EMERGENZA CLIMA: UNA BATTAGLIA DA VINCERE AD OGNI COSTO

“Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia urgente e potenzialmente irreversibile per le società umane e per il pianeta. Richiede, pertanto, la massima cooperazione di tutti i paesi con l’obiettivo di accelerare la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra”.

Questa è la premessa fondamentale dell’Accordo di Parigi sul clima approvato nel corso della Conferenza tenutasi a Parigi nel dicembre 2015. Per poter entrare in vigore nel 2020, l’accordo deve essere ratificato da almeno 55 Stati che rappresentano il 55% delle emissioni mondiali di gas.

Molti Paesi ricchi e potenti, però, rimangono ancora indifferenti e silenziosi di fronte all’emergenza climatica. Paesi come India, Cina e Turchia si pongono addirittura l’obiettivo di aumentare le centrali a carbone che sono molto dannose per l’ambiente.

Proprio per la necessità e l’urgenza di provvedimenti seri e drastici, il 23 settembre 2019 a New York si è tenuto un Summit di Azione sul clima delle Nazioni Unite e la protagonista del vertice è stata Greta Thunberg, la sedicenne attivista ambientalista che ormai da più di un anno combatte instancabilmente per la salvezza del nostro pianeta, per la salvezza della generazione presente e di quella futura.

Lei è molto arrabbiata e delusa, nessuno ascolta ciò che la scienza afferma da anni: la minaccia di cambiamenti climatici porterà presto alla distruzione dell’equilibrio ambientale, bloccherà inevitabilmente lo sviluppo di molti settori come quello dell’agricoltura, causerà la sofferenza e la morte di molte persone, porterà i popoli alla guerra per poter avere  il prezioso “oro blu”, l’acqua.

Greta dà un esempio concreto a tutti, ai giovani e ai ragazzi della nostra età.

Un anno fa, nell’agosto 2018, invece di andare a scuola, protestava da sola di fronte al Parlamento svedese di Stoccolma, con il cartello “Sciopero per il clima” tra le mani.

Con la sua voce, la sua tenacia, la sua determinazione Greta pian piano è riuscita a contagiare tanti giovani che oggi seguono il suo esempio e protestano sulle strade di tutto il mondo. Oggi Greta non è più sola ed è considerata la leader del movimento giovanile #FridaysForFuture, che si batte affinché siano intraprese azioni di governo e di organizzazione internazionale più efficaci nel contenere gli effetti del collasso climatico e dell’estinzione di massa del vivente oggi in corso.

Greta si sente costretta ad agire, dato che le nazioni ricche, i politici al governo che non si impegnano a contrastare il cambiamento climatico. Le sue parole risuonano forti e chiare:

Mi avete rubato i sogni e l’infanzia con le vostre parole vuote. E io sono una delle più fortunate. Le persone stanno soffrendo. Le persone stanno morendo. Interi ecosistemi sono al collasso. Siamo all’inizio di un’estinzione di massa. E tutto quello di cui parlate sono i soldi e le favole dell’eterna crescita economica. Come osate?!

Non deve essere solo una preoccupazione di Greta, ma di tutti i giovani, di tutta l’umanità.

Anche il Papa ha lanciato diversi appelli invitando tutti ad assumersi le proprie responsabilità, invitando i politici a “destinare maggiori risorse umane, finanziarie e tecnologiche per limitare gli effetti negativi del cambiamento climatico e aiutare le popolazioni più deboli e vulnerabili che soffrono maggiormente”.

Al Summit del 23 settembre, 66 Stati hanno ascoltato il grido di allarme dei giovani e hanno promesso riduzione dei gas serra, stop all’uso dei combustibili fossili e passaggio ad energie pulite e rinnovabili, entro il 2050. Non deve essere però un impegno “fluido”, ma una gara, una battaglia da vincere a tutti i costi e per il bene di tutti.

È una lotta contro il tempo, una lotta da portare avanti tutti insieme, “uniti ed inarrestabili”, in ogni momento della nostra vita quotidiana.Ciascuno di noi, nel proprio piccolo, con la propria buona volontà, i mezzi a disposizione e le proprie energie può e deve dare il suo contributo, deve far sentire la propria voce e deve essere di esempio per gli altri.

Non tutto è perduto, c’è ancora una speranza, ma dobbiamo correre, molto più velocemente del cambiamento climatico: questa è la sfida che ci aspetta.

Antonella Petrone, classe II C, Scuola “Santarella”, A. s. 2019/2020

 

Cartelloni per ricordare

Ricordare i martiri.

È questo che ci ha spinto a mettere su carta le testimonianze delle persone che sono morte per i loro ideali, confrontandoli con quelli di ieri e di oggi.  Aiutati dalla professoressa abbiamo ricercato informazioni sulla vita di persone speciali nella vita quotidiana.

Persone normali che hanno lasciato un segno nella nostra comunità sacrificandosi nell’anima e nel corpo.

Dividendoci in gruppi abbiamo approfondito la vita di questi uomini straordinari del passato e del presente. Associando ad ogni martire una breve storia della sua vita, abbiamo compreso gli ideali per cui combattevano.

Santo Stefano, San Sebastiano, San Paolo, Anna Frank, Iqbal Masih, Falcone e Borsellino.

Sono solo alcuni dei tanti martiri che hanno fatto la storia.

Un lavoro per noi molto interessante e coinvolgente, che ci ha fatto conoscere meglio persone di cui già sapevamo e incontrare per la prima volta uomini e donne che hanno reso il mondo un luogo migliore anche per noi, per le generazioni future.

Irene Cusanno, Giuliano Graziano , Maria Chiara Liso, Maria Lucrezia Pellecchia, Matteo Roselli, classe II C Scuola Santarella, a.s. 2018/19

Cristiano Ronaldo, il nostro campione!

Cristiano Ronaldo è un famosissimo calciatore che ha fatto parte di quattro squadre:

Sporting Lisbona

Manchester United

Real Madrid

Juventus

STAGIONE NELLO SPORTING

Stagione 1995-2003

Cristiano Ronaldo Cresce nell’Andorinha, dove comincia a giocare all’età di 7 anni.  Nel 1995 si trasferisce al Nacional, che ne rileva le prestazioni in cambio di due mute di divise nuove. Due anni più tardi, a 12 anni, approda allo Sporting Lisbona in cambio di € 12 000, divenendo il ragazzino più pagato del Paese. Gioca per cinque anni nelle giovanili della squadra e dimostra presto il proprio talento.

 

STAGIONE NEL MANCHESTER UNITED

Stagione 2003-2009

Il 13 agosto 2003 Cristiano Ronaldo si trasferisce al Manchester United per 12,24 milioni di sterline.

Chiede di vestire la maglia numero 28, per evitare pressioni ed eventuali paragoni nel caso scegliesse la numero 7, storicamente amata dai tifosi del Manchester, essendo stata in passato di campioni come George Best, Bryan Robson,  ma in seguito viene convinto ad indossare la maglia N.7.

A fine stagione si laurea capocannoniere  con 31 gol in 34 partite della Premier League che gli consentono di vincere la Scarpa d’oro 2008, con 62 punti.

Il 21 dicembre 2008 vince con la propria squadra la Coppa del mondo per club FIFA 2008. Termina l’avventura con la maglia dello United segnando 118 gol in 292 partite e vincendo in quattro occasioni il premio FA Premier League Player of the Month.

 

STAGIONE NEL REAL MADRID

 

Stagione 2009-2012

L’11 giugno 2009 il Manchester United annuncia di aver accettato l’offerta di 80 milioni di sterline da parte del Real Madrid.

Quindici giorni dopo il club madrileno annuncia di aver ufficialmente siglato l’accordo con il Manchester United per il trasferimento di Cristiano Ronaldo in Spagna a partire dal 1º luglio.

Presa la maglia numero 9 nella Liga 2009, conclude la stagione con 35 presenze e 33 reti, il 20 aprile

2011 il Real si aggiudica la Coppa del Re, superando in finale il Barcellona grazie a una rete di Ronaldo nei supplementari e il 4 novembre riceve per la seconda volta la Scarpa d’oro come miglior cannoniere europeo della passata stagione.

 

 

Stagione 2012-2015

Il 29 agosto 2012 vince la Supercoppa di Spagna. Il 13 gennaio 2014 vince il suo secondo Pallone d’oro in carriera.

Il 24 maggio 2014 il Real si impone 4-1 in finale di Champions contro l’Atlético Madrid, vincendo la decima Coppa dei Campioni della sua storia e il 12 gennaio 2015 conquista il terzo Pallone d’oro in carriera.

 

Stagione 2015-2018

Il 28 maggio 2016 realizza l’ultimo rigore che consente al Real Madrid di vincere la propria undicesima Champions League: per il portoghese si tratta del terzo successo nella competizione. Inoltre, con 16 gol in 12 incontri di Champions, Cristiano Ronaldo ottiene il suo quinto titolo di capocannoniere. Termina la stagione con un altro record: andato a segno per più di 50 volte in competizioni ufficiali in sei stagioni consecutive.

Nel corso della stagione si aggiudica il Mondiale per club, la Liga e la Champions League in finale contro la Juventus . Si laurea capocannoniere del torneo per la quinta stagione consecutiva, con un bottino di 12 gol. Inizia la stagione 2017-2018 vincendo la Supercoppa UEFA, contro il Manchester United (2-1).  In campionato, segna in tutte e sei le giornate della fase a gironi. Il 7 dicembre 2017 si aggiudica il Pallone d’oro per la quinta volta in carriera.

A dicembre vince la sua quarta Coppa del mondo per club; Ronaldo segna un gol in semifinale con l’Al-Jazira (2-1) e uno finale con il Grêmio, divenendo al contempo il miglior marcatore di sempre della competizione con 7 reti.

 

STAGIONE NELLA JUVENTUS

 

Stagione 2018-2019

Il 10 luglio 2018 è annunciato il suo trasferimento a titolo definitivo alla Juventus a fronte di un corrispettivo pari a 100 milioni di euro. che ne fanno il trasferimento più oneroso della storia della Serie A. Il 16 gennaio 2019 la sua rete a Gedda risulta decisiva per la vittoria della Supercoppa italiana contro il Milan, primo trofeo vinto da Ronaldo con la maglia bianconera, il 20 aprile 2019, grazie alla vittoria casalinga sulla Fiorentina per 2-1, conquista con cinque giornate di anticipo il suo primo campionato italiano. Il 27 aprile durante la partita contro l’Inter valevole per la trentaquattresima giornata di campionato sigla il gol numero 600 in carriera con squadre di club.

 

Caratteristiche tecniche

È dotato di grande velocità palla al piede con una velocità massima di 33,6 km/h. Dotato di una grande tecnica individuale, tra cui dribbling, doppi passi,  rapidi cambi di direzione e la cosiddetta rabona. Destro naturale, è in grado di calciare con entrambi i piedi. Giocatore polivalente, capace di giocare su entrambe le fasce o anche al centro, si definisce un’ala, ma può ricoprire anche il ruolo di centravanti grazie alle sue capacità di accentrarsi e di effettuare inserimenti in area dalla fascia sinistra. È spesso autore di cross dalla fascia, ma ha anche uno spiccato senso del gol e sa segnare sia di piede sia di testa, anche con tiri potenti da fuori area. Dotato di tempismo, forza fisica, un ottimo senso della posizione e di uno stacco notevole, eccelle nel gioco aereo. Nel novero delle sue abilità rientrano infine i calci piazzati: è un ottimo rigorista e tiratore di punizioni.

La nostra opinione su

CRISTIANO RONALDO

Cristiano Ronaldo è uno fra i  migliori giocatori del mondo.

È un giocatore che mi piace perché ha dimostrato il suo talento nel calcio, ottenendo fino ad ora 600 gol, cinque palloni d’oro in carriera.

È  il mio giocatore  preferito tra tutti quelli della  Juventus e vorrei diventare come lui.

Ho scelto di parlare di lui perché dall’agosto dell’anno scorso è entrato a far parte della Juventus, che è la mia squadra italiana preferita.

 

Christian Di Tullio e Michele Dai, classe I Scuola Santarella, a.s. 2018/19

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INCONTRO STRORDINARIO A BARI: il Papa e i capi delle chiese mediorientali pregano insieme per la pace

Bari, 7 Luglio 2018: si sta svolgendo ora un evento che sarà ricordato per sempre in tutto il mondo, l’incontro ecumenico di preghiera del Papa con i patriarchi e i capi delle chiese del Medio Oriente. Tanta emozione tra la folla di fedeli in attesa sin dal mattino presto.

È stato proprio il Papa a scegliere la città di Bari per l’incontro, perché è la città di San Nicola e perché è la porta che unisce l’Occidente con l’Oriente, i cristiani cattolici con i cristiani ortodossi.

In Largo Giannella, sul lungomare di Bari, si è pregato insieme, in tante lingue diverse: italiano, inglese, francese, greco, arabo, armeno e assiro. Le parole del Papa hanno fatto riflettere tutti, sia chi le ha ascoltate dal vivo sia chi ha seguito attraverso la televisione o la radio: “Abbiamo all’orizzonte il mare e ci sentiamo rivolti con il cuore al Medio Oriente, crocevia di civiltà. Preghiamo per la pace che i potenti in terra non sono ancora riusciti a trovare… L’indifferenza uccide e noi vogliamo essere voce che contrasta l’omicidio dell’indifferenza. Vogliamo dare voce a chi non ha voce, a chi può solo inghiottire lacrime, perché il Medio Oriente oggi piange, soffre e tace, mentre altri lo calpestano in cerca di potere e ricchezze”.

In Medio Oriente ci sono guerre, violenze e distruzione e tutto questo è accaduto nel silenzio di tutti i cittadini; proprio per questo motivo il Papa ha paura che i cristiani possano essere cancellati dal Medio Oriente, rovinando il volto stesso della regione, perché “un Medio Oriente senza cristiani non sarebbe Medio Oriente”.I cristiani sono luce del mondo e devono illuminare le tenebre, devono distruggere l’odio e la malvagità e portare nei popoli pace e amore; quando ciascuno di noi rivolge una preghiera al Signore e quando, senza pensare al proprio interesse, aiuta un fratello o una sorella a rialzarsi e a ritrovare la forza di andare avanti, allora “arde e risplende il fuoco dello Spirito”, lo Spirito di umanità, Spirito di unione, Spirito di pace.

Al termine dell’incontro di preghiera comune, il Papa e i Patriarchi sono ritornati alla Basilica di San Nicola per un dialogo a porte chiuse.

Il Papa e gli altri capi religiosi hanno parlato al cuore di tutti noi, piccoli e grandi, è importante che ciascuno di noi, nel proprio piccolo, si impegni a portare la pace, il perdono, ad aiutare gli altri in difficoltà.

Noi, anche attraverso le nostre parrocchie e le associazioni umanitarie, dobbiamo dar da mangiare e da bere a chi ha fame e sete di giustizia, dobbiamo aiutare i perseguitati, i bambini poveri che non hanno una casa, del cibo, una famiglia, in modo che possano avere un futuro migliore.

Antonella Petrone, Classe V C, Scuola Primaria “Cifarelli”, A.s. 2017/2018

Murales di Piazza di Vagno

Il  15 Gennaio 2018 la redazione del S@ntarellino ha incontrato la Dott.ssa  Marina Labartino che ha esposto loro la storia del Murales di Piazza Di Vagno.

Ha spiegato loro che Luis Gomez, nato in Sudamerica e cresciuto a Roma, in Italia, dopo aver fatto esperimenti su tela ha cominciato a rappresentare sui muri opere di grandissime dimensioni riguardo alla mitologia classica e alla storia.

La persona raffigurata sul muro è Giuseppe di Vagno che difendeva i contadini e i braccianti.   

Egli convinse Giolitti (un politico italiano di inizio Novecento) a costruire l’acquedotto pugliese perché l’Italia meridionale viveva una grave carenza di acqua.

Prende parte alla Prima Guerra Mondiale col grado di caporale. Terminato il conflitto, riprende la sua attività di sostegno in favore dei braccianti, in particolar modo di quelli imputati di reati ai danni dei latifondisti locali. 

Nel 1920 viene nominato direttore dell’organo della Federazione socialista di Bari Puglia Rossa.

Una sera di settembre del 1921 subì l’ennesimo agguato di un gruppo di squadristi fascisti guidato da Peppino Caradonna, in cui colpito alla schiena con tre colpi di pistola.

Gli assassini furono individuati e processati, ma non subirono alcuna condanna in seguito all’amnistia voluta da Mussolini per i “crimini in favore dello stato fascista”.

Il murales che lo raffigura si trova sulla facciata di un palazzo che sovrasta l’attuale piazza a lui denominata e dove ora sono presenti dei lavori di ristrutturazione urbanistica. In Piazza di Vagno si affacciava l’ingresso principale del palazzo Ducale, palazzo demolito in seguito al dissesto idrogeologico del 1922 e di cui resta ancora un meraviglioso portale.

Il palazzo dava le spalle alla Chiesa del Monte di Pietà, la chiesa dei nobili coratini. Proprio in questa Piazza, un tempo si svolgeva il mercato. Nel murales il velo nero rappresenta i fascisti e le tre frecce sono i colpi di pistola con cui fu ucciso di Vagno.

E’ stato un pomeriggio fantastico con la Dott.ssa Marina Labartino che ci ha raccontato tutta questa meravigliosa storia su Piazza di Vagno di cui prima non eravamo a conoscenza!

Daniela Capogna IA, Miriana Galeota III E (Santarella, a.s. 2017/18)

 

Il nostro “patrimonio artistico”

Le parole sono come pietre, bisogna fare attenzione a usarle”. Così è iniziato il discorso di MarinLabartino, la direttrice del mensile di Corato “Lo Stradone”: il 15 Gennaio c’è stato infatti l’incontro fra la redazione del S@ntarellino e la giornalista. La dottoressa Labartino ci ha parlato della storia di Corato: all’inizio del 1900 la città era molto ricca di palazzi, chiese come la Chiesa Maddalena o arciconfraternite. All’interno di queste costruzioni erano custodite opere d’arte che forse potrebbero aver avuto grande valore ma di cui non si conserva traccia. Corato era una città medievale circondata da mura, ed erano presenti importanti conventi. Uno di questi  era il convento dei frati francescani che occupava l’intera piazza Di Vagno. Di quell’immensa costruzione ora rimane solo una colonna che si trova attualmente all’interno di un’attività privata. Altre chiese furono abbattute dallo Stato Napoleonico. Purtroppo il dissesto idrogeologico ha portato via tutto, ha reso Corato una città povera di arte. Corato era anche molto ricca di cappelle. 

Una delle poche opere che ci è rimasta, e non è considerata come una vera e propria opera d’arte, è il murales dell’artista Gomez che ha dipinto Giuseppe Di Vagno, un politico che difendeva i lavoratori e che fu ucciso il 26 settembre 1921 durante un comizio. Gomez è stato grande a rappresentare la scena con molta poesia: sulla facciata di un palazzo è rappresentato il volto di Di Vagno in bianco e nero. Quel bianco e nero rappresenta la sua uccisione e il suo sogno che venne spezzato; in basso c’è un mazzo di fiori che rappresenta la speranza alla quale Di Vagno aveva dedicato la propria vita. Palazzi, chiese, confraternite, tutto spazzato via dal dissesto idrogeologico ma anche dal Comune, che con lo spreco di acqua delle fontane e con tutta l’umidità accumulata ha contribuito a causare la tragedia. “Ci siamo mangiati dei gioielli“, diceva Marina Labartino, opere che forse avrebbero reso la nostra città migliore, perché avrebbe accolto molti più turisti e noi ci saremmo sentiti parte di una città più ricca dal punto di vista artistico grazie a tutte le opere che invece sono state spazzate via. Ma non tutti si dimenticano della nostra storia. Il Museo della Città e del Territorio di Corato conserva infatti dei resti del “Palazzo Nuovo” sono stati ritrovati anche affreschi che assomigliavano alle opere di un artista molto famoso. Tutto questo noi non dobbiamo dimenticarlo e dobbiamo immaginare la nostra città, con tutti i palazzi e le chiese, di cui ora rimangono solo alcuni resti, come una città estremamente interessante dal punto di vista artistico, che secondo me dovrebbe essere ammirata da tutti i coratini e non solo. 

Pierluigi Palagiano, classe II A, Santarella, a.s.2017/18

Un’esperienza significativa alla scuola “Santarella”

Il 30 novembre 2017, in occasione dell’Open Day della nostra scuola, noi alunni di III A e di III E abbiamo presentato e illustrato una mostra, allestita vicino al busto di Luigi Santarella, l’ingegnere a cui è intitolata la scuola. Questa mostra è stata il risultato di attività laboratoriali che si sono svolte nelle classi terze, nate dal progetto in rete “La Storia: Nuovi Orizzonti”, in collaborazione con l’Istituto Tecnico “Tannoia”, le scuole primarie e medie di Corato e l’Università degli Studi di Bari.

Ai genitori e agli alunni delle quinte elementari abbiamo illustrato i contenuti dei cartelloni esposti alle pareti, realizzati da alunni di prima: su un cartellone sono descritti i luoghi e gli edifici di Corato collegati alla figura di Luigi Santarella e visitati dai ragazzi durante un’uscita didattica. Su un altro cartellone sono state ricostruite le vicende biografiche del famoso ingegnere a cui è intitolata la nostra scuola.

Abbiamo, inoltre, illustrato e descritto i documenti su cui si era basata la nostra ricerca storica. Divisi in piccoli gruppi e in forma laboratoriale, abbiamo imparato a leggere i documenti, a confrontarci e a ricostruire il contesto storico. Mentre esponevamo tutto questo, scorrevano le diapositive di un Power-Point che abbiamo realizzato per documentare le varie fasi delle attività. Tali diapositive erano accompagnate dal piacevole suono di musiche degli anni ’30 e ’40.

Molti genitori e i loro figli si sono avvicinati incuriositi ai tavoli dove erano esposti tali documenti e hanno potuto osservare pagelle risalenti agli anni tra il 1922/23 e il secondo dopoguerra e i documenti, forniti dal prof. Pasquale Tandoi o conservati nell’Archivio della Scuola Santarella, relativi alla storia della scuola negli anni dal 1940/41 (nascita ufficiale della Scuola Media) fino al 1950 (anno in cui la scuola, a guerra conclusa, affronta tutti i problemi della ricostruzione ma insieme vive le novità sostanziali, in termini di democrazia, portate dalla Costituzione Repubblicana).

Oltre alle pagelle e agli altri documenti, il pubblico ha potuto ammirare le foto di scolaresche degli anni passati, riscontrando molte differenze rispetto alle scolaresche attuali, sia negli atteggiamenti che nell’abbigliamento.

Ha potuto osservare anche oggetti appartenenti alla realtà scolastica del passato, come calamai, pennini, nettapennini, una macchina da scrivere, quaderni, libri, pellicole di lezioni e altro. In particolare, i bambini sono rimasti colpiti dagli oggetti scolastici che non avevano mai visto dal vivo!

Questa esperienza è stata per noi molto importante perché ci siamo messi alla prova parlando di fronte ad adulti che non conoscevamo e perché abbiamo potuto socializzare un’esperienza per noi significativa, che ci ha permesso di imparare divertendoci e di riflettere sul nostro passato, cogliendo in esso le radici del presente.

 

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Giancarlo Bove, Domenico Cimadomo, Gabriele Di Bartolomeo, Simona Tosti, classi III E e III A, Scuola Santarella, a.s. 2017/18

Un film… per riflettere

“…Il rosso…? Il rosso…è come il fuoco, è come il cielo e il sole al tramonto!”

Questa è una delle più belle frasi che rappresenta e descrive un film che non solo fa riflettere, ma trasporta chi lo sta guardando in un’altra realtà; una realtà molto vicina ai nostri giorni, ma lontana dal cuore di molte persone.

Questo e molto di più si trova in “Rosso come il cielo”, un film che racconta la storia di Mirco Mencacci, un bambino, oggi uomo, che ha perso la vista in un incidente domestico.

Il suo percorso scolastico si tramuta nella sfida ardua contro i suoi stessi limiti.

Riuscirà il protagonista a inseguire i suoi sogni nonostante il perfido direttore e le insensibili suore dell’Istituto in cui vive? Riuscirà a vincere la cecità interiore di chi non comprende le sue potenzialità?

La pellicola racchiude emozioni, sentimenti, ma non solo; rende testimoni di ciò che purtroppo accade nel mondo e che bisogna affrontare con serietà, ma soprattutto con coraggio.

Le scene più significative del film conducono alla conclusione che tutti siamo diversi, ma ognuno – con le sue peculiarità – può esprimere ciò che prova.

Certo, tutti hanno un modo particolare di farlo: con le mani, con gli occhi, con i gesti…, ma tutti primo o poi possono riuscire ad esprimere sé stessi come scintille colorate di un immenso disegno.

Maria Elena Varesano, classe I C, Scuola Secondaria “Santarella”, A.S. 2017-2018

 

MISCELLANEA DI FIABE

IL GIGANTE EGOISTA E IL PRINCIPE FELICE

C’era una volta un gigante egoista che aveva un gran giardino con una vasta vegetazione di fiori, alberi ,alberi  da frutto,  alcune  stalle e recinti con cavalli, galline, mucche e alcuni cani.

Nel giardino ci giocavano molti bambini ma lui non voleva il chiasso e ogni giorno li cacciava.

Un giorno mentre cacciava i bambini trovò un piedistallo alto con una statua rifinita in foglie d’oro, occhi di zaffiri e una spada con un rubino incastonato. Il gigante pensò e disse: “Potrò venderla e con il ricavato alzerò le mura.”

Però mentre la spostava gli cadde una goccia sulla testa.

“Strano non c’è neanche una nuvola in cielo.” – pensò. Poi un’altra: “Uffa!”.

Poi la terza: “Ora basta!”

Entrò nel suo garage e la statua era tutta bagnata: “Che c’è?” Chiese il gigante e la statua rispose: “Piango per la tua cattiveria verso quei bambini.”

Il gigante disse: “Ma io non voglio il chiasso.”

E il principe: “Vedi quel bambino quasi nudo? È stato abbandonato dalla sua famiglia, va da lui e portagli  il rubino della mia spada.”

“Ok!”- rispose il gigante.

Quando tornò si sentì più caldo e andò a dormire.

Il giorno dopo il gigante stava spostando la statua del principe e il principe gli disse: “Aspetta, vedi quei due gemelli infreddoliti? Sono orfani, porta loro i miei due zaffiri cosi potranno mangiare.”

“Ok!”- rispose il gigante.

Il giorno dopo il gigante si svegliò a causa del chiasso che tutti i poveri con asce e forconi facevano protestando: “Dacci le pietre preziose”.

Il principe disse: “Porta ad ognuno di loro una foglia d’oro.”  Eil gigante lo fece.

Ormai il principe non valeva più niente  ma il gigante ormai gli era affezionato.

Due anni dopo il gigante morì, la casa venne distrutta e la statua demolita tranne il suo cuore che fu messo nella tomba del gigante.

 

Centonze Emanuele, classe I C – a.s. 2016/17

D COME DONNA

Come d’abitudine ormai, anche quest’anno, il corso D ha realizzato un progetto comune.

Quest’anno il nostro progetto dal titolo “D come Donna”, verteva sulle condizioni nelle quali la donna in tutto il mondo, sin dai tempi più remoti, è obbligata a vivere. Però la donna non si arrende e, nonostante sia sottoposta anche a violenze, a restrizioni e a divieti, al momento opportuno sa tirar fuori le sue capacità per dimostrare di essere una vera guerriera.

Sin dall’inizio dell’anno scolastico, abbiamo azionato l’enorme macchina del corso D: la 1^, la 2^ e la 3^ D si sono attivamente impegnate per ricercare più notizie possibili riguardo alle donne che ogni professore aveva selezionato per la propria materia, donne che hanno messo a disposizione le loro potenzialità per raggiungere obiettivi importanti, nonostante si reputi il sesso femminile come quello debole, lasciando un segno indelebile nella storia dell’umanità che mai potrà essere cancellato e diventando veri e propri simboli.

Abbiamo così raggruppato le donne secondo la lettera D ed abbiamo interpretato attraverso il disegno, in maniera personale, le figure femminili, esaltando i loro gesti quotidiani ed eroici.

Il primo gruppo è stato caratterizzato dalla D di Dolore: le donne rappresentate sono le donne che Dante incontra nell’Inferno, nel Purgatorio e nel Paradiso, ovvero Francesca da Rimini, Pia dei Tolomei e Piccarda Donati, vittime di violenza da parte di uomini che dicevano di amarle e che avrebbero dovuto proteggerle.

Il secondo gruppo è stato formato seguendo la D di Diritti e Dignità con Malala Yousafzai, Rosa Parks, Pocahontas e la Maddalena, tutte donne che hanno combattuto per i propri diritti: Malala per ottenere il diritto all’istruzione femminile, Rosa Parks per eliminare le segregazioni razziali presenti in America, Pocahontas per riunire i coloni inglesi e i nativi americani, la Maddalena per ottenere il rispetto dalla società anche se si credeva fosse un’adultera.

Nel terzo gruppo, D di Determinazione, ritroviamo Margherita Hack, Samantha Cristoforetti, Beatrice Vio e Simona Atzori, donne che con la loro determinazione sono diventate ciò che desideravano essere.

Margherita Hack è stata una grandissima astrofisica che ha avuto persino l’onore di lavorare per la NASA e di aprire diversi suoi osservatori, Samantha Cristoforetti è stata la prima donna italiana negli Equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea.

Beatrice Vio e Simona Atzori, invece, sono rispettivamente un’atleta paraolimpica alla quale sono stati amputati i quattro arti a causa di una meningite fulminante e una ballerina nata senza braccia che sfrutta al massimo le sue capacità e possibilità nella danza.

Il quarto gruppo, D di Dietologia, è caratterizzato dalla presenza di Michelle Obama e Lady Diana, le quali hanno combattuto l’una contro l’obesità infantile in America e l’altra per risolvere il suo problema alimentare raccontando al mondo la sua storia di bulimia.

Il quinto gruppo di D di Devozione è stato rappresentato da Penelope, donna che ha atteso per vent’anni il ritorno del marito Ulisse, partito per la guerra di Troia, rimanendogli sempre fedele.

Nel sesto gruppo, D di Designer, ritroviamo Coco Chanel e Zaha Hadid, l’una, rivoluzionaria nel campo della moda femminile e l’altra, la prima donna architetto ad aver ricevuto il Premio Pritzker.

Nell’ultimo gruppo, certo non per importanza, ritroviamo la D di Diletto caratterizzata da Tamara de Lempicka e Anna Marchesini, le quali sono state rispettivamente un’artista che ha raffigurato in ogni suo quadro solo ed esclusivamente donne, racchiudendo in ognuna di loro un aspetto della propria personalità e l’altra una grande attrice comica che, pur affetta da artrite reumatoide, non si è arresa alla sua malattia e ha recitato fino alla fine. Una nostra compagna, per renderle omaggio ha recitato un suo famoso monologo.

Così, ormai pronti, il 25 maggio abbiamo esposto il nostro progetto “D come DONNA” e, quest’anno, quale luogo migliore per poter svolgere la manifestazione, del Comune?

Quindi, il 25 maggio, alle ore 18:00, eravamo già tutti in posizione nel chiostro del Palazzo di Città, pronti per dare il via alla manifestazione che, pur trattando un argomento molto forte e difficile da affrontare, è riuscita a coinvolgere tutti i presenti, anche perché intervallata da canzoni che riguardavano gli argomenti trattati, celando dietro ogni singola parola da noi pronunciata, un significato sempre diverso, ma comunque profondo.

Abbiamo concluso poi la manifestazione con il lancio di palloncini bianchi legati con un nastrino rosso, simbolo della lotta contro il femminicidio e con una frase di Shakespeare, che racchiude l’essenza del progetto: “La donna uscì dalla costola dell’uomo, non da sotto i piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, accanto al cuore per essere amata”.

In questo modo si è concluso il progetto “D come Donna” che ha coinvolto tutto il corso D non solo con la partecipazione fisica, ma anche emotivamente, infatti alla fine della manifestazione siamo scoppiati tutti in un immenso pianto ed io sono convinta che sia questa la vera soddisfazione dei professori, non tanto aver realizzato un progetto stupendo, ma quanto aver riunito le tre classi, rendendole una cosa sola.

 

Ada Mazzilli, classe III D scuola Santarella, a.s. 2016/17