Saluti estivi

Bene, che dire, siamo arrivati alla fine di quest’anno scolastico.

Come descriverlo? Come ne usciamo?

Come al solito i s@ntarellini non si sono smarriti, anzi!! Articoli, storie, poesie, riflessioni, interviste…

DaD o non DaD, i s@ntarellini forti erano e fortissimi sono rimasti!!

Non avevo dubbi, del resto!

Io sono rimasto da solo per poco tempo, avevo pure pensato di partire per le spiagge tropicali e invece…

Scherzo, ho avuto una breve pausa e poi vi ho rivisti!

Vi ho ritrovati in forma, cresciuti, sorridenti e propositivi! Ormai per voi il web non ha più segreti…

Solo che ora è tempo di affacciarvi al mondo, di gioire delle vostre belle pagelle, sdraiati sotto l’ombrellone sorseggiando un succo di frutta fresco!

Bravi, ve le siete meritate!! Ora spazio alla famiglia, agli amici, al sole, all’estate.

Attenti sempre alla sicurezza però!

Noi ci vediamo a settembre, senza i ragazzi di terza che saranno ormai nelle loro scuole superiori. A loro i miei auguri di cuore! Fatevi valere, pensatemi e venite a trovarmi, sapete che vi accoglierò con un grande abbraccio, spero non virtuale!

Non vedo l’ora di conoscere i nuovi piccoli s@ntarellini di prima, chissà come saranno…

Ora vi mando un abbraccio e vi saluto!!

A presto dal vostro S@ntarellino

 

Saluti dalla distanza

Testi e materiali prodotti spontaneamente ed autonomamente per i saluti dell’ultimo giorno di scuola.

Alessandra Quercia, classe IC, Santarella, a.s. 2019/20

NOTIZONA

Durante questo periodo di didattica a distanza è sorto “l’interrogativo degli interrogativi”.

Potremmo definirlo “eterno”, forse più dei classici: “Chi siamo?”, “Da dove veniamo?”, “Dio esiste?”, e così via…

Analizziamo i fatti… nelle videolezioni non è mai mancata una o più vocine che dicevano: “Professoressa, professore mi ha fatto uscire e non mi faceva entrare!”.

Ma chi? Chi?

Quale entità superiore è così crudele e si è accanita contro i poveri studenti assetati di sapere?

Ai posteri l’ardua sentenza!!!

Altro fenomeno su cui porre la nostra attenzione è lo stato di “semi-abbandono” in cui versano i mariti delle docenti impegnate nella Dad, ormai lasciati a loro stessi alla ricerca di un pasto caldo.

Esultavano solo quando il collegamento saltava e ormai hanno fatto fuori la collezione di bomboniere per attirare l’attenzione soprattutto quando la lezione era all’ora di pranzo.

Timidamente chiedevano: “Cara cosa prepari?”  – una tabella, una scheda, un test, un quiz, il Clil.

Di Frenza Giulia, classe I C, “Santarella, a.s. 2019/20

https://www.powtoon.com/s/cy8A9pF77p9/1/m

Giulia Brattoli ed Alessandra Campana, classe I C, Santarella, a.s. 2019/20

I C – Santarella – 2019/20

A scuola voglio tornare!

Alla fine dell’anno scolastico siamo arrivati

e dalla didattica a distanza ci siamo congedati,

tanto tempo è proprio passato

ma per nulla affatto mi sono annoiato!

All’inizio ero sconcertato

per tutto ciò che era capitato,

alla mia scuola pensavo intensamente

dalla quale sono stato allontanato così improvvisamente!

Un cattivo virus ci ha imprigionati

ma io e i miei compagni a lui non ci siamo piegati,

tanta forza e pazienza abbiamo avuto

e tutti uniti non abbiamo temuto.

Con Zoom ed Edmodo tanto abbiamo imparato

anche se il contatto con i compagni davvero mi è mancato,

la loro mancanza si è sentita

più triste e vuota era così la vita.

Sempre cari, disponibili e pazienti

sono stati in questi mesi i mei docenti,

con lezioni, compiti e commenti

sono stati a tutto attenti.

Ora che la didattica a distanza è terminata

sento vuota la mia giornata,

le videolezioni ci hanno lasciato

ma a nuove competenze ci hanno portato!

Più carichi e consapevoli a settembre torneremo

e con tanto entusiasmo insieme ripartiremo,

nella mia classe voglio tornare

ma questa volta la voglio reale e non virtuale!

Jacopo Stolfa, IC, Santarella, a.s. 2019/20

https://drive.google.com/file/d/1FIH37p4lhUSy6tnj3LxGp2yVqVn8dkPV/view?usp=sharing

Cascarano Simona e Centonze Francesco, classe IC, Santarella, a.s. 2019/20

Classe IG, Santarella, a.s. 2019/20

UNA SCUOLA…. SPECIALE!

L’anno è finito ancora una volta,

ma la mia vita in questo periodo è stravolta.

Niente più banchi, niente più scuola ci hanno detto,

e per questo la nostra cultura ha sofferto.

Ma con videolezioni e compiti  voi docenti

siete riusciti a portare la cultura a noi studenti.

E sono fiero di annunciare il finale                                              

di un anno alquanto speciale.

Non sarà una festa con cinema e dolci

ma sarà meglio per noi oggi.

Ma adesso andiamo                                                                        

non pensiamoci più e così ci divertiamo.

Se ripensiamo ai momenti più belli

non basterebbe una giornata per vederli.

Nelle videolezioni tante battute abbiam fatto……

ho riso come un matto.

Mille sfondi abbiam trovato, partendo da un arcobaleno,

abbiamo raggiunto la felicità in un baleno.                                         

Alla fine della corsa siamo arrivati

e i nostri sacrifici non saran dimenticati.                      

A settembre a scuola vorrei tornare,

per poter con voi, amici e professori,  giocare, studiare, parlare e tanto imparare.          GRAZIE PROFESSORI.     

Mattia Rosito, IC, Santarella, a.s. 2019/20

SALUTO PER L’ESTATE

Il primo anno insieme è già passato

anche se il virus un po’ ci ha separato;

Eppure senza zaini, diari e la campanella

con le videlezioni la scuola è stata bella;

È vero non ci siamo più stretti né abbracciati

ma virtualmente come in classe siamo restati;

E adesso dopo compiti, test e correzioni

vi saluto tutti, non è piu il tempo delle lezioni!

Cataldo Grosso e Marco Nazzaro, IC, Santarella, a.s. 2019/20

classe II C, Santarella, a.s. 2019/20

I SALUTI DELLA II C

È stato un anno un po’ particolare

Finiamo senza festeggiare    

Tra mille spiegazioni e interrogazioni

Sono finalmente finite le videolezioni

Io non la vedo, io non la sento

Vado avanti a stento

La Strippoli con i lavori di gruppo anche in quarantena

Per farci lavorare in buona lena

La Fiore con quiz e gare matematiche

Non trova altre tematiche

Ci sono tanti problemi matematici

Ma in questo periodo non mancano quelli informatici

Ma non vi preoccupate interviene il professor Lasorsa

Una grande risorsa

I suoi disegni sono così perfetti

Che possiamo diventare tutti architetti

Con la Montaruli tutti pittori

Con disegni senza imperfezioni

Col professor Cannillo facciamo concerti

Da veri musicisti provetti

Con la Prete ci saluteremo

A scuola non ci rivedremo

Ci mancheranno le sue spiegazioni

Ma non le interrogazioni

Tra la storia e la geografia

La Lobascio ha sempre la sua teoria

E arriva l’ora dell’Olivieri

Che scaccia via tutti i pensieri

Torniamo in classe affannati e poco fortunati

Perché anche questa volta in laboratorio non andremo

E tutti scontenti saremo

La Musto la verifica vuole fare

Ma un altro evento c’è da preparare

L’Ancona della sua vita ci vuole raccontare

E trova sempre il tempo per spiegare

L’Arbore con il suo amore

Ci ha insegnato la religione

Che non è una semplice lezione

Perché usa sempre il suo cuore

Di professori ne abbiamo tanti

Li ricorderemo in tutti gli istanti

I vostri insegnamenti ci aiuteranno

A percorrere la nostra strada senza affanno

Un buon insegnante non è affatto quello che sa tutto. È quello che ti ascolta e si fa piacevolmente ascoltare. Fa il suo lavoro con passione e ha il dono di farti innamorare di ciò che insegna. Dando il meglio di sé, a soprattutto tirando fuori il meglio che c’è in te.

Angela Arbore, Miriam Campione, Mariateresa Di Gennaro, Marina Di Sabato, Cristina Ferrante, Ludovica Lops, Antonella Petrone, Sara Tedone (classe II C – Santarella – a.s. 2019/20)

Andrea Patruno, classe II C, Santarella, a.s. 2019/20

Corato in bicicletta

Corato, la nostra bella città, è piena di strade, palazzi, monumenti che ricordano una storia ricca di tradizioni, di cultura, di avvenimenti realmente accaduti, ma anche di miti e di leggende, frutto della fantasia popolare. Accogliendo l’invito della docente di italiano che ci chiedeva di descrivere la nostra città, abbiamo voluto realizzare questo video proprio con l’intento di far conoscere Corato a coloro che ancora non l’hanno visitata o che non ne conoscono bene l’enorme patrimonio artistico, culturale e folkloristico. Lo abbiamo fatto in maniera diversa e divertente…

Detto questo, auguriamo ai lettori buona visione!!!

Altamura Giulia, Fiore Simona, Cusmai Domenico, Piccarreta Davide, Aldo Tota

Classe I D  Scuola Santarella” – a.s. 2019/20

Viaggio a Corato Storia di cultura e tradizioni

Nella splendida Italia, nel cuore della meravigliosa Puglia, tra l’altopiano delle Murge, a due passi dal Castel del Monte, c’è un posto dove cultura e tradizione si incontrano per dare spazio a profumi, sapori e storia che insieme si fondono creando emozioni tali da essere ricordate per sempre….CORATO.

Michela Masciavè, Antonio Malcangi, Giuseppe Papagno

Classe I D Scuola Santarella – a.s. 2019/20

L’INGLESE: UNO SGUARDO AL FUTURO

Da sempre i giovani percepiscono il desiderio di doversi slanciare al mondo, abbracciando ogni occasione.

Da sempre i giovani sono vittime di una sete che non si disseta.

Da sempre i giovani si chiedono per cosa “vale la pena vivere” e una risposta la trovano quasi sempre fuori dalle mura di casa, al dì là di una schermo, in un altro Paese, il più lontano possibile da casa.

In uno mondo globalizzato, è semplice spostarsi da un continente all’altro, prendere la valigia e cavalcare l’onda della vita fino a quando, ormai stanca, non si consumerà sulla battigia.

Rimane però un problema folgorante, ovvero la comunicazione.

Il tocco, lo sguardo sono state le prime forme di approccio tra gli uomini, ma oggi, nel terzo millennio, abbiamo la possibilità di imparare una lingua chiave di porte verso il futuro, l’INGLESE.

Come ogni lingua ha le sue complessità, i suoi misteri, la sua storia…

Poiché la scuola media è una scuola di vita, che ci forma in un periodo cruciale del nostro cammino, non poteva mancare l’approfondimento di una lingua così importante per il nostro avvenire.

Questo è stato possibile tramite il corso Cambridge svolto a partire da gennaio da esperti madrelingua con la supervisione della professoressa Ancona e della professoressa Caccavo.

In principio paure ed interrogativi assalivano me e gli altri miei compagni, ma con il passare del tempo ed al termine di ogni lezione, aggiungevo un tassello al puzzle della mia mente e le pagine del mio quaderno diventavano sempre più limpide e prive di errori.

Ho continuato a migliorare divertendomi,  fino a quando, con la chiusura della scuola, ovviamente anche quest’attività è stata sospesa.

È stato possibile riprenderla utilizzando le piattaforme informatiche, ed è così che non si è interrotto quell’interazione che nasce dalla comunicazione.

Risate e scambi culturali non sono mancati e quello che si prospettava un corso rigido si è invece rivelato all’insegna del gioco, anche se sempre con lo stesso obbiettivo: imparare l’inglese.

Dialogo, impegno e risata. In ognuna di queste parole si nascondono quelli che ho compreso essere i precetti per imparare qualsiasi lingua.

Consiglio a tutti quest’esperienza perché imparare una lingua, l’inglese in particolare, significa anche imparare a guardare oltre i propri limiti con un occhio sempre rivolto al futuro.

Varesano Maria Elena, classe III C, “Santarella”, a.s. 2019/20

Il silenzio vissuto dai ragazzi di seconda media

Silence for us is…

 

Il silenzio come entità astratta che ha caratterizzato questi tre mesi di lockdown. Questo è il tema di un filmato realizzato dalla professoressa di Inglese utilizzando i disegni degli alunni della classe II B della scuola “Luigi Santarella”.

Ogni alunno ha rappresentato il disegno a modo suo, c’è chi ha disegnato città deserte, chi ha disegnato notti silenziose oppure il mare calmo, oppure un pentagramma in cui poter inserire le note che voleva, o un arcobaleno che dà speranza, un volto nero e un dito che invita al silenzio, oppure, ancora, immagini che richiamano nello specifico la pandemia. E tutto per provare ad esprimere, ognuno secondo la propria sensibilità, la tristezza di questo periodo e allo stesso tempo un nuovo modo per pensare al proprio futuro.

Ogni disegno è stato poi inviato all’insegnante che ha provveduto a realizzare un filmato contenente tutti i nostri disegni, accompagnati dalla colonna sonora di “The Sound of Silence”, una canzone del 1964, scritta da Paul Simon e Art Garfunkel, incentrata sull’incapacità dell’uomo di comunicare.

Durante il periodo del lockdown, da quando le lezioni si sono svolte in modalità ”Didattica a Distanza”, ogni sabato, la nostra professoressa di inglese ci ha proposto l’ascolto di un brano che ci invitava alla riflessione su un argomento o un messaggio che questo ci comunicava. Una delle ultime canzoni proposte è stata proprio “The sound of silence”: “My words like silent raindrops fell and echoed in the wells of silence” (Le mie parole caddero in silenzio come gocce di pioggia).  Così scrivevano i due artisti statunitensi sessant’anni fa. Un testo che è diventato di attualità, considerando il periodo che ha caratterizzato il 2020: le strade deserte, i negozi chiusi, la paura del contagio.

Col passare del tempo la popolazione si è andata abituando a questo nuovo stile di vita, il distanziamento sociale e le mascherine sono entrati a far parte della nostra quotidianità e le paure hanno lasciato il posto alla speranza di ritornare alla normalità.

Di questo lungo periodo rimarrà il ricordo del silenzio che ha avvolto ogni cosa di tristezza.

Niccolò Scaringi e Jasmine Lotito, classe II B Scuola Santarella, a.s. 2019/2020

 

Silence for us is…

 

Il silenzio ha caratterizzato questo periodo di lockdown: per le strade non c’era più il trambusto del traffico, non c’era più il chiacchiericcio delle persone che parlavano mentre camminavano, il sabato sera le piazze e i locali erano vuoti…

Chiusi nelle nostre case, dialogando solo con i nostri familiari o coinquilini, abbiamo avuto modo di prenderci del tempo per noi stessi, riflettendo.

Abbiamo preso consapevolezza di tutto il silenzio che ci ha circondato in questi mesi grazie ad un’attività proposta dalla professoressa di lingua Inglese.

La consegna ci chiedeva di riflettere sul silenzio che ha caratterizzato il lockdown, ascoltando la canzone “The sound of silence”, e di scrivere e disegnare la nostra riflessione in lingua inglese.

Ne son venute fuori mille sfaccettature diverse, in base a quello che ognuno di noi ha provato.

 

“Silence for me is a lot of things, because for me there are a lot of types of silence… During the lockdown, I lived the forced silence. I didn’t know what to think, so I simply decided to not think.

That silence was simply nothing. It was a big, black cloud.”

(Albarosa Strippoli)

 

“For me, silence is being alone, with nothing around, without sounds and noises, without people.

Sometimes silence can be ugly…

Other times however, it can be a beautiful thing…

For me, silence is this.”

(Martina Merra)

Al termine dell’attività, a nostra insaputa, la professoressa ha raccolto i nostri disegni e le nostre riflessioni in un video, che ci ha inoltrato. È stato un compito molto emozionante e liberatorio, perché abbiamo potuto liberare le nostre emozioni e i nostri pensieri senza filtri.

Albarosa Strippoli e Martina Merra classe II A Scuola Santarella, a.s. 2019/2020

La mia estate indaco

Il testo ha partecipato e vinto la Gara di lettura di Confabulare 2020 online. Faceva parte di un insieme di cinque elaborati (fotografico, pittorico, di testo creativo, musicale e di lettura in video) ispirati dalla lettura del libro di Marco Magnone, “La mia estate indaco”.

 

La vita è imprevedibile, altalenante. Un giorno va tutto a gonfie vele e l’altro ti ritrovi sul fondo.

Non puoi prevedere quando toccherai il fondo, sarebbe troppo facile saperlo in anticipo. Improvvisamente il dolore ti travolge. Non puoi fermarlo, puoi solo lasciare che ti invada.

Credo che non esista un modo per far sì che faccia meno male. L’unica cosa che puoi fare è lasciarti travolgere, come quando da piccoli, quando il mare era un po’ agitato, ci mettevamo di fronte alle onde e ci lasciavamo sommergere…

Tutto inizia quando il vento e le correnti formano l’onda, poi c’è lo schianto: l’acqua ti batte sulla pelle e fa un po’ male, poi ti lasci cadere nella sua quiete.

C’è un evento che provoca il dolore.

E il dolore è come un’onda. Ma non sai per quanto tempo resterai sott’acqua.

All’inizio quell’onda ti strappa bruscamente alla tua realtà e per alcuni versi è bello stoppare quel dolore. Poi però l’ossigeno inizia a scarseggiare e non vedi l’ora di tornare alla normalità.

Secondo me il dolore si divide in due fasi.

La prima è quella della quiete.

Il mondo si ferma e ti ritrovi con te stessa. Hai l’opportunità di scavare dentro di te, anche se fa male. In questa fase capisci che le tue certezze possono crollare da un momento all’altro e allora ti chiedi “In che cosa ho creduto fino ad ora? In che cosa voglio credere?”. È la fase più introspettiva del dolore. Forse la vita non sarebbe la stessa senza di essa.

Poi c’è la seconda fase, quando l’ossigeno inizia a scarseggiare.

Le domande si focalizzano sull’evento scatenante. “Perché è successo a me?”, “Perché la vita può essere stravolta così bruscamente?”, “Perché mi sento soffocare?”, “Ho meritato questo dolore?”

Inizia a mancarti l’ossigeno perché la risposta a quelle domande non c’è. E questo ti fa ammattire ancora di più.

Non tutti reagiscono allo stesso modo. Alcuni piangono, altri urlano, c’è chi si sfoga con le persone care, c’è chi si tiene tutto dentro, c’è chi si rifugia nelle passioni. Non c’è una maniera giusta per reagire, il dolore è soggettivo.

Io mi sono tenuta tutto dentro.

Ricordo quel periodo della mia vita per filo e per segno. È stato un periodo orribile. Ma non puoi rimanere sott’acqua per sempre.

Il vento che ha scatenato l’onda è stato un vento proveniente dall’alto. Quel vento ha risucchiato l’anima della mia amica Adele. Non mi ero resa conto della sua importanza fin quando non è stata portata via.

Una parte di me in quel momento avrebbe voluto andarsene. Senza dire nulla, anche perché mi sembrava che parlare fosse un’operazione sempre più complicata: complicata e difficile.

Avrei voluto scappare da qualche parte, isolata da tutti, sola con il mio dolore, perché nessuno capiva il mio dolore!

Tutti che dicevano “lei è ancora viva nei tuoi ricordi”, “lei ti protegge”, “ora è in un posto migliore” e altre frasi fatte che anziché consolarmi mi straziavano ancora di più.

In quel periodo mi sono sentita persa, la mia quotidianità era improvvisamente e irreversibilmente cambiata. Non potevo tornare indietro e non sapevo come andare avanti.

Ho vissuto un dolore lacerante e straziante e inizialmente non pensavo che sarei riuscita a superarlo.

Ma la vita è imprevedibile, altalenante. Un giorno sei sul fondo e l’altro va tutto a gonfie vele.

La mia amica morì a maggio e a luglio andai in campeggio come tutti gli anni. All’inizio pensai che la vacanza non sarebbe servita un granché e che avrei passato due settimane appartata con il mio dolore, che non mostrava alcun interesse ad andarsene. Ma, ed evidentemente è vero quel che si dice, la speranza è l’ultima a morire.

Il primo giorno, dopo aver sistemato il camper con i miei genitori, andai in spiaggia e come ogni anno feci un salto al baretto per conoscere il nuovo barman. Seduto ad uno sgabello, che beveva un tè alla pesca, c’era anche un ragazzo che non avevo visto mai visto negli anni precedenti. Era riccioluto, gli occhi di un colore particolare, occhi magnetici. Si presentò subito, forse perché aveva notato che lo stavo fissando. Si chiamava Enea. Iniziò subito a darmi confidenza e io mi sentivo molto a disagio. Non mi andava molto a genio perché, al contrario mio, lui si aprì subito con me. L’unica persona con cui avrei volevo aprirmi era Adele, ma lei non c’era più.

I giorni passavano ed Enea continuava a cercarmi, mi parlava, rispondeva ai miei mugugni con un fiume di parole tenere, scherzose, serie, piene di aneddoti, domande, riflessioni. Quasi ignorava la mia freddezza. Fino a quando un giorno lo affrontai apertamente. Gli chiesi perché mai continuasse a starmi accanto e ad aprirsi con me nonostante io fossi così fredda con lui. Lui mi rispose che in me vedeva una luce particolare: la luce di chi ha provato tanto dolore e lotta, sperando di farcela un giorno! A quelle parole mi commossi.

Ho sentito Enea prendermi la mano, chiuderla dentro la sua, e non lasciarla più. Né quel giorno, né quelli a venire.

Enea mi ha insegnato che non serve rimuginare sul passato, non serve pensare “se avessi fatto questo, se non avessi fatto quest’altro”. Perché in questo modo ci stringiamo ancora di più al dolore. Non possiamo cambiare il passato, ma possiamo far sì che il passato cambi noi. Mi ha insegnato che non dobbiamo sprecare la vita pensando alle cose che non accadranno mai, che non potranno più accadere. Che dobbiamo riempirla di nuovi ricordi.

Ogni tanto è bello voltarsi indietro e ripassare per la strada che abbiamo fatto, nel bene e nel male.

Le cose e le persone che non abbiamo più con noi ci mancano e ci mancheranno, ma per andare avanti devi semplicemente accettare il fatto che molte avvenimenti non hanno un senso. Forse nessuno merita di essere felice, così come nessuno merita di soffrire. Però siamo felici e soffriamo continuamente.

Enea mi ha insegnato che nonostante molti eventi non abbiano un senso, se siamo dove siamo in questo momento è perché il destino lo ha voluto.

Credo nel destino e confido nel fatto che per ogni persona che perdiamo, ne incontreremo un’altra che ci renderà felici. Dobbiamo semplicemente permettere a queste persone di entrare nella nostra vita.

Non neghiamo a noi stessi il piacere semplice di essere felici!

Albarosa Strippoli, classe II A Scuola Santarella, a.s. 2019/2020

WHAT IS FRIENDSHIP?       

Tra i compiti che la mia professoressa di inglese ha assegnato alle classi prime in questo periodo di didattica a distanza c’è un’attività che a prima vista potrebbe sembrare molto semplice e banale, ma che allo stesso tempo ha fatto riflettere tanto noi alunni. La domanda a cui dovevamo dare risposta era: – Che cos’è l’amicizia? o detto in questo caso in inglese: – “What is  friendship?”.

Per dare risposta ci è bastato rifletterci su, facendo riferimento alla realtà, pensando a cosa siamo io e coloro che considero “amici” e pensando, soprattutto, a cosa ci lega.

Solo dopo esserci posti una domanda così ardua, possiamo riuscire a trovare risposta e concordo nel dire che per la maggior parte dei casi corrisponderà alla seguente:

“L’amicizia è una delle poche cose rimaste sulla terra che non ha un costo e che nemmeno può

essere comprata, ma che allo stesso tempo, anche se “gratuita” è ciò che regola e dà un senso alla

vita dell’uomo, che non riesce a vivere senza…”

In lingua inglese:

“Friendship is one of the few things left on earth that have no cost and cannot be boughtbut at the

same time, even if it’s “free”, it is what regulates and gives meaning to human life…” 

 

Di Gioia Vincenzo, classe IA, “Santarella”, a.s. 2019/20

 

 

Progetto Bimboil Junior: che poesia!

Anche quest’anno la nostra scuola ha proposto agli studenti diversi concorsi, per permettere agli alunni di liberare la propria fantasia, creatività e perché ognuno potesse mettere in gioco le proprie competenze.

L’Istituto ha presentato i concorsi ai quali partecipa da molti anni ormai: il Concorso “Cataldo Leone”, che vede partecipare tutte le scuole di Corato, il Concorso “Il Giralibro”, per il quale gli studenti si relazionano con altri alunni di tutte scuole d’Italia. Quest’anno la nostra scuola ha partecipato a un concorso nazionale diverso dal solito, esteso alle classi seconde dell’istituto, per il quale le conoscenze scientifiche si sono mescolate sapientemente a quelle letterarie.

“Olio in cattedra”, è questo il nome del progetto di Educazione alimentare promosso dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio; il fine è quello di sviluppare nei giovani la consapevolezza di bene, l’olio, che fa parte della nostra gastronomia e caratterizza il nostro Paese, conosciuto in tutto il mondo per la produzione dell’oro giallo.

L’obiettivo didattico del progetto consisteva nell’acquisire nozioni scientifiche in un percorso con l’insegnante di scienze, che fornissero la base per la stesura di un testo poetico, affrontato con l’insegnante di lettere.

Il concorso ha pertanto offerto la possibilità di analizzare l’olio, questo importante bene della nostra terra, dal punto di vista scientifico e letterario.

Le classi seconde partecipanti hanno deciso di sviluppare il tema proposto in maniera dissimile, dando prova di creatività e originalità.

Noi studenti della II D abbiamo lavorato con costanza e impegno per diversi mesi alla realizzazione del progetto.

A dare inizio a questo meraviglioso viaggio fra le ricchezze di cui la natura dispone, che sono la base della nostra dieta mediterranea, è stata la docente di materie scientifiche la quale, conducendo lezioni interessanti e avvincenti che ci hanno visti partecipi, ha introdotto l’argomento evidenziando le caratteristiche scientifiche dell’olio.

L’insegnante ha diviso gli alunni in diversi “gruppi di ricerca” che avvalendosi di media, libri, enciclopedie o testimonianze fornite da persone qualificate, hanno analizzato le diverse caratteristiche dell’olio, quali la pianta, il frutto, la crescita, lo sviluppo, le regioni in cui è diffusa la coltivazione dell’ulivo.

In questo modo, gli alunni hanno potuto arricchire il proprio bagaglio culturale in un modo alternativo: noi studenti, improvvisandoci “piccoli professori”, abbiamo infatti esposto le nozioni apprese alla classe, a seconda del contenuto delle ricerche effettuate. Un ruolo fondamentale è spettato all’insegnante che, mediante le sue conoscenze, ha precisato o corretto alcuni concetti.

Oltre alla sapiente guida della docente, noi alunni abbiamo potuto dissolvere dubbi, perplessità.  Abbiamo poi chiedere il parere circa le nozioni apprese a un esperto, proprietario di un frantoio per parecchi anni: questi ha spiegato il segreto per riconoscere un olio di qualità, i macchinari utilizzati per la trasformazione dell’olio, i diversi processi ai quali l’olio è sottoposto, le caratteristiche dell’oro giallo del nostro territorio.

Il percorso scientifico si è concluso con la realizzazione di diversi cartelloni e plastici tridimensionali a cura dei gruppi. I primi, esposti fuori dall’aula, sono il risultato di quanto maturato nel percorso e si caratterizzano per colori, stili, aspetti grafici.

Il concorso ha consentito agli studenti di poter mostrare il meglio di sé grazie alla propria creatività: noi alunni della 2D ci siamo cimentati nella realizzazione dell’albero di ulivo mediante un plastico tridimensionale! In particolare un’alunna, attraverso un’accurata osservazione dal vero della struttura dell’albero, lo ha realizzato ad altezza d’uomo.

Se credete che il percorso sia volto al termine… beh, avete commesso un errore!
Riprendiamo il tutto da dove ci eravamo fermati. Dopo aver appreso nozioni di carattere scientifico, il compito di guidarci nella buona riuscita del progetto è stato affidato alla docente di lettere, la quale ci ha presentato la tipologia testuale esplicitamente richiesta dal concorso, la poesia: ha pertanto spiegato figure retoriche, tecniche stilistiche e caratteristiche proprie del genere letterario.

Dopo aver acquisito queste nozioni teoriche, noi tutti siamo stati invitati ad esprimere nuovamente la nostra creatività mediante la stesura di più poesie.

La docente, servendosi di esempi rappresentati da testi poetici di grandi poeti, quali Pirandello e Pascoli, ha proposto delle interessanti attività a noi tutti. Ognuno ha dato prova delle conoscenze apprese e delle proprie capacità linguistiche mediante la stesura di una poesia.

Nonostante tutti gli elaborati fossero interessanti, unici nel proprio genere, la docente ha scelto solo un testo poetico, proprio come regole del concorso stabilivano. Il contenuto della poesia scelta ha successivamente preso la forma di un elaborato grafico, usato poi come base di un filmato in cui il testo è stato recitato.

Sono dell’opinione che le istruzioni dei docenti siano state fondamentali affinché il lavoro potesse essere accurato.

Nel testo poetico da me elaborato, “Ode all’olio”, ho sintetizzato in versi le emozioni, sensazioni e ricordi che affiorano nella mia mente quando sento pronunciare la parola “OLIO”: non tutti sono infatti a conoscenza del fatto che l’olio extravergine d’oliva è l’unico e il solo assimilabile al latte materno. La visita dell’esperto, oltre ad arricchire il mio bagaglio culturale, mi ha fatto comprendere quale sia “l’ingrediente” essenziale affinché la poesia non risulti scontata: l’osservazione!

Mi sono pertanto basata sull’osservazione per poter descrivere l’aspetto dell’oro giallo, delineandone le caratteristiche, la consistenza, l’aspetto e completando la descrizione menzionando il sapore e l’odore dal mio punto di vista, avvalendomi di figure retoriche di significato per dare forma alle mie sensazioni.

Negli ultimi versi della poesia ho infine presentato un ricordo molto intimo, personale, costituito da una vicenda quotidiana, alla quale io affido molta importanza: mediante questo ricordo, ho descritto ciò che l’olio rievoca in me, un ricordo che porto nel cuore…

Questo concorso ha fornito la possibilità a me e ai miei compagni di mettermi in gioco: impegno, costanza e determinazione hanno scandito questo percorso. Mi farebbe piacere se la mia classe si aggiudicasse la vittoria, in quanto sono consapevole del lavoro che abbiamo portato avanti e ne sono molto fiera.

Trovo però opportuno concludere citando le parole pronunciate da Pierre de Coubertin, “L’importante non è vincere, ma partecipare”!

 

Nicole Cimadomo, classe II D Scuola Santarella, a.s. 2019/2020

Una fantastica avventura: “Confabulare online”

È stato con grande entusiasmo che, circa nel mese di dicembre, abbiamo intrapreso il viaggio nel fantastico mondo di “Confabulare”, progetto che attraverso un approccio innovativo e ludico, si propone l’obiettivo di motivare noi giovani alla lettura.

“Bambini per gioco”, il romanzo scritto da Luca Azzolini, con cui abbiamo deciso di partecipare, ci ha subito catturato. È un libro che, pur essendo ambientato in una terra di guerra, l’Afghanistan, parla di libertà e di quanto i sogni aiutano a sentirci liberi. Eravamo tutti emozionati all’idea di poter partecipare alla gara di lettura che si sarebbe tenuta a conclusione del progetto, nel mese di maggio.

C’è stato, però, un “piccolo intoppo”, la quarantena a cui siamo stati costretti a causa del COVID-19 per cui non è stato più possibile nessun tipo di contatto sociale, figurarsi una gara con tanti ragazzi tutti riuniti, infervorati dalla competizione!!!

Quando, però, oramai avevamo perso ogni speranza, ecco che gli organizzatori si sono inventati una modalità tutta nuova, adatta alla situazione di distanziamento sociale.  Si trattava di prove di creatività sul libro letto con la realizzazione di foto, narrazioni, disegni, registrazioni audio e video. Secondo voi noi abbiamo accettato la sfida? Certamente sì! Appena la professoressa, un po’ titubante per il pochissimo tempo a nostra disposizione,  ce l’ha proposto, abbiamo accettato con grande entusiasmo e ci siamo messi subito all’opera.

Dal momento che le tracce da sviluppare per ciascuna classe erano cinque, la prof. ha diviso la classe in gruppi, a ciascuno dei quali ha assegnato un compito a seconda delle nostre preferenze e propensioni. Le nostre armi? Tanta buona volontà, voglia di metterci in gioco e… di vincere, non per sentirci superiori ma per avere una soddisfazione dopo tanto lavoro e impegno!

Mi piace concludere con una frase dello scrittore Azzolini: “Se crediamo davvero ai nostri sogni, presto o tardi, troveremo il modo per realizzarli”.

Michela Masciavè, classe ID, “Santarella”, a.s. 2019/20