La notte degli Oscar 2020

 

Quest’anno, la 92esima edizione di questa fantastica notte di premiazioni si è svolta il 9 febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles.

Già dall’inizio della sfilata, sul red carpet che precede la cerimonia, si potevano notare i primi gossip che si fanno strada sul web, come: Natalie Portman che, in assenza di nomination di registe donne per la miglior regia, ha deciso di farsi ricamare sulla scollatura dell’abito tutti i nomi delle donne che secondo lei avrebbero dovuto ricevere una nomination.

Billie Eilish ha sfoggiato un completo bianco e oversize di Chanel per dare un messaggio molto importante, ossia quello di non valorizzare l’aspetto fisico, ma valorizzare la bellezza dell’anima. Ciò che ha attirato l’attenzione su di lei, sono state le sue lunghissime unghie laccate di nero.

Spike Lee ha deciso di rendere omaggio al campione di basket recentemente scomparso Kobe Bryant, indossando un abito viola con il numero 24 ricamato sulla schiena.

In più ricordiamo Joaquin Phoenix, Kaitlyn Denver e Saoirse Ronan che hanno optato per abiti ecologici e/o utilizzati per una seconda volta. Inoltre, Sandy Powell ha fatto autografare il suo abito dagli ospiti della serata per metterlo all’asta per raccogliere i soldi necessari per salvare la casa del suo mentore e amico Derek Jarman.

Passando alle premiazioni, il pubblico di tutto il mondo è stato sorpreso dal film koreano Parasite. Questo è il primo film in lingua non inglese, a vincere il premio per miglior film; ha anche vinto la statuetta per il miglior film internazionale e il suo regista, Bong Joon-ho, ha vinto il premio per la miglior regia e miglior scenografia originale. La vittoria di un film non americano e in più coreano ha ricevuto molte contestazioni anche alla Casa Bianca!

Il film Joker, di cui si è sentito tantissimo parlare negli ultimi mesi del 2019, ha vinto solo due premi su undici nomination: il premio per la miglior colonna sonora e quello come miglior attore, andato al protagonista Joaquin Phoenix. L’interprete di Joker ha fatto un discorso di ringraziamento molto sentito, che trovo opportuno citare: “…penso che il dono più grande che il cinema ha regalato a me, come a molte persone come me, è l’opportunità di usare la nostra voce per chi non ha voce. […] Penso che, sia che si parli di disuguaglianza di genere o di razzismo o di diritti Lgbt o dei diritti degli indios o dei diritti degli animali, stiamo sempre parlando di una lotta contro l’ingiustizia. Stiamo parlando di lottare contro la convinzione che una nazione, un popolo, una razza, un genere, una specie, abbia il diritto di dominare, controllare, usare e sfruttare qualcun altro impunemente. […] Molti di noi hanno, colpevolmente, una visione egocentrica del mondo, e tutti crediamo di essere il centro dell’universo. Saccheggiamo la natura e le sue risorse. […] Ma noi esseri umani, al nostro meglio, siamo così creativi, ingegnosi, che possiamo creare e sviluppare dei sistemi di cambiamento vantaggiosi per tutti gli esseri senzienti e per l’ambiente. […] Credo che diamo il meglio di noi quando ci sosteniamo l’uno con l’altro. Non quando ci annulliamo a vicenda per i nostri errori del passato, ma quando ci aiutiamo a crescere, quando ci insegniamo a vicenda e quando ci andiamo insieme verso il riscatto. Quando aveva 17 anni, mio fratello [River] scrisse questo verso: «Corri in soccorso di qualcuno con amore e seguirà la pace”.

La miglior attrice protagonista è stata Renée Zellweger, che nel suo discorso ha voluto rendere onore a Judy, il personaggio che lei ha interpretato nel film omonimo. Parlava degli eroi che hanno salvato il mondo dalla crudeltà dell’uomo e tra questi ha citato Judy Garland, alla quale ha dedicato il premio e anche la sua devozione.

Tra i più commentati di questa notte, c’è indubbiamente Brad Pitt, il qual ha vinto il premio per il miglior attore non protagonista. Anche il suo discorso è stato molto commovente! Ringraziava immensamente Tarantino e tutto il cast del film “C’era una volta…a Hollywood”. La frase che però ha fatto commuovere tutti, è stata:” Questo è per i miei figli, che danno colore a qualsiasi cosa io faccia. Vi adoro. Grazie.”

Nonostante non abbia vinto nessun premio, Billie Eilish è stata indubbiamente una delle protagoniste degli oscar di quest’anno. La giovane cantante ha infatti cantato il brano “Yesterday” dei Beatles, per ricordare tutti gli addetti ai lavori dell’industria del cinema che ci hanno abbandonato durante il 2019.  Billie ha cantato veramente con il cuore in mano, e ci ha delicatamente portati un’altra dimensione, a dir poco magnifica, in cui solo lei poteva portarci.

Questa 92esima edizione della Notte degli Oscar rimarrà sicuramente nella storia del cinema e del mondo, ma sono certa che ognuno di noi porterà con sé almeno uno degli importantissimi messaggi che sono stati lanciati dalle meravigliose persone che ne hanno preso parte.

Albarosa Strippoli,classe II A Scuola Santarella, a.s. 2019/2020

La chiave di Sara

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, ho avuto la fortuna di vedere “La chiave di Sara”, un film francese che narra la storia della di Sara, una bambina ebrea vittima dell’Olocausto.

A riproporci e a farci scoprire la tragedia della bambina, e con lei di tutto il popolo ebreo, è la protagonista del film, Julia, una giornalista americana che vive in Francia da vent’anni e che viene incaricata dal suo giornale di scrivere sui fatti avvenuti nel 1942 al Vèlodrome d’Hiver, luogo in cui vennero ammassati migliaia di ebrei parigini prima di essere deportati nei campi di concentramento.

Nel film ciò che per Julia era solamente materiale per un articolo si trasforma in una questione personale, in quanto scopre che la casa in cui deve trasferirsi è la stessa abitata da Sara e dalla sua famiglia prima della deportazione: questa è l’occasione per rivivere la storia tragica della bambina.

Sara, prima di essere catturata insieme ai genitori durante una retata nazista, aveva nascosto il fratellino in un armadio per non farlo trovare dai tedeschi e gli aveva fatto promettere di non uscire di lì fino al suo ritorno.

Riuscita a fuggire dal campo era tornata finalmente a Parigi nella sua vecchia casa e lì aveva trovato il fratello morto, ancora chiuso nell’armadio.

Questa tragedia segna per sempre la vita di Sara che si era trasferita in America, con la speranza di poter dimenticare ciò che le era accaduto durante la guerra.

Lì si era sposata e aveva avuto anche un figlio, ma, incapace di sopportare il suo atroce senso di colpa, si era suicidata, lasciando il bambino orfano a soli 9 anni.

Tutti questi fatti nel film vengono descritti in un susseguirsi di flashback, parallelamente con il presente della protagonista Julia. La giornalista riesce anche a ritrovare William, il figlio di Sara, che non sapendo nulla della vera storia della madre e rimasto scosso e incredulo davanti al racconto dei fatti, la allontana.

Solo alla fine del film i due riusciranno ad incontrarsi di nuovo, quando ormai William avrà accettato la dolorosa verità e Julia, diventata di nuovo mamma, deciderà di chiamare “Sara” la sua piccola, in ricordo  della tragica storia da lei stessa riscoperta e rivissuta.

La narrazione si muove dunque su due binari, tematici e temporali, paralleli tra loro, integrati dalla sceneggiatura ma allo stesso tempo ben differenziati dal punto di vista fotografico: scarne e fredde le immagini che descrivono gli avvenimenti contemporanei, dai colori seppiati quelle che raccontano la vita di Sara, come a voler avvicinare lo spettatore al suo punto di vista.

Questo film si inserisce tra i titoli che raccontano l’Olocausto ma in modo originale, affrontando il dramma della persecuzione degli ebrei attraverso un punto di vista diverso; pur non mostrando le atrocità dei campi di sterminio rappresenta ugualmente bene l’orrore di quei giorni, il silenzio dell’indifferenza e l’impossibilità, da parte di chi è sopravvissuto, di dimenticare e tornare a vivere un’esistenza normale.

Come sempre lo studio della storia e lo studio del proprio passato, stimolato come in questo caso dalla forza delle immagini cinematografiche, possono darci una mano a comprendere e superare le difficoltà e i pregiudizi del nostro vivere quotidiano.

Nel percorso personale di Julia, la ricerca, la scoperta e l’accettazione della verità sono indispensabili per alimentare la speranza di un futuro diverso, improntato alla condivisione di valori diversi dalla menzogna, dalla paura e dall’odio: questo messaggio di speranza si incarna nella figlia di Julia, una nuova, piccola Sara.

Rivivere gli orrori di cui l’uomo è stato capace, recuperare la nostra storia, la storia che è fatta dall’insieme di tante “storie” personali è il punto di partenza per superare i pregiudizi e le incomprensioni di oggi.

Ogni storia ha il diritto e il dovere di essere raccontata, altrimenti rischia di essere dimenticata e quando qualcosa viene dimenticato noi tutti ci allontaniamo dalla verità.

Francesco Diaferia, classe III D Scuola Santarella, a.s. 2019/2020

I DAVID DI DONATELLO

La cinematografia mondiale nacque nel XIX secolo quando i cortometraggi erano in bianco e nero e muti. Essi raccontavano storie di via quotidiana, drammi e commedie comiche. Solo nei primi anni del XX secolo apparvero i film sonori: il primo fu un musical jazz nel 1927.  Invece per un film a colori si dovrà aspettare fino al 1932 con il lungometraggio Walt Disney Flowers and tree”.  

In Italia la cinematografia fu un importante strumento di propaganda per il regime fascista ma essa veniva censurata quando si trattavano questioni scomode al duce e al fascismo.  Gli attori italiani più illustri sono molti dal noto attore comico Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis, in arte Totò,  a Alberto Sordi, Roberto Benigni, Sofia Loren fino ai nostri giorni. Il 27 Marzo di ogni anno si consegnano i premi per i migliori film italiani con “Il David di Donatello”. Quest’anno, questo prestigioso premio è stato consegnato da attori premi Oscar ai vincitori con la presenza del Presidente della Repubblica Italiana Questa 64ª edizione del David è stata presentata da Carlo Conti in diretta su Rai 1. 

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Il premio per la miglior attrice non protagonista è stato consegnato a Marina Confalone con “Il vizio della speranza “.  Invece il premio come migliore attore non protagonista è stato consegnato ad Edoardo Pesce con il lungometraggio Dogman”.  Il miglior attore protagonista è stato, invece, Alessandro Borghi che ha ricevuto anche i premi per il miglior film  “Sulla mia pelle” e la miglior sceneggiatura. Invece il David per la miglior attrice protagonista è stato consegnato ad Elena Sofia Ricci.  

Questo premio è un momento importante per la cinematografia italiana poiché indica l’ apprezzamento dei film dalle persone comuni.

 

 

 Matteo Sciscioli 3D  A.S. 2018/19

Figli di Madre Terra

“Figli di Madre Terra” è il cortometraggio realizzato dall’attore Francesco Martinelli e dal regista Michele Pinto, un film breve ma molto intenso che tutte le classi seconde della scuola hanno visto il 21 novembre, in occasione della Giornata mondiale dell’albero 2018.

È stata insieme un’esperienza interessante e commovente. Interessante perché si parlava dell’ulivo, che è il simbolo della nostra terra di Puglia. Commovente perché, attraverso il dolore di Mauro per la morte dei suoi ulivi, causata dalla xylella, abbiamo potuto anche riflettere sul valore e l’importanza della natura, sia essa albero o uomo o bambino.

Abbiamo riflettuto sul fatto che noi siamo tutti “Figli di madre Terra” e che il dolore per un albero che muore è forte quanto il dolore per un figlio che si allontana o che, pure desiderato, non arriva.

Il cortometraggio è stato girato in Salento nel 2015 e pone in primo piano il rapporto fra l’uomo e la natura. L’uomo ama, dovrebbe amare la natura allo stesso modo in cui ama e protegge i suoi figli e la sua famiglia, perché anche lui è a sua volta figlio suo.

Nel film il protagonista abbracciava gli alberi morti con dispiacere e tanta tristezza, come se fossero stati suoi figli e chiede alla moglie di fotografarlo per lasciare quelle foto al padre e fargli capire il suo amore per la terra e per gli ulivi, il suo amore per lui, in fondo.

L’albero diventa simbolo di nascita e fertilità, di attaccamento alle proprie radici. Proprio così si sente Mauro e vuole che il padre lo sappia proprio attraverso quelle fotografie.

Nell’ultima scena Mauro e la moglie portano in Puglia il loro figlio e Mauro fa toccare al bambino un albero di ulivo sano, verde. Un finale positivo e pieno di speranza!

Dopo la visione, attore e regista hanno parlato del film e della sua realizzazione. Abbiamo imparato che girare un film è un lavoro lungo e faticoso che, come in questo caso, può durare anche anni.

Abbiamo anche potuto intervenire con le nostre domande e loro con grande simpatia ci hanno risposto, stimolando ancora le nostre riflessioni.

È stata un’esperienza interessante, profonda e commovente tanto da toccarci il cuore.

Gli alunni della classe II A Scuola Santarella, a.s. 2018/19

 

“ABBASSO LA SQUOLA”

L’11 Novembre la compagnia dei piccoli del Teatrificio 22 ha debuttato al Teatro Comunale di Corato con lo spettacolo “ABBASSO LA SQUOLA”, ispirato al film “Io speriamo che me la cavo”, girato tra Corato e Napoli nel 1992 e che aveva come attore protagonista Paolo Villaggio.

Il Teatrificio 22 è una compagnia teatrale nata a Corato il 22 maggio del 2012. Il numero 2 simboleggia le due fondatrici di questa compagnia: Claudia Lerro e Simona Oppedisano. Questa compagnia dispone di diversi gruppi divisi in base all’età: a partire dai bambini di prima elementare, fino ad arrivare all’età adulta. Il gruppo iniziale era formato da solo 30 alunni mentre ora se ne contano più di 100.

La regia dello spettacolo era di Claudia Lerro, fondatrice e insegnante del Teatrificio 22, con la partecipazione e l’aiuto regia di Luciano Riccardi.

Gli attori partecipanti erano tutti ragazzi dai 9 ai 12 anni: Sofia Amorese, Nicolò Calvi, Giorgia D’introno, Francesco Diaferia, Elisa Gallo, Giuseppe Grosso, Emilia La Stella, Michela Masciavè, Francesco Mazzilli, Sophia Mazzilli, Francesco Mininno, Alessandra Quinto, Domenico Scaringella. Dopo aver registrato il “pienone” alla prima dello spettacolo, ne è stata fatta una replica la domenica successiva, il 12 novembre 2017.

Questa recita è stata soprattutto un omaggio a Paolo Villaggio, venuto a mancare recentemente a causa del diabete.

Lo spettacolo narra la storia di un maestro proveniente dal Nord Italia, che per un errore burocratico si ritrova a Corato e vi trova situazioni disastrose: bambini che lavorano e hanno una percezione della scuola completamente diversa da quella conosciuta dal maestro. Molti di essi  non frequentano neanche più la scuola e il maestro Sperelli sarà costretto ad andarli a prendere sul “posto di lavoro”.

Si creerà un rapporto speciale tra l’insegnante e gli alunni, soprattutto con un ragazzo, Raffaele, una specie di piccolo “boss”.

Il teatro è una esperienza che ti fa crescere e diventare grande perché il teatro non è solo recitare su di un palco. Il teatro è esprimersi con le proprie parole, con i propri pensieri, le proprie emozioni, il teatro è dare il meglio di sé, è liberarsi, tirar fuori tutto ciò che senti e sentirai.

Il teatro è uno sguardo su ciò che sei realmente.

Alessia Anelli, Alessandra Quinto, classe II C – Miriana Galeota, classe III E – Daniela Capogna, classe I A della Scuola Santarella, a.s. 2017/18