la torba, un terriccio universale ricco di sostanze nutritive. Ha riempito quasi tutto il vaso di terriccio ed ha aggiunto un dito di terra mischiata con la torba. Quindi ha seguito i ragazzi che curavano il proprio vaso nella stessa maniera e con gli stessi gesti. Abbiamo notato la cura che i ragazzi in carrozzina ci mettevano per separare dalla terra tutto ciò che non serviva: le radici, il secco, piccole piante, le pietre venivano con attenzione eliminate del terreno. Solo cosi potevano poi, con l’acqua, creare con le mani quel foro che avrebbe accolto la piantina e si sarebbero sentiti soddisfatti.

Solo alla fine il prof, i nostri nuovi amici e noi tutor abbiamo invasato le piantine di peperoncino!

Contemporaneamente, nel terreno situato alle spalle del trullo, Annalisa Clarizio, responsabile dell’associazione “Insieme per la vita”, spiegava ai presenti lo stesso procedimento, la messa a dimora di una piantina, non in vaso ma nel terreno. Abbiamo tutti, tutor, ragazzi dell’associazione e prof, seguito le indicazioni e poi realizzato la procedura di messa a dimora a filari delle piantine di melanzane.

Abbiamo visto soddisfazione in quello che i ragazzi facevano. Il lavoro a cui avevamo partecipato ci ha fatto capire che nulla è gioco o per gioco e che dal gioco dei bambini si passa al gioco della vita e al lavoro… anche a quello fatto su una sedia rotelle…

Cifarelli Sabino e Tandoi Alessio, classe III C, Scuola “L. Santarella”, a.s. 2017/18

PER UN MONDO MIGLIORE

Alla fine del primo quadrimestre, noi alunni della classe III F, con la nostra professoressa di Storia e Geografia, abbiamo realizzato dei compiti di realtà particolari: dei Manifesti di Pubblicità-Progresso.

Tali manifesti hanno l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica su diversi problemi di interesse sociale. Ci siamo divisi in gruppi e abbiamo ideato dei pannelli, inerenti temi che abbiamo approfondito e che riguardano tutto ciò che accade oggi nel mondo: le guerre civili, la dipendenza dal fumo e da sostanze stupefacenti, il bullismo, l’educazione alimentare, lo sfruttamento minorile, il rispetto degli animali, l’inquinamento ambientale e gli sprechi alimentari, il razzismo, l’immigrazione, il femminicidio e la violenza sulle donne. Tra i particolari argomenti che abbiamo trattato, quello più toccante è stato sicuramente quello relativo ai femminicidi e alle violenze sulle donne.   

Gli slogan più significativi sono stati:

“BULLO, NON FARE IL PREPOTENTE, perché da solo non vali niente!”

“INFANZIA RUBATA, INFANZIA VIOLATA”

“UNO SPRECO AL GIORNO, LEVA IL PIANETA DI TORNO”.

Il giorno 1 Febbraio, abbiamo presentato i nostri lavori. Non è stato semplice scegliere quello più bello contenente lo slogan di maggior effetto. Questa attività ci è piaciuta molto, perché ci ha permesso di approfondire e confrontarci su argomenti attuali. Ci auguriamo che il nostro sia un piccolo passo verso la costruzione di un mondo migliore.

Giuliano F., Lotito S., Strippoli S., Tarricone M., Classe III F, Scuola Secondaria “Santarella”, a. s. 2017/2018

CARTOLINE…DAL PASSATO E DALL’EUROPA

In occasione della fine del primo quadrimestre, la docente di Storia e Geografia ha dato a noi alunni della classe I F, come compito di realtà, quello  di realizzare due pannelli collage.

Per il lavoro di Storia, ognuno ha proceduto individualmente, cercando materiale e informazioni sulle civiltà e sui popoli studiati tra cui: i Sumeri, i Babilonesi, i Micenei, gli Egizi, i Cretesi, gli Assiri, i Greci e i Romani.

Ogni pannello, presentato alla professoressa e alla classe, era ricco d’immagini, informazioni, schemi, carte storiche e mappe concettuali sugli aspetti politici, culturali e sociali del popolo scelto. Il tutto personalizzato in modo molto creativo ed originale.

Il secondo pannello, quello di Geografia, è stato il frutto di un lavoro di gruppo e aveva lo scopo di presentare un ambiente dell’Europa, tra quelli approfonditi dall’inizio dell’anno.

All’inizio la professoressa ci ha diviso in gruppi e successivamente abbiamo deciso quali ambienti scegliere tra mari, laghi, colline e monti. Lavorare in gruppo ha reso più facile portare a termine la consegna, perché si sono arricchite le idee e si è ottenuto un risultato perfetto; il confronto ha creato sintonie e unione tra di noi. Dopo tanto lavoro, possiamo dire di essere soddisfatti per essere stati coinvolti in questo compito, perché abbiamo imparato in modo divertente e ci siamo scambiati delle idee su argomenti di studio.

 

 

MAZZILLI D., CATERINA F., Classe I F, Scuola Secondaria “Santarella”, a. s. 2017/2018

Una mattinata speciale

Sabato 2 dicembre 2017 la nostra scuola ha voluto celebrare la Festa Internazionale delle persone con disabilità al cinema con la visione di un film sul tema della diversità “Rosso come il Cielo” del regista Cristiano Bortone e di un cortometraggio del progetto scolastico di ortoterapia  “Una finestra sul mondo”, realizzato dai ragazzi della nostra scuola guidati dal regista Giuseppe Tandoi.

La sala era colma di ragazzi e professori e prima di cominciare a guardare il film, abbiamo visionato un cortometraggio del progetto di ortoterapia, i cui protagonisti sono stati i ragazzi diversamente abili delle varie classi della Scuola Secondaria di I Grado “Luigi Santarella” insieme ai loro compagni di classe in veste di tutor e i ragazzi dell’associazione no profit -“Insieme per la vita”, operante nel nostro territorio nel campo della disabilità.

L’iniziativa è stata aperta a tutte le classi prime e seconde della nostra scuola ed alle terze che hanno partecipato al progetto, ai genitori degli alunni e all’Associazione. Sono intervenute alcune autorità dell’amministrazione comunale.

Verso le 10:50 si sono spente le luci ed è partito il corto.

Nella prima scena é inquadrato da una posizione angolata lo scuolabus giallo del comune che ha fornito gratuitamente il servizio di trasporto per il raggiungimento della sede di progetto, Azienda avicola Tatoli di Corato.

Le porte del bus si aprono e arrivano i ragazzi disposti in fila indiana o ammassati, tutti ansiosi di intraprendere quest’attività. Sale prima un piede, poi un altro, un turbine di scarpe, pantaloni di ragazzi che si prestano ad intraprendere un’attività molto simile a quella del volontariato e che fa sentire tutti un po’ meglio, sì fa sentire meglio, perché ogni volta che si compie una buona azione si viene sempre ripagati: direttamente o indirettamente.

Lo scuolabus parte, comincia il tragitto. Il bus arriva in una strada sterrata, fatta di ghiaia in mezzo agli ulivi, in quasi piena campagna. Tutti i ragazzi sono arrivati pronti a partecipare al Progetto di Ortoterapia con i ragazzi dell’Associazione “Insieme per la Vita”.

Si entra in una serra. Lo sguardo cade immediatamente sul terreno, ricco del verde delle piante, un verde acceso, forte, che pulsa della vita della natura. Da questo momento in poi partono una serie di clip in cui a raccogliere gli ortaggi sono i ragazzi diversamente abili da soli, oppure accompagnati dai docenti di sostegno e da altri alunni della Santarella.

Tra una clip e l’altra ci sono piccoli spezzoni in cui i ragazzi partecipanti al progetto esprimono le proprie idee.

Tutto ciò è accompagnato da una musica allegra, gioiosa che si amalgama bene con tutto il cortometraggio.

Dopo circa 15 minuti il corto termina e chiunque lo abbia visto può affermare che avrebbe voluto che continuasse per molto più tempo, perché è stato bello vedere dei ragazzi così giovani aiutare ragazzi coetanei con qualche problematica in più, ma che d’altronde sono uguali a noi.

E’ andata in postazione davanti al megaschermo la preside dell’Istituto “Cifarelli – Santarella” ed ha tenuto un discorso su questo progetto, com’è stato possibile realizzarlo e grazie a chi.

Prima di tutto la preside ha voluto ringraziare noi spettatori per il nostro silenzio attivo e partecipe, poi ha voluto ringraziare l’Associazione “Insieme per la Vita” che è un’associazione che esiste da circa sei anni grazie alla collaborazione del presidente Luigi Lonardelli e della sig.ra Annalisa Clarizio.

Alcuni anni fa un gruppo di genitori di ragazzi diversamente abili ha fondato l’Associazione Insieme per la vita, in cui grazie all’aiuto di altre mamme, due educatrici, volontari e un operatore socio sanitario si integra l’attività di ortoterapia con altre di natura artistica e culturale.
Nel corso della settimana si alternano laboratori di pittura e di informatica a musicoterapia, mini corsi di inglese, lettura della bibbia fotografica, attività motorie e sportive, cineforum integrato e lettura condivisa di un quotidiano con relativa discussione.

La preside dopo tutto ciò ha chiamato sul “palco” il regista Giuseppe Tandoi che con la sua maestria ha reso possibile realizzare questo piccolo racconto cinematografico di un’esperienza ricca e articolata.

Successivamente è intervenuto il sindaco di Corato Massimo Mazzilli che non ha speso molte parole, però quelle poche da lui proferite sono state ricche di significato, infatti ci ha spiegato che questi progetti di ortoterapia servono per ringraziare la terra che ci fa dono ogni giorno, ogni mese, ogni anno di meravigliosi frutti e noi per ripagarla dobbiamo prendercene cura.

Il sindaco ha continuato con discorsi di questo genere e, nonostante dovesse correre in Comune, ha dedicato del tempo a questa piccola attività scolastica. Successivamente ci ha salutati ed è andato a svolgere le sue faccende comunali.

Dopo tutto questo ci sono stati circa 10 minuti di pausa, poi è cominciato il film “Rosso come il cielo”.

Il film ha come protagonista il sound designer Mirco Mencacci. La produzione cinematografica vuole riprendere la sua vita sin dall’infanzia, quindi dal momento in cui ha avuto l’incidente che gli è costato la vista, fino ai momenti in cui è stato mandato in un istituto speciale per non vedenti.

Cominciamo col dire che in realtà Mirco è diventato cieco giocando col fucile del padre insieme con sua sorella, la quale avrebbe involontariamente schiacciato il grilletto.

Nel film invece Mirco diventa cieco per colpa sua, perché vedendo sempre il fucile del padre appeso al muro, un giorno decide di salire su una sedia per prenderlo e mentre lo ammira, scivolando dalla sedia, si spara per sbaglio in faccia.

Nel resto del film invece si narra delle avventure di Mirco nell’istituto per non vedenti. Durante questo periodo lui stringe molte amicizie con ragazzi che hanno la sua stessa problematica, conosce anche la figlia della portinaia, che non ha alcuna disabilità, ed anche un ex alunno dell’istituto ormai divenuto adulto.

Nell’istituto Mirco comincia a rifiutare i metodi di insegnamento utilizzati e decide di lavorare a modo suo prendendo un registratore e cominciando a registrare tutti i suoni che sente per realizzare una sua colonna sonora. Ad assecondarlo in questo progetto è un insegnante dell’istituto.

A fine anno inoltre si tiene come sempre una recita per dimostrare cosa hanno imparato i bambini, ma Mirco la stravolge totalmente. Infatti tutti i bambini preparano una loro storia, con una colonna sonora ideata da Mirco. Tutti i bambini diventano dei piccoli attori, in modo da essere loro, per una volta, i veri protagonisti di qualcosa.

Terminato il film siamo tornati a scuola ricchi delle emozioni vissute durante questa intensa mattinata.

Squicciarini Ivan, classe III C, Santarella, a.s. 2017/18

ALLA SCOPERTA DEI MERAVIGLIOSI “VOLTI” DEL TERRITORIO EUROPEO

Nel corso di quest’anno scolastico ci siamo avventurati nella scoperta di paesaggi europei affascinanti, abbiamo incontrato monti, valli, fiumi, laghi, pianure, mari, coste, isole, patrimonio naturale da proteggere e valorizzare.

Per la seconda unità di apprendimento di Geografia intitolata “Il continente Europa: aspetti fisici”, abbiamo svolto un compito di realtà riguardante l’approfondimento di un aspetto del territorio europeo cioè un fiume, un parco nazionale, una città costiera, un’isola…

Il nostro lavoro si è articolato in diverse fasi:

  • la nostra classe è stata suddivisa in gruppi ed ogni gruppo, nel laboratorio scientifico, ha concordato la tematica da approfondire e ha ricercato informazioni su libri di testo, opuscoli e su Internet, utilizzando cellulare, computer o tablet personali portati con autorizzazione della scuola e dei genitori;
  • ogni gruppo ha compilato una scheda di raccolta dati fornitaci dalla professoressa, ha rielaborato le informazioni, ha ricercato e salvato immagini e altro materiale sul Dropbox di classe;
  • lavorando sia a scuola che a casa, ogni gruppo ha progettato e realizzato un prodotto finale a scelta: un cartellone, un PPT, un video…
  • suddividendosi i compiti, ciascun gruppo ha presentato il proprio lavoro alla classe e l’ha autovalutato, esprimendo le proprie riflessioni sulle difficoltà incontrate e sul valore del prodotto.

Ora vi vogliamo documentare alcuni momenti di questo percorso in cui abbiamo studiato, ma ci siamo anche divertiti. Eccoci qui tutti intenti nel nostro lavoro, mentre il laboratorio scientifico della scuola si trasformava in un’aula digitale!

Dopo aver discusso, per il compito di realtà abbiamo scelto argomenti diversi. Il nostro Mar Mediterraneo presenta una notevole varietà di litorali e paesaggi marini, quindi alcuni di noi hanno deciso di presentare un’affascinante località marittima e una meta turistica che ci piacerebbe conoscere meglio e visitare: Olbia. Questa città della Sardegna è ricca di testimonianze archeologiche, monumenti e chiese di epoche diverse e il Golfo di Olbia offre spiagge dorate e acque cristalline.

Altri di noi hanno voluto farci ammirare la bellezza delle Isole Tremiti attraverso il Powerpoint VIAGGIO NELLE ISOLE TREMITI (clicca sul titolo).

Un compagno è stato nell’isola di Creta di recente ed è stato colpito dalla bellezza del paesaggio, quindi il suo gruppo ha scelto di lavorare su questo argomento e ha realizzato il PPT  CRETA CHE ISOLA! (clicca sul titolo).

Altri di noi hanno pensato all’importanza dell’acqua, una risorsa indispensabile per la vita, e quindi hanno scelto di presentare un fiume che attraversa la Francia, la Senna.

Gli ultimi due gruppi hanno lavorato sui Parchi Nazionali Italiani, riserve naturali ed aree protette, che ci permettono di ammirare speciali bellezze paesaggistiche, particolari specie vegetali e animali.

Ecco a voi il cartellone che illustra il Parco Nazionale dell’Alta Murgia e il video TG PARK che presenta il Parco Nazionale Gran Paradiso.

 

L’esperienza del lavoro in gruppi sui paesaggi europei è stata bella e ci piacerebbe ripeterla, perché ci ha fatto capire che dobbiamo proteggere le meraviglie della natura, le specie vegetali e animali e perché ha permesso che socializzassimo ancora di più.

Classe I C, Scuola “Santarella”, a.s. 2016/2017