Diritti Umani: una legge nel cuore dell’uomo

Piazza Mentana, serata del 3 maggio 2019, manifestazione conclusiva del Progetto “Diritti umani: una legge nel cuore dell’uomo” promosso dall’Associazione “Vivere In”: noi alunni della scuola Santarella siamo stati interpreti di una emozionante ed intensa rappresentazione che è arrivata direttamente al cuore degli spettatori.

Posizionati sulla grande scacchiera presente in piazza, abbiamo portato in scena una partita a scacchi tra pezzi bianchi e pezzi neri, rappresentando la lotta tra le forze del bene e le forze del male, lotta che si compie quotidianamente nel cuore dell’uomo.

La tematica presentata da noi è sempre attuale: l’affermazione dei diritti umani, dell’uguaglianza, della dignità, della libertà, della sacralità di ogni uomo in ogni parte del mondo, indipendentemente dal colore della pelle, dal pensiero politico o religioso, senza alcuna discriminazione.

Abbiamo fatto riflettere tutti sul valore della vita umana e della fratellanza tra tutti gli uomini, sulla necessità di accogliere ed integrare gli immigrati, di abbattere i muri che ci dividono dagli altri, di difendere i diritti di tutti, in particolare dei bambini e delle donne, di lottare contro il bullismo e il cyberbullismo, contro tutte le ingiustizie.

Mossa dopo mossa, i pezzi bianchi hanno affrontato e sconfitto i pezzi neri: con la forza della proclamazione degli Articoli della “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”, con drammatizzazioni elaborate da noi, attraverso la declamazione di poesie inventate da noi, con canti, coreografie accompagnate da musiche abbiamo dimostrato che il bene può trionfare sul male, basta volerlo ed impegnarsi al massimo, ognuno nel proprio piccolo, nell’ambiente in cui vive, in cui lavora, in cui si diverte.

Il nostro messaggio è giunto forte e chiaro agli spettatori e tutta la manifestazione si è svolta in un’atmosfera magica e particolare.

Ora non resta che continuare ad impegnarci per fare in modo che i diritti umani non rimangano solo parole vuote o speranze non realizzate. Ognuno di noi è responsabile, ognuno di noi ha il compito di costruire una società migliore, un futuro migliore per tutti.

Il progetto sui Diritti umani, con la declamazione degli articoli e con alcune delle scene delle varie classi, ha partecipato anche alla manifestazione “Quartiere in festa 2019” a cura dell’associazione Harambé, tenutasi in piazza dei Caduti di via Fani a Corato il primo giugno di quest’anno. Un momento di grande coinvolgimento emotivo con il quartiere che ospita la nostra scuola.

Antonella Petrone, classe I C Scuola Santarella, a.s. 2018/19

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Kabul

Tenue, agghiacciante, quasi frustrante. La pioggia batteva sulle mie spalle rendendole fragili. Quella pioggia che mi riportava a casa, anche se a casa proprio non ero. Quella pioggia, la stessa pioggia che aveva bagnato i nostri campi e le nostre guance, la stessa pioggia che scorreva nei viali di Kabul. Quant’era bella Kabul un tempo, avresti dovuto vederla, così allegra e piena di vita. Ora era solo un cumulo di macerie.

Il mare continuava costante il suo ondeggiare, stancante, e trasportava in questo dolce movimento ogni cosa.

Osservavo l’orizzonte e la paura mi aggrediva, incombeva sulle speranze di una lontana felicità. Paura del vuoto. Fu la prima volta che vedevo con chiarezza la sottile linea tra mare e cielo e mi chiedevo chissà se quella linea avesse una fine. Ma tutto ha un limite, prima o poi tutti cederemo, anche i più coraggiosi, i più valorosi diventano granelli di polvere, cenere, niente.

Eppure io sapevo di potercela fare, sapevo che il mio sogno era ancora realizzabile. Si dice che nella vita chi non ha un sogno, un obiettivo, non ha uno scopo e non avrà mai la giusta spinta per andare avanti. Ulisse aveva Itaca, Colombo aveva le Indie. Io ho te, solo te. Ti auguro, con tutto il cuore, di avere un sogno, qualcosa che ti rappresenti e che ti faccia sfruttare al meglio ogni singolo attimo della tua piccola vita.

Ti prego, non credere che durante il viaggio io non abbia avuto cura di te, ti accarezzavo e cercavo di tenerti il più caldo possibile. Utilizzai la mia unica coperta per non farti prendere freddo. Eri mio, tutto mio, eri parte di me e non avrei mai voluto lasciarti così. Com’eri bello, mi facevi sembrare una regina.

Ti prego, ricordati di me, io posso ancora vivere nei tuoi ricordi, voglio essere lì, solo lì, in quella tua fragile testolina che pareva soffice al tuo risveglio. Anche se non ti ricorderai mai del mio volto, voglio essere come tu mi disegni, con il sorriso dolce e soave di una mamma. Non guardare alle lacrime che bagnano imperterrite questo foglio, ma pensa alle mie braccia accoglienti, alle mie mani che ti avvolgono, alle mie labbra che sfiorano le tue guance. Tu che come nessun altro mi fai essere felice. Sarò sempre orgogliosa di te, qualunque cosa tu farai io sarò al tuo fianco, a tenerti per mano e indicarti la direzione giusta. E qualunque atto tu compierai, giusto o sbagliato che sia, io starò sempre dalla tua parte, sappi  che non sei solo. Tu, che sei sangue del mio sangue, sappi che non ti abbandonerò mai. Piccolo mio, tu sarai sempre parte di me.

Mi guardo, osservo il mio corpo e penso a quanto fa male abbandonarti così, non poterti insegnare a camminare, a parlare, al solo pensiero che il tuo primo “mamma” non sarà dedicato a me. Mi guardo e mi faccio schifo, poi lo sguardo cade sul mio pancione e torna il sorriso.

Credo che il dono più grande che sia mai stato fatto alla donna, sia quello di metter al mondo un figlio. Credo che sia il mio amore per te a rendermi così sensibile, credo che sia la paura che tu un domani possa odiarmi a rendermi così fragile. Più ti guardo e più penso a quanto sarai bello e intelligente, a quanto sarai buono e generoso. Perché ricorda, piccolo, che puoi ottenere tutto ciò che vuoi se lo chiedi con gentilezza, la violenza non ti rende forte e non lo farà mai, ma sono la capacità di ascoltare, di pensare che ti rendono invincibile.

Tua nonna era una donna eccezionale, sai? Era l’unica a capirmi in un mondo di pazzi, in quel luogo che era diventato solo scenario di guerra, di violenza. Era una guerriera, tua nonna, sempre pronta a tirarmi su di morale, è stata lei ad insegnarmi a scrivere. Era bella come una dea.

E ridi, ridi, ridi più che puoi, che sarai ancora più bello con quel sorriso. La tua mamma già lo sa.

Il viaggio era diventato davvero nauseante eppure la stanchezza non aveva la meglio su di me, resistevo ancora, nonostante tutto io avevo una cosa in più, avevo te a darmi la carica necessaria, qualcosa per cui valesse la pena lottare e mettercela tutta. Eravamo quattro o cinque a non farci sovrastare dallo sfinimento della lunga trasferta. Ma anche se il viaggio era diventato così malinconico, è stato il più bel viaggio della mia vita perché sono stata solo con te, mi sono dedicata a te, completamente.

Se sono qui a scrivere, è per dirti che io ci tengo a te e ci terrò sempre, è proprio per questo che ti devo lasciare andare, perché voglio il tuo bene e voglio che tu viva serenamente il tuo futuro, magari con una casa, una moglie che ti ama, dei bambini che ti circondano e la felicità nell’aria. Non voglio che tu viva la miseria e la crudeltà che ti aspetta a casa, non voglio che tu conosca faccia a faccia ciò che ho vissuto io, voglio che tu sia libero di pensare ed esprimere la tua opinione, voglio che tu sia libero di amare chi vuoi, voglio che tu abbia una vita migliore dalla mia senza quell’istinto di paura che bussa costantemente alla tua porta e la violenza che ti divora.

Il tuoi primi anni di vita saranno sconvolgenti, pieni di scoperte ed emozioni.

I cinque anni sono importanti, incomincerai ad essere grande, a capire come stanno le cose, ma vivrai ancora nelle tue fantasie. I dieci anni fanno paura, sarai già un ragazzino e potresti avere la prima cotta. Tu sii buono e vedrai che avrai successo… Ah, mi raccomando, obbedisci sempre ai tuoi genitori: ricorda che loro ti hanno insegnato a vivere e tu gli devi portare rispetto. I quindici anni! Non seguire i cattivi esempi, tu fai ciò che ti sembra giusto fare, ma usa il cervello e soprattutto il cuore e non lasciarti persuadere dai tipici vizi dell’adolescenza; tu non hai bisogno di aiuti dall’esterno per essere felice, per stare bene basta un sorriso. Vent’anni e non sentirli… Sarai un uomo ormai, un uomo degno di essere chiamato uomo, ne sono sicura, avrai le tue responsabilità e i tuoi doveri che rispetterai parola per parola. Sei il mio orgoglio, tu, tu che non avrai più bisogno della tua mamma che ti tiene per mano, andrai per la tua strada e farai grandi cose. E non andare troppo veloce in macchina, ricorda…

Auguri per la tua vita, vivila al meglio e falla tua, solo tua.

Ti amo e ti amerò per sempre.

Mamma

 

Alessandra Quinto, classe III C Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Diritti umani: una legge nel cuore dell’uomo

“Dobbiamo prendere in mano i libri e le penne, sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione. L’istruzione è la prima cosa.”

Queste sono le parole di Malala Yousafzai, una giovane attivista pakistana per i diritti delle donne e, in particolare, il loro diritto all’istruzione.

Il diritto all’istruzione fa parte dei diritti umani, diritti che spettano all’uomo per nascita,  diritti che sono: irrinunciabili, inalienabili, inviolabili e  universali.

Nonostante dai tempi antichi fosse già conosciuta l’idea dei diritti umani, il concetto vero e proprio è emerso solo alla fine della Seconda Guerra Mondiale, dopo aver visto  gli orrori compiuti e lo sterminio di ebrei, minoranze etniche, prigionieri politici, omosessuali  e diversamente abili. Fu fondata l’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite) che aveva lo scopo di assicurare la pace e la sicurezza nel mondo e far sì che non vi fossero più guerre e distruzione.

Fra i diritti più importanti vi sono:

I DIRITTI DELLE DONNE

Purtroppo alcune categorie della popolazione subiscono ancora oggi discriminazioni in vari campi: tra queste categorie rientra il genere femminile.

Le donne vengono discriminate in vari modi: dal mondo del lavoro all’ambiente domestico.

Fin dall’alba dei tempi si è sempre pensato che le donne fossero destinate a badare alla casa e ai bambini, perciò, fin dall’antichità c’è sempre stata una prevaricazione dell’uomo sulla donna.

Con la Rivoluzione Industriale, nella seconda metà del Settecento, le donne ottennero un’emancipazione, perché iniziarono a lavorare nelle fabbriche ma, nonostante fornissero una manodopera quasi uguale a quella degli uomini, percepivano un salario inferiore, se non dimezzato, rispetto a quello degli uomini.

Alla fine del XIX secolo, le donne si ribellarono alla prevaricazione dell’uomo pretendendo l’estensione del diritto di voto anche alle donne.

Così nacque il movimento delle Suffragette (Regno Unito, 1872) il quale organizzò molte manifestazioni per i diritti femminili.

Anche al giorno d’oggi sono presenti molti movimenti che combattono per la parità dei sessi.

IL DIRITTO ALL’ISTRUZIONE

L’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo afferma che: ”Tutti hanno diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita e obbligatoria almeno al suo livello elementare […]. L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.”

L’istruzione dunque è un diritto fondamentale;

perché sia veramente tale, l’istruzione deve :

  • Essere gratuita e obbligatoria almeno nel suo livello di base
  • Sviluppare la personalità dell’individuo e le sue potenzialità
  • Concorrere a rafforzare i diritti e le libertà dell’individuo.

Più alti sono i livelli di istruzione più alte saranno la qualità della vita, della convivenza e della democrazia.

Infatti, i Paesi dove l’analfabetismo è diffuso sono anche i Paesi dove spesso i diritti dell’uomo non vengono rispettati.

Il diritto all’istruzione è uno dei diritti più importanti perché attraverso un’istruzione adeguata si può accedere a un lavoro appagante per la persona e utile alla società.

In questo modo la persona può partecipare attivamente alla vita sociale della sua nazione.

IL DIRITTO ALLA VITA E IL DIRITTO ALLA LIBERTÀ DI PENSIERO

Il diritto alla vita è il diritto più importante perché dando vita ad un individuo si da vita ad una nuova mente in grado di aiutare la società e il mondo che lo circonda.

Questo diritto è stato particolarmente trascurato durante la Seconda Guerra Mondiale, quando sono state compiute atrocità inaudite nei confronti delle persone.

Il diritto alla libertà di pensiero è uno dei diritti che più trascurati durante la Seconda Guerra Mondiale, ad esempio gli ebrei non erano liberi di professare liberamente la loro religione.

Questo diritto è presente non solo nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo (art.18) ma anche nella Costituzione della Repubblica Italiana (art.21).

 

Giorgia Grasso e Maria Lucrezia Pellecchia, classe II C, Scuola Santarella, a.s. 2018/19

I DAVID DI DONATELLO

La cinematografia mondiale nacque nel XIX secolo quando i cortometraggi erano in bianco e nero e muti. Essi raccontavano storie di via quotidiana, drammi e commedie comiche. Solo nei primi anni del XX secolo apparvero i film sonori: il primo fu un musical jazz nel 1927.  Invece per un film a colori si dovrà aspettare fino al 1932 con il lungometraggio Walt Disney Flowers and tree”.  

In Italia la cinematografia fu un importante strumento di propaganda per il regime fascista ma essa veniva censurata quando si trattavano questioni scomode al duce e al fascismo.  Gli attori italiani più illustri sono molti dal noto attore comico Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis, in arte Totò,  a Alberto Sordi, Roberto Benigni, Sofia Loren fino ai nostri giorni. Il 27 Marzo di ogni anno si consegnano i premi per i migliori film italiani con “Il David di Donatello”. Quest’anno, questo prestigioso premio è stato consegnato da attori premi Oscar ai vincitori con la presenza del Presidente della Repubblica Italiana Questa 64ª edizione del David è stata presentata da Carlo Conti in diretta su Rai 1. 

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Il premio per la miglior attrice non protagonista è stato consegnato a Marina Confalone con “Il vizio della speranza “.  Invece il premio come migliore attore non protagonista è stato consegnato ad Edoardo Pesce con il lungometraggio Dogman”.  Il miglior attore protagonista è stato, invece, Alessandro Borghi che ha ricevuto anche i premi per il miglior film  “Sulla mia pelle” e la miglior sceneggiatura. Invece il David per la miglior attrice protagonista è stato consegnato ad Elena Sofia Ricci.  

Questo premio è un momento importante per la cinematografia italiana poiché indica l’ apprezzamento dei film dalle persone comuni.

 

 

 Matteo Sciscioli 3D  A.S. 2018/19

BULLISMO: NOI STUDENTI DELLA SANTARELLA REGISTI E ATTORI DI UN FANTASTICO CORTOMETRAGGIO.

Coraggio, forza e amicizia sono state le parole-chiave che ci hanno ispirati per trasmettere il nostro messaggio.

Durante l’open day, noi ragazzi della 3F, abbiamo presentato un’esibizione teatrale interpretata e ideata da noi che trattava la tematica del bullismo e del Cyberbullismo, cioè della forma di bullismo che avviene tramite dispositivi elettronici ed è tra le più diffuse in questo periodo.

Questo cortometraggio aveva come obiettivo quello di denunciare questi atti che avvengono quotidianamente e che raramente vengono segnalati.

Noi ragazzi ci siamo impegnati molto per ricreare una sceneggiatura nella quale la protagonista era una ragazza della nostra età che subiva violenze verbali ma anche fisiche da un gruppetto di bulle. In questo corto si percepisce la forza dell’amicizia poiché due ragazzi la incoraggiavano a denunciare questi abusi ad adulti e insegnanti.

A noi ragazzi è piaciuto molto recitarlo perché era una tematica a noi molto vicina e volevamo incoraggiare chi subisce atti di bullismo a denunciare questi avvenimenti parlandone con i genitori. L’aiuto da parte degli amici, in questo cortometraggio, è stato fondamentale.

È stato molto bello vedere le reazioni dei bambini di scuola primaria che hanno assistito all’esibizione perché erano molto partecipi e particolarmente colpiti da questo tema.

 

FEDERICA RICCARDA LAMARCA E IVANA MARCONE 3F A.S. 2018/2019

Studenti in tv per parlare di bullismo

Una tematica molto sentita in età adolescenziale è sicuramente il bullismo che ultimamente si sta manifestando anche attraverso la rete Internet e l’utilizzo di mezzi elettronici. La diffusione di atti di bullismo e cyberbullismo sia nella scuola primaria che nella scuola secondaria preoccupa le autorità scolastiche, tanto che ci sono state da parte del ministro dell’istruzione diverse direttive, diverse campagne di sensibilizzazione per prevenire e contrastare tali fenomeni.

Prima di partecipare a questa trasmissione, qualche giorno prima, abbiamo parlato del fenomeno del bullismo sia in classe che durante un incontro che ha coinvolto tutti gli studenti delle classi seconde con il maggiore Francesco Nacca, comandante della Compagnia carabinieri di Trani. L’ufficiale, rispondendo alle nostre domande, ci ha delineato un quadro completo sul fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, fornendoci informazioni e consigli.

Giovedì 28 Febbraio  noi, come rappresentanti delle classi seconde della Scuola Secondaria di primo grado “Luigi Santarella” di Corato, accompagnati da un’insegnante,  abbiamo  partecipato alla  registrazione di una puntata della trasmissione televisiva Fatti e Misfatti” (il rotocalco settimanale di informazione giornalistica di “Video Italia Puglia” in collaborazione con “La Gazzetta del Mezzogiorno”) per trattare il tema: “Bullismo e Cyberbullismo: una nuova piaga sociale”.

In studio era presente oltre   al conduttore della trasmissione, il giornalista Giampaolo Balsamo, che ci   ha accolto calorosamente facendoci sentire subito a nostro agio, l’ospite della puntata, l’ispettore della Polizia di Stato Gennaro Lanotte, esperto di bullismo e cyberbullismo, e, in collegamento telefonico, il garante regionale dei diritti dei minori, il dottor Abbaticchio.

Prima di salire al piano superiore, nello studio dove abbiamo registrato la puntata, ci è stata data la possibilità di visitare la regia televisiva.

Quello che è stato evidenziato dagli esperti durante la trasmissione è che non bisogna mai tacere la violenza subita, le offese ricevute di persona o tramite i social network e bisogna subito rivolgersi ai genitori e agli insegnanti per informarli dell’accaduto ed eventualmente denunciare presso le autorità competenti.

I soggetti che subiscono atti di bullismo devono essere sostenuti, bisogna creare una rete protettiva intorno a loro, un fronte comune, in modo che non si sentano soli ed abbandonati. Per contrastare bullismo e cyberbullismo e per trovare una soluzione al problema, è necessaria una sinergia fra insegnanti, educatori, genitori e anche tra compagni ed è anche importante capire perché alcuni ragazzi assumano comportamenti da bulli e aiutarli, rieducarli al rispetto reciproco.

Gli stessi genitori devono dedicare più tempo ad ascoltare i propri figli e le loro esigenze, devono dialogare con loro per superare insieme eventuali difficoltà.

L’ispettore Lanotte ha presentato “YOUPOL”, un’interessante e nuova applicazione per smartphone e tablet, diffusa di recente dalle Forze dell’Ordine. Serve per segnalare e denunciare episodi di bullismo e spaccio di droga a cui si assiste ed è possibile anche inviare foto o video che riprendano tali situazioni.

Il dibattito è stato molto interessante e noi ragazzi, sebbene molto emozionati, ci siamo sentiti importanti perché coinvolti in prima persona: abbiamo infatti avuto la possibilità di porre delle domande ed avere delle risposte immediate e significative dal rappresentante delle forze dell’ordine.

Quali sono le forme di bullismo, cosa possono fare i genitori delle vittime affinché essi superino queste difficoltà, come riconoscere un atto di bullismo: ecco alcune delle domande più significative che abbiamo posto nel corso della trasmissione.

Al termine della registrazione, il rappresentante delle forze dell’ordine ci ha dato ulteriori consigli e ci ha parlato, a telecamere spente, dei pericoli del bullismo e della necessità di parlare sempre con adulti, insegnanti, genitori, educatori se si è vittime o testimoni di aggressioni fisiche e verbali nell’ambito scolastico. “Bisogna allontanare il bullo e chiedere aiuto ad una persona adulta che vi può aiutare. Mai restare in silenzio!”. Questo il prezioso consiglio a noi rivelato.

LA NOSTRA PRIMA ESPERIENZA IN TELEVISIONE

E’ un’esperienza che sicuramente non dimenticherò quando ripenserò agli anni vissuti alle scuole medie. Mi sono sentita gratificata di essere stata scelta per rappresentare la mia classe in questa trasmissione. Il giorno prima ho posto tanta attenzione al modo con cui mi sarei dovuta rivolgere all’esperto, con la consapevolezza di dover essere chiare e diretta.

Il giorno della registrazione ero molto entusiasta ma nello stesso tempo agitata, perché se da un lato c’era l’emozione di essere stata scelta, dall’altra temevo di far brutta figura a causa dell’ansia. Tutti questi miei stati d’animo sono svaniti una volta che siamo arrivati in sede, perché la curiosità di ascoltare le risposte ai nostri interrogativi ha preso il sopravvento su tutte le altre emozioni.

Questa esperienza mi ha insegnato che non bisogna rimanere indifferenti di fronte ad episodi di bullismo, ma bisogna avere il coraggio di denunciare e parlarne con gli adulti, perché da queste situazioni si può uscire solo grazie all’aiuto degli altri.

Daniela Capogna, classe II A

 

Sicuramente stare in uno studio televisivo è stato stimolante e particolare, per le tante novità come il dover guardare sempre verso la telecamera, anziché verso chi parla. Ma dopo qualche minuto mi sono subito sentita a mio agio e ho partecipato con grande interesse alla discussione. Essere  stata in Tv è stato per me davvero bello e mi ha fatto sentire più grande e in grado di parlare in pubblico e di stare di fronte alle telecamere. Nello stesso tempo è stato importante riflettere ancora una volta su un tema così attuale come quello del bullismo e scoprire alcuni aspetti che non conoscevo grazie alle risposte dell’esperto e al confronto con gli altri.

Lucrezia  Delfino,  classe II B

 

Una delle cose che sicuramente mi rimarrà impressa di questo anno scolastico è l’esperienza fatta negli studi televisivi della trasmissione “Fatti e Misfatti”: per un giorno mi sono  sentita una giovane giornalista.  Naturalmente sentire le telecamere puntate su di me incuteva una certa paura e soggezione. Mi ricordo in particolare il momento in cui il giornalista pronunciò la frase “Siamo in onda tra tre, due, uno…”

Aspettavo con ansia il mio turno per rivolgere una domanda all’Ispettore di Polizia Lanotte e speravo di non bloccarmi e fare una brutta figura. Per fortuna, invece, me la sono cavata e mi sono sentita più sollevata.

A fine trasmissione abbiamo condiviso tra di noi le nostre emozioni ed eravamo tutti felici ed eccitati!

Grazie alle conoscenze apprese anche in questo incontro credo che noi ragazzi ora siamo più consapevoli, maturi, capaci di individuare e contrastare eventuali atti di bullismo, più pronti ad aiutare e sostenere qualche nostro compagno che potrebbe trovarsi in difficoltà.

Asia  Scaringella, classe II C

 

Grandissima fu la mia emozione quando la mia professoressa di italiano mi comunicò che tra i sei prescelti c’ero anche io.  Ma, con il trascorrere delle ore, l’emozione fu presto sostituita dall’ansia che mi assalì quando arrivò il giorno in cui ci recammo negli studi televisivi di “Video Italia” per la registrazione della puntata.  “E se mi dovessi dimenticare la domanda???”… era la mia più grande preoccupazione, che mi accompagnò lungo il tragitto da scuola alla sede dell’emittente televisiva, preoccupazione che si accresceva man mano che la distanza del tragitto diminuiva.

Entrati poi nello studio, fui colpita dalla presenza di diverse telecamere e dei riflettori accesi. Mi parve strano vedere sul piccolo schermo la mia immagine.

Era arrivato il momento di iniziare, e, dopo la prova dei microfoni, ebbe inizio il countdown vero e proprio accompagnato dalla musica della sigla che mi suscitò più ansia di quanto mi aspettassi. Dopo la musichetta e dopo il via del regista Ruggiero Piombino, una spia rossa si accese sulla telecamera e capii che da quel momento in poi dovevo fissare quella telecamera che era puntata su di me. Sembrava un buco nero e, con pazienza e trepidazione, attesi il momento in cui dovevo parlare.

Ricordo perfettamente… erano le 11.50 quando stavo per avvicinare il microfono alla bocca per rivolgere la domanda al dott. Ludovico Abbaticchio, garante regionale dei diritti dei minori, in collegamento telefonico. Le ultime parole del conduttore che sentii furono “ADESSO C’E’ UNA DOMANDA DA PARTE DI UNA STUDENTESSA CHE VUOLE SENTIRE LA SUA OPINIONE” e, come in tutti i momenti ansiosi, ebbi la sensazione di aver dimenticato tutto e perso la memoria. Poi, però, avvicinai il microfono alla bocca e, dopo tanti lunghi piccoli istanti, lo passai alla mia compagna e un macigno “si sollevò” dalla mia mente. Sapevo che ora dovevo solo guardare quel “buco nero” e potermi godere la conclusione della registrazione.

“Abbiamo finito”, disse all’improvviso il conduttore. Ecco cosa mi fece rendere conto che in fondo non era tanto difficile fare l’ospite in una trasmissione televisiva. Tutta l’ansia che avevo all’inizio era stata davvero troppa. Quasi quasi, però, avrei voluto rivivere quell’oretta… sapendo però cosa mi aspettava!!!

Aurora Balsamo, II D

 

Quella mattina ero molto agitato. Il mio cuore batteva velocissimo. Le gambe mi tremavano. Provavo una sensazione di felicità e paura al tempo stesso.   Discutere in uno studio televisivo su un problema noto a noi giovani come il bullismo mi spaventava. Una volta arrivati, dopo aver osservato con occhi sbalorditi tutte le attrezzature necessarie per registrare, eravamo pronti a girare.

3,2,1… l’intervista iniziò!

Finite le riprese un grande sorriso comparve sul mio volto: dopo un primo momento di ansia, ero riuscito a rilassarmi concentrandomi sulle parole del nostro interlocutore.

Nicolò Calvi, II E

 

Prima di iniziare la ripresa ero molto ansioso: non sapevo il luogo, dove noi ci saremmo dovuti recare, non sapevo cosa fare e altri pensieri di questo tipo si riproducevano nella mia mente: “E se dimentico ciò che devo dire? E se lo dico male?”

Ad interrompere la mia immaginazione fu il giornalista che conduce il programma “Fatti e Misfatti” che ci accolse e ci accompagnò nello studio, dove noi avremmo dovuto registrare la puntata del programma televisivo: un luogo accogliente e molto raffinato. Tutto quello che noi dovevamo fare era guardare una delle tre  telecamere quando una lucina rossa si illuminava perché significava che la telecamera stava riprendendo.  Iniziata la ripresa, all’improvviso mi sentii più calmo e tranquillo e quando arrivò il mio turno posi la domanda con tono deciso e chiaro.  Non mi resi conto del passare del tempo fino a quando le telecamere si spensero: l’orologio  segnava le 11.10.

Non scorderò mai questa uscita perché mi ha permesso di realizzare il sogno di  partecipare ad un programma televisivo e mi ha fatto capire che non bisogna mai rimanere indifferenti dinanzi ad un episodio di bullismo, perché rimanere indifferenti significa essere complici.

Daniele Perrone,  II F

 

Gli alunni Daniela Capogna II A, Lucrezia Delfino II B, Asia Scaringella II C, Aurora Balsamo II D, Nicolò Calvi II E, Daniele Perrone II F, Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Alla Santarella si parla di bullismo e cyberbullismo

Anche quest’anno all’Istituto Comprensivo “L. Santarella” gli alunni delle classi seconde hanno discusso di bullismo e cyberbullismo. Per questo i docenti e la Dirigente scolastica hanno pensato di invitare a scuola le forze dell’ordine, per chiedere loro di parlarci del fenomeno, dandoci magari qualche consiglio.

Il 24 febbraio di quest’anno è venuto a trovarci il maresciallo Francesco Nacca, Comandante della Compagnia Carabinieri di Trani.

Prima delle nostre domande ha spiegato l’importanza della tutela della nostra privacy, del corretto utilizzo dei social media e soprattutto del saper preservare la propria persona.

Il bullismo è una forma fisica e psicologica di violenza dove un individuo viene sottoposto a umiliazioni e maltrattamenti.

Il cyberbullismo è una forma diversa e ancora più pericolosa del bullismo, in cui il bullo usa lo schermo del proprio pc per far del male, offendendo, facendo girare video e foto della persona presa di mira, certo di non poter essere scoperto.

E invece non è così!

La Polizia Postale può usare una serie di sistemi per smascherare chi si nasconde dietro nick name inoffensivi e profili amichevoli e simpatici…

Una delle tante domande poste al maresciallo è stata di una nostra compagna di classe, che ha chiesto se una ragazza vittima di abusi può essere certa di essere aiutata dalle forze dell’ordine, se può fidarsi nel caso di una sua denuncia di abuso.

Il Comandante Nacca ha risposto che non solo può e deve fidarsi ma ci ha spiegato anche cosa accade quando arriva una denuncia di abusi, quali protezioni scattano immediatamente per tutelare la vittima a tutti i livelli.

Il consiglio più importante che ci ha dato è stato soprattutto uno: parlare!

Parlare con i genitori, parlare con i docenti, parlare con le persone care a cui siamo affidati, per tessere insieme una rete di amicizia e di protezione intorno a noi, in modo da non essere mai da soli a vivere le situazioni spiacevoli che potrebbero accadere.

È stato un incontro molto importante per tutti noi alunni, un’occasione di discussione e di riflessione su un tema che purtroppo riguarda noi ragazzi.

Eravamo tutti in silenzio, ci sono state moltissime domande e ci siamo sentiti tutti più uniti nella volontà di combattere contro questi terribili fenomeni!

Maria Barile, Flavia Bevilacqua, Daniela Capogna, classe II A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

 

 

 

PROFUGHI DI LIBERTÀ

Sulla Terra vivono circa 7 miliardi di persone, un mix di culture e tradizioni che rendono il nostro pianeta ricco di diversità. Nella storia si sono verificati alcuni eventi che hanno avuto conseguenze negative sulla popolazione mondiale. 

Una delle conseguenze è l’arrivo di persone di culture e usanze diverse che partono dal proprio Paese in cerca di “UNA VITA MIGLIORE”. Questo fenomeno è chiamato “migrazione” e riguarda principalmente i Paesi in via di sviluppo, causato da svariate ragioni come: conflitti interni, crisi economiche, mancanza di lavoro, persecuzioni religiose, disastri naturali, ragioni politiche e ragioni d’istruzione. Questo fenomeno ha radici molto remote: infatti sin dagli albori, gli uomini si spostavano da un continente all’altro in cerca di viveri e animali da cacciare. 

Nel corso dei secoli, le migrazioni si sono sempre più intensificate. In Italia i fenomeni migratori si svilupparono sin dai primi anni del 1900 dove con la prima guerra mondiale ormai alle porte, molti connazionali decisero di lasciare questo Paese che offriva poche opportunità economiche e sociali. La stessa cosa successe nel secondo dopoguerra, quando l’Europa, dilaniata dal conflitto, iniziò a spopolarsi a causa dei civili che, spinti dalle carestie e dalla crisi economica, si spostarono verso nazioni meno danneggiate dal secondo conflitto mondiale come gli U.S.A. o alcuni Paesi dell’America latina. Ai nostri giorni alcune popolazioni africane, ferite dalla guerra civile tra Stato e milizie estremiste come ISIS, scappano dalle proprie nazioni verso l’Europa via mare con barconi malandati con i quali solcano le acque del Mediterraneo. I continui flussi migratori però, sono stati argomento di discussione tra i politici.

Ma un emigrato straniero, può assumere la cittadinanza Italiana? 

A riguardo sono state create delle leggi che affermano che un emigrato straniero proveniente da un Paese fuori Europa per assumere la cittadinanza Italiana e godere dei suoi privilegi deve rimanere nel territorio Italico per almeno 10 anni. Mentre gli immigrati europei devono permanere in Italia per 3 anni.  La nostra Costituzione approva una norma chiamata “IUS SANGUIS” la quale afferma che per diventare cittadino di un determinato Stato, bisogna nascere da genitori che hanno la cittadinanza di quello Stato in questione.  

“Si parla di razzismo perché c’è molta non conoscenza dell’altro, bisogna abbattere i muri o aumentano le differenze. L’immigrazione è una ricchezza” Cécile Kyenge.

 

Sciscioli Matteo 3D, Tota Angelo 2E, Mastrototaro Davide 3C. 

UNA CORSA DI EMOZIONI

Per molti lo sport è sinonimo di vittoria, trionfo,  successo…

Per me non è così.

Lo sport è passione. È un rifugio. È sacrificio.

Soprattutto è LIBERTÀ.

È libertà di esprimersi, di lottare per i propri sogni, di divertirsi senza un vero motivo, semplicemente per il piacere di farlo…

Ed è proprio questo che abbiamo dimostrato, noi ragazze della scuola “L. Santarella”, partecipando alla corsa campestre tenutasi il 31 gennaio presso la “Masseria Vero” a Paolo del Colle-Palombaio.

Sin dall’inizio il nostro unico obbiettivo è stato quello di affrontare la gara in modo sereno, divertendoci e dando il meglio di noi.

C’erano diverse categorie:

  • categoria ragazze;
  • categoria ragazzi;
  • categoria cadetti;
  • categoria cadette.

Questi gruppi valevano sia per la provincia BAT, che per la provincia di Bari.

Noi eravamo una squadra di quattro ragazze e facevamo parte della categoria CADETTE (BA).

Inizialmente eravamo un po’ intimorite dal gran numero di partecipanti alla gara, ma, non appena è iniziata la corsa, ci siamo dimenticate di tutto…

Le nostre gambe si muovevano come saette e i nostri occhi erano in continua ricerca del traguardo.

Arrivata a fine percorso ero sfinita, ma ce l’avevo fatta.

Ammetto che quei mille metri percorsi sono stati davvero faticosi, ma noi eravamo soddisfatte.

Non ci importava del risultato, eravamo consapevoli di esserci impegnate al massimo.

Arrivato il momento della premiazione, è stato stupendo per noi e per i nostri professori scoprire che eravamo arrivate terze come squadra a livello provinciale.

Ci hanno consegnato una medaglia e si sono congratulati con noi.

Niente è paragonabile alla gioia che si prova quando si  corre, con il vento che ti sfiora i capelli e il sole che ti illumina il volto… Ed è proprio per questo che in uno sport bisogna cercare di emozionarsi e non si deve avere come unico obbiettivo la vittoria.

Noi non abbiamo vinto solo una medaglia, ma soprattutto il ricordo di una corsa di emozioni.

 

Maria Elena Varesano, Classe II C, Scuola “Santarella”, a.s. 2018/2019

Il nostro “Giorno della Memoria”

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate: anche la nostra.”, Primo Levi

Il giorno 24/03/19 noi alunni della classe III E con la docente di religione, dopo aver approfondito lo studio della Shoah, abbiamo realizzato in gruppo alcuni cartelloni riguardanti questo scempio.
Ogni alunno ha sfruttato le proprie abilità disegnando, scrivendo e ingegnandosi per trovare il modo più creativo per ricordare quest’orrore della storia.


Durante la seconda guerra mondiale approssimativamente morirono, in tre anni, circa sei milioni di ebrei senza un preciso motivo, o meglio per motivazioni che non seguono un senso logico: infatti, il nazista è convinto che esistano “razze” superiori e “razze” inferiori e quella ebrea è considerata la peggiore di tutte.

 

A scuola abbiamo imparato non solo a conoscere i vari avvenimenti storici che portarono all’ascesa del nazismo e alla promulgazione delle leggi razziali, ma abbiamo imparato anche a vedere le cose dal lato umano, guardando film e leggendo testimonianze di uomini e donne che avevano visto cosa stava accadendo nella società del tempo. Ma del resto non serve guardare lontano per ricordare, basta semplicemente chiedere a qualche persona più anziana e guardare i loro occhi pieni di lacrime: noteremo che portano ancora il segno di ciò che è accaduto.
I bambini, le donne e gli anziani venivano uccisi subito mentre gli uomini più forti venivano sfruttati fino alla morte.

Carne da macello, rifiuti umani senza più dignità né sembianze umane; ecco come erano ridotti gli ebrei e con loro anche i “non puri”. Sono stati scritti libri interi su questo tema e girati molti film, per cui non pretendiamo di poter trasmettere l’immensità di questa tragedia in queste poche righe, ma di poter aiutare a non far dimenticare. Nessuno è colpevole perché diverso nella cultura, nell’aspetto, nelle origini…

E tutti gli esseri umani sono uguali e appartengono ad un’unica razza, quella “umana”.

 

 

“Tutti noi abbiamo il diritto di vivere bene in questo mondo senza sentirci inferiori o sottomessi e di conseguenza abbiamo il dovere di rispettare gli altri.”, Liliana Segre.

Nel 2000 è stato istituito il “Giorno della Memoria” per far sì che non si spenga il ricordo di ciò che è accaduto e fare in modo che questi episodi non si ripetano mai più. Infatti, nessuno può essere ritenuto diverso, perché ognuno serve a costruire il puzzle del mondo.

Classe III E Scuola Santarella, a.s. 2018/19