Personaggi da ricordare

 

UNA PICCOLA BIOGRAFIA PER UNA PERSONA IMPORTANTE

balsamoGianpaolo Balsamo è un giornalista professionista di cronaca nera e cronaca giudiziaria. Lavora presso la “Gazzetta del Mezzogiorno” a Barletta. La sua passione per il giornalismo è iniziata sin da bambino quando il padre ogni settimana gli comprava il famoso fumetto “Topolino” che lui attendeva con ansia. Successivamente, iniziò a lavorare per “Lo Stradone” di Corato quando aveva più o meno la nostra età, successivamente come giornalista pubblicista e, dopo questa esplogo giornaleerienza, è diventato giornalista professionista e si è laureato in giurisprudenza, materia, però, che non c’entra nulla con il giornalismo. Quindi si è “trasferito” nella redazione della “Gazzetta del Mezzogiorno” di Barletta, prima occupandosi del settore dello sport e successivamente coordinando il settore Cronaca: cronaca sportiva, cronaca nera, cronaca amministrativa, cronaca teatrale e culturale e ancora tanti altri tipi di cronaca.

Ha scritto un libro: libroVegliando oltre il cancello”. Questo libro narra di una donna che sorveglia le due sorelle morte per più di un anno, fino al giorno in cui viene scoperta la cosiddetta “Villa degli Orrori”. In questa villa, Gianpaolo Balsamo c’è stato per davvero come inviato per scoprirne di più. Dopotutto, è un giornalista, no??? Questo è un fatto realmente accaduto e che ha impressionato molto i  giornalisti, in particolar modo il nostro Gianpaolo che per questo motivo ha persino deciso di scrivere un libro sulla vicenda. Con questo racconto il giornalista ha voluto dimostrare quanto le persone siano indifferenti ai fatti, sia belli che brutti, che accadono intorno a loro.

-Ho scritto questo libro per denunciare l’indifferenza della gente! – ha affermato il giornalista durante un incontro con la redazione del “S@ntarellino”.

Gianpaolo Balsamo scrive notizie anche sul sito “Passalaparola.net”, un giornale online, dove vengono pubblicati articoli di diversi autori che parlano di vari argomenti.

Abbiamo invitato Gianpaolo Balsamo a partecipare ad un nostro incontro nella redazione del giornalino: durante l’incontro, ci ha spiegato come è organizzata una redazione, la realizzazione di un giornale e, ovviamente, la sua storia e la sua passione per il giornalismo. Proprio da quell’incontro è nato questo articolo, una piccola biografia per una persona importante: il nostro giornalista Gianpaolo Balsamo, di cui dobbiamo essere molto orgogliosi!!!!

 Maria Giulia Quinto (classe 1C – a.s. 2014/15)

CLAUDIO ABBADO: “Un re che non voleva salire sul trono”

Claudio AbbaAbbado 9 orcdo era un monumento della musica internazionale, un re che non voleva salire sul trono” , come lo hanno definito i giornali. Per lui la musica era la sua vita. Il padre Michelangelo era un grande violinista, mentre sua madre era una scrittrice di testi per l’infanzia.
Già da piccolo Abbado amava la musica.
Adorava Béla Bartók. La Gestapo nel 1943 dovette investigare su di lui perché sulle pareti della sua stanza trovò la scritta “Viva Bartók” e pensò che fosse un partigiano.

Per Abbado la musica era un antidoto alla malattia. Nel 2000 fu operato di cancro allo stomaco con l’esportazione dell’organo e l’anno dopo partecipò ad alcune “Maratone Lethaviane”: lui diceva che erano state proprio queste a rimetterlo in sesto e a dargli l’energia per continuare a vivere.
La musica per lui era anche un “coinvolgimento politico e civile”, infatti attraverso la musica ha denunciato la guerra in Vietnam e la dittatura dei Colonnelli greci.
La musica era anche uno strumento umanitario efficacissimo.
Un suo amico, José Antonio Abreu, ha creato in Venezuela delle scuole musicali per salvare i ragazzi dalla criminalità e dalla droga e da questa collaborazione è nata l’idea di Abbado di costituire nel 2004 l’“Orchestra Mozart” formata interamente da giovani.
La musica rappresentavaabbado 6 anche la capacità di dialogare e ascoltare, per lui che non parlava molto con i musicisti e comunicava soprattutto con gli occhi. Era un luogo di libertà e divertimento ma anche di rispetto reciproco, infatti per creare un buon concerto bisogna essere uniti e coordinati. Abbado non si faceva chiamare dai suoi allievi “maestro” ma preferiva e voleva farsi chiamare semplicemente Claudio.
Claudio sembrava timido, debole ma con gli amici era scherzoso, caloroso, allegro e dentro di sé aveva una forza e un’ostinazione che poche persone hanno avuto.
Come ho detto prima lui non parlava con i suoi musicisti ma comunicava solo attraverso gli occhi: quando era arrabbiato li scrutava con occhi metallici!
Abbado aveva una grande memoria e non dirigeva mai con lo spartito.
Claudio ha debuttato per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano nel 1960 e ne è diventato direttore musicale nel 1968. Nel 1986 ne lasciò la direzione artistica per disaccordi con la direzione amministrativa. Quando venne richiamato a Milano nel 2012, fece un gesto simbolico importantissimo, cioè impose una condizione: “Se volete che ritorni dovete piantare a Milano 90 mila alberi”. Claudio, infatti,  era anche amante della natura.ABBADO 17

Nel 2013 è stato nominato senatore a vita da Napolitano.
Ora non c’è più, ma il suo nome rimarrà legato per sempre al Teatro alla Scala per le innovazioni, la competenza musicale e il suo rigore morale.
La lezione che ha lasciato è importante per tutti i ragazzi. Per una ragazza di dodici anni come me, l’esempio di Abbado è stato stimolante e mi ha portato ad appassionarmi alla musica. Infatti mi sono molto interessata al violino e al concerto di archi degli “Archetti Stravaganti”, sentito con la mia classe al Teatro Comunale. Io penso che, come diceva Claudio Abbado, la musica sia uno spazio di libertà. Uno strumento di allegria e di amicizia, una cosa strana, indescrivibile, che insieme agli amici porta allegria ma, quando sei da sola ti consola e ti dà emozione.

Claudia Maggiulli (classe II C, anno scolastico 2013/2014)

PADRE EMILIO D’ANGELO
(Breve biografia di un “guerriero della fede”)

Padre Emilio D’Angelo era nato nel 1915 a Rocca di Cambio, un piccolo paese abruzzese. Come un “vero abruzzese” era caparbio e testardo! Aveva però anche il senso innato dell’altruismo. Amava aiutare le altre persone e per questo entrò a far parte del clero.
Padre D’Angelo ha dedicato gran parte della sua vita a studiare e a scrivere testi storico-religiosi e per questo è stato definito “intellettuale della fede”.
Nella seconda metà degli anni 70, dopo aver svolto la sua missione sacerdotale in Venpadre d'angelo 4eto, in Campania, nel Lazio e in Vaticano, ha continuato il proprio percorso pastorale trasferendosi a Corato, con l’entusiasmo e la fede che lo hanno sempre caratterizzato.
Ma presto si imbatté, tra l’altro, in diversi scempi urbanistici che lo infastidirono molto e che gli fecero riemergere il suo animo battagliero. Per far conoscere all’intera popolazione di Corato cosa stesse succedendo in paese, le malefatte e le connivenze politico-imprenditoriali con cui Corato era gestita, decise di fondare il giornale “Lo Stradone”. Ne fu il direttore per 22 anni, dal 1979 al 2001.
Con lui il giornale arrivò a una tiratura di quasi quattromila copie. Per scrivere gli articoli de “Lo Stradone”, Padre D’Angelo usava le sue capacità critiche, di “giornalista sul campo”, sempre alla ricerca di una verità che fosse documentata.

Diede il via padre d'angelo 5quindi a una serie di inchieste giornalistiche sullo stato di degrado a ogni livello in cui Corato versava. Il suo insegnamento e il suo invito a essere “sentinelle sul territorio” hanno portato negli anni molti coratini a seguirne l’esempio attraverso la testimonianza diretta. Molti cittadini spesso hanno bussato alle porte del giornale per denunciare episodi di malcostume.
Padre D’ Angelo morì il 26 febbraio 2001, lasciando a noi un esempio di alto rigore morale, di lucidità, di onestà intellettuale, di fede e di amore per l’uomo.

A cura di Giuseppe Diaferia, Giuseppe Di Caterino, Giuseppe Adduci, Filippo Ferrante

(Classe III A – anno scolastico 2013/2014)

“Sentinelle sul territorio”: gli alunni della Santarella in visita a “Lo Stradone”

Venerdì 14 febbraio 2014 noi alunni della redazione del neonato “S@ntarellino” ci siamo recati presso la sede dello “Stradone”, collocata attualmente su Corso Garibaldi, quasi ad attestare l’appartenenza del giornale allo Stradone cittadino.Foto Stradone
La visita era finalizzata ad approfondire le nostre conoscenze sul mestiere di giornalista e sulla realizzazione di un giornale on-line, dal momento che “Il Santarellino”, giornale d’Istituto cartaceo, sta tornando a vivere dopo anni in una nuova forma, quella del blog: “ilsantarellino.wordpress.com”.
È un esperimento che con entusiasmo e fatica stiamo cercando di avviare insieme alle nostre docenti.

Lo Stradone è stato fondato da Padre Emilio D’Angelo. Egli decise di creare un giornale scritto dai coratini e riguardante la vita di Corato. Lo Stradone si chiama così proprio perché “sullo stradone” si riunivano i cittadini per discutere di affari.
Nacque il 22 luglio 1979 al costo di 400 lire. Il giornale sarebbe diventato ben presto una sorta di “cordone ombelicale” tra i coratini. lo stradone 1
Nato in bianco/nero, successivamente diventa formato tabloid in bicromia, ossia bianco e nero più un altro colore. Nel 1999 il giornale diventa formato rivista totalmente a colori. Diventa anche più pesante perché formato 84 pagine: è il “periodo delle vacche grasse”. La redazione del giornale era composta da giornalisti professionisti altamente qualificati. Padre D’Angelo fu aiutato anche dai cittadini che davano informazioni su determinati argomenti. Lui si assicurava che quanto gli era stato detto fosse vero perché “Lo Stradone” è nato come giornale di denuncia e lui stimolava tutti ad assicurarsi della veridicità di quanto si diceva o si scriveva. Ripeteva che bisogna avere il coraggio di denunciare.
Una grossa inchiesta fu quella promossa da Padre D’Angelo sulla questione di Villa Capano, magnifica villa ottocentesca in via Castel del Monte. Tale inchiesta scatenò numerose discussioni tra i cittadini.
La vicedirettrice Marina Labartino padre d'angelo 3ci ha dato consigli per diventare validi giornalisti e per cambiare il futuro della nostra città. Ci ha detto che dobbiamo essere “sentinelle sul territorio” e vigilare sulla nostra città, impedendone il degrado etico ed estetico.
La redazione dello Stradone al momento della fondazione era composta soprattutto da collaboratori volontari e negli anni ha intrapreso molte iniziative per le scuole: ricordiamo l’inserto “Lo Stradone Dieci e lode” nel quale gli alunni di tutte le scuole di Corato hanno scritto le proprie riflessioni sui temi più diversi.
In quel periodo gli sponsor davano un contributo sostanziale alla realizzazione dello Stradone. Oggi invece sono molto diminuiti, con alcune lodevoli eccezioni, come il sempre presente pastificio Granoro.
L’attuale direttore Giuseppe Di Bisceglie, tra l’altro curatore del mensile online, ci ha poi spiegato la differenza tra il giornale cartaceo e quello online.
Il giornale online viene diffuso in tutto il mondo attraverso internet.
Gli articoli devono essere brevi, interessanti e con un titolo accattivante. Più un titolo è immediato, capace di catturare l’attenzione dell’utente della rete, più aumentano le visite al sito.
Questa è la differenza principale fra un articolo online e uno cartaceo, nel quale invece l’attenzione del lettore deve essere mantenuta alta attraverso l’uso accurato del linguaggio.
Ovviamente bisogna poi verificare che l’informazione sia certa, in modo da non incorrere nel reato di diffamazione a mezzo stampa. padre d'angelo 1
Alla nostra domanda, il Direttore ci ha parlato delle principali differenze fra un giornale quotidiano e un giornale mensile, sia in formato cartaceo che online.
Un quotidiano, oltre che della quantità e della qualità delle notizie, ha bisogno di un gran numero di giornalisti collaboratori.
Il quotidiano infatti punta sulla quantità e sulla varietà delle notizie, invece il mensile ha una dimensione più di studio e di ricerca. In ogni caso, sia il giornale cartaceo sia quello online richiedono notevole impegno e grande passione.
Questa visita è stata per noi alunni molto interessante e ci ha ancor più stimolati a intraprendere questa nuova avventura di giornalisti in erba!

Cataldo Nesta, Domenico Marcone (classe II C, anno scolastico 2013/2014)

Nelson Mandela, l’uomo che sorprese il mondo con il suo atteggiamento verso l’uomo bianco

Il giorno 5 dicembre 2013, è morto, per un’infezione polmonare, l’ex presidente della Repubblica delprigione Sudafrica. Stiamo parlando di Nelson Rohilhalha Mandela, nato a Qunu il 18 luglio del 1918, uno dei più grandi simboli della lotta all’Apartheid, le leggi razziali contro le persone di colore.
Infatti, Nelson Mandela si unì nel ’42 all’ANC (African National Congress) e fondò la lega dei giovani. Fu proprio per questo che Mandela il 12 giugno del 1962 finì nel carcere di Robben Island e ci restò per 27 anni fino al 2 Febbraio 1990 quando venne scarcerato. nelson-mandela-da-giovaneLa sua infanzia è stata come quella di ogni altro bambino africano: piedi scalzi, lunghi giorni passati al vento e al sole a badare alle mucche e il ritorno serale alla capanna. Anche il suo duplice nome è tipico dei bambini africani: gli fu dato quando nel 1925, all’età di sette anni, venne mandato in una scuola di preti missionari e qui ricevette il nome di “Nelson” in onore del grande ammiraglio che morì durante la battaglia in mare contro Napoleone Bonaparte. Il 27 Aprile del 1994 venne eletto presidente del Sudafrica fino al 14 giugno 1999. In occasione del discorso inaugurale fece riferimento al fatto che tutti noi siamo nati per brillare; il significato di questa frase è che ognuno di noi deve
contribuire alla costruzione della storia, secondo le proprie capacità e potenzialità.
I riconoscimenti ricevuti da Nelsomandelan Mandela sono numerosi e tra questi ricordiamo il “Premio Nobel” per la pace ricevuto del 1993 assieme al suo predecessore Frederick De Clerk.  Mandela ha pronunciato molte frasi celebri dal significato profondo. “Un vincitore è semplicemente un sognatore che non si è mai arreso”: è una frase molto bella e significativa che in un certo senso racchiude la sua vita perché lui è stato il primo a non arrendersi mai ed ha continuato a battersi per la convivenza pacifica fra neri e bianchi. Il senso di questa frase è racchiuso all’interno del film a lui dedicato dal titolo “invictus” che significa “mai vinto”, proprio perché nessuno è mai riuscito a vincere le sue speranze. Infatti, è solo grazie a lui se oggi in Sudafrica tutto quanto è possibile. Noi per primi, per non rendere inutilesudafrica tutto il suo sacrificio, dobbiamo impegnarci a rispettarci gli uni gli altri perché anche se siamo diversi per il colore della pelle, per la lingua o per il paese di provenienza, in realtà siamo tutti uguali; anzi dobbiamo avere la capacità di trasformare questa diversità in una risorsa per arricchirci e crescere. Inoltre, alcune persone importanti gli hanno reso omaggio durante il suo funerale mettendo in evidenza le sue virtù come ha fatto l’attuale presidente del Sudafrica Jacob Zuma che lo ha definito un uomo molto umile e di grande umanità, o il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, il quale ha affermato che Mandela con il suo coraggio è entrato a far parte della storia, ma anche il segretario dell’O.N.U. Ban Ki-Moon che è sorpreso di come Mandela, dopo ventisette anni di carcere ingiusto, sia uscito con la voglia di pace e non di vendetta. Io, personalmente, credo che Mandela sia uno dei più grandi uomini del mondo e vedendo il film “Invictus” mi sorprende come quest’uomo sia riuscito ad unire un’intera nazione non solo con le sue azioni ma anche con una piccola passione: quella per il rugby. Secondo me tutti i capi di governo dovrebbero ricordare le azioni di questa grande figura e dovrebbero ispirarsi a lui per vivere all’interno di un mondo più giusto e pacifico.

Alessandro Amorese (classe I C, a.s. 2013/2014)

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2 pensieri su “Personaggi da ricordare

  1. Per me Nelson Mandela è stato un grande personaggio. Purtroppo nella sua vita ha subito tante discriminazioni razziali ma alla fine è riuscito nel suo intento, ossia riuscire a eliminare l’ostilità degli uomini bianchi contro i neri.

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  2. Secondo me è molto importante tenere presente tutto quello che ha fatto Mandela per eliminare l’ostilità degli uomini bianchi contro i neri.

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