I DAVID DI DONATELLO

La cinematografia mondiale nacque nel XIX secolo quando i cortometraggi erano in bianco e nero e muti. Essi raccontavano storie di via quotidiana, drammi e commedie comiche. Solo nei primi anni del XX secolo apparvero i film sonori: il primo fu un musical jazz nel 1927.  Invece per un film a colori si dovrà aspettare fino al 1932 con il lungometraggio Walt Disney Flowers and tree”.  

In Italia la cinematografia fu un importante strumento di propaganda per il regime fascista ma essa veniva censurata quando si trattavano questioni scomode al duce e al fascismo.  Gli attori italiani più illustri sono molti dal noto attore comico Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis, in arte Totò,  a Alberto Sordi, Roberto Benigni, Sofia Loren fino ai nostri giorni. Il 27 Marzo di ogni anno si consegnano i premi per i migliori film italiani con “Il David di Donatello”. Quest’anno, questo prestigioso premio è stato consegnato da attori premi Oscar ai vincitori con la presenza del Presidente della Repubblica Italiana Questa 64ª edizione del David è stata presentata da Carlo Conti in diretta su Rai 1. 

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Il premio per la miglior attrice non protagonista è stato consegnato a Marina Confalone con “Il vizio della speranza “.  Invece il premio come migliore attore non protagonista è stato consegnato ad Edoardo Pesce con il lungometraggio Dogman”.  Il miglior attore protagonista è stato, invece, Alessandro Borghi che ha ricevuto anche i premi per il miglior film  “Sulla mia pelle” e la miglior sceneggiatura. Invece il David per la miglior attrice protagonista è stato consegnato ad Elena Sofia Ricci.  

Questo premio è un momento importante per la cinematografia italiana poiché indica l’ apprezzamento dei film dalle persone comuni.

 

 

 Matteo Sciscioli 3D  A.S. 2018/19

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Figli di Madre Terra

“Figli di Madre Terra” è il cortometraggio realizzato dall’attore Francesco Martinelli e dal regista Michele Pinto, un film breve ma molto intenso che tutte le classi seconde della scuola hanno visto il 21 novembre, in occasione della Giornata mondiale dell’albero 2018.

È stata insieme un’esperienza interessante e commovente. Interessante perché si parlava dell’ulivo, che è il simbolo della nostra terra di Puglia. Commovente perché, attraverso il dolore di Mauro per la morte dei suoi ulivi, causata dalla xylella, abbiamo potuto anche riflettere sul valore e l’importanza della natura, sia essa albero o uomo o bambino.

Abbiamo riflettuto sul fatto che noi siamo tutti “Figli di madre Terra” e che il dolore per un albero che muore è forte quanto il dolore per un figlio che si allontana o che, pure desiderato, non arriva.

Il cortometraggio è stato girato in Salento nel 2015 e pone in primo piano il rapporto fra l’uomo e la natura. L’uomo ama, dovrebbe amare la natura allo stesso modo in cui ama e protegge i suoi figli e la sua famiglia, perché anche lui è a sua volta figlio suo.

Nel film il protagonista abbracciava gli alberi morti con dispiacere e tanta tristezza, come se fossero stati suoi figli e chiede alla moglie di fotografarlo per lasciare quelle foto al padre e fargli capire il suo amore per la terra e per gli ulivi, il suo amore per lui, in fondo.

L’albero diventa simbolo di nascita e fertilità, di attaccamento alle proprie radici. Proprio così si sente Mauro e vuole che il padre lo sappia proprio attraverso quelle fotografie.

Nell’ultima scena Mauro e la moglie portano in Puglia il loro figlio e Mauro fa toccare al bambino un albero di ulivo sano, verde. Un finale positivo e pieno di speranza!

Dopo la visione, attore e regista hanno parlato del film e della sua realizzazione. Abbiamo imparato che girare un film è un lavoro lungo e faticoso che, come in questo caso, può durare anche anni.

Abbiamo anche potuto intervenire con le nostre domande e loro con grande simpatia ci hanno risposto, stimolando ancora le nostre riflessioni.

È stata un’esperienza interessante, profonda e commovente tanto da toccarci il cuore.

Gli alunni della classe II A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

 

“ABBASSO LA SQUOLA”

L’11 Novembre la compagnia dei piccoli del Teatrificio 22 ha debuttato al Teatro Comunale di Corato con lo spettacolo “ABBASSO LA SQUOLA”, ispirato al film “Io speriamo che me la cavo”, girato tra Corato e Napoli nel 1992 e che aveva come attore protagonista Paolo Villaggio.

Il Teatrificio 22 è una compagnia teatrale nata a Corato il 22 maggio del 2012. Il numero 2 simboleggia le due fondatrici di questa compagnia: Claudia Lerro e Simona Oppedisano. Questa compagnia dispone di diversi gruppi divisi in base all’età: a partire dai bambini di prima elementare, fino ad arrivare all’età adulta. Il gruppo iniziale era formato da solo 30 alunni mentre ora se ne contano più di 100.

La regia dello spettacolo era di Claudia Lerro, fondatrice e insegnante del Teatrificio 22, con la partecipazione e l’aiuto regia di Luciano Riccardi.

Gli attori partecipanti erano tutti ragazzi dai 9 ai 12 anni: Sofia Amorese, Nicolò Calvi, Giorgia D’introno, Francesco Diaferia, Elisa Gallo, Giuseppe Grosso, Emilia La Stella, Michela Masciavè, Francesco Mazzilli, Sophia Mazzilli, Francesco Mininno, Alessandra Quinto, Domenico Scaringella. Dopo aver registrato il “pienone” alla prima dello spettacolo, ne è stata fatta una replica la domenica successiva, il 12 novembre 2017.

Questa recita è stata soprattutto un omaggio a Paolo Villaggio, venuto a mancare recentemente a causa del diabete.

Lo spettacolo narra la storia di un maestro proveniente dal Nord Italia, che per un errore burocratico si ritrova a Corato e vi trova situazioni disastrose: bambini che lavorano e hanno una percezione della scuola completamente diversa da quella conosciuta dal maestro. Molti di essi  non frequentano neanche più la scuola e il maestro Sperelli sarà costretto ad andarli a prendere sul “posto di lavoro”.

Si creerà un rapporto speciale tra l’insegnante e gli alunni, soprattutto con un ragazzo, Raffaele, una specie di piccolo “boss”.

Il teatro è una esperienza che ti fa crescere e diventare grande perché il teatro non è solo recitare su di un palco. Il teatro è esprimersi con le proprie parole, con i propri pensieri, le proprie emozioni, il teatro è dare il meglio di sé, è liberarsi, tirar fuori tutto ciò che senti e sentirai.

Il teatro è uno sguardo su ciò che sei realmente.

Alessia Anelli, Alessandra Quinto, classe II C – Miriana Galeota, classe III E – Daniela Capogna, classe I A della Scuola Santarella, a.s. 2017/18